
Il carrubo (Ceratonia siliqua, anche noto come Siliqua cheratonia), uno degli alberi più emblematici e versatili della regione mediterranea, è una specie singolare, utile e poco conosciuta nel panorama delle piante coltivate in Europa, che rappresenta certamente una risorsa per gli agroecosistemi mediterranei. Riconosciuto sia per la qualità del suo legno che per i suoi frutti, apprezzato in gastronomia e nell'alimentazione animale, questo albero è facile da coltivare ed è ideale per chi cerca una specie robusta, di facile manutenzione e di grande valore ecologico.
È una leguminosa ed il genere Ceratonia è estremamente isolato, probabilmente relitto di un gruppo più ampio del quale sopravvivono il carrubo e la Ceratonia oreothauma. Questa specie è perenne, adattata al clima mediterraneo e apprezzata per i suoi frutti: il carruba o carruba, un baccello marrone allungato con polpa dolce e semi duri. Il carrubo è una pianta molto longeva; può arrivare a vivere più di 500 anni. È un albero a crescita lenta, e il suo ciclo di vita può essere particolarmente lungo.
Distribuzione Geografica e Importanza Storica
L'albero del Carrubo è originario dell'area mediterranea. È molto diffuso in Italia meridionale e nelle isole e più al nord viene coltivato sino all'altezza della Toscana. La ripartizione tra i paesi produttori vede il Portogallo in testa, seguito da Italia, Marocco, Turchia. In Italia, la Sicilia è la maggiore produttrice con una diffusione su 5.470 ettari su 5.581 ettari totali (dati Istat 2020). Circa 200mila ettari a livello mondiale sono dedicati alla coltivazione del carrubo, di cui 148mila solo in Europa tra Spagna, Italia, Portogallo e Grecia, che rappresentano circa il 70% della produzione mondiale.
I suoi frutti sono stati storicamente utilizzati come foraggio per gli animali e, in tempi di scarsità, come cibo per le persone. Il frutto, chiamato carruba, è un baccello con la polpa zuccherina che veniva dato ai bambini in passato come sostituto del cacao e soprannominato per questo "cioccolato dei poveri". Luca Iozzia, che ha ereditato 5 ettari di carrubeto in Sicilia, nella zona tra Modica e Scicli, racconta che un tempo il nonno vendeva le carrube per farci l'alcol: "C'era un vero e proprio sistema semi industriale, dai primi del '900 fino agli anni '50, attraverso il quale tutte le carrube venivano vendute e raccolte in magazzini di stoccaggio che pagavano i contadini. Ce n'erano diversi di magazzini, in particolare i più grossi erano a Modica e a Rosolini. Questo è il valore storico che aveva il carrubo." L'importanza del carrubo è diminuita quando sono nate le prime industrie per la sintesi dell'alcol; lo stabilimento di Pozzallo è stato chiuso e i carrubeti hanno cominciato ad essere abbandonati o destinati solo alla produzione di mangime per animali.
Caratteristiche Botaniche
Il carrubo si distingue per le sue foglie sempreverdi di colore verde intenso, divise in foglioline spesse e lucide. Può raggiungere i 5-10 metri di altezza e ha un tronco robusto con corteccia ruvida e grigiastra. Il tronco del Carrubo è caratterizzato da una corteccia liscia di colore castano tendente al rossiccio. I fiori del carrubo sono piccoli, raggruppati in grappoli e privi di petali, quindi spesso passano inosservati. Le piante coltivate sono prevalentemente dioiche cioè piante con soli fiori maschili e altre con soli fiori femminili, sono sempre verdi e possono avere contemporaneamente sia fiori, che frutti e foglie perché la maturazione dei frutti è molto lunga. Se la fioritura avviene a fine estate, la maturazione dei frutti si completa tra agosto e ottobre dell'anno successivo alla fioritura. Questo è un frutto che matura in due anni.
Adattamento Ambientale e Rusticità
Il carrubo è un albero tipicamente mediterraneo. Cresce in climi temperati e caldi, con estati secche, autunni miti e inverni senza forti gelate. Preferisce le altitudini meno di 500 metri sul livello del mare e prospera al meglio entro i 40 km dalla costa, dove l'influenza marittima mitiga le temperature estreme. Il carrubo è una delle specie più adattate alla coltivazione in zone aride e tollera siccità prolungate anche con precipitazioni inferiori a 400 mm all'anno. Fisiologicamente siamo di fronte ad una specie caratterizzata da meccanismi di adattamento a condizioni di stress idrico. Questi adattamenti contribuiscono alla fama di pianta rustica di cui gode, derivante anche da un apparato radicale possente e capace di colonizzare il suolo sia in profondità che in volume. La sua rusticità lo rende una specie facilmente adattabile e resiliente. Oltre ad avere un apparato radicale molto sviluppato, il carrubo possiede altre caratteristiche morfologiche che gli consentono di resistere a fenomeni di siccità estremi.
