La gestione dei bambini piccoli, e in particolare delle loro manifestazioni emotive più intense, rappresenta uno dei problemi più diffusi e sentiti tra i genitori. È un tema che viene posto con grande frequenza, evidenziando una comune difficoltà e un desiderio profondo di comprendere meglio il mondo interiore dei figli. In questa cornice, il termine "capriccio" è spesso utilizzato per descrivere una serie di comportamenti che mettono a dura prova la pazienza e le risorse degli adulti. Tuttavia, una comprensione più profonda ci porta a ridefinire questi episodi, riconoscendoli non come mere manifestazioni di disobbedienza, ma come segnali complessi di bisogni e stati emotivi.
A partire dai tre anni, e con particolare intensità intorno ai due anni, in quella fase spesso definita “i terribili due”, i bambini cercano di mettere alla prova se stessi. Questa è una fase evolutiva importante in cui cercano anche di mettere alla prova l'adulto, di vedere fino a che punto l'adulto resiste al loro volere, cercando di imporre la loro volontà. È un periodo in cui sviluppano un nuovo senso di sé e una maggiore capacità di fare progetti e di raggiungere specifici obiettivi. Buona parte del loro comportamento nei confronti degli altri membri della propria famiglia e, in senso più generale, nei confronti degli altri, è determinata dalla preoccupazione per se stessi. Questo significa che sono impegnati nell'acquisire un senso di efficacia e di controllo delle relazioni sociali. L’aggressività, in questo contesto, costituisce una forza importante nello sviluppo perché essa consente di superare la dipendenza infantile e promuovere l’affermazione di sé. In quegli anni, dire “NO” equivale a dire “IO”. I capricci sporadici diventano funzionali per il bambino per comunicare qualcosa di più profondo della richiesta esplicitata, un bisogno di sentire il limite, di sentire di essere Fermato, di essere Considerato. Per il bambino il capriccio è un linguaggio, un modo di esprimersi. Puntare i piedi equivale a parlare come si è capaci a due anni.
È importante chiarire che, in realtà, il termine “capriccio” viene usato spesso a sproposito per descrivere quelle voglie improvvise o bizzarrie spesso di breve durata del bambino che noi genitori tendiamo o meno a soddisfare. Il termine anglosassone temper tantrums, cioè “scatto d’ira” o “rabbia non controllata”, è decisamente più appropriato, in quanto descrive bene l’incapacità del piccolo di regolare emozioni e comportamenti. Questi atteggiamenti, ai nostri occhi tanto sconvenienti ed eccessivi, non sono immotivati né tanto meno futili. La gestione dei capricci nei bambini è una delle sfide più comuni e impegnative per i genitori, soprattutto durante i “terribili due” e negli anni prescolari. I capricci non sono atti di disobbedienza fine a se stessi, ma espressioni di emozioni non regolate e bisogni impliciti che il bambino non riesce ancora a formulare a parole.
Che Cosa Sono i "Capricci": Ridefinire un Fenomeno Comune
La visione comune dei capricci li identifica spesso come comportamenti intenzionali, volti a manipolare l'adulto o a ottenere un vantaggio. Tuttavia, una prospettiva più accurata ci invita a guardare oltre la superficie. Molti sostengono che "i capricci non esistono" in quanto fenomeno intrinseco al bambino, ma sono piuttosto una "fandonia inventata dagli adulti per dare un nome ad una loro difficoltà, che hanno proiettato sui bambini". Questa affermazione radicale sottolinea come l'incapacità o la difficoltà degli adulti di affrontare un dissidio con bambini che non hanno ancora sviluppato funzioni verbali ed emotive sufficienti, porti a etichettare i loro comportamenti come "capricci". L'invenzione dei capricci, quindi, non è stata utile a evitarli, ma almeno ha dato la colpa alla "bambinitudine", come a dire: "non sono io adulto a scoprirmi a disagio e inattrezzato, è che DAVVERO non posso farci niente".
