Il ruolo e le competenze del docente nella scuola dell’infanzia: un'evoluzione tra cura e professionalità

Il docente e la docente di scuola dell’infanzia si occupano della formazione di bambini dai 3-4 ai 6-7 anni. I docenti di scuola dell’infanzia sono i primi professionisti ad accogliere i bambini nel mondo della scuola, per poi accompagnarli fino al passaggio alla scuola elementare. Sono responsabili di sezioni composte da bambini di età diverse con cui progettano e realizzano attività a scuola e fuori dalla scuola (giornate sportive, escursioni tematiche, ecc.).

La formazione si svolge presso un’Alta scuola pedagogica (ASP), le scuole sono presenti in varie località della Svizzera. Il Dipartimento formazione e apprendimento della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana a Locarno (DFA/SUPSI) e l’Alta scuola pedagogica dei Grigioni (ASPGR) di Coira offrono entrambi i cicli di studio in lingua italiana. L'insegnamento è organizzato secondo il sistema modulare ed è costituito da 4 assi principali: pratica professionale (stage), scienze dell’educazione, didattiche disciplinari e tesi di bachelor. Nel terzo anno la metà del tempo di formazione è dedicato alla pratica professionale.

Docenti di scuola dell'infanzia impegnati in un'attività di gruppo all'aperto

La natura dell'agire educativo

Il lavoro dei docenti di scuola dell’infanzia si svolge in parte in presenza degli allievi e in parte al di fuori della classe (preparazione del materiale didattico e delle attività, valutazione). Considerare i “perchè” dietro alla propria azione educativa è un’attenzione non scontata. “La passione per questo lavoro nasce fin da quando ero piccola,” racconta Federica, maestra dell’infanzia a S. Umiltà, “osservavo mia nonna preparare e diversificare la didattica in funzione dei suoi alunni e percepivo l’amore, l’attenzione e la cura che aveva per quei bambini. La mia azione educativa si basa sul creare un clima sereno e aperto alle diversità, accogliendo i bisogni di tutti i bambini. Allo stesso tempo penso sia indispensabile avere un atteggiamento critico per poter osservare e, se necessario, intervenire nel momento opportuno dando un sostegno al bambino. Tutto questo deve essere sempre sostenuto da relazioni e da un ambiente a lui favorevole e facilitatore dove le emozioni positive lo accompagnano e lo sostengono nelle esperienze davvero significative per la sua crescita.”

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata regia pedagogica. Nel concreto, cosa ci si aspetta da un insegnante? La promozione dello sviluppo delle competenze dei bambini, la programmazione delle attività e degli spazi, l’interazione con i bambini, il loro accudimento e la guida durante le attività scolastiche, l’osservazione e la valutazione dei progressi dei bambini, l’educazione dei genitori e il loro coinvolgimento nel percorso educativo. Sicuramente queste attività rientrano nella professione di educatore, ma non dobbiamo mai perdere di vista che “il ruolo dell’adulto come insegnante è complementare a quello del bambino come apprendista”.

Il metodo Montessori alla scuola dell'infanzia

Buone prassi: l'ascolto e la co-progettazione

Al di là dei compiti, esistono buone prassi da tenere in considerazione.

Saper ascoltare

Ogni bambino possiede doti naturali, talenti e propensioni e solo considerando la specificità di ognuno si può avere la garanzia di operare rispettandone l’indipendenza e la libertà, prerogative essenziali dello sviluppo di una personalità sana e di un’identità personale. Questa coscienza della diversità-unicità costituisce il criterio fondamentale da cui deve muoversi ogni buon educatore.

Condivisione e Co-progettazione

La scuola è uno dei tanti contesti che il bambino vive e per questo è importante saper condividere e fare rete con le altre figure che ruotano attorno al bambino (famiglia, servizi, territorio, ecc). Una realtà educativa che non coinvolge tutti gli attori in scena rischia di essere un mero luogo assistenziale che niente ha a che vedere con l’educazione. Gli adulti in particolare devono lavorare come un team; le insegnanti pensano, riflettono, esplorano e progettano insieme dando valore così all’aspetto sociale e alla crescita intellettuale reciproca.

L'evoluzione storica: dalla maestra-mamma al docente-professionista

Quali sono le competenze richieste oggi a un insegnante di scuola dell’infanzia e come si sono costruite e modificate tali capacità nel corso degli anni? Esiste una grande distanza tra la concezione di maestra degli anni passati e quella attuale di docente: forse si può meglio comprendere tale distacco se si pensa a come alcuni decenni fa veniva definita e concepita la scuola materna.

L’idea di scuola materna come grande famiglia (e quindi tutta giocata sui paradigmi familiari) è un’eredità dell’Ottocento: fu la grande educatrice francese Paolina Kergomard che aveva mutato la tradizionale denominazione di “sala d’asilo” in quella di “scuola materna”. In Italia questa espressione fu fatta propria dalle Sorelle Agazzi. “La scuola - scrive Rosa Agazzi - è una piccola casa e una grande famiglia. Che si fa in famiglia? Ci si muove, si lavora, si discorre, ci si lava di frequente, si mangia, qualche volta ci s’inquieta per qualche imprevisto; in famiglia ci si vuol bene e per questo si procura di aiutarci vicendevolmente”. In quegli anni, l’equazione mamma-maestra venne introdotta ufficialmente negli asili infantili con i programmi del 1914. Vi si legge: “La maestra-mamma le troverà le occasioni, se starà tra i bimbi e non in cattedra come una professoressa, se giocherà con loro, se li aiuterà e li veglierà, insomma, come la madre”.