Per quanto riguarda i terreni, il carrubo è straordinariamente resistente e può crescere in terreni calcarei, argillosi, sabbiosi o sassosi. Tuttavia, prospera al meglio in terreni calcarei di medio impasto, ben aerati e ben drenati. La crescita della pianta può essere rallentata da ambienti urbani inquinati. Non ha bisogno di tante cure perché è una pianta estremamente rustica. Il carrubo ha il vantaggio di riuscire a sopravvivere anche a lunghi periodi con ridotte disponibilità idriche. Inoltre, non ha bisogno di molte cure colturali e cresce bene in terreni aridi e poveri, anche con molto calcare e sassi. La pianta carrube è una pianta resistente e può essere coltivata in una varietà di condizioni climatiche. È una pianta che può essere coltivata in una varietà di terreni, ma è meglio coltivarla in un terreno ben drenato. Le carrube crescono meglio in climi caldi e asciutti con temperature medie comprese tra i 18 ei 25 °C. Le carrube crescono meglio in terreni ben drenati con un pH compreso tra 5,5 e 7,5. In quanto membro della famiglia delle leguminose, fissa l'azoto atmosferico grazie ai batteri simbiontici presenti nelle sue radici, che le permettono di prosperare anche in terreni poveri.

Propagazione del Carrubo
La propagazione del carrubo può avvenire con diverse modalità, ma risulta assente una filiera vivaistica che fornisca piante innestate. La moltiplicazione della pianta avviene attraverso i semi. La propagazione agamica, tramite innesto di marze su portinnesti da seme o su piante spontanee, ha diffuso le cultivar selezionate.
Semina da Seme
La semina del carrubo è un processo relativamente semplice, ma richiede attenzione a determinate fasi per garantire il successo della germinazione. Si dice che il carrubo sia di germinazione abbastanza facile ma di crescita lenta.
SEMINA del CARRUBO
Preparazione dei Semi
Data la durezza del guscio esterno (tegumento) dei semi duri tipo carrubo, è consigliabile effettuare una scarificazione per facilitare l'assorbimento dell'acqua e la germinazione. Più che tagliare (si potrebbe eliminare il germe per sbaglio), si può incrinare il tegumento con una martellata ben assestata o assottigliarlo con carta smeriglio. L'operazione di assottigliare il tegumento con carta smeriglio può essere paragonata a quella complicatissima sui piccolissimi semi di cappero inermis. Alcuni hanno provato a scheggiare una piccola parte del seme con una cesoia per potature o un coltello, prestando attenzione a non danneggiare l'ilo (la cicatrice posteriore al centro dei due avvallamenti). È fondamentale che il seme non sia del tutto coperto.
Dopo la scarificazione, i semi vanno messi a bagno per 1 o 2 giorni (o anche 7-10 giorni) in acqua tiepida, cambiandola ogni 1-2 giorni per prevenire la crescita di funghi. Questo processo di ammollo favorisce la reidratazione del seme.
Periodo di Semina
La semina deve avvenire in autunno, utilizzando preferibilmente i semi più giovani e freschi. I semi possono essere messi a dimora nel periodo autunnale (settembre-ottobre) affinché vengano sottoposti allo svernamento. In questo modo, la stratificazione avverrà naturalmente. A primavera, con i primi caldi, se tutto è andato bene in teoria si dovrebbe vedere qualcosa.
Tecnica di Semina
Per la semina, si può utilizzare un vaso di coccio (anche rettangolare a vaschetta) o un semenzaio (multi contenitori di polistirolo). È consigliabile un terriccio apposito da semina, magari contenente una percentuale di sabbia, per migliorare il drenaggio. Si può anche utilizzare un substrato universale mescolato con perlite. Mettere a dimora i semi stratificandoli, assicurandosi che non siano del tutto coperti dal terreno.
Mantenere umido il terriccio, irrigando con qualche goccia d'acqua molto frequentemente. Il terreno non deve mai essere eccessivamente secco né mai zuppo. Conservare il semenzaio in un luogo caldo, luminoso e ben ventilato, evitando la luce solare diretta per evitare che il substrato si secchi.
