Caterina Scorsone, la Trisomia 21 di sua Figlia e l'Impegno per un'Inclusione Vera

Caterina Scorsone, conosciuta dai più come l’Amelia Shepherd di Grey’s Anatomy, si fa promotrice della disabilità raccontando della nascita della sua bambina Paloma. Attrice, sostenitrice e madre di tre figli, Caterina Scorsone racconta come l'avere un figlio con la sindrome di Down l'abbia spinta ad aprire la mente. Senza vergogna, ha imparato a comprendere che le "differenze" di sua figlia non dovevano essere considerate una disabilità. Attraverso la sua pagina Instagram, l’attrice ha postato foto della sua piccola sin dai primi mesi, esprimendo tutto il suo amore per la bambina, considerandola "uno dei doni più ricchi che la nostra famiglia abbia mai ricevuto". Questo percorso personale l'ha portata a diventare una voce autorevole e appassionata nella comunità globale per l'inclusione delle persone con disabilità.

Caterina Scorsone: Dalle Origini Canadesi al Mondo della Televisione

Caterina Scorsone è nata a Toronto, in Canada. Ama la sua città e ne sente la mancanza in ogni suo aspetto. “Sono una fan di Toronto. La amavo già quando ci abitavo, ma ho potuto apprezzarla del tutto solo quando l’ho lasciata”, ha infatti dichiarato. “Mi piace tornarci appena posso.” La Scorsone, poi, ha lì una famiglia piuttosto allargata: è infatti la terza di cinque figli. Per metà italiana, Caterina Scorsone è figlia di Bruno Antonio Scorsone, direttore esecutivo dell'organizzazione The Good Neighbours Club a Toronto, che si occupa di fornire assistenza medica, cibo, vestiti e ogni tipo di servizio a uomini di età superiore ai 50 anni che vivono in povertà. È la terza di cinque figli: ha due sorelle gemelle più grandi (Francesca e Jovanna) e una sorella e un fratello più piccoli (Elias e Debora).

Anche sua sorella Francesca è entrata nel mondo dello spettacolo come attrice, recitando in svariati film per la TV (come ad esempio Code Name: Eternity e A Gift of Love: The Daniel Huffman Story) e in alcune serie (come Odyssey 5). Alle due è capitato anche di lavorare insieme in Canada: sono infatti apparse nel film My Horrible Year!. Una delle sue sorelle più grandi, Francesca, è stata anche un'attrice. Ha frequentato la Cardinal Carter Academy per artisti a Toronto, dove apparve in Oklahoma! e in altre produzioni teatrali.

Il percorso lavorativo di Caterina ha avuto inizio quando aveva soltanto otto anni: a quell’età, infatti, ha preso parte allo show canadese per bambini Mr. Dressup. Anche lei come sua sorella è apparsa in moltissimi film per la TV e per due anni ha lavorato nella serie Piccoli Brividi!. Le sue prime attività nell'ambito recitativo risalgono ad alcune serie televisive canadesi come Mr. Dressup e Piccoli Brividi, Power Play e alla pellicola Il terzo Miracolo (quest'ultimo nel ruolo di protagonista). Prima di arrivare a Private Practice ha avuto un assaggio del mondo delle serie grazia a Missing, dove per ben tre stagioni ha interpretato Jess Mastriani. Segue la partecipazione alla serie poliziesca Missing.

Il nome di Eric Stoltz potrebbe non suonarvi nuovo. D’altra parte l’attore e regista statunitense ha una lunga carriera alle spalle: lo abbiamo visto, solo per citarne alcuni, in Pulp Fiction, The Buttefly Effect, Non per soldi ma per amore, Dietro la maschera e Fuori di testa. Il caso ha voluto che si trovasse a lavorare con una giovanissima Scorsone proprio in My Horrible Year! e che sia rimasto colpito dal suo talento. Anni dopo ha scelto di proporla a Shonda Rhimes per il suo cast.

