Il dibattito sull'aborto negli Stati Uniti rappresenta da decenni uno dei temi più divisivi e "caldi" della scena pubblica americana. Esso non è soltanto una questione di procedure mediche, ma un campo di battaglia dove si scontrano visioni opposte sulla vita, sulla libertà individuale, sull'autonomia corporea e sui confini della competenza federale rispetto a quella statale. La storia giuridica statunitense in materia di interruzione di gravidanza è una trama complessa che intreccia le pronunce della Corte Suprema, le spinte delle lobby politiche e la resistenza della società civile.

Le radici storiche: dall'era coloniale a Roe v. Wade
Per comprendere il quadro attuale, è necessario guardare indietro. Tra il 1600 e il 1900, l'aborto era una pratica conosciuta in Nord America. Durante l'era coloniale, la legalità variava a seconda della nazione europea di riferimento: nelle colonie britanniche, l'aborto era generalmente permesso prima della "vivificazione" (quando la madre percepiva i movimenti fetali), mentre era proibito nelle colonie di Spagna e Portogallo. Con il tempo, la percezione della pratica mutò. A metà del XIX secolo, l'American Medical Association (AMA) promosse una campagna per la messa al bando dell'aborto, sostenendo che la vita iniziasse al concepimento.
Il punto di svolta giunse però nel XX secolo. Nel 1973, con la storica sentenza Roe v. Wade, la Corte Suprema stabilì che la "clausola di giusto processo" del XIV Emendamento concedeva un fondamentale diritto alla riservatezza, proteggendo la libertà di una donna di scegliere l'aborto. La Corte divise la gravidanza in tre trimestri: nel primo, la decisione era rimessa esclusivamente alla donna e al suo medico; nel secondo e terzo, lo Stato poteva intervenire per tutelare la salute della madre o il potenziale della vita umana. Questa sentenza, che ha condizionato le leggi di 46 Stati, ha segnato l'inizio di una nuova era per i diritti riproduttivi, riducendo drasticamente il numero di aborti clandestini che, prima del 1973, causavano innumerevoli decessi.
La metamorfosi giurisprudenziale: da Casey ai giorni nostri
Sebbene Roe v. Wade sia considerata una pietra miliare, la sua applicazione è stata oggetto di continue erosioni. Un caso fondamentale è Planned Parenthood v. Casey (1992). Esso fu un'occasione mancata per l'overrule di Roe, poiché, pur confermando l'impianto generale, la Corte introdusse una distinzione basata sulla "viabilità" del feto. Prima della viabilità, la donna era libera di abortire; dopo, gli Stati potevano legiferare, pur dovendo garantire eccezioni per la vita e la salute della madre.
USA: l'aborto in Alabama tra rassegnazione e resistenza | ARTE Reportage | ARTE.tv Documentari
Il dibattito si è poi spostato sulle procedure specifiche, come nel caso Stenberg v. Carhart, riguardante l'aborto a "nascita parziale". Sebbene la Corte inizialmente avesse annullato il bando del Nebraska, il Congresso rispose emanando il Partial Birth Abortion Ban Act. Nella successiva sentenza Gonzalez v. Carhart, la Corte fece un passo indietro, dichiarando legittimo il bando federale e sostenendo che tale pratica non fosse necessaria per tutelare la salute della donna.
L'attivismo legislativo statale e il Pain-Capable Unborn Child Protection Act
Negli anni, la strategia delle forze anti-abortiste si è spostata verso la creazione di ostacoli burocratici e limiti temporali sempre più stringenti. Tra il 2013 e il 2015, la US House of Representatives ha approvato più volte il Pain-Capable Unborn Child Protection Act, che proibirebbe l'aborto dopo la ventesima settimana, basandosi sul presupposto che il feto possa percepire dolore.
Questo clima ha trovato terreno fertile in Stati come l'Alabama. Nel 2013, l'Alabama approvò il Women’s Health and Safety Act, imponendo regole restrittive per le cliniche abortive. Nonostante i successivi tentativi giudiziari di annullare tali leggi, la pressione costante ha portato, nel novembre 2018, all'approvazione di un emendamento alla Costituzione statale che riconosce il diritto alla vita per i nascituri e nega protezione al "diritto di aborto".
Il rovesciamento: Dobbs contro Jackson Women’s Health Organization
Il momento cruciale della storia recente è avvenuto il 24 giugno 2022, quando la Corte Suprema ha ribaltato Roe v. Wade con la sentenza Dobbs v. Jackson. La Corte ha sostenuto che la Costituzione non fa alcun riferimento all'aborto e che il diritto alla privacy non può prevalere sull'interesse statale di proteggere il feto. In questo modo, la competenza è stata restituita ai singoli Stati, portando immediatamente al divieto quasi totale dell'aborto in numerosi territori, tra cui Mississippi, Alabama, Missouri e Texas.

La resistenza federale e le sfide contemporanee
Nonostante il rovesciamento di Roe, il conflitto non è terminato. Nel marzo 2023, il 118esimo Congresso ha approvato il Women’s Health Protection Act, un tentativo di garantire a livello federale l'accesso all'interruzione di gravidanza e proteggere la libertà di movimento tra gli Stati per ottenerla.
Parallelamente, la battaglia si è spostata sull'aborto farmacologico. La battaglia legale sull'accesso al Mifepristone ha tenuto banco tra il 2023 e il 2024. Sebbene la Corte Suprema, nel giugno 2024 (Food and Drugs Administration v. Alliance for Hippocratic Medicine), non abbia rimosso il farmaco dal mercato, la questione rimane aperta e soggetta a pressioni politiche. L'uso di report privi di revisione paritaria, come quello promosso dall'Ethics and Public Policy Center, dimostra come la scienza stessa sia diventata una pedina nel dibattito politico sulla regolamentazione dei presidi medici.
Considerazioni finali sull'impatto sociale
Il panorama attuale vede un Paese spaccato. Mentre alcuni Stati cercano di proteggere l'accesso all'aborto attraverso leggi costituzionali proprie, altri stanno attuando restrizioni che rendono la procedura inaccessibile anche per i veterani o nei casi di grave pericolo per la salute. Le "leggi-Trap", che impongono requisiti strutturali assurdi alle cliniche abortive, continuano a essere uno strumento efficace per limitare, di fatto, l'esercizio di un diritto. La storia dell'aborto negli Stati Uniti rimane, dunque, una narrazione incompiuta, in cui il corpo riproduttivo delle donne si trova al centro di un gioco di potere che trascende la semplice interpretazione del diritto, toccando i valori più profondi e, spesso, i pregiudizi più radicati della società americana.