Il panorama dell’accoglienza dei minori in Italia rappresenta una rete complessa di servizi, tutele e strutture residenziali, progettate per rispondere ai bisogni di bambini e ragazzi che si trovano temporaneamente privi di un ambiente familiare idoneo. Questo sistema, evolutosi nel tempo, si è allontanato radicalmente dai modelli istituzionalizzanti del passato per abbracciare approcci basati sulla centralità della relazione affettiva e sulla tutela del diritto alla crescita in contesti protetti.

Dalla storia alla pedagogia moderna: il superamento dell'orfanotrofio
Per secoli, l’accoglienza dei bambini privi di cure familiari è stata affidata agli orfanotrofi. Nati in epoca medievale per iniziativa delle confraternite religiose, e poi trasformati in istituzioni pubbliche dopo l’Unità d’Italia, questi luoghi garantivano protezione fisica, ma spesso a scapito della dimensione affettiva. A partire dagli anni ’70, però, questo modello istituzionale è stato sempre più criticato da pedagogisti, psicologi e operatori sociali. Studi ed esperienze sul campo hanno dimostrato che quella modalità di vita imposta ai bambini e alle bambine poteva comprometterne lo sviluppo emotivo e relazionale.
Oggi il sistema italiano prevede che i minorenni allontanati dalla propria famiglia siano accolti prioritariamente in famiglie affidatarie e, solo in seconda istanza, in strutture residenziali a carattere familiare, come le case-famiglia. Queste strutture, però, non hanno nulla in comune con i vecchi orfanotrofi, perché si caratterizzano come contesti piccoli, protetti, dove ricostruire, almeno in parte, le sensazioni del vivere a casa.
Definizione e caratteristiche delle strutture residenziali
È necessario tracciare una definizione più chiara e netta di casa famiglia, spesso indicata come comunità di tipo familiare. A differenza delle comunità socioeducative, spesso più grandi e strutturate su turni, le case-famiglia ospitano un numero limitato di minori (in genere 4-6), seguiti da figure adulte di riferimento stabili, con l’obiettivo di ricreare un’atmosfera di tipo domestico, affettivo e protetto.
La casa-famiglia si distingue per l’attenzione alla qualità del quotidiano. Un esempio virtuoso è la comunità "Il Lago di Pane", una struttura residenziale che accoglie minori tra gli 0 ed i 17 anni in stato di abbandono o bisognosi di protezione. La comunità opera con la consapevolezza e il desiderio di un maggior coinvolgimento rispetto alle problematiche riguardanti i bambini e le bambine che temporaneamente sono privi di un ambiente familiare idoneo per una crescita serena ed armoniosa. Situata nelle campagne parmensi di Gainago, Torrile (PR), mette a disposizione cinque camere ad uno o due posti letto, un’ampia sala soggiorno, una cucina per la preparazione del cibo, quattro bagni, uno studio, un locale servizi, una sala da pranzo e una ludoteca dedicata al tempo libero e ai momenti di incontro comunitario.
Similmente, Casa Betania può accogliere sei bambini - più ulteriori due in caso di emergenza d’età compresa tra zero e nove anni - che si trovino in situazioni familiari di fragilità e difficoltà. La casa si prende cura del bambino nel tempo dell’accoglienza offrendogli un’esperienza di vita familiare, di affettività, di intimità, di cure personalissime, curando il progetto educativo individuale di concerto con i servizi sociali e il Tribunale per i Minorenni.
La normativa vigente e il quadro nazionale
Il quadro normativo che regolamenta l’accoglienza dei minori fuori famiglia è incardinato sulla Legge 149/2001, che intervenne in modo profondo sulla Legge 184/1983. Questo testo stabilisce che l’attivazione di una casa-famiglia avvenga su disposizione dei servizi sociali o del Tribunale per i Minorenni, previa autorizzazione regionale o comunale del progetto educativo, della sede e dell’équipe.
Le realtà operative rispettano le regolamentazioni regionali, come nel caso delle case famiglia disciplinate dalla Legge regionale del Lazio N. 41 del 2003 e relative Delibere operative che definiscono i requisiti strutturali e organizzativi integrativi rispetto ai requisiti previsti dall’articolo 11 della L.R. n. 11/2007. L’elenco delle tipologie è vasto e comprende: comunità di tipo familiare, comunità alloggio socio-educativa per minori, gruppi appartamento socio-educativi e comunità di accoglienza per gestanti e madri con bambini.