Caterina Scorsone giovane attrice

Nel 2010 Caterina Scorsone partecipa alla terza stagione della serie Grey's Anatomy, nel ruolo di Amelia Shepherd, sorella del dottor Derek Shepherd, personaggio con cui entra nel cast regolare della serie a partire dalla quarta stagione. Sempre con il ruolo di Amelia, partecipa anche ad alcune puntate di Grey's Anatomy, ad una della settima stagione (7x03), e ad una dell'ottava stagione (8x16). Ritorna in Grey's Anatomy nelle ultime 4 puntate della decima stagione. Nel giugno 2014 viene annunciata la sua entrata come "regular" nel cast di Grey's Anatomy. Molti fan di Grey’s Anatomy si sentiranno capiti da Caterina Scorsone. L’attrice ha dichiarato di essere molto sensibile quando guarda le puntate della serie e che spesso le capita di piangere per ciò che accade nello show della Rhimes. Quando le è stato chiesto quale serie TV la emozionasse più delle altre ha infatti risposto Grey’s Anatomy. “Si ride, ci si emoziona per le situazioni romantiche e si piange e riconsidera tutta la propria vita, in ogni episodio.”

Durante un’intervista è stato scherzosamente chiesto alla Scorsone se, dopo due serie medical, si sentisse in grado di fare diagnosi ai suoi amici. Ovviamente la risposta è stata no, ma l’attrice ha ammesso che Grey’s Anatomy ha influenzato molto i suoi gusti. Quando ha cominciato a seguirlo da spettatrice ha addirittura creduto di voler diventare una dottoressa. “Sono andata ad una serie di lezioni facoltative di medicina e alla fine ho capito: non volevo essere un dottore… ma essere in Grey’s Anatomy.” Alla fine sembra che il suo sogno si sia avverato! A parte questo ha sviluppato una vera passione per la medicina e la scienza grazie alla serie: legge spesso contenuti riguardanti gli studi sul cervello. Caterina ha un modo tutto suo per riprendersi dopo il lavoro: viaggiare. “Faccio dei lunghi viaggi. Ecco come torno ad essere me stessa. Credo che Amelia sia un personaggio piuttosto intenso e richiede molte energie. Quindi per scrollarmene di dosso il peso e tornare alla mia personalità mi aiuta andare via e scoprire nuove cose, vedere un po’ il mondo.” Di sicuro la Shepherd non ha un caratterino facile e non è neppure molto fortunata.

Nella sua vita privata, Caterina Scorsone si è sposata nel giugno del 2009 con Rob Giles, un membro della band The Rescues. Il 6 luglio 2012 ha dato alla luce la loro primogenita, Eliza, a Los Angeles, in California. Il 4 agosto 2016, durante Il TCA Press Tour, Caterina annuncia la sua seconda gravidanza e l'8 novembre successivo dà alla luce la sua secondogenita, Paloma Michaela. Il 31 ottobre 2019, tramite Instagram, annuncia che lei e suo marito aspettano il loro terzo figlio. Il 31 dicembre 2019 con un post su Instagram ha annunciato la nascita della terza figlia Arwen Lucinda.

La Sindrome di Down: Una Nuova Prospettiva sulla Paternità

Al contrario della eterna indecisa Amelia, alle prese ora con Owen ora con l’infatuazione di turno, Caterina è una donna sposata e soprattutto madre di tre bambine. La sua seconda figlia, Paloma, è nata con la Sindrome di Down o Trisomia 21, una condizione caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più - tre invece di due - nella coppia cromosomica n. Questa condizione porta a ritardi mentali e nello sviluppo. Quando Caterina ha saputo che sua figlia Paloma, "Pippa", aveva la sindrome di Down, ricorda di essersi sentita spaventata e intimidita dalla diagnosi. “Sono sempre stata il tipo di persona che affronta le sfide con un’attenta pianificazione e una ponderata preparazione, ma a questo ero completamente impreparata”, spiega Caterina. “E questo mi ha causato tanta ansia e preoccupazione." Come l’attrice ha dichiarato a People, inizialmente è andata in tilt. Come ogni genitore, si è preoccupata di come potesse farle da madre, come potesse proteggerla e darle amore. Si interrogava su quali sarebbero state le caratteristiche per le quali la sua Paloma si sarebbe distinta.

Caterina Scorsone con la figlia Paloma

Molti, di fronte a una tale scoperta, potrebbero affrettarsi a cancellare quella che viene percepita come un'"imperfezione", non ritenuta "cool" nel mondo odierno. “Poi chi di noi non ha un master e almeno due dottorati in ‘farsi un’opinione sulla vita degli altri?’." Mettici che lei è bella, famosa, ha dei fan che le mandano i fiori, magari nessun problema economico, insomma…una vita perfetta se non fosse per quella imperfezione. Invece, quando si guarda Caterina insieme a Paloma, la sua seconda figlia affetta da Sindrome di Down, la felicità a cui questa donna non ha voluto rinunciare è visibile a colpo d’occhio.

