# La Ninna Nanna, i Cantori e il Divino Amore: Un Viaggio attraverso le Tradizioni Liriche

La poesia, in ogni sua forma, rappresenta un’espressione profonda dell’animo umano, capace di toccare le corde più intime, dalla culla alla contemplazione del divino. Essa è un intreccio di voci e sentimenti, un veicolo per narrazioni epiche, rituali sacri, canti d'amore e, non da ultimo, le dolci melodie delle ninne nanne. Questo articolo esplora la ricchezza delle tradizioni liriche, soffermandosi sulla conservazione della poesia popolare e sul modo in cui l'espressione poetica, attraverso i suoi 'cantori', ha dato voce al 'divino amore' e a ogni sfumatura dell'esperienza umana, dal particolare al generale.

Manoscritto medievale con miniature di poeti o cantori

Per comprendere appieno la vastità e la profondità della poesia popolare, e in particolare delle ninne nanne, possiamo esaminare un caso di studio esemplare che offre intuizioni preziose sulla natura, la conservazione e l'analisi di queste forme d'arte orale.

Il Patrimonio della Poesia Popolare: Il Caso Finlandese e le "Ninne Nanne"

Un corso universitario di letteratura finlandese, tenuto all’Università di Firenze dalla professoressa Viola Parente-Čapkova nell’Anno Accademico 2001/2002, ha esplorato la tradizione del “Kalevala” e delle varie forme di Poesia popolare finlandese, quella epica e quella lirica. Questa trascrizione del corso rappresenta una solida introduzione alla materia per studiosi e studenti di letteratura finlandese e di storia delle tradizioni popolari. Il “Kalevala” è considerato “il poema epico nazionale finlandese”, ma è fondamentale iniziare con la poesia popolare autentica, che forma la base su cui è stato costruito questo “poema nazionale”.

Il corso ha offerto un’introduzione generale ai generi principali della poesia popolare finlandese, prendendo in esame la poesia epica (Poesia mitica, Poesia magica e sciamanica, Poesia d’avventura, Leggende e poemi dell’epoca cristiana, Ballate, Poemi storici e di guerra e la decadenza della poesia del Kalevala), la poesia lirico-epica (rituale) (I riti dell’orso (Karhunpeijaiset), Lamenti e pianti (Itkuvirret), Incantesimi e formule magiche (Loitsut)) e la poesia lirica (Canti di fanciulle e ragazze, Canti d’amore, Canti di donne sposate e di vedove, Ninne nanne). Tutte queste divisioni, sebbene schematiche, meritano di essere discusse per la loro autorevolezza e per chiarirle meglio.

Mappa delle regioni balto-finniche che mostrano la Carelia

La Poesia Popolare (Autentica) Finlandese: Un'Introduzione Generale

Ci si occupa della poesia popolare finlandese “autentica”, cioè di tutto il materiale di base sul quale Elias Lönnrot ha composto il suo poema epico, il Kalevala. Sebbene l’approccio a questo tema non sia né folcloristico né etnografico (come critica letteraria si interessa soprattutto della poesia orale), è essenziale trattare anche di alcune caratteristiche generali del folclore e della poesia popolare. Si parla del suo aspetto funzionale e del perché la sua estetica può essere capita soltanto se inserita nel contesto sociale. Si vede la sua relazione sia con la vita quotidiana, sia con le celebrazioni di occasioni particolari.

“Autentica?” Le Origini della Poesia Popolare Finlandese

Iniziando a mettere in dubbio il titolo di questa sezione, cioè poesia popolare autentica finlandese, quando si parla di poesia popolare finlandese (o di qualsiasi altra poesia popolare) è importante stare attenti nell’usare l’aggettivo “autentica”. Non si hanno dati certi sulle sue origini e quindi neanche sulla sua età. Dal Medioevo finlandese ci è pervenuto solo un incantesimo, cioè una formula magica careliana per provocare il fulmine, che risale al XIII secolo. La seconda testimonianza più antica è del XVI secolo, riportata da Agricola, il primo vescovo protestante finlandese e il cosiddetto padre della lingua letteraria finlandese. Ci sono poi altri documenti sporadici del XVII e XVIII secolo. Quindi sono pochi i frammenti che si hanno da tempi antichi, mentre la stragrande maggioranza, quasi il 99% della poesia popolare finlandese, raccolta grazie allo spirito del risorgimento nazionale, risale al XIX secolo. Tutte le teorie sulle origini e l’età delle poesie possono essere considerate solo come ipotesi.

