Il Carnevale è una delle feste più vivaci e amate in tutto il mondo, caratterizzata da feste in maschera, sfilate, balli e abbondanti banchetti. Ma quali sono le origini del Carnevale? Questa celebrazione affonda le sue radici in tempi antichissimi e ha attraversato i secoli trasformandosi in una tradizione che unisce cultura, religione e divertimento. Il Carnevale è una festa legata al mondo cattolico e cristiano, ma le sue origini vanno ricercate in epoche molto più remote, quando la religione dominante era quella pagana.

Radici Profonde: Il Carnevale nel Mondo Antico e Pagano
Le origini del Carnevale risalgono alle antiche civiltà, in particolare a quella egizia, greca e romana. Molteplici studi dimostrano che il desiderio e la gioia di esplorare stimolano nei bambini e nei ragazzi l’apprendimento, attivando il pensiero critico. Il motore principale di questo processo è la curiosità; essa induce a porre domande, a ricercare significati. Ecco che esplorare l’origine dei termini, suscita interesse nei confronti del linguaggio e di questi straordinari strumenti che sono le parole. Si tratta infatti di un’attività che stimola processi associativi grazie all’accostamento graduale di elementi storici e linguistici.
Già nell'antico Egitto si svolgevano festività in onore della dea Iside, in cui le persone si travestivano e danzavano lungo il Nilo. Secondo numerose fonti, tra cui Apuleio, il "travestimento" deve essere fatto risalire a una festa in onore della dea egizia Iside, durante la quale erano presenti numerosi gruppi mascherati. Lo scrittore Lucio Apuleio nel romanzo Lucio o l'asino (libro XI) attesta che nel mondo antico romano la festa in onore della dea egizia Iside, importata anche nell'Impero romano, comportava la presenza di gruppi mascherati. Queste celebrazioni avevano lo scopo di onorare il ciclo della natura e il rinnovamento della vita. L'origine della tradizione dei carri allegorici si fa invece risalire a feste di tradizione greca come le antesterie e anche di tradizione babilonese. Nelle antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale. In Babilonia poco dopo l'equinozio primaverile veniva riattualizzato il processo originario di fondazione del cosmo, descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat che si concludeva con la vittoria del primo. Nel corteo c'era anche una nave a ruote su cui il dio Luna e il dio Sole percorrevano la grande via della festa - simbolo della parte superiore dello Zodiaco - verso il santuario di Babilonia, simbolo della terra. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell'ordine sociale e morale.
I Greci, invece, celebravano feste in onore di Dioniso, il dio del vino e del piacere. Durante queste festività, chiamate Dionisie, si indossavano maschere e si dava libero sfogo alla gioia collettiva, sovvertendo le convenzioni sociali. Possiamo riconoscere i caratteri del Carnevale nelle antiche feste “dionisiache” greche dedicate a Dioniso.
Nell'antica Roma, i Saturnali erano celebrazioni in onore di Saturno, caratterizzate da banchetti, travestimenti e dall'inversione dei ruoli sociali: i padroni servivano gli schiavi e si abbandonavano a festeggiamenti senza freni. Erano giorni in cui si annullavano le gerarchie e si assisteva al rovesciamento dell'ordine costituito lasciando spazio a scherzi e mascheramenti che simboleggiavano la supremazia del caos sull’ordine come rinnovamento simbolico della società. Queste feste furono poi assimilate nelle tradizioni cristiane, dando origine al Carnevale come lo conosciamo oggi. I caratteri della celebrazione del carnevale hanno origini in festività molto antiche, come per esempio le Dionisie greche e i Saturnali romani, durante le quali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. In queste giornate di feste si sperimentava lo scioglimento degli obblighi sociali, gli schiavi divenivano padroni e quest’ultimi li servivano, ci si dava alla pazza gioia con grandi banchetti senza farsi mancare nulla neppure riti orgiastici in totale libertà e dissolutezza. Il ciclo considerato era quello dell’anno solare e, il solstizio d’inverno, così come i saturnali romani rappresentavano il rinnovamento determinato dal nuovo anno.
