Canto una ninna nanna al mondo: il linguaggio universale tra rito, memoria e affetto

La ninna nanna è molto più di una semplice melodia per favorire il riposo; è un atto comunicativo ancestrale che attraversa le epoche e le latitudini. In ogni cultura, il canto di culla rappresenta un arcaico rituale scelto per addormentare i bambini, relazionando la madre con il figlio in una sintonia vitalizzante e sonora. Questo genere appartiene alla tradizione orale e rispecchia profondamente la cultura di cui fa parte. Di solito, all’interno della famiglia rurale e patriarcale, la ninnananna è prerogativa esclusiva delle donne.

Una madre che culla il proprio bambino in una culla di legno tradizionale

Le radici antropologiche e il legame col movimento

Le ninne nanne vantano origini remote. Una prima documentazione letteraria si ritrova in Teocrito, che in uno dei suoi Idilli narra che Alcmena, madre di Eracle, intonava ninne nanne ai propri figli. Il legame tra canto e movimento del cullare è così stretto che gesto e canto si rivelano rigorosamente intessuti. L’etnologo Ernesto de Martino fa notare come, nella nenia, l’oscillazione ritmica del busto che accompagna il lamento sia analoga a quella del canto di culla. «È il moto che accompagna il ritmo della ninna-nanna, ed ha al pari di esso una funzione ipnogena».

Roberto De Simone asserisce, infatti, che «l’atto dell’essere cullato però rimanda all’immagine della culla vissuta culturalmente anche come barca con tutti i significati associati al mare e alle barche. E allora per tali associazioni il dondolio e l’oscillazione ritmica si ricollegano alla nascita e invariabilmente alla morte». Scivolare nel sonno è, in un certo senso, un “morire”; la paura di separarsi è presente in quel momento e le ninne nanne servono proprio a mitigare tale angoscia, fornendo effetti rasserenanti agli stati emozionali inconsci.

La ninna nanna come comunicazione multimodale

La particolarità delle ninne nanne, rispetto ad altre forme di composizioni, deriva dalla commistione di musica-canto e gesto che, unitamente all’interazione madre-bambino, genera una comunicazione multimodale. La modulazione della voce racchiude l’interazione tra tonalità, pausa e fine dell’esecuzione, che si coordinano e si modulano in base alla graduale distensione del neonato. Nasce, così, un sentimento dialogante, dove il bimbo non è un apatico destinatario, bensì un soggetto partecipe e interagente.

Questi canti offrono al bimbo un'occasione di “acculturazione linguistica e musicale”: un primo contatto con la musica e con la realtà che lo circonda avviene proprio grazie alla voce della mamma, che il piccolo ricerca e gradisce sin dalla nascita. Il sincronismo di suono, canto e gesto porta con sé fondamentali essenze culturali e simboliche, perché immette il bimbo sia in una zona protetta sia in uno spazio culturale.

Un viaggio tra le ninne nanne del mondo

La ninnananna sembra rappresentare il genere musicale più cantato al mondo. Da un punto di vista etimologico, il termine richiama spesso il sonno: sia «ninna» che «nanna» sono termini che nel linguaggio infantile significano «sonno», ma se andiamo al significato principale del termine, già i latini parlando di nenia volevano indicare la cantilena, il linguaggio magico e il canto funebre.

Tradizioni Europee

  • Repubblica Ceca: Ukolébavka fu pubblicata nel 1633 nell’‘Informatorium della Scuola Infantile’ di Johan Amos Comenius, probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni. Hajej můj andílku (Angioletto mio) è una delle più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben.
  • Danimarca: Elefantens vuggevise (La ninna nanna dell'elefante) è considerata un classico. Il tema tratta di animali esotici, con un testo di facile comprensione. Jeg vil tælle stjernerne (Conterò le stelle), scritta nel 1951 dal famoso poeta Halfdan Rasmussen, resta un pilastro della letteratura per l'infanzia danese.
  • Gran Bretagna: Lavender's blue risale almeno al XVII secolo. By Baby Bunting è una gioiosa canzoncina tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Twinkle twinkle little star combina la melodia di una canzone francese del 1761 con la poesia di Jane Taylor pubblicata nel 1806.
  • Grecia: Νάνι μού το νάνι νάνι proviene dall'isola di Calimno e riflette l'aromantica bellezza della natura locale, tra ulivi e timo. Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά (Sonno, che prendi i piccoli) vede il "Sonno" come figura mitologica centrale, derivata dall'antica tradizione del dio Hypnos.