Grazie al romanticismo kalevaliano e al carelianismo, la quantità della poesia popolare raccolta in Finlandia e in tutta la zona balto-finnica è veramente enorme. Circa 1.270.000 righe di poesia orale furono pubblicate dalla Società della Letteratura Finlandese nell’opera in trentatré volumi dal titolo “Antichi poemi del popolo finlandese” (Suomen kansan vanhat runot, Helsinki 1908-1948). In quest’opera, le varianti dei canti (85.000 versioni diverse) sono classificate a seconda delle zone balto-finniche di provenienza, seguendo il metodo storico-geografico di Julius e Kaarle Krohn e Antti Aarne, noti folcloristi finlandesi. Una quantità ancora maggiore, tuttora inedita, la troviamo negli archivi della SKS, Società della Letteratura Finlandese. Sono circa 2 milioni e mezzo di voci: per lo più poesia in “metro kalevaliano” ma anche canzoni popolari in rima, incantesimi, formule magiche, auspici e presagi, giochi, filastrocche, canti, lamenti, favole, leggende religiose, racconti soprannaturali, leggende storiche e locali, storie eziologiche e miti, proverbi, indovinelli, motivi popolari e descrizioni etnografiche. Questa raccolta, quindi, è una delle più grandi del mondo per quel che riguarda la poesia popolare, insieme a quelle dell’Estonia, e di Petrozavodsk in Russia.

Ci si può chiedere come sia possibile che tutto questo materiale si sia preservato e perché la poesia popolare finlandese sia considerata così speciale e unica. Ciò è dovuto sicuramente al fatto che il suo ruolo nell’ambito della letteratura finlandese è di gran lunga maggiore rispetto a quello avuto dalle molte altre poesie popolari delle letterature europee. Se, ad esempio, si analizza questo stesso fenomeno nella letteratura inglese, si può vedere come la cultura cosiddetta alta fece scomparire i vecchi usi e le vecchie credenze che entrarono a far parte di canzoni popolari o storielle per bambini. In Finlandia e in tutta la zona balto-finnica, invece, fino al XIX secolo non ci fu nulla o quasi che potesse sostituire il folclore. Il processo di decadimento cominciò molto più tardi che nella maggior parte d’Europa. Questa è la ragione per cui il materiale raccolto in questa area è di così grande importanza.

I folcloristi indicano varie cause per questi avvenimenti: l’isolamento geografico, i fattori economici, i fattori linguistici e i fattori religiosi.

Iniziando con l’isolamento geografico, le zone abitate dai balto-finnici, soprattutto le zone più ricche di poesia popolare come la Carelia di Dvina (ovvero la zona di frontiera tra la Finlandia e la Russia, un maggiore punto di riferimento per gli studi), sono abbastanza isolate e si trovano lontano dai grandi centri urbani. Soltanto a partire dall’XI e XII secolo, con l’espansione russa e svedese, i territori abitati dai balto-finnici vengono chiaramente divisi, acquisiscono un governo e un vero e proprio sistema di tassazione. Questo ci porta ai fattori economici.

Il commercio sistematico con l’Europa ha luogo soltanto a partire dal XIII secolo con la Lega Anseatica, una lega che regolava il commercio tra le città del mar Baltico. Anche dopo lo sviluppo di contatti più regolari con l’Europa occidentale e centrale, dovuti soprattutto alla diffusione del cristianesimo, la trasmissione della cultura “alta” europea attraverso l’istruzione raggiunse solo pochi centri urbani dove la lingua di comunicazione non era nessun idioma balto-finnico ma il russo, lo svedese o il tedesco.

Nell’area balto-finnica, il governo e l’istruzione pubblica erano condotti usando lingue che la maggior parte delle persone parlavano e comprendevano a fatica. Queste persone, che poi erano contadini o comunque membri di classi meno agiate, parlavano le lingue locali e ciò li estraniava ancora di più dalla società e dalla cultura alta. Gli studiosi parlano di tradizione “grande” e tradizione “piccola” per quel che riguarda la cultura e la letteratura finlandese. La tradizione “grande” ha origine dalla letteratura classica dell’antichità e dalla letteratura europea, mentre la tradizione “piccola” trova le sue radici nella poesia popolare e si preserva così bene proprio grazie alla scarsa interazione tra le due tradizioni.