In un'ottica più scientifica e psicologica, i "capricci" nei bambini sono spesso espressioni di emozioni intense e difficoltà di autoregolazione, non manipolazioni volontarie. Questi episodi possono manifestarsi con comportamenti estremi come urla, pianti intensi, lamenti e persino azioni fisiche come buttarsi a terra o colpire oggetti. Essi rappresentano una sfida significativa per i genitori e chi si occupa della cura dei bambini. Comprendere questi episodi non solo aiuta a ridurre lo stress familiare, ma favorisce anche un migliore sviluppo emotivo del bambino. Dal punto di vista scientifico, i capricci sono stati ampiamente studiati, con particolare attenzione alla regolazione delle emozioni nei bambini piccoli. Secondo studi come quello di Potegal e Davidson, i capricci sono espressioni di due emozioni primarie: rabbia e distress. La ricerca di Green et al. ha evidenziato come i capricci siano caratterizzati da distinte espressioni acustiche e comportamentali, il che permette di analizzarli in modo oggettivo e sistematico.

I capricci nei bambini possono essere visti come un’espressione di conflitti emotivi che si verificano durante i primi anni di vita, quando le capacità di regolazione emotiva non sono ancora completamente sviluppate. I capricci nei figli sono spesso la manifestazione di due emozioni primarie: rabbia e angoscia. La rabbia si manifesta generalmente quando il bambino è frustrato, ad esempio perché non riesce a ottenere qualcosa che desidera o perché si sente limitato in qualche modo. D’altra parte, l’angoscia può emergere in situazioni in cui il bambino si sente spaventato, sopraffatto o insicuro. Le reazioni di rabbia e frustrazione si distinguono da quelle di angoscia e tristezza in base alla loro origine e manifestazione comportamentale. La rabbia è spesso una reazione a un ostacolo percepito, mentre l’angoscia si verifica di solito in risposta a una perdita o a una situazione percepita come incontrollabile.
Le Radici dei Capricci: Cause e Fattori Scatenanti
Per comprendere come gestire i capricci dei bambini a 4 anni, è essenziale analizzarne le cause profonde e i fattori che li scatenano. Le motivazioni dietro a questi comportamenti sono molteplici e spesso interconnesse, spaziando da aspetti puramente evolutivi a influenze ambientali e relazionali.
Fase Evolutiva e Sviluppo del Sé
A partire dai 18 mesi e specialmente attorno ai 4 anni, i bambini attraversano una tappa evolutiva cruciale contraddistinta dal desiderio di affermare sé stessi e autodeterminarsi. Vogliono prendere in mano la propria vita e diventare sempre più autonomi, ma allo stesso tempo si scontrano di continuo con i propri limiti e hanno bisogno di essere dipendenti. È in questa cornice di conflitto interno tra la spinta all’autonomia e l’incontro con i limiti che si inscrivono le crisi di rabbia. Il bambino/a vuole scegliere e decidere per sé, ma ha anche bisogno di un adulto che ponga confini protettivi. La frase “I capricci, fino a che entrano in un range di normalità, sono passaggi molto utili nella crescita del bambino. Lì lui prova la sua forza, la capacità di opporsi alla volontà del genitore” riassume bene questa dinamica. Molto spesso, però, i due protagonisti di questa relazione non scendono sul piano profondo, ma quasi sempre si fermano su quello superficiale. Questo genera rabbia e frustrazione in entrambi: il capriccio non viene superato, ma accantonato.
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Immaturità Cerebrale e Regolazione Emotiva
Un altro aspetto cruciale è che il cervello dei bambini piccoli non è ancora completamente sviluppato, in particolare le aree che regolano le emozioni, come la corteccia prefrontale. Questo fa sì che i bambini non abbiano ancora acquisito le capacità necessarie per modulare le loro reazioni emotive. Studi neurologici suggeriscono che i capricci sono in gran parte il risultato di reazioni automatiche nel cervello, simili a quelle osservate negli adulti in situazioni di stress estremo. Tuttavia, a differenza degli adulti, i bambini non hanno sviluppato i meccanismi di autoregolazione necessari per calmarsi rapidamente. I capricci sono semplicemente un modo naturale in cui il nostro bambino cerca di comunicare un desiderio. Spesso dietro a questi scatti d’ira si nascondono emozioni intense che i più piccoli non sanno esprimere a parole: frustrazione, stanchezza, fame o il semplice bisogno di attenzioni. È proprio la loro incapacità di autoregolare le emozioni a causa dell’immaturità del loro sistema nervoso la principale causa dei capricci nei più piccoli.
