Cantanti Biondi Gay e l'Evoluzione dell'Immagine nella Musica Italiana e Internazionale

Il mondo della musica, sia in Italia che a livello internazionale, è stato a lungo un crogiolo di espressioni artistiche che riflettono e, talvolta, anticipano i cambiamenti sociali. Tra queste espressioni, la rappresentazione dell'orientamento sessuale e l'identità di genere ha attraversato un percorso complesso, segnato da ambiguità, stereotipi, ma anche da momenti di coraggiosa affermazione. Questo articolo esplora il modo in cui la tematica gay, i cantanti apertamente omosessuali e le "tutine" o costumi scenici audaci, spesso associati a personaggi iconici, hanno plasmato e continuano a plasmare il panorama musicale.

L'Ambivalenza dei Primi Anni: Tra Doppi Sensi e Silenzi Assordanti

La storia della musica è costellata di riferimenti velati o apertamente ambigui all'omosessualità, specialmente in epoche in cui l'accettazione sociale era lontana dall'essere diffusa. Già nel 1930, una "canzone" intitolata "La ghiandola" su 78 giri, segnalata come un "repertorio archeologico", era "fitta di doppi sensi sessuali". Questo dimostra come, anche in tempi meno permissivi, l'espressione di tematiche sessuali non eteronormative trovasse vie, seppur criptiche, per emergere.

Negli anni '40, il contesto milanese, con riferimenti alla Milano-Sanremo del 1949, mostra come il mondo dello spettacolo fosse già permeato da figure fuori dagli schemi. La figura del "primo travestito" Agosti, che incise "Coccinella" negli anni '40 (probabilmente tra il 1947 e il 1949), anticipa un'epoca in cui la fluidità di genere, seppur spesso legata al mondo del "cabaret", iniziava a farsi notare. Un altro esempio è "Un certo N." del 1947/1949, un brano di prima incisione che purtroppo non viene specificato nella sua tematica ma che si inserisce in questo periodo di emergenti espressioni.

Cantante Agosti Coccinella

Negli anni '50 e '60, l'omosessualità era ancora un tabù e la sua rappresentazione musicale avveniva spesso attraverso la satira o la commedia. "Tremila lire", un "pezzo di cabaret" che risale al 1952, è descritto come un testo ambiguo che potrebbe essere interpretato in chiave omosessuale, sebbene il suo autore fosse un "ragazzo di destra". Questo evidenzia come l'ambiguità fosse una strategia per veicolare contenuti "piccanti" senza incorrere in censure dirette. Brani come "Lo strano ragazzo" (45 giri) di Didi, dall'album "Al cabaret con Didi" (1971), o "Chanson verte" di Didi Martinaz dall'LP "Una sera al Nebbia club", facevano parte di un filone di canzoni che, pur non esplicite, suggerivano una lettura "gay" o "verde" (alludendo ai "verdi" o "finocchi"). La "lettura gay sta in quel 'qualcuno'" presente nei testi, indicando la capacità del pubblico di cogliere sfumature al di là delle intenzioni palesi.

Il cabaret in particolare si prestava a questo tipo di espressione. Il brano "L'orinatoio" o "L'incontro furtivo" richiamano ambienti dove incontri omosessuali potevano avvenire. Il testo "l'incontro è furtivo / come quello di un povero" suggerisce una marginalità e segretezza. Anche "La taverna" con il suo verso "nella mia taverna / tu discendi tutto intriso di vento" e "caduti tu hai / sugli occhi vivi in un mio firmamento / remoto. La taverna / ora è l'ora del porto e del vento" può essere letta come un luogo di rifugio e di incontri nascosti.

Negli anni '60, si assiste anche a una crescente esplicitezza, seppur spesso ancora caricaturale. La canzone "A "F. d'Italia"" dall'album "Barzellette per adulti, vol. 1" (1967) di Antoine, accompagnata da sottofondo musicale, è descritta come "molto scurrile contro gli omosessuali". Il verso "se ne dica / ai maschi di un tempo / piaceva la… riga. L'ideale è solo il sedere! una coorte; / col culo!" è un esempio di questa volgarità. Allo stesso modo, le frasi "volessi sculettare, / se come una gazzella volessi camminare" o "triccoli, uscite di lì, che gioegum al dutùr!" (45 giri, poi nell'LP "Del mio meglio, vol. 3") rappresentano stereotipi spesso associati all'omosessualità maschile.