La diffusione della cristianità fu il fattore principale che determinò anche la rapidità con cui i vecchi usi e le vecchie credenze furono abbandonate. Questi, infatti, si indebolirono prima in quelle aree dove la chiesa luterana fu erede di quella cattolica romana, soprattutto nella zona della cosiddetta Finlandia Vera, ovvero la Finlandia sud-occidentale. Ironia della sorte, l’esempio più antico di poesia popolare finlandese dato alle stampe è contenuto in una condanna pubblicata nel 1452 che trattava l’indecenza di usi e pratiche pagane. Il materiale folcloristico principale si conservò soprattutto in quelle aree feudali dominate dalla chiesa russa ortodossa, i cui preti erano meno preoccupati del possibile pericolo delle vecchie credenze. Inoltre, queste zone ortodosse erano geograficamente ancora più isolate; come ad esempio la Carelia di Dvina, una regione di laghi, foreste e paludi, una zona periferica nella sfera di influenza russa e svedese dove gli abitanti vivevano di caccia, pesca e forme rudimentali di agricoltura, un territorio veramente isolato.

La chiesa luterana non riuscì a penetrare in queste zone e quindi la declamazione degli antichi canti sopravvisse lì più che altrove e fino al XIX secolo fiorì come una forma importante di epica popolare. È interessante notare come, non distante da queste zone, vi fossero le aree dove la tradizione della “bylina di Novgorod” (poema epico eroico russo) sopravvisse maggiormente, vale a dire tra gli abitanti russi del Lago Onega e del Mar Bianco, area, in effetti, molto vicina alla Carelia di Dvina.

“Finlandese?” La Delimitazione Geografica e Linguistica

Passando all’aggettivo ‘finlandese’ nel titolo, ci si chiede se sia giusto usarlo quando, in effetti, si vuole indicare tutta la zona balto-finnica. La zona balto-finnica è l’area che parte dal circolo polare artico, procede verso sud lungo i confini attuali della Russia con la Finlandia. Parte dalla Carelia di Dvina, in inglese “Archangel Karelia” (Carelia della provincia di Arcangelo, città russa); i finlandesi chiamano quest’area Vienan Karjala, dal nome del fiume Viena che scorre dal Mar Bianco attraverso questa zona - in russo il nome del fiume è Dvina. C’è un’ipotesi sull’origine del nome di Väinämöinen, l’eroe del Kalevala, che sostiene sia derivato da quello di questo fiume, Viena appunto. Ad ogni modo, quest’area ha preservato delle forme rudimentali di agricoltura e di vita (fino alla seconda metà del XX secolo), continua nella Carelia di Olonets, poi nella Carelia di Ladoga (intorno al lago Ladoga), e scende poi fino alle coste del golfo di Finlandia. Sono quindi comprese le zone vicino San Pietroburgo, l’istmo di Carelia, l’Ingria e l’Estonia.

Ritratto di Elias Lönnrot

L’Ingria non è isolata geograficamente ma è un caso molto interessante perché qui ci fu un isolamento linguistico e religioso piuttosto che geografico che “protesse” i finlandesi dell’Ingria e quelli dell’istmo di Carelia dalla diffusione della nuova cultura. In questo contesto, di particolare interesse sono i gruppi abbastanza grandi di finlandesi luterani che emigrarono in Ingria da aree della Finlandia dell’Est, a seguito dell’espansione svedese del XVII secolo (come è noto, nel XVII secolo la Finlandia faceva parte del regno svedese). Questi finlandesi portarono con sé i propri poemi, usi e costumi che, grazie alla differenza religiosa, sopravvissero nella forma originale quasi per nulla toccati dalle tradizioni dei vicini russi ortodossi, ed inoltre rimasero quasi immuni dagli eccessi del movimento che distrusse la maggior parte della poesia popolare in Finlandia.