Bisogni Insoddisatti e Richieste Profonde
Quando il bambino si rifiuta di mettere la giacca che noi gli proponiamo e si impunta invece per indossare la felpa scelta da lui, è come se ci stesse comunicando di essere un individuo autonomo, con proprie opinioni e desideri che meritano ascolto e comprensione. Il capriccio sporadico diventa funzionale per il bambino per comunicare qualcosa di più profondo della richiesta esplicitata: il bisogno di sentire il limite, di sentire di essere Fermato, di essere Considerato. Se un bambino non si sente ascoltato nei propri bisogni, è evidente che per lui è qualcosa di molto negativo e frustrante. La rabbia sana è quasi sempre l’ultimo modo di un bambino di farsi ascoltare quando realmente lo si ascolta poco o non lo si ascolta per niente, quando vengono trascurati i suoi bisogni fondamentali. Può facilmente succedere che questa rabbia, non compresa e non tollerata dai genitori, inneschi un corto circuito di contrapposizione e di scontro.
L'Influenza dell'Ambiente e dello Stile Genitoriale
L’ambiente gioca un ruolo significativo nell’innescare o prevenire i capricci nei bambini. Le situazioni di stress sono tra i fattori scatenanti più comuni: un bambino stanco, affamato o sovrastimolato è più incline a manifestare un capriccio rispetto a uno che si sente riposato e soddisfatto. Anche i cambiamenti di routine possono provocare capricci, poiché i bambini piccoli tendono a sentirsi più sicuri quando seguono schemi prevedibili. L’improvvisa interruzione di una routine quotidiana, come un cambiamento di orario per i pasti o il sonno, può generare insicurezza e ansia. Un ambiente familiare tranquillo e prevedibile, in cui le aspettative sono chiare e il bambino sa cosa aspettarsi, riduce significativamente la probabilità di capricci.
Lo stile educativo dei genitori incide significativamente sulla frequenza e l’intensità dei capricci. Un fattore spesso sottovalutato ma cruciale nello sviluppo emotivo dei bambini è il comportamento emotivo dei genitori stessi. I bambini tendono infatti a modellare le loro reazioni emotive in base a quelle dei genitori, apprendendo attraverso l’osservazione. Se un genitore tende a reagire a situazioni stressanti con rabbia, urla o comportamenti aggressivi, i bambini imparano che queste sono risposte accettabili o persino normali di fronte alla frustrazione, alla ferita emotiva o alla rabbia. Questo può tradursi in una tendenza a replicare questi comportamenti in situazioni simili. Inoltre, la mancanza di coerenza emotiva nei genitori può generare ansia nei bambini, che si trovano a vivere in un clima di incertezza.
L’approccio che i genitori adottano nell’educazione dei propri figli ha un’influenza diretta sulla capacità del bambino di regolare le proprie emozioni. Lo stile genitoriale autoritario, caratterizzato da disciplina rigida e poca tolleranza per l’espressione emotiva, può aumentare la frustrazione nei bambini. In un ambiente dove le emozioni non sono accettate o comprese, il bambino potrebbe sentirsi represso, portandolo a sfogarsi attraverso capricci e atti di ribellione. Dall’altro lato, lo stile genitoriale permissivo, in cui i limiti sono vaghi o inesistenti e c’è una mancanza di struttura, può creare confusione emotiva nei bambini. Senza una chiara guida su cosa sia un comportamento accettabile e su come gestire le emozioni negative, i bambini possono sperimentare una certa instabilità emotiva. Il modello più efficace sembra essere un approccio equilibrato, noto anche come stile autorevole. Questo stile genitoriale combina calore, affetto e comunicazione emotiva aperta con limiti e aspettative chiare. I bambini che crescono in un ambiente in cui le loro emozioni sono accettate e riconosciute, ma dove esistono anche regole e confini, tendono a sviluppare una migliore capacità di autoregolazione emotiva.
