La gestione della maternità durante un periodo di disoccupazione rappresenta un momento di grande delicatezza per molte lavoratrici. Comprendere i propri diritti e le procedure da seguire è fondamentale per garantire la necessaria sicurezza economica durante l'attesa di un figlio e nei primi mesi di vita del bambino. In questo approfondimento analizzeremo nel dettaglio le tutele previste dal legislatore italiano e le modalità operative per conciliare la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) con lo stato di gravidanza.
La NASpI come Sostegno al Reddito
La NASpI è un’indennità di disoccupazione in Italia, pensata per chi si trova temporaneamente senza lavoro, che offre un sostegno economico durante il periodo di ricerca di un nuovo impiego. Il suo obiettivo principale è fornire un aiuto finanziario a chi ha perso il proprio lavoro, dandoti il tempo e le risorse per cercare una nuova occupazione senza l’ansia immediata delle spese quotidiane. La NASpI è destinata a lavoratori dipendenti, inclusi quelli a tempo determinato, che hanno perso il loro impiego.
Per avere diritto alla NASpI, devi aver lavorato e pagato contributi per un minimo di 13 settimane nei 4 anni precedenti alla tua disoccupazione. Il tuo rapporto di lavoro deve essere terminato per cause non imputabili a tua colpa. Ciò include licenziamenti per motivi economici, organizzativi, fine contratto a tempo determinato, e altre situazioni analoghe. La presentazione della domanda di NASPI equivale al rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva.

Maternità e NASpI: Un Diritto Fondamentale
Cosa succede se si resta incinta durante la NASpI? Secondo quanto stabilito dall’articolo 24 del Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, per la legge italiana, tutte le lavoratrici dipendenti in stato di gravidanza hanno diritto a un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro della durata complessiva di cinque mesi, suddivisi tra prima e dopo il parto. Di norma, l’astensione obbligatoria inizia due mesi prima della data presunta del parto e prosegue per i tre mesi successivi alla nascita del bambino.
Sì, anche le donne che al momento dell’inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro siano già titolari della NASpI hanno diritto all’indennità di maternità. In particolare, il diritto ad accedere a questo ammortizzatore sociale riguarda le madri lavoratrici dipendenti del settore privato che decidono di interrompere l’attività lavorativa prima o dopo il parto, indipendentemente dal tipo di contratto, determinato o indeterminato. Per le donne in gravidanza che percepiscono la NASpI, l’importo dell’indennità di maternità è calcolato con le stesse modalità previste per le lavoratrici con contratto attivo.
Calcolo e Requisiti per l’Indennità
Il calcolo dell’indennità di maternità durante la disoccupazione è piuttosto semplice. Nello specifico, è possibile fare domanda per la NASpI a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento di 1 anno di vita del figlio. Le donne che decidono di smettere di lavorare in vista del parto, o subito dopo, e che possiedano i requisiti necessari per usufruire della NASpI avranno diritto a un sostegno economico per un periodo di tempo pari alla metà delle settimane di contributi versati nei quattro anni che precedono la richiesta volontaria di dimissioni.
Cosa accade se si perde il lavoro mentre si è in gravidanza? Come stabilito dall’art. 24 del Decreto Legislativo n. 151/2001, in particolare, per avere diritto all’indennità, devono essere trascorsi non più di 60 giorni tra l’inizio dello stato di disoccupazione (o sospensione dal lavoro) e l’inizio del periodo di maternità. Anche in caso di gravidanza a rischio, le tutele per chi percepisce la NASpI sono molto simili a quelle previste per le lavoratrici con contratto attivo. Per farlo, i percettori NASpI devono inviare una comunicazione all’INPS e presentare apposito certificato medico.
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Tutele contro il Licenziamento e Dimissioni
La legge italiana tutela le lavoratrici durante la gravidanza, soprattutto nei confronti di eventuali licenziamenti. L’articolo 54 del Decreto Legislativo n. 151/2001 stabilisce che la normativa italiana tutela le lavoratrici in gravidanza anche in caso di dimissioni. In particolare, tra le principali tutele previste dalla legge vi è l’esenzione dall’obbligo di preavviso: la lavoratrice può dimettersi in qualsiasi momento senza dover rispettare i termini di preavviso normalmente richiesti.
Affinché le dimissioni siano considerate valide, la lavoratrice deve però confermarle personalmente presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro territorialmente competente. Il datore di lavoro è tenuto a versare il cosiddetto “ticket di licenziamento”, un contributo economico che serve a finanziare la NASpI e che viene normalmente richiesto in caso di licenziamento. In entrambi i casi, sarà necessario allegare un certificato medico che attesti lo stato di gravidanza e indichi la data presunta del parto.
La Struttura dell’Erogazione NASpI
La NASpI è corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo a erogazione di prestazioni di disoccupazione. I periodi di fruizione della NASpI sono coperti da contribuzione figurativa (circolare INPS 12 maggio 2015, n. 94).