In un papiro è detto che "Dio rise e nacquero i sette dei che governano il mondo. Al primo scoppio di risa apparve la luce. Scoppiò a ridere la seconda volta e apparvero le acque, con successive risate vennero al mondo Hermes, il Destino e Psiche". Nei miti dei misteri eleusini, la grande cerimonia religiosa della Grecia antica in onore di Demetra, la dea, che ha perduto la figlia Core, non ride più e tutto il mondo rischia la morte: non nascono né fiori, né piante, né animali, né umani. Durante il Carnevale si festeggiava la fecondità della terra, che, dopo il risveglio dal sonno invernale, doveva nutrire gli animali e gli esseri umani. Grande valore avevano i riti di fecondità e il riso. Al riso, infatti, si attribuiva il potere di sconfiggere la morte e il lutto e già tradizioni antichissime lo collegano alla fertilità della natura e degli uomini.

L'Etimologia del Termine "Carnevale" e i Suoi Significati
Il significato del nome "Carnevale" è un punto cruciale per comprendere la sua essenza. Esistono diverse ipotesi riguardanti l’origine del nome Carnevale. L’etimologia della parola "Carnevale" è legata alla tradizione cristiana. Il termine deriva dal latino "carnem levare", che significa "eliminare la carne", in riferimento al periodo di astinenza che iniziava con la Quaresima. Questa è la più accreditata interpretazione e indica il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Infatti in siciliano questa ricorrenza è detta Carnalivari/Carnaluvari, cioè "levare/togliere la carne". Il Carnevale è una festa che ha origine dalla tradizione cattolica, e in particolare è legato al calendario della Quaresima e quindi della Pasqua. La parola Carnevale, usata a partire dal XIII secolo, infatti proviene dal latino "carnem levare", cioè eliminare la carne, e si riferisce al fatto che durante la Quaresima si osservavano l'astinenza dalle carni e il digiuno. Questo spiega il motivo per cui il Carnevale fosse l'ultima occasione per festeggiare e concedersi piaceri gastronomici prima del periodo di penitenza.
In alternativa si è ipotizzato che il termine possa invece aver tratto origine dall'espressione latina carne levamen (avente l'analogo significato di "eliminazione della carne"), oppure dalla parola carnualia ("giochi campagnoli").
Un'altra affascinante teoria, proposta dal linguista Mario Alinei, invita a fare un passo indietro, precisamente al rito del Navigium Isidis. Le origini del nome Carnevale sarebbero da ricondurre al carrus navalis, ossia il carro della dea Iside, portata in processione come patrona dei navigatori su un battello a ruote, tra le danze e i canti della popolazione. Questa teoria è supportata dal fatto che i più famosi Carnevali, con i loro "carri navali" allegorici, si festeggiano, o si festeggiavano, in città sul mare, come Viareggio, Venezia e Rio de Janeiro, o su grandi fiumi, come Colonia e Basilea sul Reno, e Roma sul Tevere. Il culto isiaco si teneva nelle città marittime e fluviali il 5 marzo (navigium Isidis) quando si riapriva la navigazione. Nel periodo delle origini del Cristianesimo la festa, che aveva ancora il nome di Navigium Isidis, aveva conosciuto l'opposizione delle prime autorità cristiane. Questa opposizione aveva fatto sì che in Italia la festa cessasse ufficialmente di essere celebrata nel 416, per continuare però a livello popolare con il nome di Carnevale.
Secondo l'antropologia, la parola carnevale deriverebbe dal latino carnal vale ("carnale addio"), derivazione che si può ipotizzare tenendo conto delle numerose leggende dello ius primae noctis e al periodo carnevalesco. Tutte le leggende prevedono l'uccisione, ossia la fine, di colui che ha il potere di dare con un atto carnale la nuova vita.
È fin qui evidente come l’etimo del nome Carnevale rappresenti solo l’inizio di uno sfaccettato percorso all’interno della dimensione storico-sociale di questa ricorrenza. E la radice comune è costituita da un complesso di forme simboliche concrete che hanno alla base ancora una volta il linguaggio, sotto forma di canzoni e filastrocche. Le parole rappresentano pertanto una forma di espressione diretta della tradizione di un popolo.
