Le ninne nanne rappresentano un arcaico rituale scelto per addormentare i bambini, relazionando la mamma con il bambino in una sintonia vitalizzante e sonora. Tali composizioni, presenti nelle culture di tutti i popoli, serbano nutrite proprietà salutari e terapeutiche. Nonostante i moderni neo genitori preferiscano tante volte affidarsi alle note e alla voce di altre persone tramite dispositivi tecnologici per far addormentare e dormire serenamente il proprio bambino, è importante notare come le ninne nanne rappresentino un elemento appartenente da sempre alla tradizione popolare. Questa è una peculiarità che sarebbe un peccato perdere a causa delle spesso caotiche dinamiche familiari attuali. L’abitudine di affidarci alla tecnologia sempre e comunque, in tutti gli aspetti, da quelli sociali e comunicativi fino a quelli più delicati della nostra vita, non dovrebbe riguardare la relazione personale tra genitore e figlio.

Origini storiche e prospettive multidisciplinari
La ricerca storica sull’origine di questo costume è complessa; è quasi impossibile collocare nel tempo e nello spazio l’esatta genesi, sebbene il nome stesso, ninna nanna, abbia probabilmente una derivazione onomatopeica. Una prima documentazione letteraria si ritrova in Teocrito, che in uno dei suoi Idilli narra che Alcmena, madre di Eracle, intonava ninne nanne ai propri figli. Da un punto di vista etimologico, il termine è definito nell’enciclopedia Treccani come una “nenia, cantilena dal ritmo monotono e cadenzato, con la quale si cullano i bambini cercando di addormentarli”. Sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno», ma se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre. Il canto di culla era chiamato Lallum o Lallus e ancor oggi quando diciamo lallare indichiamo il suono che emettiamo quando dondoliamo il bambino. L’Accademia della Crusca attesta che in Europa le prime testimonianze certe dell’uso di ninne nanne risalgono al Seicento, attribuendole storicamente alla figura delle balie.
L’ambito della ninna nanna presume una metodologia multidisciplinare, attraverso cui la visione antropologica s’interseca con quella musicologica e psicologica. L’antropologo Ernesto de Martino ha rimarcato la funzione cui ottempera il dondolio ritmico del busto, sia nel lamento funebre che nella ninna nanna, osservando che è il moto che accompagna il ritmo della nenia ad avere una funzione ipnogena. La particolarità di queste composizioni, rispetto ad altre forme, deriva dalla commistione di musica-canto e gesto che, unitamente all’interazione madre-bambino, genera una comunicazione multimodale. Roberto De Simone (1933) asserisce che l’atto dell’essere cullato rimanda all’immagine della culla vissuta culturalmente anche come barca con tutti i significati associati al mare e alle barche; per tali associazioni il dondolio e l’oscillazione ritmica si ricollegano alla nascita e invariabilmente alla morte.

La struttura del canto: tra incantamentum e didattica
Le ninne nanne si presentano come un determinato genere letterario musicale, dalla struttura di nenia cantilenante, ma con specifiche modalità d’esecuzione. La modulazione della voce racchiude l’interazione tra tonalità, pausa e fine dell’esecuzione, che si coordinano in base alla graduale distensione del neonato. Nasce, così, un sentimento dialogante, dove il bimbo non è un apatico destinatario bensì un soggetto partecipe e interagente. In tal senso, esse rievocano l’antico rito magico dell’incantamentum, fornendo effetti rasserenanti degli stati emozionali inconsci. Ernesto de Martino evidenzia che l’incantesimo del sonno è il momento magico delle ninne nanne. Nel mondo lucano delle sue ricerche, il sonno e la nottata raffigurano un momento avverso per i bambini, da superare ricorrendo al mondo magico-religioso.
Oltre a tale funzione c’è quella di socializzazione e inculturazione linguistica, dal momento che il canto divulga i dati basilari dell’idioma. La preferenza dei temi spazia dall’invocazione al sonno al tema augurale o religioso, mostrando anche elementi della quotidianità. Nella tradizione orale napoletana, il sonno è un protagonista sfrontato: la mamma lo invoca ma esso indugia a palesarsi. Il legame tra canto e movimento del cullare è così stretto che gesto e canto si rivelano rigorosamente intessuti. Questo sincronismo di suono, canto e gesto porta con sé fondamentali essenze culturali, perché immette il bimbo sia in una zona protetta sia in uno spazio culturale. Il gesto accorda la voce materna e guida a un dondolio ritmato che è di andata e ritorno, di separazione e riavvicinamento; un moto che rinfranca e trasmette fiducia.