Come accettare l'omosessualità

Gli Anni '70: Il Cabaret come Palcoscenico per la Diversità

Gli anni '70 vedono il cabaret consolidarsi come uno spazio privilegiato per l'esplorazione di tematiche considerate "diverse". I Gufi, con brani come "Ho preso un granchio" ("quando lungo un terrapieno / ho fatto pssst! e m'è sembrato un bel ragazzo / così senza difetto / tutti lo credono un ragazzo perfetto… e invece no, era un granchio") o "La mamma del giglio" (dall'album "Il cabaret dei Gufi n. 2"), utilizzavano l'ironia e il doppio senso per toccare argomenti sensibili. "Ieri e oggi" e "Immacolato" sono altri esempi di canzoni che, seppur in modo sottile, affrontavano la "canzone dell'equivoco".

Un interessante spunto di riflessione viene dal brano "Il granchio" di Nanni Svampa (dall'album "Nanni Svampa canta Brassens", poi rieditato in "W Brassens", 1983). Questo pezzo, che parla di un "ragazzo" che si rivela essere un "granchio", è un esempio di come l'omosessualità potesse essere insinuata senza essere mai esplicitamente nominata. La tematica della "canzone dell'equivoco" si ritrova anche in "Un po' per ridere", dove l'io narrante, dopo un equivoco, si ritrova "in un letto in tre" e desidera "far l'amore in ventitré".

In questo periodo, la parola "finocchi" o "culatoni" era usata in modo dispregiativo, come si evince da testi come "nei cessi di una stazione / trovi tanti culatoni. / non trovan maschi in mezzo ai culatoni. I finocchi". Questo dimostra la discriminazione e il pregiudizio ancora molto radicati. Tuttavia, il "cantante biondo gay in tutine" comincia a farsi strada nell'immaginario collettivo, spesso in contesti di cabaret o di performance sopra le righe, dove l'eccesso e la trasgressione erano parte integrante dello spettacolo. Un esempio è la frase "Se volessi sculettare, / se come una gazzella volessi camminare", che dipinge un'immagine effeminata e volutamente provocatoria.

L'Emergere dell'Identità Gay: Dagli Anni '80 in Poi

Gli anni '80 segnano un punto di svolta, con l'emergere di artisti che, in modo più o meno esplicito, portano la tematica omosessuale alla ribalta. L'album "Vietato ai minori di 18 anni" contiene brani che, pur ambigui, prefigurano un cambiamento. Il disco "Dall'altra parte della luna" di Donatella Moretti (1979), ristampato in CD, è considerato "il primo (e forse unico) album a tema gay della storia italiana". Il testo, che parla di Piero, un ragazzo omosessuale, è un esempio di come si iniziava a dare voce a queste esperienze. Il brano "Il colloquio", "La famiglia", "Riflessione", "Gli amici", "Il lavoro", "Un volo che è finito", "Facile" e "A ovest della luna" creano una narrazione complessa e sfaccettata della vita di un omosessuale. Il verso "Corpo da uomo cosa farai?" esprime un disagio interiore e una riflessione sull'identità.

Copertina album Dall'altra parte della luna

In questo periodo, artisti come Renato Zero, pur non dichiarando apertamente la propria omosessualità, giocavano con l'ambiguità e l'estetica androgina. Le "tutine" e i costumi stravaganti diventano una caratteristica distintiva, sfidando le norme di genere. Il verso "la parrucca e la sottana / che sembran delle pupe belle e bone" (di un 45 giri degli anni '70) pur se dispregiativo, mostra come l'immagine androgina fosse già presente e oggetto di attenzione.

Internazionalmente, gli anni '80 sono un periodo di grande fermento. Artisti come Boy George, con la sua immagine androgina, o Freddie Mercury, le cui performance erano leggendarie, hanno contribuito a ridefinire i confini della rappresentazione di genere e sessualità nella musica. Le "tutine" o costumi scenici vistosi e non convenzionali diventano un simbolo di ribellione e autoaffermazione.

L'Era dei Videoclip e la Visibilità Queer

L'avvento dei videoclip ha fornito un nuovo potente mezzo per esplorare e veicolare tematiche omosessuali, spesso in modo più diretto e visibile.

1980-1985: I Primi Segnali e l'Estetica Androgina

Il videoclip di Elton John per "Elton's song" (1981), sebbene considerato troppo sfacciato per la TV dell'epoca, è pionieristico nella sua esplorazione di un amore omosessuale non ricambiato. Allo stesso modo, "Physical" (1981) di Olivia Newton-John, con il suo cast di uomini atletici in calzoncini e il riferimento implicito alla cultura gay, è un esempio di come l'omosessualità potesse essere insinuata in modo sensibile, nonostante i "budgets limitati" riservati dalle case discografiche.