Il Carnevale nel Contesto Cristiano: Da Festa Pagana a Pre-Quaresimale
Con l'avvento del Cristianesimo, il Carnevale si trasformò in una festa legata al calendario liturgico. Nel Medioevo, divenne il momento di festa che precedeva la Quaresima, il periodo di 40 giorni di digiuno e penitenza prima della Pasqua. La tradizione popolare fissa l'inizio del periodo carnevalesco immediatamente dopo la solennità del Natale, cioè il 26 dicembre giorno di santo Stefano; tuttavia nella maggioranza delle tradizioni contadine in Italia il primo giorno di Carnevale viene celebrato il 17 gennaio festa di sant'Antonio Abate. Durante il Carnevale, le persone si concedevano abbondanti pasti e festeggiamenti prima dell'inizio delle restrizioni quaresimali. Il Carnevale, simbolo di libertà e divertimento, follia e antichità, è la festa che più di tutte si sposa con Napoli, e lunga è la tradizione che lo lega ad essa.
La festività è una ricorrenza in uso nei paesi cattolici che non prevede una data fissa ma variabile, visto che è una festività collegata alla Pasqua, almeno così era alle origini del Carnevale, quando le festività religiose erano meno “commerciali” e globalizzate rispetto ad oggi. La fine del Carnevale coincide invece con il martedì grasso, il giorno che precede il mercoledì delle ceneri che segna l'inizio della Quaresima. Questo salvo qualche eccezione, in primis il Carnevale Ambrosiano di Milano che invece dura qualche giorno in più per terminare il sabato grasso. Dove si osserva il rito ambrosiano, nell'Arcidiocesi di Milano, la Quaresima inizia di domenica.
Tradizionalmente in Italia, si festeggia dal giorno successivo all’Epifania al martedì che precede il mercoledì delle ceneri che dà inizio al periodo di Quaresima. Il culmine del periodo carnevalesco va dal giovedì precedente detto giovedì grasso al martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. I festeggiamenti maggiori avvengono il giovedì grasso e il martedì grasso, ossia l'ultimo giovedì e l'ultimo martedì prima dell'inizio della Quaresima. Questo periodo, essendo collegato con la Pasqua (festa mobile), non ha ricorrenza annuale fissa ma variabile.
Di Buon Mattino (TV2000) - Cosa c’entra il Carnevale con la Quaresima?
Quando si festeggia? La data mobile del Carnevale
Il Carnevale non ha una data fissa, poiché la sua celebrazione dipende dalla Pasqua, che varia ogni anno. Il Carnevale è una festa mobile che prevede parate caratterizzate da elementi giocosi e fantasiosi in cui l’elemento distintivo e caratterizzante è l’uso del mascheramento dei partecipanti. Le date del Carnevale variano tutti gli anni così come la data della Pasqua.I festeggiamenti iniziano ufficialmente con il Giovedì grasso, una giornata dedicata alla gioia e agli eccessi culinari. La Domenica di Carnevale rappresenta il culmine della festa, spesso caratterizzata da sfilate spettacolari di carri allegorici e celebrazioni pubbliche. Il momento di massimo splendore arriva con il Martedì grasso, l'ultimo giorno di festeggiamenti prima dell'inizio della Quaresima. Questo periodo di allegria si chiude con il Mercoledì delle Ceneri, che segna ufficialmente l'inizio del tempo di riflessione e di digiuno per i cristiani, in preparazione alla Pasqua.
In realtà la Pasqua cattolica può cadere dal 22 marzo al 25 aprile e intercorrono 46 giorni tra il Mercoledì delle ceneri e Pasqua. Ne deriva che in anni non bisestili martedì grasso cade dal 3 febbraio al 9 marzo. Un'altra data speciale è quella del "giovedì di metà Quaresima". In questo giorno tradizionalmente è concesso festeggiare nuovamente una specie di Carnevale, spezzando così il lungo periodo della penitenza quaresimale. Un particolare gesto è quello di bruciare "La vecchia" (un fantoccio fatto di paglia e stracci che rappresenta l'inverno, il digiuno e l'anno vecchio) oppure di segarla a metà.