Già in tali documenti, però, appare per la prima volta il concetto di “maestrità”, con l’affermazione: «Non è maestra di bimbi chiunque voglia». Viene così introdotto l’immagine di “professionalità”, cioè la necessità di un “sapere pedagogico” nella cura e nella crescita dei bambini. Si afferma che non è sufficiente “sentirsi portati” verso i bambini o “amarli” per occuparsi d’infanzia, alludendo a una preparazione teorica e pratica, anche se si continuava di fatto a richiedere ruoli solo prevalentemente assistenziali.

Diagramma che illustra la transizione del ruolo dell'insegnante nel tempo

Verso un nuovo profilo professionale

Saranno gli Orientamenti del 1969 a segnare una netta inversione di tendenza rispetto al passato riguardo all’identità professionale dell’educatrice. Viene decisamente abbandonata l’assimilazione di tale figura a quella materna attraverso la proposizione di un profilo professionale più caratterizzato in senso culturale e pedagogico. Per la prima volta, il testo preferisce il richiamo all’“attitudine ad aggiornare e migliorare le proprie capacità professionali”. Fra le attitudini fondamentali di personalità sono ritenute importanti un costante equilibrio, la tendenza all’ottimismo e all’umorismo, evitando ansietà o iperaffettività.

Per quanto riguarda gli aspetti più squisitamente professionali, si sottolinea l’esigenza di una preparazione di base, costituita da una elevata cultura generale e da una sicura cultura specifica di pedagogia, psicologia e sociologia. Dagli anni ottanta in poi la concezione della figura d’insegnante è cambiata ancora, assumendo un carattere sempre più specialistico, dove si riteneva che per fare di sé bravi maestri fosse fondamentale acquisire tecniche e metodologie.

Oggi, nelle Indicazioni nazionali, al personale scolastico viene richiesto un profilo professionale alto, costituito da saperi professionali, capacità progettuali e saperi relazionali. Lo stile educativo dei docenti si ispira a criteri di ascolto, accompagnamento, interazione partecipata e mediazione comunicativa. La costruzione di una comunità professionale ricca di relazioni, orientata all’innovazione e alla condivisione di conoscenze, è stimolata dalla funzione di leadership educativa.

Le competenze del docente moderno

Dunque l’insegnante si presenta come figura di riferimento per i bambini e per gli adulti con una solida preparazione culturale, capace di operare collegialmente sia con i bambini che con gli adulti, con profonde competenze nei vari ambiti in cui si svolge la sua funzione, con capacità professionali e relazionali.

1. Competenze relazionali

La capacità di stabilire relazioni, di entrare in rapporto profondo con i bambini, di essere interessati al mondo dei bambini e motivati a conoscerlo costituisce la premessa indispensabile per scegliere di fare questo mestiere. Anche i documenti rivolti alla scuola dell’infanzia ribadiscono che a fondamento di questa scelta professionale è indispensabile che vi sia un’aperta sensibilità e disponibilità alla relazione educativa. Oggi l’importanza della relazione educativa e quindi della capacità di ascolto dell’adulto, della capacità di accogliere e contenere le emozioni infantili e lo stretto collegamento con l’apprendimento cognitivo e mentale, viene ammessa e riconosciuta da più parti. L’interazione affettiva rimane il principale contesto entro il quale il bambino costruisce e sviluppa le sue relazioni sociali ed i suoi schemi conoscitivi, servendosi della mediazione interpersonale per strutturare i significati e per interpretare la realtà.

2. Competenze culturali e professionali

Nel disegnare le competenze culturali e professionali del docente occorre partire da una premessa: l’epoca in cui viviamo è contraddistinta da profonde e continue trasformazioni che richiedono frequenti revisioni dei tradizionali modelli interpretativi della realtà. Gli insegnanti del futuro dovranno possedere una formazione flessibile e dinamica, in grado di rispondere adeguatamente alle richieste di una società in continua trasformazione. Il profilo professionale dell’insegnante non sfugge a questa logica di cambiamento costante.

Elemento di novità, posto dagli Orientamenti del 1991, è l’accento posto sul possesso di un’ampia cultura generale; novità che si collega alla profonda innovazione del curricolo della scuola materna, in particolare ai sistemi simbolico-culturali, sia come punti di riferimento del curricolo, sia come componenti fondamentali della preparazione dell’insegnante. Preparazione che dovrebbe essere di livello universitario e continuamente aggiornata, attraverso momenti di formazione in servizio mirata al sostegno per la soluzione dei problemi specifici dell’attività, al perfezionamento continuo della professionalità e alla crescita personale. Il profilo che emerge dunque è quello di un professionista con una solida preparazione culturale e con profonde competenze nei vari ambiti in cui si svolge la funzione docente. L’ascolto e la relazione non si esplica solo in un generico affetto rivolto ai bambini ma si realizza nelle capacità di praticare l’osservazione, di documentare il proprio lavoro, di predisporre verifiche sistematiche e di valutare i risultati della propria attività.

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