La massa di poesia orale trovata in queste aree mostra evidenti caratteri comuni, sia come struttura sia come motivi e temi. Gli eroi dei canti epici compiono le stesse gesta in tutta l’area balto-finnica e viene fatto uso delle stesse espressioni figurative e delle stesse metafore. Questo è bastato a far sì che molti studiosi concludessero che queste poesie, così come le lingue balto-finniche usate per declamarle, avessero un’origine comune. Non abbiamo, però, prove dirette per una simile affermazione. Ci sono stati anche dei tentativi di introdurre termini come poesia epica popolare “finno-careliana” o “balto-finnico-careliana”, termini più precisi, dal punto di vista geografico, rispetto al termine “finlandese”, ma questi termini lascerebbero fuori altre aree; ad esempio, non sarebbe giusto lasciare fuori la Finlandia occidentale perché, se è pur vero che in quell’area la tradizione della poesia popolare si estinse prima che nelle zone orientali a causa della politica molto dura della chiesa luterana, si pensa che molti temi e motivi dei canti trovati nelle zone orientali avessero avuto origine proprio nella Finlandia occidentale.

Ci sono numerosissime teorie sull’origine delle lingue balto-finniche, dell’origine del finlandese ecc. Secondo la cosiddetta teoria tradizionale dello sviluppo della parentela delle lingue uraliche, ugro-finniche, balto-finniche si sostiene che circa 7000 anni fa (ma gli esperti non concordano su quanti millenni fa) vivevano dei gruppi che parlavano una lingua che i linguisti hanno definito proto-ugrofinnico. Da questa protolingua sostengono che si sviluppò la famiglia delle lingue oggi conosciute col nome di ugro-finniche. Si suppone che il processo di sviluppo dal proto-ugrofinnico al protofinnico, la lingua comune dei finlandesi, careliani, ingriani, ecc. sia durato due-tremila anni, anche se poi gli etnografi e gli archeologi propendono per altre date. Ci sono, poi, altre teorie secondo le quali gli abitanti dell’area oggi conosciuta come Finlandia appartenevano, sia come lingua sia come razza, al gruppo ugro-finnico molto prima dell’arrivo dei finlandesi in questa zona. Per tornare, allora, all’argomento dell’aggettivo “finlandese”, si può concludere che gli studiosi continuano a dibatterne la pertinenza.

I "Cantori" e la Nascita della Lirica Italiana

L'esempio della poesia popolare finlandese ci offre una lente attraverso cui osservare la natura universale della lirica e la sua capacità di sopravvivere attraverso i secoli. Spostandoci in Italia, il concetto di "cantore" assume una dimensione storica e letteraria che affonda le radici nel Medioevo. I primi cantori, i trovatori e i menestrelli, giocavano un ruolo cruciale nella diffusione della poesia, scrivendo in provenzale, e la loro arte, eccetto per alcune variazioni locali, era comune a tutti loro. Questa letteratura, sebbene talvolta considerata completamente derivata, fu ampiamente diffusa in tutta Italia e influenzò i primi scrittori italiani, ponendo le basi per lo sviluppo di una lirica autoctona.

Nel contesto italiano, la poesia lirica, dal suo tentativo di adattare la forma classica, e influenzata da elementi pedanti, emerse da un lungo silenzio che si era fatto rauco. Questa nuova fioritura, come nel caso di Sordello o del celebre Jaufré Rudel di Blaye, rifletteva una comprensione acuta del valore del cuore umano, una spontaneità che si trova raramente negli antichi cronisti. L'espressione lirica, che sia tra le valli della Toscana o che rompa il silenzio sognante della Campagna, era spesso un'espressione appropriata di un'emozione reale e profonda, e non implicava affettazione cortese.

L'Inno al "Divino Amore": Dante e la Poesia Sacra

Illustrazione della Divina Commedia di Dante Alighieri

Il tema del "divino amore" trova la sua espressione più sublime e immortale nella letteratura italiana con la figura di Dante Alighieri e la sua Divina Commedia. Questo capolavoro è il suo memoriale imperituro, e Dante, mettendo a nudo il suo cuore e i suoi occhi, ci offre una visione in cui si incontrano San Tommaso d'Aquino e l'avidità di un goloso. Egli fu uno dei precursori, che come ognuno di noi, sta compilando giorno per giorno, in relazione alla ricezione o al rifiuto di quel dono celeste. Sebbene in un certo senso fosse solo indirettamente un attore, la sua opera rappresenta un albero genealogico di aspetti nello sviluppo della civiltà italiana che sono stati da lui trasfigurati e immortalati dalla sua immaginazione.