Illustrazione poetica di una madre che canta a un bambino sotto un cielo stellato

La ricchezza del patrimonio italiano

Nella tradizione orale napoletana, il sonno è un protagonista sfrontato: la mamma lo invoca ma esso indugia a palesarsi. «Nonna nonnòooooo. Aggio mannato lu suonno a chiammare e m’ha mannato a di’ ca mo’ veneva». Le ninne nanne napoletane esprimono un’antinomia tra la durevolezza delle tematiche e le informazioni soavi della voce; racchiudono spesso sembianze intimidatorie, come la minaccia del lupo, bestia famelica che imprime paura. Questa funzione didattica serve a preparare il bambino all’ardua concretezza dell’esistenza.

In Friuli, Ninna nanna sette e venti racconta una scena di vita domestica: mentre le altre donne sono in piazza a conversare, la madre rimane a casa a vigilare sulla cottura del pane e sul riposo del figlio. In Toscana, Fai la Nanna, Mio Simone inizia con un tono esuberante, per poi sfumare in un ritmo più dolce. Stella stellina, composta da Lina Schwarz, è forse il canto più noto in tutta la penisola, tramandato con affetto di generazione in generazione.

La prospettiva scientifica: dalla vita prenatale all'empatia

La profonda sensibilità al mondo sonoro appartiene a ciascun individuo già prima di nascere. Studi hanno comprovato che l’ambiente prenatale offre al bambino esperienze sensoriali e in particolar modo musicali. Già dalla 23/24esima settimana di gestazione il bambino è in grado di percepire i suoni, in quanto l’apparato uditivo è il primo organo sensoriale a formarsi. Giulia Cremaschi Trovesi parla di “prima orchestra” in cui è inserito il bambino prima della nascita, esposto ai suoni endogeni (battito cardiaco, respiro) e a quelli esogeni (vibrazioni esterne).

Impariamo il ritmo e i valori musicali - Introduzione al solfeggio di Bimbi Urrà

L’antropologo Dean Falk suggerisce che la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risalga a molto prima dell'invenzione del marsupio, oltre un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, dovendo occuparsi di faccende, mantenevano il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante sostituiva il conforto dell’abbraccio, assicurando la presenza materna anche a distanza. Ancora oggi, il canto è la forma più antica di espressione umana, nata dall’imitazione dei suoni della natura: il cinguettio, il vento tra le foglie, il gorgoglìo dell’acqua.

Tecniche di esecuzione e modernità

Le ninne nanne moderne, pur mantenendo la loro essenza, si evolvono. Alcuni compositori di musica classica hanno elevato questo genere a "berceuse", come la celebre pagina di Fryderyk Chopin del 1844. È fondamentale ricordare che non serve essere brave cantanti per approcciarsi a questo rito: la voce della mamma è in ogni caso la più gradita ai bimbi, perché portatrice di emozioni vere.

Le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio; poi rallentano l’esecuzione per mantenere alta quell’attenzione. Questo schema, unito alla ripetizione e alla semplicità, aiuta i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni. Sperimentare la ninna nanna significa anche lavorare sulla propria identità, confrontando il vissuto personale con quello di culture lontane, in un processo che va dal singolo nucleo familiare all'universale umano.

Un'infografica che mostra lo schema ritmico e la struttura binaria/ternaria delle ninne nanne

In molti casi, i testi celano nonsense o figure inquietanti, come l'uomo nero o la Befana, proprio perché il bambino deve imparare a confrontarsi con il limite e con l'ignoto. Tuttavia, la finalità ultima resta sempre la stessa: creare uno spazio di sicurezza, un "incantamentum" che permetta al piccolo di abbandonarsi con fiducia al sonno, sapendo che il legame affettivo con la madre rimane solido e costante, attraverso le vibrazioni della voce e la ripetizione del gesto di cura. Ogni madre, dunque, può inventare o adattare il proprio repertorio, rendendo ogni ninnananna un momento unico di creazione artistica e pedagogica.

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