Carolina De Stefano: analizzare le radici storiche e il potere nella Russia contemporanea

La figura di Carolina De Stefano emerge oggi come una delle voci più autorevoli e lucide nel panorama accademico italiano per quanto concerne la comprensione delle dinamiche politiche, storiche e sociali della Russia. Docente presso l’Università Luiss Guido Carli e profonda conoscitrice dello spazio post-sovietico, la sua attività di ricerca e divulgazione offre strumenti critici necessari per decifrare l’evoluzione di uno Stato che, nel corso dei secoli, ha mantenuto caratteristiche di estrema centralizzazione e una peculiare, talvolta complessa, relazione tra il potere e il corpo sociale.

Ritratto accademico di Carolina De Stefano che analizza mappe storiche della Russia

Il percorso accademico e la specializzazione

Il profilo di Carolina De Stefano è il frutto di un rigoroso percorso di formazione internazionale. Dopo la laurea con lode in Relazioni Internazionali presso la Luiss, ha consolidato il suo interesse per il Caucaso e la Russia collaborando con l'ISPI di Milano. Il suo approfondimento metodologico è proseguito con il dottorato di ricerca conseguito presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, completato con una tesi di ricerca condotta sul campo presso la Higher School of Economics (HSE) di Mosca. Tale esperienza le ha permesso di analizzare in prima persona le pieghe del crollo dell'Unione Sovietica e le problematiche legate ai conflitti interetnici.

La sua carriera è costellata da esperienze di ricerca di alto profilo, tra cui soggiorni presso la Hoover Institution di Stanford e l’Institute for European, Russian and Eurasian Studies (IERES) della George Washington University. Dal 2014, la De Stefano collabora con l’Atlante Geopolitico Treccani per la sezione dedicata allo spazio ex-sovietico, ricoprendo un ruolo di rilievo nel comitato scientifico. La sua analisi si estende inoltre al grande pubblico attraverso il giornalismo di approfondimento, con collaborazioni editoriali per Huffington Post Italia e Il Sole 24 Ore, oltre a un impegno pluriennale come analista per Oxford Analytica.

La struttura del potere: il pensiero di De Stefano

Nel suo saggio "Storia del potere in Russia. Dagli Zar a Putin", Carolina De Stefano delinea un’analisi che trascende la mera cronaca politica, cercando di individuare le linee di continuità che legano le antiche strutture statuali russe alla contemporaneità. La tesi centrale non punta il dito esclusivamente verso le singole figure carismatiche, quanto piuttosto verso la "speciale e asimmetrica relazione" che il popolo russo ha instaurato con la propria forma statuale nel corso di un millennio.

Secondo l'autrice, il potere in Russia non va letto come un’entità astratta, bensì come un sistema tentacolare, composto da piccoli funzionari, burocrazia pervasiva, tasse e doveri civici che definiscono il perimetro d'azione del cittadino. In questo senso, la continuità storica che parte dal XV secolo - epoca in cui si è formata la dimensione imperiale dello Stato moderno - risulta determinante. La studiosa rifiuta la tesi di una Russia "asiatica", preferendo inquadrare il Paese all'interno del perimetro culturale europeo, pur sottolineando come la rivendicazione di un'eccezionalità russa sia stata una costante alimentata tanto dalle élite locali quanto dalle percezioni occidentali.

Schema concettuale rappresentante la continuità del potere in Russia dal XV secolo ad oggi

La questione dell'Ucraina e la rottura degli equilibri

Un tema centrale nell'analisi della De Stefano è il rapporto tra la Russia e gli Stati nati dalla disintegrazione dell'URSS. L’autrice evidenzia come, paradossalmente, la Russia abbia avuto in Boris El’cin un presidente che contribuì attivamente alla fine dell’Unione Sovietica, riconoscendo de facto l’indipendenza delle repubbliche. La tensione odierna nasce, in parte, dall'incapacità di una parte dell'élite dominante, annidata nei gangli del Ministero degli Affari Esteri russo, di relazionarsi con tali Stati se non in un'ottica di subordinazione imperiale.

L’invasione dell’Ucraina viene letta da De Stefano come un atto antistorico, che ignora i dati di fatto consolidatisi dopo il 1991. Esiste, secondo l'analisi della docente, una pericolosa tendenza a reinterpretare l'intera storia russa come un percorso ineluttabile verso il putinismo. Questo tipo di lettura rischia di giustificare l'aggressività esterna di Mosca come una necessità di affermazione imperiale volta a colmare fallimenti interni.

Il "doppio Putin" e il futuro della Russia

La studiosa analizza con occhio clinico il contrasto tra il plebiscito elettorale che consacra Vladimir Putin "uomo solo al comando" e la realtà di un Paese che vive una fase di isolamento crescente. Il "doppio Putin" emerge tra l'immagine dell'autocrate intoccabile e la vulnerabilità dello Stato di fronte ad eventi che non riesce a prevenire.

Guardando al futuro, Carolina De Stefano ipotizza uno scenario che potrebbe essere definito di "Stato d'assedio". Questo scenario si caratterizza per:

  • Un arretramento tecnologico rispetto ai decenni precedenti.
  • Una dipendenza economica sempre più sbilanciata verso la Cina, priva tuttavia di una reale fusione culturale.
  • La riaffermazione di una retorica imperiale utilizzata come scudo per mascherare le difficoltà sociali ed economiche interne.

Il carattere del popolo russo, descritto dall'autrice come capace di un'estrema generosità e di un'accoglienza disinteressata, sembra entrare in rotta di collisione con la rigidità di un sistema politico che tende a marginalizzare chiunque non si conformi alla linea ufficiale. Il confronto con l'Europa rimane una ferita aperta: nonostante la Russia sia culturalmente legata al Vecchio Continente, la direzione intrapresa dal Cremlino sembra puntare verso un allontanamento sistematico.

L'identità tra territorio e istituzioni

Nella riflessione di Carolina De Stefano, la Russia non è definibile solo attraverso le biografie dei suoi sovrani (da Ivan III a Pietro il Grande, fino a Stalin e Putin). Piuttosto, è definibile attraverso lo spirito delle sue istituzioni. La "parentesi mongola", pur storicamente significativa, non ha eradicato le basi statali russe, che affondano le radici in una tradizione di gestione del territorio vasto e multiculturale.

Il concetto di potere in Russia appare dunque come una struttura fluida ma coercitiva, dove le "eminenze grigie" - quelle figure che spesso lavorano dietro le quinte, agendo talvolta in modo più radicale dei leader stessi - svolgono un ruolo fondamentale nell'evoluzione del sistema. Per comprendere la Russia di domani, suggerisce la De Stefano, è necessario smettere di guardare solo alle decisioni dei leader e iniziare a osservare la relazione atavica tra il cittadino e la burocrazia, tra l'idea di impero e la realtà di un popolo che, pur cercando costantemente una definizione di sé, si trova spesso intrappolato nelle asimmetrie del proprio Stato.

La capacità di Carolina De Stefano di unire rigore storico e attualità geopolitica fornisce al lettore gli strumenti per non cadere in semplificazioni, sia quando si parla di "invasioni ineluttabili", sia quando si tenta di comprendere il senso profondo del legame tra una nazione e il suo governo. Il suo lavoro resta un pilastro fondamentale per chiunque cerchi di andare oltre la superficie degli eventi, esplorando le dinamiche profonde di una terra che, da secoli, sfida le definizioni della storiografia tradizionale.

tags: #carolina #de #stefano #data #di #nascita