Dante, con la sua "nuova luce", ha portato l'espressione dei sentimenti profondi all'altezza della grande arte, diventando unico. Fu un sognatore, un visionario di bellezza insuperabile, e la sua poesia offrì una vivida espressione di sentimenti profondi, superando il "dolce" stile dei suoi predecessori per raggiungere un'intensità ineguagliabile. Il poeta, fino alla sua morte, sebbene onorato dal sostegno di vari personaggi, come Agiropoulos, Landino e Ficino, non si dedicò invano alla letteratura del suo paese, usando il volgare come veicolo d'espressione in un'epoca in cui si stava in pace, sobria e pudica, come ricorda "Fiorenza dentro dalla cerchia antica…".

Voci dell'Anima: Esempi di Lirica Italiana dall'Antico al Devoto

La poesia, sia essa popolare o d'autore, spesso ci parla direttamente del cuore umano e della sua relazione con il divino o con l'amore terreno. I frammenti che ci sono giunti, talvolta, sono testimonianze dirette di quest'emozione e della ricerca di espressione.

Numerose sono le voci che hanno intonato versi d'amore e di fede, spesso mescolando il sacro e il profano, il terreno e il celeste. Si pensi a preghiere come:"Laudatu si', mi signore, per frate focu. Ed ellu e bellu e jocondu e robostosu e forte. Laudatu si', mi signore, per sora nostra matre terra. E produce diversi fructi e colorati fiori et herba. Ka da te, altissimu, sirano incoronati. Ka la morte secunda nol farra male. Et serviateli cum grande humilitate. Amen."Questi versi, risalenti a un'epoca antica, manifestano una profonda devozione e una gratitudine verso il creato, una forma di "divino amore" che si esprime nella lode del Signore.

Accanto a queste espressioni di fede, fiorisce il canto d'amore, dove il "cantore" si rivolge all'amata con passione e dedizione:"Rosa fresca de l'orto. Non boglio m' attalenti. Questi forti corenti." oppure "Intendi, bella, questo ti dico eo. D' auro massa amotino. E per aiunta quant' a lo Soldano. Tocare me non poteria la mano."Questi canti, a volte semplici e diretti, altre volte più complessi, come "Pur aspettando bon tempo e stagione. Cosi faccio, madonna, in voi venire. Come larone ascoso, e non paresse ! Se l' amor tanto bene mi facesse ! Ed ameraggio, in fin ch' eo vivo, ancora. Membrando l' ora ched eo vegno a voi. Guardate ch' eo no mora in vostra spena. Che fino amore a vostro cor dimando." rivelano la centralità dell'amore nella vita dell'uomo e l'urgenza di esprimerlo.

Non mancano le espressioni di lamento e dolore, come quelle di un poeta che soffre per un amore non corrisposto o per una condizione di sventura:"Ahi lasso ! E Io valore e '1 poder si disvia. Ahi lasso ! Fu mai tanto crudel dannaf^io udlto ? Che dritto pera, e torto entri in altezza ?" o "A me m' abbondan marrimenti e pianti. Donar mi vuole, a mia forza, signore. Pero non mi rallegra fior ne foglia. Ne stare al mondo per mia volontate."Queste poesie mostrano la capacità del lirismo di dare voce anche alle sofferenze più profonde, sia esse personali che legate a eventi storici, come la prigionia di un "Leone".