Ma poi è arrivata la consapevolezza. Nonostante tutto, nonostante Caterina sia felice di fare la mamma, ammette in una recente intervista per parents.com che "la verità è che avere bambini è una sfida. Conosci il tuo bambino e capisci i suoi bisogni come fai con un bambino tipico”. Ad aiutarla in questo sicuramente è stato anche il rapporto tra Eliza e Paloma. La malattia non ha influito sul normale rapporto tra sorelle di svilupparsi. Anzi, da subito le bambine hanno saputo trovare un modo di interagire tra loro. Spostando la sua attenzione su Eliza e Pippa, le preoccupazioni di Caterina si trasformarono in curiosità. Caterina descrive Pippa come molto determinata, perspicace, sensibile, divertente e onesta. “Una delle cose più belle di Pippa è il suo legame con l’esperienza. Se vuole fare qualcosa, è entusiasta di farlo e si diverte molto. E se non vuole fare qualcosa, è molto legata al suo istinto e sa cosa non vuole."

Caterina, affinando i suoi anni di pratica nello studio di come le persone pensano, sentono e agiscono, ha capito di avere tutti gli strumenti necessari per essere una buona madre per Pippa. “Pippa mi ha insegnato a essere una madre migliore per tutti i miei figli e a essere una persona migliore in generale." Oggi Caterina è mamma di tre splendide bambine: Eliza (9 anni), Paloma detta "Pippa" (4 anni) e Lucinda detta "Lucky" (19 mesi). Dice che, sebbene siano tutti molto diversi l'uno dall'altro, la cosa che accomuna tutti i suoi figli è la loro forte e distinta personalità. “Quando ero incinta della mia prima figlia, Eliza, ero così eccitata e pronta a diventare mamma. Volevo essere sicura di essere la migliore mamma possibile, così ho letto tutti i libri e gli articoli che ho trovato sull’educazione dei genitori. Era come prepararsi per un ruolo."

“Tre anni dopo, quando è nata Pippa, è cambiato tutto. Quando abbiamo ricevuto la diagnosi di sindrome di Down, ero spaventata. Ero intimorita dalla mia mancanza di conoscenze e competenze in questo campo. Non sapevo quali sarebbero state le sue esigenze e come avrei potuto soddisfarle." Alla ricerca di sostegno e informazioni, Caterina si è sentita frustrata dalla mancanza di risorse disponibili per i nuovi genitori di bambini con sindrome di Down. Ricorda che all’inizio ha lasciato che la frustrazione prendesse il sopravvento e la sua mente è stata sopraffatta da pensieri di paura, preoccupazione e dubbio. Caterina ha capito che doveva mettere da parte le preoccupazioni e concentrarsi sulla vera priorità: essere presente per i suoi figli.

“Una volta accettata la diagnosi, sono stata in grado di apprezzare ciò che essa invitava a entrare nella nostra vita: un bellissimo cambiamento di prospettiva che ha migliorato il nostro modo di vivere. Pippa mi ha costretto a lasciarmi alle spalle i preconcetti su chi sono le persone e su come dovrebbero o non dovrebbero essere. Mi ha permesso di vedere ogni persona che incontro come completamente unica, non più soggetta a una sorta di elenco di standard che le persone riescono o non riescono a rispettare." Nel dicembre 2019, quando Caterina ha avuto la sua terza figlia, Lucinda, "Lucky", si è sentita più preparata che mai. Caterina sapeva che questa nuova prospettiva di vita avrebbe instillato valori importanti in tutti i suoi figli e che avrebbe potuto affrontare con grazia qualsiasi sfida.

Caterina Scorsone: Voce per l'Inclusione e il Consenso

Caterina Scorsone lancia un appello: mamme, non fate le isole! Un po’ bisogna ammetterlo: Caterina Scorsone con le sue foto piene di sorrisi, colori, broccoli coltivati nel retro di casa sua e sonnellini abbracciati avvolti in un’amaca, un po’ ti ci fa credere, che sia anche facile. Eppure, lei, mamma e lavoratrice, conosce bene le difficoltà del work-life balance, ma si è data dei punti fermi: essere a casa tutte le sere per le sue bambine, per metterle a letto perché “questo vale oro!” (e ringraziata la ben oliata macchina di Grey’s Anatomy che glielo permette), ritagliare del tempo “uno a uno” tutte le settimane per “stare con ognuna di loro individualmente” e accettare di farsi aiutare, da sua sorella Jovanna, ad esempio, ma anche da una tata se serve, soprattutto per seguire le terapie della piccola Pippa. Perché non conta quanta strada fai, ma quanto sei felice mentre la percorri. E si sa: più siamo, più ci divertiamo!