Per la Chiesa Cattolica il significato del Carnevale era quello di cercare occasioni per riflettere e ricongiungersi a Dio sebbene, come per altre festività cattoliche, le origini del Carnevale sono molto più antiche e risalgono al periodo pre-cristiano e quindi pagano. Nel Medioevo infatti, la Chiesa Cattolica vietava o quantomeno non vedeva di buon occhio gli eccessi del carnevale delle epoche antiche perché erano propri di un mondo, quello pagano, che si voleva superare. Le feste popolari di tradizione pagana di solito nella storia sono state regolamentate dalla Chiesa, che le ha spesso assimilate e convertite in feste cristiane.

Tradizioni, Simbolismo e il Ruolo della Maschera
Il Carnevale è una festa ricca di tradizioni che si sono tramandate nel tempo, mantenendo viva la sua essenza di allegria e trasgressione. Durante queste festività era lecito lasciarsi andare, liberarsi da obblighi e impegni, per dedicarsi allo scherzo e al gioco. Il Carnevale, abbiamo detto, ha come scopo principale quello di sciogliere temporaneamente un gruppo sociale dagli obblighi che lo incatenano al proprio ruolo.
Tra le usanze più iconiche troviamo il travestimento con maschere e costumi, che permette di giocare con l’identità e abbattere temporaneamente le convenzioni sociali. Durante queste festività, mascherarsi rendeva irriconoscibili il ricco e il povero, e scomparivano così le differenze sociali. In generale però lo spirito della festa è quello di livellare l'ordine delle cose, ribaltare la realtà con la fantasia e travestirsi da ciò che non si è. Costumi e maschere consentono alle persone di mettere da parte la loro individualità quotidiana e sperimentare un accresciuto senso di unità sociale.
Ma c'è anche un altro ruolo attribuito alla maschera: quella di "volto" per le presenze infere che abitano il regno dei vivi in questo mondo rovesciato. Il Carnevale riconduce a una dimensione metafisica che riguarda l'uomo e il suo destino. In primavera, quando la terra comincia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli inferi e la terra abitata dai vivi (anche Arlecchino ha una chiara origine infera). Queste forze soprannaturali creano un nuovo regno della fecondità della Terra e giungono a fraternizzare allegramente tra i viventi. Le maschere che incarnano gli antenati, le anime dei morti che visitano cerimonialmente i vivi, sono anche il segno che le frontiere sono state annientate e sostituite in seguito alla confusione di tutte le modalità. In questo intervallo paradossale fra due tempi, diventa possibile la comunicazione tra vivi e morti, cioè fra forme realizzate e il preformale, il larvale. Il carattere infernale e diabolico delle maschere è riconoscibile in particolare in certe maschere come il già citato Arlecchino (maschera policroma e fiammante vestito a losanghe policrome), Pulcinella (volto metà bianco e metà nero e camice bianco), Zanni (tunica e calzoni bicolori). Le maschere sono sempre presenti in ogni cultura: nascono come maschere degli antenati e dei defunti in ricordo dei riti per i Mani. Poi vi sono le maschere animali, come quelle dei lupi o delle capre, e infine le maschere umane, che permettono di invertire i ruoli maschio e femmina, ricchi e poveri, giovani e vecchi.
Un’altra tradizione fondamentale è quella gastronomica: durante il Carnevale si consumano dolci tipici e piatti abbondanti, approfittando dell’ultimo periodo di indulgenza prima della Quaresima. Il Carnevale è noto anche per essere un momento di grande indulgenza con il consumo eccessivo di alcol, carne e altri alimenti che saranno messi da parte durante la Quaresima. Ad esempio, frittelle, zeppole, ciambelle e altri dolci vengono preparati e mangiati per l'ultima volta. Oltre a mangiare era concentrata per lo più al martedì grasso l’usanza di sfilare per le vie delle città mascherati. Inoltre, gli scherzi e le burle fanno parte integrante della festa, con l’idea di capovolgere l’ordine quotidiano e celebrare la libertà. Affermando che "a Carnevale ogni scherzo vale", si vivono giorni all'insegna della sregolatezza, delle burle, delle mascherate danzanti, della gioia sfrenata.