I numeri del fenomeno in Italia
Ogni giorno, in Italia, migliaia di bambini e ragazzi vivono lontano dalla propria famiglia di origine. Alle spalle, spesso, hanno storie difficili: maltrattamenti e violenza domestica, trascuratezza, incapacità genitoriale, contesti inadeguati alla loro crescita. Davanti, invece, hanno la possibilità di costruire nuove traiettorie di cura in ambienti protetti e accoglienti.
Secondo i dati al 31 dicembre 2023, i Servizi sociali territoriali (ATS) hanno preso in carico 42.002 minorenni (compresi i MSNA, minori stranieri non accompagnati), inserendoli in affidamento familiare o collocandoli in strutture residenziali. Escludendo i bambini stranieri, il conteggio scende a 33.310. Rilevante è il numero dei minorenni che, per almeno cinque notti a settimana, vivono stabilmente fuori dalla propria famiglia: sono 30.936, in lieve aumento (+1%) rispetto all’anno precedente.
A livello territoriale, le regioni con il maggior numero assoluto di minorenni fuori famiglia sono Lombardia, Sicilia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio, Puglia e Campania. Tuttavia, il tasso per residenti offre una prospettiva diversa: a fronte di una media nazionale di 3,5 minorenni fuori famiglia ogni 1.000 residenti tra 0 e 17 anni, spiccano le percentuali fatte registrare dalla Liguria (6,1‰), la Sardegna e la Provincia di Trento (oltre 4‰).
Sostenibilità, partnership e innovazione nel progetto
Il successo delle case famiglia dipende spesso dalla capacità di fare rete. Associazione Fa.T.A. Onlus (Famiglie Temporanea Accoglienza), riconosciuta dalla Regione Lombardia, rappresenta un modello di gestione che va oltre la singola struttura. Fa.T.A. ha ottenuto da privati, in comodato gratuito per 21 anni, una palazzina di quattro piani circondata da un ampio spazio verde: il primo piano è destinato a una comunità di bambini da 10 a 14 anni, il secondo a una di dieci bambini da 0 a 11 anni. Oltre a ciò, gestisce “Il rifugio”, un semiconvitto per minori a rischio di devianza tra i 6 e i 16 anni, per favorirne uno sviluppo sereno verso l’età adulta.
Cosa è e come funziona una casa famiglia
La sostenibilità di tali progetti è resa possibile da collaborazioni strategiche. IKEA, l’azienda svedese di arredo e accessori per la casa, si conferma una grande amica dei bambini. Anche le aziende Gi.pe.tex. s.r.l., IANG (International Advising Network Group s.r.l.) e l’Azienda Perego s.r.l. del Gruppo Dierre hanno contribuito alla realizzazione di progetti come la "Family House". Inoltre, grazie agli avvocati di Linklaters, prenderà vita la Culla Termica all’interno del progetto Family House, una struttura dedicata alla prevenzione dell’abbandono dei bambini italiani. Anche Terna ha sostenuto a più riprese i progetti di Ai.Bi. (Amici dei Bambini), un partner che si distingue per una forte focalizzazione sul tema dei minori e per l’adesione alla “Carta della Donazione” dell’Istituto Italiano per la Donazione.
Oltre il diciottesimo anno: il percorso verso l'autonomia
Non è impossibile che il minore resti in casa-famiglia fino al compimento dei 18 anni. Non a caso, una questione oggi centrale è quella dei care leavers: i giovani che, giunti alla maggiore età, escono dal sistema di tutela. Si stima che siano circa 3.000 ogni anno quelli che si affacciano alla vita autonoma e si ritrovano spesso soli, privi di supporti abitativi, economici o relazionali stabilizzati. Con la Legge 205/2017 è stata avviata la sperimentazione di un sistema di supporto all’autonomia fino ai 21 anni, attraverso tutor, borse di studio, aiuti per affitti e inserimento lavorativo. L’obiettivo di supportare i minori verso una piena e sana autonomia personale e sociale passa attraverso obiettivi specifici che rispettano la globalità e la gradualità di ogni intervento educativo, aiutando i ragazzi a maturare un sano sviluppo socio-affettivo-relazionale e a gestire il proprio vissuto.
Casi particolari: accoglienza per la fragilità estrema
Esistono realtà che rispondono a bisogni ancor più specifici, come il progetto “La Casa di Matteo”. Si tratta di una Comunità Educativa a dimensione familiare nata per accogliere bambini orfani con disabilità medio e gravi, gravi malformazioni, tumori, patologie che necessitano non solo di cure particolari ma soprattutto di un amore familiare. Questo progetto rappresenta una sfida etica e pedagogica importante, poiché spesso i bambini con gravi patologie non rientrano tra i desideri di chi decide di intraprendere la strada dell’adozione, rendendo fondamentale la creazione di presidi di protezione e accompagnamento specifici.