Il Ruolo della Società e del Consumismo
In una società come la nostra, sempre più devota “all’apparire” e al “superfluo”, è molto difficile prendersi l’onere di essere genitori. I bambini, inglobati nel circuito del consumismo oggi, crescono con una strana ed incomprensibile impostazione ideologica, originatasi dai modelli di potere, di successo, di bellezza, che vengono continuamente proposti in maniera massiccia dai mass-media, dalla televisione, trasmettendo ai bambini e ai ragazzini la sensazione di non essere all’altezza, facendoli sentire frustrati e favorendo un senso di rabbia che facilmente scivola nell’essere disposti a tutto pur di raggiungere questi modelli. Anche i cartoni animati sono oggi orientati a dimostrare quanto l’onnipotenza, il potere, il “vincere” può essere il valore fondamentale per esserci nel mondo. Questo contesto può amplificare la frustrazione e la sensazione di inadeguatezza nei bambini, contribuendo all'insorgenza di comportamenti disfunzionali.
Distinguere i Capricci: Dalla Norma alla Preoccupazione
Non tutti i capricci sono uguali, e la loro interpretazione e gestione dipendono molto dalla loro natura, frequenza e intensità. È fondamentale per i genitori saper distinguere tra diverse tipologie di capricci per adottare l'approccio più adeguato.
Capricci Normativi vs. Clinicamente Preoccupanti
I capricci nei bambini possono essere suddivisi in due grandi categorie: capricci normativi e capricci clinicamente preoccupanti. I capricci normativi rappresentano comportamenti comuni durante l’infanzia e sono tipicamente legati a situazioni di frustrazione o insoddisfazione momentanea. Questi episodi tendono a verificarsi in contesti prevedibili, come quando il bambino è stanco, affamato o non riesce a ottenere ciò che desidera. Questi capricci, seppur frequenti, sono generalmente di breve durata e si risolvono con il supporto genitoriale. Con il passare del tempo e lo sviluppo del linguaggio e delle capacità cognitive, i bambini di 4-5 anni iniziano a manifestare una migliore regolazione emotiva. Questo significa che sono progressivamente più in grado di gestire le proprie emozioni in modo più maturo e meno impulsivo. Tuttavia, i capricci non scompaiono completamente.
Dall’altro lato, i capricci clinicamente preoccupanti si distinguono per la loro intensità, frequenza e imprevedibilità. Questi episodi possono includere comportamenti distruttivi, prolungati e spesso si verificano senza una causa evidente. I capricci di questa natura sono indicativi di possibili problemi di regolazione emotiva e sono spesso associati a problemi emotivi e comportamentali più ampi. L’evoluzione dei capricci segue un continuum: i capricci normativi, che rappresentano la risposta emotiva naturale dei bambini piccoli, tendono a ridursi con l’avanzare dell’età e lo sviluppo delle competenze di regolazione emotiva.
Capricci Internalizzanti ed Esternalizzanti
I capricci nei bambini possono essere suddivisi in due principali categorie anche in base alla loro manifestazione: capricci internalizzanti e capricci esternalizzanti. I capricci internalizzanti si caratterizzano per una manifestazione rivolta verso l’interno, in cui il bambino esprime emozioni come tristezza, ansia, timidezza o preoccupazione eccessiva. Questi capricci sono spesso meno visibili, poiché non si traducono in comportamenti esplosivi o distruttivi. I bambini tendono a ritirarsi, isolarsi o somatizzare il proprio disagio (ad esempio, mal di pancia o mal di testa legati allo stress emotivo).
Al contrario, i capricci esternalizzanti sono caratterizzati da comportamenti esplosivi, rivolti verso l’esterno. Il bambino può manifestare aggressività, ribellione, disobbedienza e difficoltà a rispettare regole e limiti. Questi capricci sono più facilmente riconoscibili dagli adulti, poiché coinvolgono comportamenti evidenti come urla, pianti prolungati, colpire o distruggere oggetti. In sintesi, mentre i capricci internalizzanti tendono a essere più silenziosi e nascosti, quelli esternalizzanti sono più evidenti e dirompenti. La buona notizia è che intervenire precocemente può fare una grande differenza. I genitori, insieme a educatori e professionisti della salute mentale, possono insegnare ai bambini strategie di regolazione emotiva già nei primi anni di vita. L’insegnamento della gestione delle emozioni ai bambini non solo riduce la frequenza dei capricci, ma previene anche l’insorgenza di problemi emotivi più gravi in futuro.