Mentre spesso noi mamme viviamo nel mito di dover fare tutto da sole: è vero che spesso questo fantomatico "villaggio" purtroppo non c’è, ma a volte soffriamo anche della patologia da Wonder Woman a tutti i costi. Non deleghiamo, arriviamo al punto di rottura, vorremmo dimostrare e dimostrarci che siamo in grado di fare tutto, di farlo bene, di essere “tagliate per questo lavoro” per poi ritrovarci stanche e demoralizzate. Non siamo isole, come dice la Scorsone: Chiedere aiuto non significa non essere in grado, ma avere fiducia che, per quanto sbagliato e malandato sia questo mondo, c'è tanto bene che i nostri figli possono incontrare.

Caterina Scorsone e i suoi figli

Caterina Scorsone, attrice, attivista, disability advocate, spiega il suo profondo coinvolgimento: «Ho voluto lavorare con questo incredibile team di performer, coreografi e filmmakers perché, in questo momento storico, siamo chiamati a far sentire la nostra voce in un modo che è di cruciale importanza. Siamo chiamati a interrogarsi su chi, nella nostra comunità globale, è invitato a partecipare alle decisioni che modellano la struttura stessa della nostra società. Le persone con disabilità hanno lottato instancabilmente per far sentire la propria voce nelle stanze in cui si prendono le decisioni. Hanno affrontato alcune delle battaglie più dure nella lotta per l’equità e l’uguaglianza per tutti. Le molte sfide e conquiste nella lotta per i diritti delle persone con disabilità mettono in luce un fatto scomodo ma essenziale: il consenso è possibile solo quando c’è accesso ai meccanismi e agli spazi decisionali. Una vera inclusione richiede consenso, e il consenso è il cuore stesso dei valori su cui si fonda la democrazia. Consenso, inclusione e accesso non sono riservati solo a un ristretto gruppo di persone che soddisfano i criteri e le metriche di una minoranza sempre più esclusiva e facoltosa. In una democrazia, il potere decisionale deve appartenere a tutti»."

"NO DECISION WITHOUT US": La Campagna di CoorDown per la Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down

Per la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, che si tiene il 21 marzo, CoorDown lancia la campagna di sensibilizzazione internazionale "NO DECISION WITHOUT US" per rivendicare la presenza delle persone con disabilità nei tavoli dove si prendono le decisioni, siano esse inerenti alle autonomie personali, o legate a un ruolo sociale e civile. L’inclusione non sarà mai possibile se il mondo continuerà ad essere disegnato da “pochi” per “pochi”. Non è solo una questione di “concedere” opportunità dedicate, ma di cambiare il modo in cui si vive tutti assieme: le persone con disabilità vogliono essere laddove le decisioni vengono prese e dove il mondo si decide, si disegna. In ogni aspetto della vita sociale e personale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) almeno un miliardo di persone, il 15 percento della popolazione globale, vive una condizione di disabilità. Ma dove sono queste persone quando la realtà in cui vivono prende forma? Non sono loro i protagonisti: le stanze dei bottoni, infatti, sono ancora chiuse e rischiano di essere sempre più inaccessibili. Il film “Ridiculous Excuses Not To Be Inclusive” due anni fa si apriva con queste parole: “in un mondo sempre più attento all’inclusività, ti è rimasto un solo trucco per non esserlo: inventare scuse ridicole”. E proprio dall’importanza di includere le persone con la sindrome di Down e con disabilità in generale nei processi decisionali che prende vita il film “NO DECISION WITHOUT US”.

"Nessuna decisione senza di noi! – L'inclusione che cambia tutto

Il film è un musical trascinante che sulle note della canzone originale NO DECISION WITHOUT US (Nessuna decisione senza di noi) porta persone con diverse disabilità ad affermare con determinazione il proprio posto nella società. All’inizio, il film ci trasporta nella camera di Sophia, una ragazza con sindrome di Down. I suoi genitori stanno decidendo quale vestito la figlia dovrebbe indossare a un matrimonio, senza chiedere la sua opinione. Sophia non è coinvolta nel processo decisionale. All’improvviso, la ragazza irrompe nella stanza pretendendo di avere un ruolo in questa decisione. Una persona in sedia a rotelle vuole essere al tavolo dove si sta approvando il progetto per una nuova stazione ferroviaria. Una persona piccola vuole poter essere coinvolta nella progettazione degli spazi del suo luogo di lavoro. Uno studente sordo reagisce con sarcasmo quando il preside della scuola dice che al suono dell’allarme tutti devono fuggire via. Una persona cieca in un aeroporto mette in evidenza quanto un info point con touch screen sia inutile se non puoi vederlo.