Quando i germogli superano i 10 cm, trapiantarli in vasi singoli ben drenati. Quando la piantina raggiunge circa 20-25 cm di altezza e ha un apparato radicale ben sviluppato, si può spostarla nella sua posizione definitiva nel terreno all'esterno. Fare una buca di almeno 40x40 cm, aggiungere concime organico (8-10 kg di letame maturo o compost) e posizionare la piantina in verticale e dritta, coprendo bene le radici e compattando delicatamente il substrato.
Altre Metodologie di Propagazione
Accanto alla semina, esistono altre tecniche di propagazione:
- Talee: In primavera o in estate, tagliare segmenti di giovani rami semi-legnosi lunghi circa 15-20 cm, eliminare le foglie inferiori e immergere la base in ormone radicante. Piantarli in un terreno sabbioso, mantenerlo umido e proteggerlo dalla luce solare diretta. Sembra più semplice la riproduzione per talea nella specie chinensis.
- Stratificato: Per gli alberi maturi, scegliere un ramo basso e flessibile, piegarlo verso il terreno e interrarlo parzialmente, lasciando la punta esposta. Fissare il ramo con una pietra o un filo di ferro e attendere che radica (potrebbero volerci diversi mesi). Una volta radicato, separare il ramo e rinvasare il nuovo esemplare.
Cura e Manutenzione del Carrubo
Il carrubo è una specie a bassa manutenzione. Raramente soffre di gravi problemi se vengono rispettate le sue esigenze di base: sole, terreno ben drenato e assenza di ristagni idrici. Dopo poco tempo dalla semina si possono vedere germogliare i primi semi. Una volta che le piantine sono nate è opportuno trasferirle in vaso e curarle per i successivi 4 anni.

Irrigazione
L'irrigazione deve essere sempre moderata, poiché l'eccessiva umidità del terreno favorisce le malattie fungine delle radici. La pianta ha bisogno di una quantità moderata di acqua, ma non troppa. La pianta carrube ha bisogno di una buona irrigazione durante la stagione calda. Non è richiesta molta gestione della coltivazione, per esempio non c'è bisogno di somministrare acqua, quindi i carrubeti sono tutti gestiti in aridocoltura.
Concimazione
Si consiglia di applicare del terriccio ben decomposto sul fondo della buca di impianto e all'inizio di ogni ciclo di germinazione (primavera ed estate). Per le concimazioni successive può andare bene dello stallatico pellettato (concime maturo). Utili a restituire vigore alla pianta sono i concimi granulari a lento rilascio e i concimi organici ben maturi. La pianta carrube ha bisogno di una buona concimazione per crescere in modo sano e forte. Si consiglia di utilizzare un fertilizzante ricco di azoto, fosforo e potassio.
Potatura
La potatura annuale di formazione è importante per mantenere la pianta sana e produttiva. Al termine della stagione di fruttificazione, eseguire una leggera potatura per rimuovere i rami secchi, disallineati, incrociati o danneggiati. Rimuovere rami spessi 5-7 centimetri e lunghi meno di 30 centimetri, e quelli morti o indesiderati. La forma dell'albero dovrebbe essere a vaso aperto o sferico. "Il principio di base per la potatura del carrubo è l'equilibrio della chioma", spiega Luca Iozzia, "perché il tronco tende a svuotarsi e in annate cariche e giornate di vento i rami si possono spezzare."

Malattie e Parassiti
Il carrubo è un albero resistente ma può occasionalmente essere colpito da bruchi trivellatori (come Zeuzera pyrina) o da funghi delle radici in terreni eccessivamente umidi. Tra gli insetti dannosi si ricorda il coleottero Xylosandrus compactus, originario dell'Asia e introdotto in Sicilia nel 2011. Questo scolitide ha rappresentato una vera emergenza nel ragusano. "Di solito è difficile vedere un carrubo morto o secco ma in quegli anni effettivamente si vedevano (2018-2019). Si potevano vedere i rami spogli e questa specie di canale dentro il tronco. Oggi se andiamo nei campi l'insetto c'è, si nota sugli alberi però questi non soffrono più come prima. Si era pensato di trovare delle sostanze attive contro il coleottero ma non c'è stato nemmeno il tempo di finire l'iter per un eventuale prodotto fitosanitario che la pianta si era adattata." Il carrubo soffre quando lo si pota pesantemente perché ci mette anni a rifare la sua chioma. Non ha bisogno di un controllo convenzionale.