Elton John video Elton's song

I Frankie Goes to Hollywood, con "Relax" (1983), sfidarono apertamente le convenzioni, scatenando polemiche e ottenendo un bando da MTV per le sue immagini esplicite che alludevano a un rapporto orale. La "strategia pubblicitaria" di provocare era vincente, anche se ciò irritava le "brave persone". La frase "te la vuole dare" o "gli la vuole dare" e "vuoi arrivarci" mostra la sfacciataggine del testo. Il video di "This Charming Man" (1983) degli Smiths, pur essendo "interamente alle parole" e senza "nessuna connotazione omosessuale" nel testo in sé, viene reinterpretato da Derek Jarman con un cortometraggio che aggiunge un forte elemento omoerotico, mostrando un "ragazzo in calzoncini, sdraiato sulla pancia mentre prende il sole" e suggerendo "una lenta, estasiata carezza".

1986-1988: L'Esplosione della Visibilità Queer

Il 1986-1988 rappresenta un periodo di svolta, con videoclip che affrontano l'omosessualità in modo più aperto e diretto. I Bronski Beat, con "Smalltown Boy" (1984), sono dichiaratamente e "militantemente" gay. Il videoclip, che mostra la storia di un giovane gay che fugge dalla sua "famiglia poco affettuosa" e da "pregiudizi", è un inno alla liberazione e all'accettazione. Il verso "messi a nudo in questo modo" evidenzia la vulnerabilità e il coraggio di esporre la propria identità. "Why?" (1984) è un altro esempio del loro impegno. I Queen, con "I want to break free" (1984), creano un video iconico dove Freddie Mercury e gli altri membri della band si travestono da donne, scatenando "reazioni esplosive". L'obiettivo non è "farsi beffe dell'aspirazione alla libertà", ma semmai "l'opposto", un'esplorazione ludica e ironica della fluidità di genere.

Jimmy Somerville, con la sua carriera solista e con i The Communards ("You are my world", 1986), diventa un'icona gay, creando video che, sebbene non sempre esplicitamente sessuali, risuonavano con l'audience queer. "From this moment on" (1987) e "Read my lips (enough is enough)" (1989) sono esempi di questo impegno. La frase "l'uomo per cui cantava Somerville" dimostra come la narrazione gay fosse ormai un elemento consolidato.

1989-1992: La Provocazione e la Normalizzazione

Gli anni successivi vedono un'ulteriore evoluzione. Madonna, con "Justify My Love" (1990) e "Erotica" (1992), spinge i "confini dell'accettabile", con video provocatori che le valgono il bando da MTV. Il videoclip di "Vogue" (1990) rende omaggio alla cultura del "voguing" delle comunità gay nere e ispaniche, diventando un "manifesto" e un "marchio di fabbrica" per i suoi video. I Pet Shop Boys, con "Domino Dancing" (1988) e "Being Boring" (1990), creano storie autonome con attori esplicitamente gay che vivono la loro quotidianità, mostrando "corpi nudi e andarne fieri". La frase "mostrando apertamente il babau, cioè i froci" evidenzia la loro volontà di normalizzare l'omosessualità.

Madonna Vogue videoclip

Altri artisti contribuiscono a questa tendenza. Tone Loc con "Funky Cold Medina" (1989) e k.d. lang con "So In Love" (1992), pur con sfumature diverse, esplorano tematiche affettive e relazionali che risuonano con l'esperienza queer. Melissa Etheridge, con "Come to My Window" (1993), presenta una sceneggiatura "piuttosto chiara" sull'omosessualità femminile, un passo importante per la visibilità lesbica.

Cantanti Italiani: Tra Rumors, Coming Out e Icone Gay

Nel panorama italiano, la questione dell'omosessualità nel mondo dello spettacolo è stata a lungo un tema delicato, spesso circondato da rumors e pettegolezzi. Molti artisti hanno preferito mantenere riserbo sulla propria vita privata, temendo "ripercussioni negative sulla loro immagine". Tuttavia, negli ultimi anni, si è assistito a un aumento dei coming out e alla celebrazione di figure iconiche per la comunità LGBTQIA+.