“NO DECISION WITHOUT US” è disponibile sul canale Youtube e tutte le piattaforme social di CoorDown e dei partner. Per il film è stato scelto un cast professionista internazionale che vede la partecipazione di Mia Noelle Rodriguez, la giovane attrice e protagonista con sindrome di Down di 16 anni, insieme a Caterina Scorsone, volto amatissimo della serie TV “Grey’s anatomy”, mamma di una bambina con sindrome di Down e portavoce della Global Down Syndrome Foundation. Con loro attori, attrici e performer con disabilità che oltre a recitare hanno interpretato la canzone originale del film: Blake Stadnik, Jahmai Davis, Annika Nadine Hutsler, Ali Chapman, Danny Gomez, Cole Sibus, Domonique Brown.

La campagna è nata dalla collaborazione con l’agenzia SMALL di New York ed è stata prodotta da Indiana Production per la regia di Rich Lee, e la direzione della fotografia di Christopher Probst. Luca Lorenzini e Luca Pannese, Executive Creative Directors, SMALL New York, hanno dichiarato: «Quest’anno abbiamo scelto di adottare un linguaggio per noi inedito: quello del musical. Questo tipo di esecuzione ci ha permesso di trasmettere un messaggio importante in modo coinvolgente, grazie alla potenza della musica. Il processo di casting è stato entusiasmante, perché abbiamo avuto l’opportunità di girare a Los Angeles, una città unica al mondo per i talenti che sa offrire. È stato emozionante selezionare i vari personaggi, ognuno con capacità vocali uniche, e siamo molto felici del risultato finale."

Karim Bartoletti, Partner/MD/Executive Producer, Indiana Production, ha aggiunto: «I progetti CoorDown sono la dimostrazione di come un team ben oliato possa migliorarsi continuamente e una grande creatività con un grande insight possa attrarre talenti straordinari. Sono la prova che, anche di fronte agli ostacoli esecutivi più complessi, tutti i soggetti coinvolti portano al tavolo un sincero e incredibile interesse di far parte del progetto. Ogni anno abbiamo una nuova intuizione e una nuova sfida creativa da produrre e la sfida di quest’anno non è stata un compito facile. Un contenuto di stile musical, con una premessa creativa così importante in un momento storico così difficile, che si espande partendo dalla sindrome di Down a tutte le altre disabilità. Abbiamo deciso di costruire il progetto a Los Angeles - con Rich Lee al timone alla sua terza campagna CoorDown - dove abbiamo avuto l’opportunità di avere i migliori talenti, di circondarci dei migliori professionisti, ma anche di girare il progetto negli studi di Synapse, uno dei migliori teatri di virtual production negli Stati Uniti, permettendoci così di girare i contenuti in quante più ‘location’ possibili senza mai spostarsi dai Los Angeles Center Studios."

Martina Fuga, Presidente di CoorDown, dichiara: «Tutti noi conosciamo il peso di subire decisioni prese da altri, senza poter esprimere la nostra voce. Il fatto è che le persone con disabilità vivono questa frustrazione ogni giorno. Lo sperimentano nella vita privata, a scuola, al lavoro, negli spazi che abitano, quando viaggiano e nella vita sociale. Dopo anni di lenti ma significativi passi avanti verso un mondo più inclusivo, oggi ci troviamo di fronte a una preoccupante battuta d’arresto. Con questa campagna uniamo la nostra voce a quella di tutte le persone con disabilità, per lanciare una call to action che superi ogni divisione e barriera. Solo restando uniti, e chiedendo con forza di avere un posto nella stanza delle decisioni, possiamo affrontare questo momento storico che sembra voler relegare le persone con disabilità nel silenzio e nell’invisibilità."