Altre caratteristiche comuni del Carnevale includono battaglie simulate con i coriandoli, espressioni di satira sociale, costumi grotteschi, e un generale capovolgimento delle regole e delle norme quotidiane. Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l'ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all'inizio del carnevale seguente. Mircea Eliade scrive nel saggio Il Mito dell'Eterno Ritorno: "Ogni Nuovo Anno è una ripresa del tempo al suo inizio, cioè una ripetizione della cosmogonia". Eliade aggiunge poi che "l'orgia è anch'essa una regressione nell’oscuro, una restaurazione del caos primordiale; in quanto tale, precede ogni creazione, ogni manifestazione di forme organizzate". Sottolinea anche che "sul livello cosmologico l'orgia corrisponde al Caos o alla pienezza finale; nella prospettiva temporale, l'orgia corrisponde al Grande Tempo, all'istante eterno, alla non - durata. La confusione delle forme è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali (nei Saturnali lo schiavo è promosso padrone, il padrone serve gli schiavi; in Mesopotamia si deponeva e si umiliava il re, ecc.), dalla sospensione di tutte le norme, ecc. Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo - la comunità è l'immagine del mondo - e alla restaurazione dell'illud tempus primordiale".
Alla fine il tempo e l'ordine del cosmo, sconvolti nella tradizione carnevalesca, vengono ricostituiti (nuova Creazione) con un rituale di carattere purificatorio comprendente un "processo", una "condanna", la lettura di un "testamento" e un "funerale" del carnevale, il quale spesso comporta il bruciamento del "Re carnevale" rappresentato da un fantoccio (altre volte l'immagine - simbolo del carnevale è annegata o decapitata). Tale cerimonia avviene in molte località italiane, europee ed extraeuropee. Il processo e la messa a morte del Carnevale, sul quale si addossano tutti i mali della comunità, è la parodia di un vero e proprio processo con imputato, avvocato difensore, pubblico ministero ed altri personaggi.

Il Carnevale dal Medioevo al Rinascimento
Nel Medioevo il Carnevale era il tempo delle scorpacciate comunitarie e delle danze infinite. Il 're del Carnevale' garantiva l'allegria pazza e la sospensione temporanea delle leggi, delle regole e della morale. Come a Capodanno, semel in anno licet insanire: si può ben essere folli una volta l'anno. I balli, che ancora oggi contraddistinguono i veglioni, erano dedicati alle divinità della terra. Il ballo con i saltelli (come il 'saltarello' laziale) imitava il crescere delle spighe di grano: più in alto saltavano i danzatori, più lunghi e fecondi sarebbero stati gli steli delle spighe. Durante il Medioevo vi era una tradizione bizzarra secondo la quale il prete organizzava una serie di burle, scherzi, barzellette e pantomime per far ridere i fedeli: erano i famosi 'scherzi da prete'. Per riempire la chiesa di risate si lanciavano dall'altare salsicciotti e castagnole.
Nel Rinascimento, il Carnevale assunse un carattere più raffinato, soprattutto nelle corti italiane, dove nacquero le celebri maschere della Commedia dell'Arte come Arlecchino, Pantalone e Colombina. In città come Venezia, il Carnevale divenne un evento sontuoso, con balli in maschera e spettacoli teatrali che attiravano visitatori da tutta Europa. Nel XV e XVI secolo, a Firenze i Medici organizzavano grandi mascherate su carri chiamate "trionfi" e accompagnate da canti carnascialeschi, cioè canzoni a ballo di cui anche Lorenzo il Magnifico fu autore. Celebre è Il trionfo di Bacco e Arianna scritto proprio dal Magnifico. Nel Rinascimento i carri carnevaleschi esibivano la grandezza dei signori e permettevano al popolo sfrenati baccanali: "Quant'è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / Chi vuol esser lieto, sia / del doman non c'è certezza", cantava Lorenzo il Magnifico durante i grandi carnevali di Firenze. Anche a Roma, Milano, Bologna, Ferrara, Mantova, si costruivano carri allegorici che rappresentavano scene mitologiche, episodi della Bibbia, allegorie di vizi e di virtù, storie della Grecia e di Roma, segni astrologici, favole e leggende dei santi. Il Carnevale di oggi si ispira ancora alle belle maschere del tempo che fu e i bambini vogliono travestirsi da moschettieri, da pirati, da dame settecentesche e da odalische dai mille veli.

