La candidosi vaginale, comunemente chiamata candida, è un’infezione frequente nella popolazione femminile. Si stima, infatti, che colpisca, almeno una volta nella vita, il 75% delle donne in età fertile. Nel 40-50% dei casi, l’infezione si ripresenterà due volte, mentre nel 5% delle infezioni il problema diventerà ricorrente con quattro o più episodi all’anno. Spesso, si parla di un legame tra candida e ciclo, ma è davvero così? L’infezione è causata da un lievito chiamato Candida albicans, un "patogeno opportunista" che abita normalmente l’ambiente vaginale rimanendo in condizioni di salute innocuo, in forma dormiente (spora), senza causare sintomi. Questo equilibrio è mantenuto dai microrganismi “buoni”, i lattobacilli, e dal sistema immunitario. Tuttavia, in determinate condizioni, questo fungo può passare alla sua forma patogena (ifa) e proliferare.

Il legame tra fluttuazioni ormonali e candida
La candida, in generale, può verificarsi in qualsiasi momento del ciclo mestruale. Tuttavia, molti episodi sembrano concentrarsi nel periodo post-ovulatorio o premestruale. È importante chiarire che ciclo mestruale e mestruazione non sono sinonimi: il ciclo comprende l'intero arco temporale, mentre la mestruazione è solo la fase di sanguinamento. Durante la fase luteale, ovvero il periodo tra l’ovulazione e l’inizio delle mestruazioni, il cambiamento ormonale induce una temporanea soppressione del sistema immunitario, un processo fisiologico necessario per favorire l'eventuale impianto e la sopravvivenza dello sperma, riducendo però la capacità di tenere a bada microrganismi come la candida.
In parallelo, è noto che gli estrogeni regolano la disponibilità di glicogeno, uno zucchero importante per la crescita di C. albicans. Le oscillazioni ormonali non sono l'unica causa possibile, ma spiegano perché alcune donne notino episodi ricorrenti sempre negli stessi giorni del mese. Dopo l'ovulazione, nella seconda metà del ciclo, il progesterone aumenta; se non inizia una gravidanza, sia il progesterone che gli estrogeni diminuiscono, e questo calo ormonale precede l'arrivo delle mestruazioni, creando condizioni più favorevoli alla comparsa o al peggioramento dei sintomi.
Variabili ambientali e PH vaginale
Un’altra variabile che facilita l’occorrenza della candida è l’innalzamento del pH vaginale nel periodo premestruale o mestruale. Il pH vaginale è fisiologicamente acido, una caratteristica fondamentale per tenere sotto controllo le infezioni batteriche. L'innalzamento del pH avviene sia a causa degli estrogeni che della presenza del sangue mestruale, che ha un pH basico rispetto a quello vaginale.
Questo squilibrio trasforma l’ecosistema in un terreno favorevole alla proliferazione fungina. Spesso, l'infezione viene confusa con altre problematiche: sebbene i sintomi della candida siano pressoché identici in ogni fase del ciclo, è fondamentale distinguerla dalla vaginosi batterica. A differenza della candidosi, la vaginosi è causata da batteri come la Gardnerella vaginalis e si manifesta solitamente con perdite grigio-biancastre dal cattivo odore (spesso descritto come "di pesce"), mentre le secrezioni della candida sono inodori, dense e simili a ricotta.

Fattori di rischio e predisposizione individuale
Non tutto ciò che provoca prurito o bruciore nei giorni premestruali è per forza candida. La vulnerabilità al fungo può essere accentuata da diversi fattori:
- Diabete mellito: gli alti livelli di zucchero nel sangue favoriscono la proliferazione del fungo.
- Uso di antibiotici: questi farmaci sono il principale nemico della microflora vaginale e intestinale, uccidendo anche i lattobacilli "buoni".
- Stress e alimentazione: un eccesso di zuccheri semplici, lieviti e farine raffinate alimenta il fungo, mentre lo stress indebolisce il sistema immunitario.
- Abitudini igieniche: l’igiene intima eccessiva, l’uso di biancheria sintetica che impedisce la traspirazione o l’uso di pantaloni troppo stretti possono concorrere all’alterazione del naturale equilibrio.
Approccio diagnostico e terapeutico
La diagnosi si basa sui sintomi, sulla visita specialistica e, quando serve, sull'esame delle secrezioni vaginali. Il medico può eseguire un esame obiettivo, valutare le caratteristiche delle perdite e analizzare un campione al microscopio per identificare la specie di Candida coinvolta (come C. glabrata, C. parapsilosis o C. tropicalis).
Il trattamento standard prevede l'uso di farmaci antimicotici, che possono essere somministrati per via topica (creme, ovuli o compresse vaginali a base di principi attivi della classe degli azoli come il clotrimazolo) o, nei casi più ostinati, per via orale. È fondamentale non ricorrere al "fai da te", poiché un uso scorretto di farmaci o la sottovalutazione di sintomi sporadici può trasformare un'infezione occasionale in una condizione di candida cronica o ricorrente.
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Gestione della candida durante le mestruazioni
In caso di infezione attiva durante il flusso mestruale, è necessario prestare particolare attenzione per evitare ulteriori irritazioni. Dato che il sangue ha natura alcalina ed è irritante, è consigliato cambiare spesso l'assorbente, preferendo materiali traspiranti come il cotone o l'intimo specifico per le mestruazioni. È utile rimuovere il sangue in eccesso utilizzando acqua tiepida, evitando detergenti troppo aggressivi che potrebbero alterare ulteriormente il pH.
Sebbene alcune pazienti riferiscano che con l'arrivo del flusso le perdite della candida tendono a diminuire, l'infiammazione sottostante necessita comunque di un trattamento adeguato prescritto dal medico. In caso di recidive frequenti, potrebbe essere utile integrare la terapia farmacologica con prodotti che supportino il microbiota, come i fermenti lattici, e una revisione dello stile di vita che includa una dieta povera di zuccheri raffinati. La guarigione richiede pazienza e, soprattutto, un approccio che miri non solo a eliminare il fungo, ma a ricostruire la naturale resistenza dell'ecosistema vaginale.
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