L'Impatto a Lungo Termine dei Capricci Non Gestiti
I capricci nell’infanzia non sono solo episodi momentanei di frustrazione e rabbia, ma possono avere conseguenze a lungo termine sullo sviluppo emotivo e comportamentale del bambino. Se il capriccio non viene sciolto nella sua radice, nel significato profondo, finirà per radicarsi, per cronicizzarsi, per divenire a poco a poco una vera tragedia. Quando la risposta abituale del bambino al disagio diventa il capriccio, egli impara a credere che solo dall’esterno possa arrivare un aiuto al suo poter star bene. Può avere difficoltà a stare solo e bene con se stesso. E quando si presenta una situazione in cui dovrebbe arrangiarsi con i propri mezzi, si innervosisce facilmente e può faticare ad organizzarsi. Ma neanche lasciare i “bambini capricciosi” senza risposta adeguata è proficuo, e finisce per cronicizzare il comportamento.
Uno studio condotto da Carlson et al. ha esplorato la connessione tra l’irritabilità infantile e l’insorgenza di disturbi emotivi durante l’adolescenza. I bambini che durante l’infanzia mostrano una frequente perdita di controllo emotivo, manifestando irritabilità intensa e capricci regolari, hanno una maggiore probabilità di sviluppare disturbi dell’umore in età adolescenziale. L’irritabilità cronica nei bambini può interferire con la loro capacità di formare relazioni sociali sane e di gestire le sfide quotidiane. Questi bambini, che non imparano adeguate strategie di regolazione emotiva, possono crescere con la tendenza a reagire in modo eccessivo alle difficoltà, portando a un maggiore rischio di isolamento sociale o comportamenti autolesionistici. I capricci frequenti e intensi durante l’infanzia sono stati associati anche a problemi comportamentali più complessi, come il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) e i disturbi d’ansia. La connessione tra capricci e problemi di salute mentale deriva dall’incapacità del bambino di sviluppare le competenze necessarie per autoregolarsi. In assenza di strategie efficaci per gestire la frustrazione e la rabbia, questi bambini possono crescere con una bassa tolleranza alla frustrazione, mostrando comportamenti impulsivi o disadattivi in situazioni difficili.
Una scarsa disponibilità all’ascolto, unita ad una difficoltà a mettere dei limiti chiari, mette in atto un circuito senza fine caratterizzato da continue richieste da parte dei bambini, sempre più superflue ed eccessive. Se non c’è sostegno sufficiente e attenzione ai bisogni fondamentali viene ostacolato un sano sviluppo del nucleo profondo del Sé. Il rischio è che il bambino perda contatto con le proprie capacità vitali, i disagi e i malesseri. È proprio questo nucleo del Sé, indebolito e fragile, che si aggrapperà, per far fronte a questo stato di insicurezza, a immagini esteriori di forza e certezza.
Strategie Efficaci per la Gestione e la Prevenzione
La gestione dei capricci richiede un approccio multifattoriale che coinvolga la comprensione delle cause, la regolazione emotiva degli adulti e l'adozione di strategie educative positive. Non esiste una "bacchetta magica", ma un intenso lavoro di accompagnamento.
La Calma dell'Adulto come Punto di Partenza
La precondizione sul come affrontare i capricci dei bambini in maniera consapevole e rispettosa è mantenere la calma. Se il bambino sta gridando e lanciando le sue costruzioni, urla, minacce e tentativi aggressivi di repressione non faranno altro che gettare “benzina sul fuoco”. Nel pieno del capriccio lo stato di de-regolazione è tale che anche tentare di far ragionare il bambino non avrebbe alcun senso. Argomentazioni logiche e insegnamenti cadranno quasi inevitabilmente nel vuoto. Il primo step dovrà essere, piuttosto, quello di ricreare uno stato di connessione. Abbassiamoci al livello del bambino e cerchiamo il suo sguardo. Solo quando il bambino sarà passato dall’iniziale stato reattivo a uno stato ricettivo, sarà possibile parlargli. Descriviamo allora l’accaduto nella maniera più oggettiva possibile, verbalizzando quello che ci sembra essere il suo vissuto e aiutandolo a dare un nome alle sue emozioni. Ad esempio: “Vedo che sei molto arrabbiato.”
