L’universo delle frodi finanziarie contemporanee si è evoluto in forme sofisticate che sfruttano le vulnerabilità intrinseche del sistema dei pagamenti digitali e la fiducia necessaria nelle transazioni commerciali. Recentemente, un caso emblematico ha colpito l’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, organizzazione Onlus che da 700 anni tutela i monumenti simbolici del cristianesimo fiorentino, dalla Cattedrale di Santa Maria del Fiore al Battistero di San Giovanni. Nel corso del 2024, per il restauro del Complesso Eugeniano di Firenze, la Onlus ha effettuato bonifici per 1,8 milioni di euro. Soldi che, però, non sono mai arrivati all’impresa creditrice.
A intercettarli sarebbero stati alcuni membri di una organizzazione criminale che si sarebbero finti i legittimi destinatari delle somme, fornendo alla Onlus le coordinate bancarie di un conto corrente intestato invece alla banda. È dalla denuncia della società creditrice che, nello scorso marzo, sono partite le indagini della Polizia di Brescia che hanno condotto stamani al fermo di nove indagati per emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio (un decimo indagato è tuttora ricercato in Italia e all’estero). Complessivamente sarebbero coinvolti nei presunti delitti altri dieci indagati, non ancora destinatari di provvedimenti cautelari, per un giro illegittimo di affari che, nell’arco di soli sei mesi, le forze dell’ordine hanno documentato in trenta milioni di euro.

Il meccanismo criminale del “man in the middle”
L’operazione condotta a danno dell’Opera di Santa Maria del Fiore si inserisce in un contesto più ampio di criminalità organizzata. L’Onlus «ringrazia la procura di Brescia per l’importante lavoro» e sottolinea che «le indagini sono partite grazie alla denuncia fatta immediatamente nel 2024». Tuttavia, quella ai danni dell’Opera di Santa Maria del Fiore sarebbe solo una delle truffe di una organizzazione criminale che ha messo in piedi da mesi, se non da anni, «una conclamata attività di ausilio illegittimo a imprenditori che hanno bisogno di accedere a denaro contante senza passare tramite gli istituti bancari», come spiega ad Avvenire il Questore di Brescia Paolo Sartori.
Il metodo utilizzato è noto agli investigatori come strategia del “man in the middle” (dall’inglese, “l’uomo nel mezzo”). Secondo la ricostruzione della Polizia, due fratelli italiani sarebbero l’anello di congiunzione tra le imprese che chiedono denaro contante e la banda, composta perlopiù da cittadini cinesi (gli altri fermati sono italiani, nigeriani e albanesi). «Una persona si finge creditore dell’impresa e utilizza tutte le credenziali del vero creditore, ma poi si fa inviare i soldi su un Iban falso», spiega Sartori. I due intermediari italiani, oltre a fornire le società “cartiere” per l’emissione delle fatture, si sarebbero impegnati anche a trovare “clienti” alla ricerca di contanti e a mettere in contatto gli imprenditori “fruitori del servizio” con alcuni cittadini cinesi residenti a Milano, Vicenza e Prato.
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L’infrastruttura logistica della banda
Le perquisizioni avvenute recentemente hanno visto coinvolte 21 sedi, distribuite principalmente tra Brescia, Milano e Vicenza, portando a un sequestro totale di circa mezzo milione di euro in contanti. La gestione del denaro rivela una pianificazione rigorosa: «Quando siamo arrivati ieri mattina in alcune delle loro sedi - racconta il Questore Paolo Sartori -, i cinesi hanno tentato di disfarsi del denaro contante gettando addirittura fino a 250mila euro per volta dalla finestra». Si trattava di banconote destinate a imprese che «avevano difficoltà ad accedere al credito o, generalmente, a ottenere fondi passando dai canali legali».
Il denaro era stoccato quasi del tutto in un immobile a Milano, «riferibile a una cittadina cinese», frequentato spesso anche dai due intermediari italiani per il prelievo e la consegna delle somme da affidare, in un secondo momento, a “spalloni” cinesi che li avrebbero trasferiti in auto perlopiù nella provincia di Brescia. Già lo scorso 4 settembre, nell’ambito della stessa indagine, era stata fermata una cittadina cinese in viaggio da Vicenza a Brescia, trovata in possesso di quasi 200mila euro in contanti nascosti nell’auto dentro a involucri di plastica termosaldati. La percentuale, pagata dalle imprese “clienti” per il servizio di trasporto e cessione del denaro contante, variava dal 2% al 7% per gli “spalloni” ed era fissa al 2% per gli intermediari italiani.
A rimanere vittima di questo «ampio contesto criminale» non è stata solo l’Opera di Santa Maria del Fiore. I due intermediari italiani, collaborando con un cittadino nigeriano, avrebbero portato a termine anche una frode informatica ai danni di una società di diritto ceco, con la stessa tecnica del “man in the middle”. Questo dimostra la natura transnazionale e poliedrica dell'organizzazione, capace di colpire sia istituzioni culturali storiche che imprese commerciali straniere, operando con una logica di intermediazione parassitaria che sfrutta le falle nei sistemi di comunicazione aziendale.
Riflessioni sul panorama istituzionale e sociale
La complessità del fenomeno criminale analizzato richiede una riflessione più ampia sulla gestione del denaro e sulla trasparenza dei flussi finanziari. In passato, il dibattito pubblico italiano si è spesso interrogato sulle ragioni che portano le organizzazioni e le élite economiche a interagire con strutture opache. Proprio per favorire un dibattito consapevole, diverse realtà associative, tra cui il Circolo Carlo Rosselli di Milano, hanno promosso nel tempo incontri volti a esaminare le vicende storiche e i retroscena della vita repubblicana.
È interessante notare come l’attenzione alla legalità e alla democrazia costituzionale sia stata, in svariate occasioni, al centro di tavole rotonde e dibattiti, volti a rimettere al centro il valore di proposte politiche e sociali capaci di contrastare le derive neoliberiste. La memoria storica, incarnata ad esempio dalle figure dei fratelli Carlo e Nello Rosselli - il cui impegno per la giustizia e la libertà resta un punto fermo nella cultura antifascista italiana - funge da bussola per non smarrire il senso di responsabilità civile in momenti di crisi economica o di degrado istituzionale.

Il contrasto a organizzazioni come quella smantellata a Brescia non riguarda soltanto il profilo penale del riciclaggio o della frode, ma tocca le fondamenta stesse del tessuto economico. La necessità di accedere a denaro contante fuori dai canali bancari ufficiali da parte di alcune imprese evidenzia una patologia del sistema creditizio che le forze di polizia e la magistratura devono monitorare costantemente. La vigilanza sull'uso dei fondi destinati al patrimonio artistico, come nel caso dell'Opera di Santa Maria del Fiore, rappresenta un baluardo necessario contro le infiltrazioni criminali che mirano a drenare risorse destinate alla collettività e alla salvaguardia della memoria storica del Paese.
La capacità di un'organizzazione criminale di intercettare flussi finanziari legittimi non è solo una sfida tecnica per la cybersecurity, ma è anche un campanello d'allarme per tutte le imprese e gli enti che operano sul mercato nazionale. Il coordinamento tra le diverse procure, l'intervento rapido delle forze dell'ordine e la denuncia immediata da parte delle vittime sono gli unici strumenti in grado di frenare un business illegale che, basandosi sull'inganno e sulla sostituzione di persona, minaccia la stabilità dei rapporti commerciali e la fiducia nelle istituzioni.