Produzione e Mercato
Il carrubo è improduttivo per i primi 10 anni di vita, dopo di che la pianta comincia a produrre gradualmente sempre di più e può raggiungere anche i 200 chili di produzione. L'innesto può anticipare l'inizio della produzione a 5-6 anni. Il carrubo può rappresentare una risorsa per gli agroecosistemi mediterranei. Per contenere il fenomeno si usano marcatori molecolari utili non solo all'identificazione varietale (fingerprinting), ma anche a studi di filogenesi, costruzione mappe genetiche, tracciabilità del prodotto. L'Università di Catania ha cominciato a caratterizzare la biodiversità esistente sia coltivata sia proveniente da popolazioni spontanee.
Oggi il principale interesse è rivolto alla farina da semi (locust bean gum, LBG) usata come addensante, emulsionante, stabilizzante e gelificante naturale nell’industria alimentare. Particolarmente interessante perché priva di glutine e per questo considerata tra i functional food. Nella polpa è presente un elevato quantitativo di zuccheri e anche nel frutto immaturo sono presenti catechine e gallotannini a cui è riconosciuto un valore nutraceutico. Le farine ottenute da questo frutto possono essere impiegate per produrre dolci come biscotti e torte. E si pensi che un tempo la farina di carruba veniva impiegata come surrogato del cacao. Questi frutti non solo rappresentano un ottimo ingrediente per la cucina, ma possiedono anche notevoli qualità benefiche.
Luca Iozzia sta lavorando sulla ricetta di due creme spalmabili fatte con solo due ingredienti: carrubo e mandorlo, e carrubo e sesamo, senza conservanti e vegane. "Il carrubo ha una memoria, nel senso che se parli con qualcuno che ha più di 50-60 anni e ha passato l'infanzia nel dopoguerra si ricorda del carrubo perché è stato il sostituto del cioccolato. Dopo c'è anche il lato enogastronomico e turistico." Un altro prodotto legato alla coltivazione del carrubo, su cui Luca vuole lavorare, è il fungo del carrubo, Laetiporus sulphureus. Purtroppo non è coltivabile, almeno per ora, perché da solo non può crescere ed è in sinergia non solo con il carrubo ma anche con tutte le altre condizioni ambientali.
I limiti legati alla sua coltivazione riguardano principalmente la situazione del mercato e dei prezzi. Questi ultimi, infatti, tendono ad essere ciclici con lunghi divari e picchi elevati. Ciò rende il mercato instabile e produce un effetto negativo sulla domanda. Luca Iozzia racconta la sua esperienza: "La situazione dei prezzi è un mistero perché ci sono delle oscillazioni pazzesche. Quando ho iniziato con l'azienda, il prezzo delle carrube era intorno ai 25-30 centesimi al chilo, subito dopo c'è stato un anno in cui il prezzo è salito a 2-3 euro al chilo (2-3 anni fa) e l'anno scorso è sceso di nuovo a 50 centesimi."

Cultivar e Biodiversità
Secoli di coltivazione hanno dato origine a numerose cultivar locali che differiscono per tratti di interesse agronomico. Nelle diverse aree di coltivazione esistono varietà di origine incerta che rappresentano il germoplasma locale di ciascuna area. In Sicilia le cultivar diffuse sono: Latinissima (conosciuta anche come Giubiliana, Cipriana, Masculina), Racemosa (nota anche come Moresca, Carruba spada, Sciabulara), Saccarata (Latina, Fimminedda, Milara), Falcata (Fauciara, Francisa), Pasta, Ermafrodita Sangimignana, Ermafrodita Tantillo. Per le scelte in fase di impianto devono prevedere la presenza di piante impollinatrici (es. ermafrodite) nella misura del 10 - 20% e di pronubi. Per poter effettuare la raccolta meccanizzata bisogna considerare l'altezza delle branche e la distanza tra le piante.
Il Carrubo e i Cambiamenti Climatici
Il carrubo potrebbe essere considerato un'arma contro i cambiamenti climatici: resiste alla siccità e la sua rusticità lo rende una specie facilmente adattabile e resiliente. Il carrubo potrebbe anche essere coltivato in associazione con altre piante in una visione agroecologica e di agroforestazione. Gli alberi sono utili anche come frangivento e imboschimento: la loro chioma è molto espansa e può raggiungere anche i 10 metri di altezza; il bestiame può brucare sulle foglie e il legno è adatto come combustibile. Come parte di colture miste o siepi, favorisce il riciclo naturale dei nutrienti, aumenta la ritenzione idrica e facilita il ripristino dei terreni degradati. Il carrubo è una scelta magnifica per chi cerca un albero resistente, produttivo ed ecologico per il proprio giardino o la propria fattoria.