Spesso si reagisce ai capricci dei figli in modo impulsivo. Siamo stanchi, vorremmo un po’ di tranquillità e proprio non riusciamo a capire perché dobbiamo affrontare sempre difficoltà e fare la parte dei “cattivi”. Il modo di comportarsi dei nostri figli è il frutto non solo del carattere unico e personale di ogni bambino, ma anche e soprattutto del modo in cui noi ci relazioniamo con lui. È fondamentale dimostrare con i fatti e non solo a parole l’importanza dei messaggi che trasmettiamo. La metafora potrebbe essere meglio quella di agire come un “prestigiatore” capace di tirare fuori ai bambini le parole, i pensieri, le sensazioni della rabbia, tenerli in mano senza spaventarsi e senza spaventarli, piuttosto che essere “domatori di leoni” tesi a reprimere o condizionare.
Stabilire Regole Chiare, Coerenti e Affettuose
Un aspetto cruciale nella gestione dei capricci è la definizione e il mantenimento di regole. Gli adulti devono proprio riflettere su quali sono le regole di comportamento che vogliono dare ai propri figli e chiarirsi su di esse. È importante farle rispettare, farle rispettare sempre, anche quando il bambino si scompone o reagisce male. Quando poi ci si trova di fronte la situazione concreta, quello che è importante dare come messaggio è che l'adulto non senta di rinunciare alla regola solo perché il bambino fa una sceneggiata, perché se passa questo messaggio, il bambino che cosa impara? È necessario avere una certa fermezza e chiarezza rispetto alle regole.
I limiti devono essere molto chiari, non astrusi, non troppi, affettuosi. E devono essere mantenuti, sempre uguali, anche se il bambino insiste. Cedere ad un limite ben posto vuol dire costringere il bambino al capriccio perché impara che è quello il modo per ottenere le cose. “Essere Fermati” è un’esperienza di base importante che ogni bambino deve poter vivere pienamente. La fase della contrattazione è quella che traccia il dialogo genitori-figli: i primi spiegano le motivazioni del loro “no” al bambino, il quale, seppur con dispiacere, potrà accettare questa negazione. I bambini piccoli non amano i cambiamenti. Stabilire routine salde è la chiave per aiutarli a orientarsi. Oltre che nei ritmi, la coerenza andrà mantenuta il più possibile anche nei limiti e nelle decisioni.

L'Importanza dell'Ascolto e del Rispecchiamento Emotivo
Essere ascoltati nei propri bisogni è essenziale per un bambino. Se non si è capiti, è evidente che per un bambino è qualcosa di molto negativo e frustrante. Il primo passo è abbassarsi al livello del bambino e creare uno stato di connessione. Verbalizzare le emozioni del bambino è un potente strumento: “Mi sembri triste. Che cosa succede? Vorresti stare ancora con me?” Invece di minimizzare quel vissuto, nostro compito dovrebbe essere aiutare il bambino a chiarirlo e a esprimerlo, offrendogli quelle parole che ancora gli mancano.
Il rispecchiamento emotivo è una soluzione suggerita da diversi esperti. Per esempio, quando il bambino si mette a piangere, possiamo dire: “Vedo che sei molto dispiaciuto perché dobbiamo andare via, ti capisco è bello giocare al parco…” e aggiungere un sostegno affettivo per aiutarlo a calmarsi. “Quando rispecchiate i sentimenti di un bambino diminuite l’intensità della sua rabbia, perché egli si sente soddisfatto nel sapere che è al centro della vostra attenzione e che viene compreso.” I genitori giocano un ruolo essenziale nello sviluppo emotivo dei bambini, specialmente nell’aiutarli a riconoscere e regolare le proprie emozioni. Questo processo non solo permette di gestire in modo più efficace i capricci, ma favorisce anche la costruzione di competenze emotive che saranno utili per tutta la vita. Uno degli strumenti più efficaci che i genitori possono utilizzare è l’insegnamento del riconoscimento emotivo. Quando i bambini imparano a identificare e nominare le proprie emozioni, diventano in grado di esprimere i loro sentimenti in modo più consapevole e meno impulsivo. Ad esempio, se un bambino è frustrato perché non riesce a completare un compito, un genitore può intervenire aiutandolo a verbalizzare ciò che sta provando, dicendo: “Sembri arrabbiato perché non riesci a farlo. Vuoi provare di nuovo?”.
