Radiografie e Diagnostica per Immagini in Gravidanza: Guida Completa alla Sicurezza e alla Salute del Nascituro

Una domanda che tutte le donne in attesa di un bimbo si pongono è quanto siano sicuri farmaci e radiografie durante la gravidanza, preoccupate per gli effetti collaterali che potrebbero avere sul nascituro. In realtà, con gli opportuni accorgimenti e in casi di effettiva necessità, è possibile assumere farmaci ed eseguire esami diagnostici radiografici anche durante i mesi della gestazione. La gestione della salute della madre e del feto richiede un approccio basato su evidenze scientifiche e una stretta collaborazione tra paziente e medico radiologo, il quale gioca un ruolo centrale nel percorso decisionale.

rappresentazione stilizzata di un esame diagnostico in sicurezza durante la gravidanza

Principi Fondamentali della Radioprotezione

Qualsiasi procedura medica che comporti l’esposizione del paziente a radiazioni ionizzanti richiede l’applicazione di due principi fondamentali della radioprotezione: giustificazione e ottimizzazione. Il primo punto, la giustificazione, consiste nel valutare il rapporto rischio/beneficio dell'esame in relazione al quesito diagnostico. Il secondo, l'ottimizzazione, significa condurre l’indagine in modo da ottenere le informazioni necessarie per rispondere al quesito diagnostico con la minima esposizione possibile del paziente.

L’articolo 10 del decreto 187 del 2000 stabilisce che, prima di richiedere un esame radiologico a una donna in età fertile, si deve verificare se è incinta. In caso affermativo, si valuta se l’esame è veramente necessario o se può essere rimandato a dopo la gravidanza, o se sono possibili esami alternativi, come l’ecografia. Se una donna ha la reale necessità di sottoporsi all’accertamento radiologico, è bene che non vi rinunci. La scelta di effettuare o meno una radiografia viene fatta al termine di un percorso decisionale ben delineato, nel quale intervengono vari attori, principalmente il Medico Radiologo.

Rischi, Soglie di Pericolosità e Dose di Radiazioni

Il Comitato Internazionale di Radioprotezione afferma che la soglia di pericolosità durante la gravidanza si raggiunge oltre i 100 milligray (mGy), che è l’unità di misura che indica la dose di radiazione assorbita. Questa dose corrisponde a circa 3-4 TAC o 10-20 radiografie a livello addominale o lombare, che investono direttamente il feto. Se invece la dose di radiazioni alla quale una donna incinta viene esposta è inferiore ai 100 mGy, la probabilità di aborto o di malformazioni resta pari al 3%, che è la percentuale comune a tutta la popolazione di donne gravide.

L’eventuale rischio dovuto alle radiazioni è legato ad una grandezza fisica detta dose: tale valore è, in genere, estremamente basso per il tipo di indagine radiologica. L’eventuale esecuzione di un esame di routine non modificherebbe in modo significativo i rischi associati ad una eventuale gravidanza.

Dose di RadiazioneRischio Stimato
Inferiore a 100 mGyRischio simile a quello di una gravidanza normale (circa 3% di probabilità di aborto o malformazioni)
Superiore a 100 mGyAumento del rischio di aborto o malformazioni

Il Primo Trimestre di Gravidanza: Gestire la Delicatezza

Il periodo più delicato è il primo trimestre di gravidanza, quando si ha l’impianto dell’embrione e la formazione degli organi. In questa fase, l'effetto delle radiazioni può manifestarsi causando direttamente un aborto spontaneo, o non manifestarsi, ed in tal caso la gravidanza prosegue senza problemi. Nelle primissime fasi della gravidanza, vige la legge del "tutto o nulla" che si applica anche in radiobiologia. Per rassicurare le pazienti, possiamo aggiungere che il periodo in cui avverrebbe l’indagine radiologica (primi giorni dal concepimento), si identificherebbe come un periodo di pre-impianto (che si estende dal momento del concepimento a quello dell’impianto), caratterizzato da un numero di cellule molto ridotto.

Se necessario ai fini diagnostici in situazioni acute, è possibile eseguire lastre anche nel primo trimestre, adottando però alcuni accorgimenti come usare una tecnica a cono lungo con opportuni centratori, schermando adeguatamente la tiroide e, ovviamente, l’addome. Tuttavia, occorre precisare che, a volte, l’utilizzo di un dispositivo di protezione individuale (DPI) può impedire la corretta esecuzione dell’indagine, compromettendo la diagnosi e sottoponendo la paziente ad una dose indebita, totalmente inefficace.

PILLOLA DELLA SALUTE - Esami radiologici in gravidanza e allattamento

Radiografie in Aree Lontane dall'Addome

Se la radiografia o la TAC si fa in zone lontane dalla pancia, come una gamba, un braccio o una panoramica ai denti, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi non c’è alcun pericolo. Stesso discorso vale per la mammografia, in cui le radiazioni arrivano solo al seno. In generale, se la radiografia o la TAC interessa aree lontane dall’addome, come una gamba, un braccio, la testa, la dose di radiazioni che raggiunge il feto è davvero trascurabile, quindi il rischio è molto ridotto.