I "Presunti" e i Dibatutti:

  • Marco Carta: È stato spesso oggetto di discussioni sul suo orientamento sessuale. Nonostante i "rumors e i pettegolezzi", e un coming out pubblico a "Domenica Live", ha dichiarato di aver voluto farlo anni prima ma era stato "sconsigliato da chi gestiva la sua immagine".
  • Paolo Meneguzzi: Ha sempre smentito le voci sulla sua omosessualità, sottolineando di aver scritto "più di cento canzoni" dedicate alle donne e di non voler "prendere in giro i suoi fan".
  • Paolo Limiti: È finito al centro dei pettegolezzi a causa di una gaffe di Albano, che lo ha annoverato tra i colleghi gay. Limiti ha risposto con ironia, affermando che "cosa cambia?" il suo orientamento sessuale.
  • Emma Marrone: È stata oggetto di speculazioni sulla sua presunta omosessualità, attribuita da alcuni al suo "taglio di capelli". Lei stessa ha ironizzato sulla situazione, dichiarando che "io e il mio fidanzato ce la ridiamo".
  • Renato Zero: Viene "percepito" come omosessuale da sempre, probabilmente a causa della sua "eccentricità sia nel modo di vestire che nel modo di porsi". Tuttavia, ha sempre dichiarato di essere eterosessuale, affermando: "Perché devo accettare l’idea di essere omosessuale quando so che ho amato e continuo ad amare donne?".

I Coming Out e le Storie di Coraggio:

  • Tiziano Ferro: Il suo coming out nel 2010 è stato un momento di grande impatto e "catarsi" per lui e per la comunità. Oggi è "felicemente fidanzato con un uomo misterioso" e ha "sposato il suo compagno Victor Allen" con due cerimonie. La sua storia è un esempio di come vivere apertamente la propria identità possa portare a una vita più "serena".
  • Ricky Martin: Gay dichiarato da alcuni anni, è "felicemente fidanzato con il suo compagno Carlos" e padre di due bambini, con il desiderio di averne un terzo. La sua "famiglia coi fiocchi" è un esempio di visibilità e accettazione.
  • Marianna Mammone (BigMama): Ha fatto coming out come bisessuale, esprimendo il suo interesse sia per gli uomini che per le donne.
  • Valerio Scanu: Ha fatto coming out tramite i social media, documentando la sua proposta di matrimonio al fidanzato Luigi Calcara.
  • Francesca Calearo (Madame): Ha fatto coming out come bisessuale durante il Festival di Sanremo 2021.
  • Manuel Aspidi: Ha fatto il suo coming out in diretta televisiva, condividendo la sua esperienza personale.
  • Arianna Del Giaccio (Ariete): Ha parlato apertamente della sua bisessualità e del suo coming out.
  • Antonino Spadaccino: Ha fatto coming out nel 2016, dichiarandosi favorevole alle unioni civili.
  • Osvaldo Supino: Ha raccontato il suo coming out avvenuto a circa 18 anni con la madre, descrivendo il processo come difficile.
  • Luca Vismara: Ha rivelato il suo orientamento sessuale in una recente intervista, sottolineando di non aver mai sentito l'esigenza di parlarne pubblicamente prima.
  • Antonella Lo Coco: Apertamente gay, ha celebrato il suo amore con Elisa con un matrimonio arcobaleno, proponendo il matrimonio in diretta televisiva.
  • Linda Riverditi (Linda): Ha fatto coming out durante la sua partecipazione a X-Factor 2022, esprimendo il desiderio di essere sé stessa.

Icone Gay Italiane:

Le "icone gay" sono personaggi pubblici che la comunità LGBT "riconosce spontaneamente", per i quali "prova una simpatia istintiva" o in cui si identifica. Spesso sono anche "personaggi celebri che si esprimono a favore dei diritti della comunità LGBT".