Promuovere l'Autonomia e il Coinvolgimento
I capricci si possono ridurre se si danno spazi di autonomia al bambino, spazi di autoaffermazione. Un bambino che ha dei momenti in cui può affermare se stesso, fare delle cose autonomamente, ha meno bisogno di opporsi. Spesso è possibile individuare alla base dei capricci un bisogno di affermazione del sé. “Cedere su qualcosa (di poco importante) si può ottenere qualcos’altro (di veramente importante).” Questo principio diventa prezioso con i bambini che crescono: chiedono, vogliono, e bisogna iniziare a patteggiare, con santa pazienza. Dare al bambino la possibilità di scegliere, ad esempio, tra la maglia blu o quella rossa, o se bere il latte nella tazza gialla o verde, non solo soddisfa il suo bisogno di autonomia, ma lo fa sentire un partner attivo della relazione.
Rilassarsi un pochino e assecondare le piccole richieste di autonomia, come pettinarsi come vuole la bambina, può fare una grande differenza. "Tua figlia vuole imparare a lavarsi e vestirsi da sola, e tu anziché sostenerla la punisci? E ti meravigli che sia irritata e intrattabile? Sarà perché si sente un pochino oppressa, o perché si sente vessata, o perché ha solo quattro anni, e non ha la capacità argomentativa e anche la forza emotiva di chiederti ciò che invece ti chiedo io: perché???" Questa riflessione da una lettera di un genitore illustra perfettamente come la negazione di autonomia su aspetti non fondamentali possa generare frustrazione. Tutti gli esseri umani godono del privilegio di scegliere, compatibilmente con le possibilità offerte dal proprio guardaroba: perché negarglielo ai bambini?
L'Uso della Distrazione e dell'Umorismo
Sembrerebbe un vero controsenso, in un momento di difficoltà in cui magari nostro figlio è sdraiato nel bel mezzo del supermercato in preda a una crisi di pianto, scomodare le nostre corde “comiche” e il nostro “senso dello humor”. Eppure, l'umorismo e i comportamenti buffi (parlare con una voce buffa o fingere una caduta al rallenti) possono essere tanto efficaci persino nelle situazioni in cui è necessario ricorrere alla disciplina. Il cervello adora le novità: la presenza di qualcosa di inaspettato richiama la sua attenzione. La mia storia lo ha distratto, mi ha dato la mano e mi ha seguito senza esitazione. Ammetto che non sia affatto facile quando si è stanchi e nervosi improvvisarsi comici, attori, drammaturghi e mettersi a “giocare” con i nostri figli, ma questa strategia può essere incredibilmente risolutiva.
Fornire una Presenza Solida e Amorevole
La nostra risposta principale a molti genitori su come affrontare i capricci dei bambini è contenuta spesso in una parola: presenza. "Subito dopo la crisi di collera, durante la quale si è gettato a terra, il bambino avrà bisogno della protezione forte e rassicurante di braccia amorevoli." Grazie alla nostra presenza, bambini e bambine percepiscono di essere visti e capiscono che l’adulto ha compreso i loro sentimenti: si sentono compresi, accettati e amati in modo incondizionato e sanno che l’amore dei genitori è più forte e potente delle loro emozioni intense. Se bambini e bambine vedono che di solito un adulto accetta le emozioni forti, le riconosce e le affronta, questo comportamento li farà sentire sicuri e offrirà loro la possibilità di regolare situazioni simili anche da grandi.