Contrasti e simbologie nella tradizione meridionale
Le ninne nanne napoletane esprimono un’antinomia tra la durevolezza delle tematiche e le informazioni soavi della voce; racchiudono spesso sembianze intimidatorie, in primis la minaccia della morte esercitata da una bestia famelica, rappresentata dal lupo. Il lupo simboleggia, anche fuori dall’ambiente contadino, il rischio, il corrispettivo dell’orco o di altri personaggi che incutono paura. Il bimbo, comparato a una pecorella inerme, diviene preda, determinando l’assimilazione bambino-animale. Questa ninna nanna acquista qualità didattica, al fine di preparare il bambino all’ardua concretezza dell’esistenza. In questi versi s’illustra sia uno scenario di morte sia di durezza.
Parallelamente, l’icona della Madonna bambina, cullata dalla mamma, Sant’Anna, è venerata nella religione popolare. Siffatta ninna nanna ha una struttura narrativa che rievoca la natività di Maria in un contesto relazionale mamma-bambino, offrendo un contrappunto sacro alle inquietudini descritte sopra. I testi, pur esprimendo dei nonsense in alcuni passaggi, celano notevoli qualità simboliche che possono desumersi da un’attenta analisi, rivelando come il sonno sia talvolta raffigurato come un angelo che accarezza i bambini con una sfera d’oro.
Ninna Nanna Ninna Oh - Canzoni per bambini di Coccole Sonore
Il patrimonio europeo: da Brahms ai progetti contemporanei
Ninne nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, come la celebre composizione scritta da Fryderyk Chopin nel 1844. La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninnananne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale. Tra le numerose varianti raccolte, citiamo la ceca Spi, Janíčku, spi, una vivace ninna nanna raccolta in Moravia, o l'italiana Stella stellina, composta da Lina Schwarz, una delle ninne nanne più popolari in tutta l'Italia. Anche nel Friuli si tramandano canti come Ninna nanna sette e venti, dove il folklore si intreccia con la vita contadina, descrivendo la madre che rimane a casa a vegliare il bambino mentre altre donne sono in piazza.
Questi brani dimostrano come il canto popolare attraversi i confini: in Grecia, Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά (Sonno, che prendi i piccoli) si rivolge al dio del sonno, 'Ύπνος, tipico della mitologia greca. In Danimarca, Elefantens vuggevise (La ninna nanna dell'elefante) tratta di animali esotici ed è diventata un classico, mentre in Romania Nani, nani, puişor riflette la speranza che il bambino riposi fino al giorno successivo. È interessante notare come la parola «dormire» per l’arabo, nella variante tunisina, sia detta nänni, mentre per gli egiziani il significato sia riposto nel termine ninne, confermando la radice universale di queste espressioni sonore.
La funzione rassicurante e lo sviluppo infantile
Il momento di andare a letto può rappresentare un fattore di ansia e stress per i bambini, soprattutto per la separazione dai genitori. Il compito primario delle ninne nanne è proprio quello di rasserenare i bambini creando una situazione di totale relax, e l’effetto finale sarà ancor più calmante se a cantarle, piuttosto della radio o del lettore cd, sono mamma e papà. È sconsigliato tentare di far venire sonno ai bambini mettendoli davanti alla televisione, poiché le luci e le stimolazioni degli schermi, che comportano per gli occhi una notevole fatica, sono fonte di stress per l’organismo e provocano eccitazione. Inoltre, l’abitudine di far addormentare i figli in auto impedisce loro di comprendere che è giunto il momento del riposo nel proprio lettino.
La voce familiare che rassicura, protegge e culla ha un effetto benefico, contribuisce a rinforzare il legame affettivo e dona ai figli maggiore fiducia. Cantare una ninna nanna ha effetti positivi anche su chi la esegue, servendo a distrarsi e a superare i momenti di noia. Man mano che i bambini crescono, queste melodie si rivelano utili per l’acculturazione: sono infatti un piccolo campionario di parole nuove che, memorizzate attraverso l’udito, vengono inserite nel vocabolario mentale del bambino, offrendo un approccio originale alla realtà circostante. Il ritmo lento e costante, solitamente intorno ai 60-80 battiti al minuto, imita il battito cardiaco materno che il bambino percepiva nel grembo, creando quel ponte sonoro necessario per il passaggio dalla veglia al mondo dei sogni.