Volti della campagna

Alleanze Strategiche e Supporto al Progetto di Vita

Fondazione Cariplo si allea a CoorDown e lancia un programma di intervento triennale da 20 milioni di euro sulla disabilità, che punta a garantire il progetto di vita della persona con disabilità. Da sempre Fondazione Cariplo rivolge grande attenzione alle tematiche connesse alla disabilità, dall’inclusione abitativa e lavorativa, alla protezione giuridica e l’inclusione sociale. Dal 2003 ha elaborato risposte residenziali “durante noi”, da allora fino al 2024 sono stati finanziati oltre 160 progetti di autonomia abitativa per un totale di 33 milioni di euro. Per l’inserimento lavorativo la Fondazione ha dato vita a oltre 26 progetti con 4,3 milioni di euro di risorse, impegnandosi per la crescita di opportunità occupazionali. Giovanni Azzone, Presidente di Fondazione Cariplo, sottolinea che: «Viviamo in un mondo che sembra andare nella direzione opposta rispetto all’inclusione e alla garanzia dei diritti fondamentali. È importantissimo contrastare questa deriva di pensiero. La nuova campagna mondiale ci vede alleati con CoorDown. Da un lato serve una azione culturale forte, dall’altro azioni concrete: per questo annunciamo un grande progetto da 20 milioni di euro per l’autonomia delle persone con disabilità."

Quest’anno nel film sono stati indossati dal cast anche alcuni abiti della gamma innovativa di abbigliamento adattivo del marchio di moda Primark. Sviluppata con la pluripremiata stilista di moda adattiva Victoria Jenkins, la collezione è progettata per essere inclusiva, con un focus sul design universale per rendere l’abbigliamento più facile per le persone con diverse disabilità.

Modelli con abbigliamento adattivo

La Ricerca Scientifica e il Futuro dell'Inclusione

Caterina Scorsone non è solo un volto della televisione, ma anche una portavoce della Global Down Syndrome Foundation. “Quando Caterina ha annunciato su Instagram la nascita e la diagnosi di Pippa con entusiasmo, abbiamo capito subito che era una di noi e che sarebbe stata una voce potente nella comunità della sindrome di Down", afferma il Presidente e CEO della GLOBAL, Michelle Sie Whitten. “Dopo aver sviluppato un rapporto con lei nel corso degli anni successivi e aver appreso la sua passione per la nostra ricerca, abbiamo scelto con orgoglio Caterina come destinataria del nostro premio 2020." A causa delle restrizioni del COVID-19, Caterina ha accettato il premio virtualmente al 2020. Sfilata di moda Be Beautiful Be Yourself. Caterina si è detta orgogliosa di essere co-autrice del premio insieme alla modella spagnola Marián Ávila, che si impegna affinché le persone con sindrome di Down siano maggiormente rappresentate nei media. “Marián è una persona bellissima dentro e fuori. Dopo la sfilata, mi ha persino spedito una scatola di cioccolatini ‘Congratulazioni’!"

In qualità di sostenitrice e portavoce di GLOBAL, Caterina intende utilizzare la sua piattaforma pubblica per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sindrome di Down e aiutare i nuovi genitori ad affrontare la diagnosi. “Voglio aiutare i nuovi genitori a sentirsi meno spaventati e più eccitati per il futuro del loro bambino, sapendo di poter contare su un sostegno”, dice. “La mia speranza è che, come cultura e come società, possiamo imparare a parlare della persona, non della diagnosi. Che possiamo riconoscere l’umanità in ognuno di noi."

Uno degli elementi del lavoro della GLOBAL che più appassiona Caterina è la ricerca innovativa. “Il braccio di ricerca della GLOBAL, il Crnic Institute, ha pubblicato uno studio innovativo su come il sistema immunitario iperattivo nelle persone con sindrome di Down faccia parte di un diverso spettro di malattie, il che apre molte opportunità di ricerca”, spiega Caterina. “È davvero difficile per un genitore prendere decisioni mediche corrette per il proprio figlio quando le informazioni che il medico ha a disposizione spesso non sono complete e si basano sulla composizione genetica dei nostri bambini con sindrome di Down."

Ricerca sul sistema immunitario e Trisomia 21

“La sindrome di Down è solo un aspetto dell’essere umano profondo e sfaccettato che ne è affetto”, continua Caterina. “Ho scoperto che la chiave per essere un buon genitore e una buona persona è la curiosità. Siate curiosi dei vostri figli e di chi sono. Siate curiosi di voi stessi. Siate curiosi di ciò che vi spaventa." La Giornata Mondiale sulla sindrome di Down è un appuntamento internazionale - sancito ufficialmente da una risoluzione dell’ONU - nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down, per creare una nuova cultura della diversità e per promuovere il rispetto e l’inclusione nella società di tutte le persone con sindrome di Down. La scelta della data 21/3 non è casuale: la sindrome di Down, detta anche Trisomia 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più - tre invece di due - nella coppia cromosomica n. 21.

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