Il concetto di "madre sufficientemente buona", coniato da Donald Winnicott, identifica una funzione importantissima: la capacità istintiva di esporre il proprio bambino a un mix equilibrato di cura, soddisfazione dei bisogni e di frustrazione degli stessi. Significa allo stesso tempo essere attenti alla soddisfazione dei bisogni del bambino, ma non “a tutti i costi”. Significa essere capaci di contenere e di permettere al bambino di sentirsi al sicuro. Significa dosare le quantità di frustrazione in maniera opportuna. La madre che lo accudisce permette al suo bambino di elaborare i sentimenti di frustrazione a piccole dosi, in maniera sopportabile.
Insegnare Strategie Alternative e Regolazione Emotiva
È importante aiutare e guidare bambini e bambine a capire cosa provano e insegnare loro diverse strategie di gestione dell’emotività: nel tempo troveranno approcci alternativi per regolare la frustrazione e ne trarranno un beneficio nell’immediato, ma anche nel futuro. Quando siamo di fronte a una bambina, un bambino che disregola (nel gergo comune si usa l’espressione bambino che fa i capricci, che noi non condividiamo) nella gestione della crisi di rabbia è importante passare il messaggio che l’emozione provata è legittima, ma il comportamento utilizzato per esprimerla può non esserlo. È nostro compito - dei genitori, delle educatrici e degli educatori - guidare bambini e bambine verso modalità di comportamento socialmente accettabili e aiutarli a convalidare le loro emozioni. Teniamo presente questa importante distinzione: emozioni e comportamenti non sono la stessa cosa. Le emozioni sono tutte accettabili, i comportamenti no.
Oltre al riconoscimento delle emozioni, è fondamentale che i bambini sviluppino la capacità di mentalizzare, ovvero la capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli degli altri. La mentalizzazione aiuta i bambini a comprendere non solo ciò che sentono, ma anche cosa potrebbero provare le persone intorno a loro. I genitori possono facilitare lo sviluppo della mentalizzazione incoraggiando i bambini a riflettere sulle loro emozioni e su quelle degli altri. Ad esempio, durante un conflitto con un coetaneo, un genitore potrebbe chiedere al bambino: “Cosa pensi che l’altra persona stia provando?”. La mentalizzazione non solo aiuta i bambini a comprendere meglio le dinamiche sociali, ma li rende anche più capaci di autoregolarsi.

I capricci dei bambini sono anche crisi di stress. Quelli che di solito chiamiamo capricci sono per lo più crisi di stress dovute a un esaurimento del serbatoio affettivo dei bambini/e che vanno in riserva, oppure accumulano fatica, o ancora vivono singoli episodi e situazioni stressanti. Quando un bambino/a esaurisce il body budget il suo comportamento comincia a disregolarsi e, prima di arrivare alla crisi vera e propria, possiamo cogliere dei segnali premonitori che aiutano noi adulti a interpretare questi momenti di disregolazione: comportamento o linguaggio da bambino piccolo, isolamento, ritiro, piccoli incidenti per scarsa coordinazione motoria; difficoltà di concentrazione, iper-motricità, ricerca avida di stimolazione; intrusività, insistenza, logorrea, irritabilità, comportamenti aggressivi; oppositività, scarsa collaborazione, sfida e provocazione; fatica a rilassarsi e/o addormentarsi. Se riusciamo a cogliere i segnali premonitori possiamo fare molto per prevenire le crisi più acute. Per esempio, quando ci accorgiamo che il nostro bambino/a diventa lamentoso, invece di innervosirci possiamo riempire il serbatoio con un abbraccio o altre attenzioni affettuose.
Quando Cercare un Supporto Professionale
Sebbene i capricci siano una parte normale dello sviluppo infantile, ci sono situazioni in cui è opportuno chiedere aiuto al pediatra o a un esperto. È utile cercare supporto professionale se i capricci sono molto frequenti, intensi o associati a altri comportamenti problematici che interferiscono significativamente con la vita familiare. Anche quando i capricci si manifestano con una violenza inusuale, una durata eccessiva o una frequenza tale da impedire il normale svolgimento delle attività quotidiane, è consigliabile un consulto. La persistenza di capricci clinicamente preoccupanti, caratterizzati da comportamenti distruttivi o auto-lesivi, richiede un'attenzione specialistica per escludere o affrontare eventuali disturbi sottostanti legati alla regolazione emotiva o ad altri aspetti dello sviluppo.