Vi è anche la poesia che si concentra sulla figura della Madonna e sulla passione di Cristo, testimonianze di un "divino amore" espresso attraverso la sofferenza e la compassione:"Jesu Cristo beato. Tanto r han Hagellato. L' avesse omo pigliato ? Fatto n* ha tal mercato. Vergine, Soccorri. Come or m' e annunziato. L' han condotto a Pilato. Come a torto e accusato. Tiirha, Crucifi', Cruciiige ! Contraddice al senate. Fergine. Quel ch'avete pensato. Che sian suoi compagnoni. Turha. Che rege s' e chiamato. Contro esta mala morte. E Barab sia lassato ! Vergine. Al mio core angustiato ? Perche non mi rispondi ?"Questi drammatici versi sacri illustrano la forza della fede e la capacità del linguaggio di veicolare emozioni intense legate alla spiritualità. I lamenti della Vergine, come "Figlio, chi mi t' ha morto. Figlio mio dilicato? Che l cor m' avessin tratto. Starci descih'ato. Mortal mi dai feruta. Piu che '1 mio crucVato. Vergine. Da me chi t'ha spartito. FigHo. FigHo. FigHo, chi t'ha spogUato ?", sono un esempio toccante di lirica devozionale che si avvicina ai canti popolari per la sua immediatezza emotiva.

Affresco di Giotto con scene della vita di Cristo e della Vergine

Questi frammenti poetici, di varie epoche e stili, ci ricordano come la poesia sia stata, e continui a essere, uno strumento privilegiato per esprimere il "divino amore", le passioni terrene e ogni sfumatura dell'esperienza umana, attraverso la voce dei suoi "cantori".

L'Evoluzione della Lirica Italiana: Dalla Rinascita al Barocco

Dopo i "forerunners" del dolce stil novo e l'età dantesca, il panorama della poesia italiana si evolve, portando a nuove forme e sensibilità. Il periodo che segue, caratterizzato da quella che alcuni definiscono la "modernità", vide il passaggio dal "dolcissimo padre" Virgilio, alle figure del Rinascimento - a Petrarca. L'opera di Petrarca e Boccaccio, insieme a quella dei loro contemporanei, ha stabilito le fondamenta di una nuova era. Petrarca, che con Boccaccio gettò le basi dell'illuminismo moderno, è cruciale per la sua lirica che, come quella degli scrittori precedenti, era stata cantata in tutta Italia con la musica di liuto e viola. L'influenza di Petrarca fu così determinante per la poesia italiana che è difficile esagerarla. La sua poesia, sebbene a volte vista come pedante, possedeva una varietà di forme di versi: la canzonetta, la ballata.

Nel XV secolo, la poesia italiana era spesso caratterizzata da una letteratura completamente derivata, ma la vera novità arrivò con la fioritura del Rinascimento. La poesia di quel tempo era specchio del "bel viver" che presto sarebbe cessato, un mondo che celebrava la follia e la fragilità umana all'altezza della belle arti. Tuttavia, alla fine del Cinquecento, la lirica divenne spesso deludente. Mentre la poesia epica di Tasso, la Gerusalemme Liberata, con i suoi elementi soprannaturali dalla prima all'ultima riga, e le sue "sequenze di stanze in ottave intervallate da brevi canzoni", continuava ad affascinare, la lirica contemporanea era spesso di scarso interesse. Il Seicento, con il suo fervore religioso e il papato che difendeva Roma dai "gigli", vide i cardinali invocare l'aiuto di armi straniere contro Napoli. Le voci liriche di quest'epoca potevano apparire incolori, pur non mancando di figure di spicco tra gli innumerevoli scrittori del Cinquecento.

Dipinto barocco con angeli e cherubini

Il XVII secolo, o Barocco, vide la poesia cadere in un'esagerazione stilistica, un "barocco brico-brac" di pessimo gusto. Si sviluppò una poesia che mirava a stupire con ogni possibile raffinatezza di gusto vile, che, come la tendenza che produsse l'Eufuismo in Inghilterra, mancava di qualità virile. Marini e i suoi satelliti, pur possedendo un talento non comune, spinsero l'arte all'estremo, al limite che cerchiamo invano in loro, producendo una lirica che "passa" senza lasciare un segno duraturo. Tuttavia, in questo periodo oscuro, non mancarono eccezioni. Alcuni poeti mantennero un senso di semplicità e un legame con il reale, come nel lamento patriottico: "E '1 suol cui parte V Appenin gelato. Pien di timore e d' umilta m' inchino." o nell'invocazione di fede: "Tu sol se' buono e i^iusto . . .". Questi versi mostrano come, anche nel Barocco, alcuni "cantori" continuassero a cercare un'espressione autentica di sentimento, spesso in un periodo di grave difficoltà per la nazione, quando le speranze dell'Italia erano apparentemente rovinate.