Considera che una radiografia endorale digitale comporta un’esposizione media a livello del seno equivalente a 2 giorni di radiazione di fondo o a un’ora di volo aereo. Se eseguita correttamente, la quantità di radiazioni ionizzanti prodotte durante le procedure radiografiche dentali è così bassa che è improbabile che raggiunga la soglia teratogena. Non c’è alcuna evidenza che radiografie endorali, ortopantomografie o CBCT, tutti esami eseguiti senza mezzo di contrasto, possano alterare in qualche modo il latte materno. ASSO ricorda come sia più dannoso trascurare la propria salute orale.

Risonanza Magnetica in Gravidanza

La risonanza magnetica non emana radiazioni ionizzanti, come i raggi X, ma utilizza campi magnetici (misurati in Tesla). La letteratura scientifica ci dice che non esistono prove di danni al feto. Tuttavia, anche se non vi sono evidenze scientifiche, in via cautelativa si sconsiglia la risonanza nel primo trimestre, perché i campi magnetici potrebbero riscaldare i tessuti e fare aumentare la temperatura del feto oltre la soglia di sicurezza. In ogni caso, il radiologo deve essere sempre informato dello stato di gravidanza della donna.

Radiopelvimetria: Una Procedura Specializzata

La radiopelvimetria è un metodo radiologico che permette di misurare il bacino della donna in gravidanza. È indicata quando sussiste qualche dubbio circa le dimensioni della pelvi, che deve essere abbastanza ampia da permettere il passaggio del bambino, o quando si sospetta un problema osseo (anomalia del rachide, lussazione dell’anca, frattura pregressa del bacino). Viene praticata anche in caso di presentazione podalica del feto o nelle donne che hanno già subito un parto cesareo. La radiopelvimetria consente di determinare se il parto potrà avvenire senza rischi per via naturale o se sarà necessario ricorrere al taglio cesareo.

Viene eseguita il più tardi possibile, durante l’ottavo-nono mese di gestazione, senza preparazione, a vescica vuota. Per evitare un’eccessiva irradiazione del feto, il radiologo realizza soltanto tre radiografie: una con la donna in posizione semiseduta, una in piedi di profilo, la terza in posizione distesa, localizzata sulle spine ischiatiche, su cui si cerca il più possibile di concentrare il fascio di raggi X.

schema del bacino femminile sottoposto a misurazione radiologica

Farmaci e Vaccini: Oltre la Radiologia

È falso sostenere che nessun farmaco possa essere somministrato in gravidanza. Farmaci come l’amoxicillina (non in associazione all’acido clavulanico), il paracetamolo, alcuni anestetici locali come la lidocaina e l’adrenalina non comportano controindicazioni se assunti nelle dosi indicate. Secondo la campagna istituzionale dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sui farmaci in gravidanza, durante i nove mesi d’attesa possono essere assunti tranquillamente i medicinali necessari e prescritti dal medico.

Non tutti i farmaci assunti dalla madre attraversano la placenta e raggiungono il feto con effetti tossici. L’effetto di un farmaco sul feto è determinato in gran parte dall’età del feto stesso al momento dell’esposizione, dalla potenza e dal dosaggio del farmaco. Per quanto riguarda i vaccini, quelli con virus vivi devono essere evitati nelle donne in stato di gravidanza. Il vaccino per la rosolia, ad esempio, può causare un’infezione placentare o fetale subclinica. Tuttavia, nessun difetto nei neonati è stato attribuito al vaccino della rosolia, e alle donne inavvertitamente vaccinate nelle fasi iniziali della gravidanza non deve essere consigliata l’interruzione della gravidanza unicamente sulla base del rischio teorico derivato dal vaccino.

Considerazioni Finali sulla Diagnostica Moderna

Le macchine moderne utilizzano dosi di radiazioni molto basse, non paragonabili a quelle necessarie per creare danni d'organo al feto. Con l’attuale radiologia digitale si riesce a regolare l’apparecchiatura ed ottenere immagini radiologiche perfettamente adeguate alla diagnosi richiesta, con dosi di radiazioni decisamente inferiori rispetto alla tradizionale lastra. È fondamentale che la paziente comunichi un eventuale stato di gravidanza, anche solo sospetto, al personale sanitario.

Il rischio correlato alle radiazioni ionizzanti utilizzate in diagnostica è estremamente basso e i benefici superano di gran lunga i rischi. I danni da radiazioni ionizzanti sono stati infatti dimostrati solo per dosi molto elevate, come l’esposizione della popolazione giapponese alle radiazioni dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Per le radiazioni non ionizzanti invece, a differenza delle radiazioni ionizzanti, ad oggi non si conoscono ancora a fondo tutti gli effetti, ma non esiste evidenza scientifica di una possibile relazione causa-effetto di induzione di tumori.

La radioprotezione in gravidanza è un tema cruciale per garantire la sicurezza del feto durante esami diagnostici radiologici. Le procedure devono essere eseguite in modo da minimizzare la dose di radiazioni senza compromettere la qualità diagnostica. Sebbene la prudenza sia necessaria, l'eccessiva preoccupazione può essere essa stessa un fattore di stress, che è un nemico molto più reale delle poche radiazioni che si potrebbero ricevere in contesti diagnostici controllati.

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