Le Maschere Tradizionali Italiane e i Loro Caratteri
L'Italia ha una lunghissima tradizione di maschere di Carnevale. Sono personaggi teatrali, che a volte richiamano tradizioni più antiche. Ogni Regione italiana ha infatti le sue maschere tipiche, in parte originate dalle maschere della commedia dell’arte che un legame forte con Padova ce l’ha visto che a Padova fu fondata la prima compagnia di comici di professione del mondo (25 febbraio 1545).
- Napoli - Pulcinella: È un servo bugiardo e chiacchierone. Il suo volto metà bianco e metà nero e il suo camice bianco lo rendono immediatamente riconoscibile, richiamando la sua origine infernale.
- Bergamo - Arlecchino e Brighella: Sono le due maschere della città di Bergamo. Arlecchino è il bambino povero che crescendo diventa furbo e vivace. La maschera proviene dagli Harlequins francesi (diavoletti), e il suo vestito è simbolo di povertà: è stato infatti cucito dalla madre con scampoli di varie stoffe, aggiungendo una toppa alla volta. Brighella è il secondo, spesso antagonista di Arlecchino.
- Venezia - Colombina e Rosaura, Pantalone: Colombina è ancella, fidanzata di Arlecchino, è civettuola, bugiarda e adulatrice, ma vuol bene alla sua padrona, la giovane e graziosa Rosaura. Pantalone è il tipico mercante veneziano, ricco e avaro. Tenta costantemente la conquista di giovani donne pur essendo avanti con l’età. Le maschere italiane nacquero a Venezia e sono già ricordate verso la fine del 13° secolo. Erano usate per diversi scopi, anche quello di nascondersi agli occhi della gente. Da Venezia si diffusero in Italia e in Europa e furono adottate dal teatro dell'arte.
- Bologna - Balanzone e Fagiolino: Balanzone, superbo e arrogante, si esprime per lo più in dialetto bolognese, citando erroneamente il latino. È convinto di essere un dotto intellettuale, ma le sue citazioni sono maccheroniche e prive di nesso. Elargisce consigli non richiesti con lunghissimi discorsi completamente astrusi. Fagiolino è un popolano un po' rissoso sempre pronto a bastonare chi se lo merita.
- Roma - Rugantino e Meo Patacca: Rugantino era un bullo, provocatorio e arrogante, poi trasformato in figura bonaria. Meo Patacca è rissoso, scontroso e popolano.
I Carnevali più Famosi nel Mondo e in Italia
Diverse città nel mondo hanno sviluppato celebrazioni caratteristiche. Alcuni di questi hanno assunto nel corso degli anni una rilevanza tale da andare oltre la dimensione locale per diventare vere e proprie attrazioni anche per i turisti.
Carnevali Internazionali
- Carnevale di Rio de Janeiro (Brasile): Incanta con le sue spettacolari sfilate di samba, in cui ballerini sfoggiano costumi coloratissimi e sfavillanti. È famoso per le sue sfilate di carri allegorici e le danze sfrenate dei ballerini di samba.
- Mardi Gras di New Orleans (Stati Uniti): Si distingue per le sue parate, le danze e la tradizione di lanciare collane colorate alla folla. È famoso per i suoi festeggiamenti colorati e le celebrazioni musicali.
- Carnevale di Colonia (Germania): È tra i più importanti, con sfilate, eventi di strada e celebrazioni che coinvolgono tutta la città.
- Carnevale in Grecia: Pur essendo un paese di tradizione ortodossa e non cattolica, anche in Grecia le celebrazioni carnevalesche sono molto diffuse. Alcune fonti sostengono che queste abbiano origine in antichi riti dionisiaci, ma i principali carnevali attualmente esistenti hanno avuto inizio soltanto tra il XIX secolo e l'inizio del XX secolo e prevalentemente in città con stretti legami culturali e commerciali con l'Italia, come Patrasso, oppure direttamente sotto secolare controllo veneziano, come nel caso di Retimo.