Il Settecento e l'Ottocento: Ragione, Sentimento e Patria

Il Settecento segnò un periodo di rinascita per la lirica italiana, che, dopo gli eccessi barocchi, cercò una nuova via. L'Illuminismo, con le sue idee provenienti da pensatori come Voltaire, Rousseau, Diderot, Condillac, Locke e Pascal, cominciò ad agitare l'Europa, e la poesia italiana non rimase immune. Parini, un redoutabile protagonista di questa rinascita, fu grandemente ammirato. Nelle sue opere, specialmente nei versi, Parini mostra una certa somiglianza con Wordsworth, cercando una "umanità" e "tranquillità" che discende dal quotidiano. Egli fu il "giovinotto" del suo tempo, capace di superare la languente Arcadia e di essere completamente individuale, evitando il verboso.

Ritratto di Giacomo Leopardi

Alfieri, un'anima impaziente, si poneva in diretto contrasto con Parini. Le sue opere sono permeate di gesti selvaggi e appassionati, affini a quelli di Byron, e la verità delle sue opere teatrali diventa reale e profonda. Egli rappresenta un polo opposto, ma ugualmente vitale, nell'espressione lirica italiana. Se Alfieri "tiene il Ciel da' ribaldi", egli stesso si considera "da' buoni". La sua forza, la sua originalità e la sua abilità nel creare opere che suonano "Irti, intralciati… Noil son cantati" ma sono profondamente risonanti, lo rendono una figura chiave.

Nel XIX secolo, l'Ottocento, la poesia italiana conobbe un altro momento di splendore, nutrito da fermenti romantici e patriottici. Ugo Foscolo, pur continuando a venerare la libertà sotto molti aspetti dubbi, infuse nuova vita in varie forme di verso logore. La sua lirica è straordinariamente fine, tra le più notevoli del suo tempo, e la sua profonda angoscia e la sua indignazione gli rendono difficile vedere certi gravi difetti nei suoi connazionali, ma la sua letteratura rende ogni amante dell'Italia suo debitore.

Giacomo Leopardi, uno dei giganti della letteratura mondiale, è l'autore di una delle opere più malinconiche in qualsiasi letteratura. Lo spirito del suo libro conduce costantemente a un estremo di pessimismo, vedendo la morte come l'unica soluzione a un groviglio orribile di miseria. Tuttavia, la sua poesia, trasformando la disperazione in musica nobile, rappresenta un movimento unico nella poesia italiana. Nelle forme è certamente classico, ma il suo pensiero è di una modernità che penetrò completamente anche in Italia. I classici di quest'epoca erano spesso più politici che letterari, e Leopardi, pur essendo un frenetico profeta, si distinse per la sua capacità di onorare la verità con il suo sostegno.

Alessandro Manzoni, d'altra parte, portò il romanzo storico all'eccellenza, e sebbene meno prolifico nella lirica pura, la sua influenza sulla lingua e sulla cultura italiana è immensa. Giosuè Carducci, infine, riportò un vigore accademico e originalità alla poesia italiana. La Società della Letteratura Finlandese aveva persino le edizioni con copyright di Carducci tra i volumi rappresentati. La sua lirica, pur non disdegnando la grandezza classica, era intrisa di spirito patriottico e di una forza espressiva che lo rese un punto di riferimento per le generazioni successive.

Voci del Nuovo Secolo: Continuità e Rinnovamento Lirico

Il Novecento si apre con la figura di Gabriele D'Annunzio, la cui carriera letteraria, come osservato da ST. JOHN LUCAS da Londra nel febbraio 1910, era ancora felicemente in pieno svolgimento. D'Annunzio, "dowered with the most ancient and glorious tradition", incarna un rinnovamento lirico che, pur talvolta eccessivo, rappresenta una continuazione della ricca tradizione poetica italiana. Egli, insieme ad altri, ha mostrato come l'espressione lirica possa ancora fiorire e innovarsi, mantenendo vivo lo spirito dei "cantori" che, attraverso i secoli, hanno dato voce all'amore, sia terreno che divino, e a ogni sfumatura dell'esperienza umana, dalle ninne nanne ai grandi poemi epici.

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