La Pertosse: Guida Completa alla "Tosse dei Cento Giorni"

La pertosse, nota comunemente come "tosse convulsa" o "tosse dei cento giorni", è una malattia infettiva acuta e altamente contagiosa che colpisce le vie respiratorie superiori. Causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis, questa patologia rappresenta ancora oggi una sfida significativa per la salute pubblica globale. Caratterizzata da violenti accessi di tosse che spesso culminano in un tipico "urlo" inspiratorio, la pertosse può decorrere in modo subdolo, venendo talvolta confusa, soprattutto negli adulti, con un banale raffreddore.

rappresentazione microscopica del batterio Bordetella pertussis

Natura del Patogeno e Meccanismi di Trasmissione

Il microrganismo responsabile, la Bordetella pertussis, colonizza l'epitelio ciliato del tratto respiratorio umano. Una volta insediato, il batterio produce una serie di tossine, tra cui la tossina pertossica (PT), che danneggiano le cellule ciliate e compromettono la normale clearance del muco, portando all'infiammazione e alla sintomatologia tipica. Non esiste un serbatoio ambientale o animale del batterio; la trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo.

La diffusione avviene attraverso le goccioline di saliva o di muco (droplets) emesse da una persona infetta parlando, starnutendo o tossendo. I batteri si diffondono nello spazio fino a un metro di distanza e possono infettare persone nelle vicinanze se inalati. Poiché il batterio è estremamente fragile nell'ambiente esterno, la trasmissione richiede solitamente un contatto stretto e prolungato.

Le Fasi Evolutive della Malattia

Il decorso della pertosse è tipicamente suddiviso in tre stadi, che possono durare complessivamente da diverse settimane a diversi mesi:

  1. Fase Catarrale: È il periodo iniziale, spesso indistinguibile da una comune infezione virale delle alte vie respiratorie. Si manifesta con starnuti, naso che cola, malessere, lieve febbre e una tosse secca che va facendosi via via più insistente. Questa fase è la più contagiosa.
  2. Fase Parossistica o Convulsiva: È la fase caratteristica in cui la diagnosi diventa clinicamente evidente. La tosse peggiora drasticamente e si manifesta in "accessi" o parossismi violenti, spesso notturni, che possono durare minuti e ripetersi fino a 50 volte al giorno. Il paziente fatica a respirare e il colpo di tosse è spesso seguito dal tipico "urlo" (stridore inspiratorio). È frequente anche il vomito post-tossico.
  3. Fase di Recupero: Gli attacchi di tosse diventano gradualmente meno frequenti e meno gravi. La convalescenza può protrarsi per diverse settimane, durante le quali il paziente recupera gradualmente le forze.

infografica che mostra le tre fasi della pertosse

Diagnosi: L'Importanza della Tempestività

Se i sintomi persistono oltre le due settimane, è essenziale rivolgersi al medico. La diagnosi di sospetto è clinica, basata sulla durata della tosse e sulla presenza di parossismi, ma la conferma definitiva richiede test di laboratorio:

  • Reazione a Catena della Polimerasi (PCR): È il test d'elezione. Attraverso un tampone nasofaringeo, è possibile moltiplicare il materiale genetico del batterio e rilevarlo in poche ore. È estremamente sensibile nelle prime 2-3 settimane dall'inizio della tosse.
  • Esame Colturale: Rappresenta il gold standard per la specificità, ma è più complesso da eseguire poiché il batterio è esigente e richiede terreni di coltura specifici e tempi lunghi (fino a 7-10 giorni).

Complicazioni e Rischi nei Soggetti Vulnerabili

La pertosse non è priva di rischi, specialmente per i neonati e i lattanti sotto l'anno di vita. In questo gruppo di età, le complicanze possono essere gravi: polmoniti, otiti, bronchiti, crisi di apnea, carenza di ossigeno al cervello (anossia cerebrale), convulsioni e, nei casi più severi, danni neurologici permanenti o il decesso. Il vomito frequente può inoltre condurre a disidratazione e malnutrizione. Gli adulti e gli adolescenti vaccinati, sebbene possano contrarre la malattia, solitamente presentano forme molto più lievi, spesso caratterizzate solo da una tosse prolungata, fungendo però da serbatoio per il contagio dei più piccoli.

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Strategie di Trattamento

Il trattamento antibiotico è lo standard terapeutico e dovrebbe essere prescritto tempestivamente, idealmente entro le prime due settimane dall'esordio dei sintomi, per ridurre la carica batterica e interrompere la catena di trasmissione. I macrolidi (come l'azitromicina o l'eritromicina) sono i farmaci di scelta.

Mentre l'antibiotico abbrevia il periodo di contagiosità, la sua efficacia nel ridurre i sintomi parossistici è limitata se la terapia viene iniziata tardi. Non è raccomandato l'uso di sedativi della tosse, broncodilatatori o corticosteroidi, poiché non hanno dimostrato efficacia nel ridurre gli accessi. Per i neonati, l'ospedalizzazione è spesso necessaria per gestire le crisi respiratorie e garantire un'assistenza costante.

La Prevenzione: Il Ruolo Cruciale della Vaccinazione

La vaccinazione rimane lo strumento di prevenzione più efficace e sicuro. Il vaccino acellulare, composto da frammenti di proteine batteriche, ha sostituito i vecchi vaccini a cellule intere, riducendo drasticamente gli effetti collaterali come febbre e reazioni locali.

Il ciclo vaccinale prevede dosi nel primo anno di vita (solitamente come parte della formulazione esavalente) e successivi richiami nell'adolescenza e in età adulta. È fondamentale ricordare che l'immunità conferita sia dalla malattia naturale che dal vaccino tende a declinare nel tempo; per questo i richiami sono essenziali.

Particolare attenzione è rivolta alle donne in gravidanza: la vaccinazione tra la 27ª e la 36ª settimana di gestazione è fortemente raccomandata per trasferire gli anticorpi al feto, proteggendo il nascituro nei primi mesi di vita, quando è più vulnerabile. La profilassi post-esposizione, basata sull'assunzione di antibiotici, è indicata anche per i contatti stretti di un caso indice, indipendentemente dallo stato vaccinale, se avvenuta entro 21 giorni dall'insorgenza della tosse.

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