La NASpI si riduce del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Se la retribuzione media è superiore al predetto importo di riferimento annuo (1.352,19 euro per il 2023), la misura della prestazione è invece pari al 75% dell'importo di riferimento annuo stabilito dalla legge sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e il suddetto importo stabilito dalla legge.
Gestione del Reddito e Attività Lavorativa
Se svolgi un'attività in forma autonoma, essa è compatibile con la NASpI se genera un reddito annuo corrispondente a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), e cioè pari a 5.500 euro. La prestazione ridotta si mantiene solo se il soggetto beneficiario comunica all'INPS il reddito annuo presunto.
In presenza di iscrizione alla Gestione Separata ovvero se l'attività autonoma preesisteva alla data di cessazione del rapporto di lavoro, il richiedente deve dichiararlo nella domanda di NASpI e indicare, obbligatoriamente, il reddito annuo che prevede di conseguire da tale attività. Il reddito previsto deve essere dichiarato anche se pari a zero. In alternativa, il richiedente potrà comunicare tale reddito, entro un mese dall'invio della domanda, tramite il modello NASpI-COM. La mancata comunicazione comporta la decadenza dalla NASpI.

Part-time e Compatibilità Multipla
Se il titolare di due o più rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale cessa da uno dei rapporti ha diritto all’indennità di disoccupazione, ricorrendone tutti gli altri requisiti, sempre che il reddito percepito dal rapporto di lavoro rimasto in essere corrisponda a un'imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell'articolo 13 del TUIR, e cioè pari a 8.174 euro.
In questo caso, la NASpI è ridotta di un importo pari all'80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio del contratto di lavoro subordinato e la data di fine dell'indennità o, se antecedente, la fine dell'anno. Il richiedente la NASpI deve informare l'INPS dello svolgimento dell’attività rimasta in essere, flaggando l’apposita dichiarazione in domanda e completandola obbligatoriamente con l’indicazione del reddito annuo che prevede di conseguire da tale attività.
Lavoro Occasionale e Altri Casi
In caso di prestazione di lavoro occasionale, l'indennità NASpI è interamente cumulabile con i compensi derivanti dallo svolgimento di tale tipologia di lavoro nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile. L'indennità può essere riscossa tramite accredito su conto corrente bancario o postale, su libretto postale o tramite bonifico presso ufficio postale nel CAP di residenza o domicilio del richiedente.
L'iscrizione ad un Albo professionale, in assenza di attività e di reddito, non ti priva del diritto alla NASpI. Sono iscritto alla Gestione Separata ma non svolgo alcuna attività di collaborazione o da libero professionista e non verso contributi da anni: l’iscrizione alla Gestione Separata non è soggetta a cancellazione. Nel caso di incarichi societari (amministratore, sindaco, revisore), la dichiarazione del reddito presunto, anche se pari a “zero”, è prevista a pena di decadenza della NASpI.
Mobilità Internazionale e Obblighi
Recandosi in un paese UE, in Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda alla ricerca di lavoro, il diritto a percepire la prestazione di disoccupazione viene conservato per un massimo di tre mesi nel rispetto dei Regolamenti CE 883/2004 e 987/2009. Prima della partenza devi essere iscritto almeno per un giorno al centro per l'impiego; devi comunicare l’indisponibilità al Centro per l’impiego e cancellarti.
È necessario richiedere personalmente, previo appuntamento alla sede INPS territorialmente competente, il rilascio del documento portatile U2, che attesta il mantenimento del diritto alle prestazioni, e del documento portatile U1, che attesta invece i periodi di assicurazione. La NASpI viene sospesa finché l'ufficio del lavoro dello Stato membro in cui ti sei recato non comunica all'INPS l'avvenuta iscrizione. Ricevuta tale comunicazione, l'INPS riprenderà a pagarti la prestazione dovuta per un massimo di tre mesi dalla data di partenza dall'Italia.
Consulenza e Supporto alle Neo Mamme
La nascita di un bambino porta con sé gioie immense ma anche nuove sfide, tra cui la gestione delle finanze familiari. La NASpI offre alle neo mamme la tranquillità finanziaria necessaria in un momento di grande cambiamento. Grazie a questo sostegno, le madri possono dedicare più tempo di qualità ai loro bambini nei primi mesi di vita, che sono cruciali per lo sviluppo del legame genitore-figlio.
L’INPS non può pagare con accredito su IBAN non intestati o cointestati a chi richiede la NASpI. L’utente deve sempre comunicare all’Istituto, tramite il servizio NASpI-Com, eventuali variazioni di codice fiscale o di IBAN. La dichiarazione del reddito annuale deve essere rinnovata ogni anno. È bene ricordare che l'articolo 21 del decreto legislativo 150/2015 rafforza i meccanismi di condizionalità per la fruizione delle prestazioni di disoccupazione, integrando e specificando le disposizioni sugli obblighi di partecipazione alle misure di politica attiva del disoccupato.