  • Raffaella Carrà: Considerata "l'icona gay per eccellenza, in Italia e all'estero". Il suo "celebre caschetto biondo, gli abiti luccicanti, le maniche a sbuffo", la sua professionalità e la sua simpatia hanno contribuito a renderla tale. Ha spiegato di aver compreso il "mondo gay durante la prima edizione di Canzonissima", ricevendo lettere da "ragazzi gay che non si sentivano accettati".
  • Patty Pravo: Un'artista che ha conquistato il suo pubblico con brani storici e una presenza scenica trasgressiva ed elegante. La sua "vita un po' folle, avventurosa e… poliamorosa" ha contribuito al suo fascino.
  • Anna Oxa: Una delle "grandi trasformiste della canzone italiana", sia per l'immagine che per lo stile interpretativo. Le sue performance e il suo magnetismo l'hanno resa una delle "icone gay più amate".
  • Mina: Un "monumento" della musica italiana, con una voce potente e una carriera eccezionale. La "Tigre di Cremona" è stata anche un'artista "fuori dagli schemi" e un'importante icona gay.
  • Loredana Bertè: La "più rock tra le icone gay italiane", ha sempre avuto una personalità discussa e iconica. Le sue performance e il suo stile audace, con "capelli blu cobalto" e "labbra rosa", l'hanno resa un simbolo.
  • Laura Pausini: Ha espresso il suo "sostegno nei confronti della comunità LGBT", dichiarando: "Non mi sposo finché non potrà farlo la mia amica lesbica".
  • Donatella Rettore: La più "audace" tra le artiste italiane, con un "look da villain disneyana" e uno stile musicale unico. Crede che i gay abbiano "sviluppato una sensibilità maggiore" e che "le diversità vanno accolte con grande entusiasmo".
  • Ornella Vanoni: "Piacciono i personaggi un po' sopra le righe", ha detto Vanoni, consapevole del suo status di icona. La sua eleganza e il suo lato ironico l'hanno resa amata.
  • Marcella Bella: Si definisce un'icona gay perché è "femminile" e "la femminilità piace: rossetti, tacchi alti, look sexy". Ritiene che "la sessualità è una cosa che appartiene a ognuno di noi".
  • Cristina D'Avena: La "regina indiscussa delle sigle dei cartoni animati anni '80 e '90". Spiega il suo status di icona dicendo: "questo mio mondo appartiene, un po' a questi ragazzi che si sono davvero rifugiati nelle mie canzoni".
  • Amanda Lear: Una popstar internazionale che ha giocato molto con l'"ambiguità sessuale", il suo "aspetto androgino" e la "voce bassa e sexy". La sua storia è avvolta nel mistero, con voci su una presunta trasformazione da uomo a donna.
  • Loretta Goggi: Si dice fiera di essere un'icona gay, perché è una "persona vera" che trasmette "senza filtri, le sue emozioni". La sua canzone "Maledetta primavera" è diventata un "manifesto dei movimenti gay".
  • Ambra Angiolini: Divenne un'icona gay per gli adolescenti dei primi anni '90 con "Non è la Rai". Ha manifestato per la parità dei diritti LGBT al World Pride 2000.
  • Heather Parisi: La showgirl bionda e spumeggiante, con i suoi balletti e sigle televisive, è diventata un'icona per la sua personalità effervescente e sexy.

Raffaella Carrà icona gay

Baltimora: Il "Cantante Biondo" di "Tarzan Boy" e l'Estetica Androgina degli Anni '80

Un caso emblematico di "cantante biondo gay tutine" (o perlomeno di immagine androgina e ambigua) è quello di Jimmy McShane, il "volto e il corpo" del progetto musicale Baltimora. Nel 1985, il successo di "Tarzan Boy", un pezzo synth pop "ai limiti del demenziale", fu in gran parte dovuto all'immagine di McShane. "Alto, biondo, magro, dinoccolato, occhialuto e molto sorridente", si presentava "avvolto in ampi spolverini" che lasciavano intravedere "tutine di lurex o improbabili salopette".

Baltimora Tarzan Boy videoclip

McShane, che prima faceva "l'infermiere alla Croce rossa", fu scelto come "ragazzo immagine" per "cantare in playback" e "ballare". Non era un cantante autentico, ma un "intrattenitore nato", con il "viso mobile di un clown" e il "corpo agile di un ballerino". La sua performance era "liberatoria" ed "esilarante", e per un "adolescente gay di quegli anni era uno specchio imbarazzante in cui riconoscersi". Questa figura rappresentava un "buffone della festa", un "amico strano ma supersimpatico", che "ballava troppo bene", ma allo stesso tempo era "liberatorio, perché ti sbatteva in faccia quello che era con una risata".

Il successo di Baltimora, pur essendo considerato una "one hit wonder", dimostra come l'estetica androgina e la performance giocosa potessero rompere gli schemi e creare un'identificazione in un pubblico più ampio, inclusa la comunità gay. La canzone, con l'urlo di Tarzan, e il successivo singolo "Woody Boogie", con le tastiere che imitavano il verso del picchio Woody Woodpecker, avevano un'estetica da cartone animato, "pionieristica" per i tempi.

Jimmy McShane morì a soli 37 anni nel 1995, a causa dell'HIV. La sua storia è un monito sulla crisi dell'AIDS che ha colpito duramente la comunità gay e artistica negli anni '80 e '90, ma anche un tributo a un artista che, con la sua immagine e la sua performance, ha contribuito a rendere più visibile e accettabile la diversità.

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