Carnevali in Italia
In Italia, il Carnevale è celebrato in modo diverso a seconda della città.
- Carnevale di Venezia: Noto per le sue maschere elaborate e i sontuosi balli in costume. Affascina per i suoi costumi elaborati e le sfilate di maschere.
- Carnevale di Viareggio: Famoso per i suoi carri allegorici satirici, che raffigurano personaggi pubblici e temi di attualità in chiave ironica. Il Carnevale non termina ovunque il Martedì grasso: fanno eccezione il Carnevale di Viareggio.
- Carnevale di Ivrea: Famoso per la sua battaglia delle arance in cui i cittadini si scagliano arance l'uno contro l'altro.
- Carnevale Ambrosiano (Milano): Non termina il Martedì Grasso, ma prosegue fino al sabato, poiché la Quaresima inizia la domenica successiva nel rito ambrosiano.
- Carnevale di Verona: Tra i più antichi del Veneto.
- Carnevale del Veneto di Casale di Scodosia (Padova): Non antichissimo, nel 2025 celebrerà la sua 77º edizione, noto per le sfilate di carri mascherati.
- Zinghenesta di Canale d’Agordo (Belluno): Un'antica festa in maschera che si svolge l’ultima domenica di Carnevale.
- Carnevale a Padova: Sebbene non celebre come Venezia, anche a Padova, specialmente negli ultimi anni, si è ripresa una tradizione popolare seguita nei decenni precedenti, ovvero quella della sfilata dei carri mascherati in Prato della Valle. Una bella sfilata di carri mascherati per le vie del centro storico fino al Prato della Valle.
- Carnevale Romano: Fino alla sua soppressione negli anni successivi all'Unità d'Italia, è stata la maggiore festa pubblica tradizionale anche a Roma stessa, capitale del Cristianesimo.
- Altri Carnevali Italiani con date estese: Il Carnevale di Ovodda, il carnevale di Poggio Mirteto, il carnevale di Borgosesia e il Carnevalone di Chivasso. Anche il Carnevale di Foiano della Chiana termina la domenica dopo le Ceneri.
- Carnevale di Napoli: L’euforia del Carnevale da sempre ha coinvolto tutti i ceti sociali di Napoli. Se il richiamo festaiolo del Carnevale rappresentava facilmente un momento di svago per il popolo, è interessante notare la forte attrazione che la festa aveva sull’aristocrazia napoletana che, fin dal XIV secolo, coglieva l’occasione per unirsi al popolo, celata da maschere. Con la dominazione dei Borboni, il Carnevale raggiunse il culmine dell’importanza. Nei Campi Flegrei, in particolare a Pozzuoli, nel Rione Terra, vi era il cosiddetto “Carnevale di Papariello”. Come afferma lo storico e pittore Antonio Isabettini, “Papariello” era un fruttivendolo che, dopo qualche bicchiere di troppo, si addormentava travestito sul suo carretto, assumendo la posizione del morto.
Il Carnevale nell'Arte e nella Cultura
Nel corso del XVIII e XIX secolo, il Carnevale si diffuse poi in tutto il mondo, dando vita a celebrazioni locali con caratteristiche uniche. Il Carnevale è una festa che affonda le sue radici in tradizioni antiche e che si è trasformata nel corso dei secoli, mantenendo sempre il suo spirito di gioia e libertà. Che si tratti di indossare una maschera, partecipare a una sfilata o assaporare dolci tipici come le chiacchiere e le castagnole, il Carnevale resta un'occasione unica per celebrare la vita con allegria.
Nella storia dell'arte, famosa opera pittorica è la Lotta tra Carnevale e Quaresima del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio. Carla Poesio ha fatto di questo quadro una descrizione evocativa: «Ben presto la Quaresima diventò un personaggio come Carnevale. È una vecchia brutta, lunga e stecchita che col Carnevale si incontra, o meglio si scontra, perché sono completamente diversi l’uno dall’altra. Uno ama la gioia, l’altra la mestizia; uno apprezza la buona tavola, l’altra prega e si lamenta». Personaggi mascherati del carnevale veneziano sono presenti in vari dipinti del Settecento veneziano di Canaletto, Francesco Guardi e negli interni di Pietro Longhi.