Caffeina e Rischio di Aborto Spontaneo: Evidenze Scientifiche e Raccomandazioni Attuali

Il test di gravidanza positivo per molte future mamme implica cambiamenti significativi nell’alimentazione e nello stile di vita. Tra le abitudini più discusse e oggetto di raccomandazioni prudenti vi è il consumo di caffè e, più in generale, di bevande contenenti caffeina. La questione centrale è se si possa bere caffè in gravidanza e quali siano i rischi associati, in particolare quello di aborto spontaneo. Negli ultimi decenni, il consumo di caffeina in gravidanza è stato al centro di un acceso dibattito scientifico, con studi che hanno fornito risultati spesso contrastanti e che hanno portato a continue revisioni delle indicazioni sanitarie. L'importanza di ricevere informazioni accurate e basate su prove scientifiche è cruciale per le donne in attesa, al fine di prendere decisioni informate sui potenziali effetti legati alla caffeina.

Caffeina: Cos'è e Dove si Trova? Un Quadro Completo

La caffeina è un composto chimico che appartiene alla classe degli alcaloidi, una sostanza psicoattiva presente in diverse piante. Non è presente solamente nel caffè, ma si trova in un'ampia varietà di alimenti e bevande di consumo comune. Per citare altre fonti, è importante ricordare le foglie della pianta del tè, il cioccolato fondente - una singola barretta standard può contenere una trentina di milligrammi di caffeina - e le bibite energizzanti, spesso etichettate come "cola". Anche alcune tisane e il tè deteinato, sebbene in quantità minori, possono contribuire all'apporto totale.

È fondamentale tenere a mente quanto già detto, ovvero che la caffeina non si trova solo nel caffè, ma in tutte le bevande e gli alimenti contenenti le cosiddette "sostanze nervine". Il contenuto di caffeina di una tazzina di caffè, così come quello del tè, varia molto a seconda di diversi fattori. Renato Bruni, professore associato di botanica farmaceutica all’Università di Parma, ha chiarito che esiste una grande variabilità. Per esempio, il caffè della varietà robusta contiene fino a quattro volte più caffeina di quello fatto con la varietà arabica. Questa distinzione è essenziale per comprendere la reale quantità di caffeina assunta quotidianamente. Allo stesso modo, anche per il tè, il contenuto può variare in base alla tipologia e al metodo di preparazione. È quindi necessario considerare tutte le possibili fonti di caffeina, inclusi il cioccolato e i soft-drinks, per avere un quadro completo dell'assunzione giornaliera.

Tipi di bevande e il loro contenuto di caffeina

Caffeina e Rischio di Aborto Spontaneo: La Prospettiva Storica e i Primi Studi

I possibili effetti non favorevoli della caffeina assunta in gravidanza sullo sviluppo del feto, e successivamente del bambino, sono stati oggetto di numerosi studi scientifici nel corso dei decenni. Già in passato, alcune osservazioni avevano suggerito un possibile effetto della caffeina nell’aumentare il rischio di aborto e, più in generale, nel ridurre la durata della gravidanza, con possibili effetti negativi sul completamento dello sviluppo del feto.

Tuttavia, gli ormoni tipici della gravidanza, in particolare i progestinici, inducono spesso nausea e vomito o intolleranza a certi odori. Questa reazione naturale tende spesso a limitare spontaneamente il consumo di caffè da parte delle donne in attesa. È pertanto possibile che un elevato consumo di caffè possa limitarsi a segnalare indirettamente un assetto ormonale non ottimale, come una bassa produzione endogena di progestinici. In questa prospettiva, la caffeina potrebbe rappresentare soltanto un indicatore, e non una causa diretta, della ridotta durata della gestazione e dell’aumentato rischio di aborto. Questo ha reso complessa l'interpretazione dei primi studi, suggerendo la necessità di ricerche più approfondite per distinguere tra correlazione e causalità.

L'Importanza dello Stile di Vita Paterno: Uno Studio Rivelatore su Fertility and Sterility

Un aspetto meno esplorato fino a tempi recenti riguarda il ruolo dei futuri padri nel rischio di aborto spontaneo, in relazione al consumo di caffeina. Un significativo studio americano, pubblicato su Fertility and Sterility, ha messo in luce una nuova prospettiva. Questa ricerca, condotta dall'epidemiologa Germaine Louis del National Institute of Child Health and Human Development americano, ha concluso che, quando si tratta di rischio di aborto, lo stile di vita conta non solo per la mamma, ma anche per il papà. Uomini, se state cercando un figlio, limitate il consumo di caffeina. Lo sanno bene le madri, per le quali è dimostrato che superare le due tazzine al giorno aumenta del 74% il rischio di aborto. Ma adesso sono avvertiti anche i padri.

Lo studio ha seguito 344 coppie in Texas e in Michigan nelle prime sette settimane di gravidanza, un periodo cruciale. Le coppie partecipanti hanno compilato un diario quotidiano relativo ad alcuni comportamenti specifici, come il numero di sigarette fumate, il numero di bevande alcoliche o contenenti caffeina consumate e l’eventuale assunzione di multivitaminici. Le perdite fetali totali sono state 98, pari al 28% del campione. I ricercatori hanno osservato un’associazione tra rischio di aborto e consumo di caffè da parte sia della mamma sia del papà, sia nel periodo che precede il concepimento sia nelle prime fasi della gravidanza. In particolare, il rischio è risultato più elevato, circa il 70% in più, per chi beveva più di due bevande con caffeina al giorno. Come per le madri, anche i futuri padri non dovrebbero superare le tre dosi al giorno, onde evitare un aumento del rischio di aborto.

Questo lavoro non è stato disegnato per dimostrare che l’eccesso di caffeina causa aborti o che le vitamine riducono il rischio di averne, come hanno fatto notare gli stessi autori. Tuttavia, i ricercatori non conoscono il meccanismo preciso, ma pensano che la caffeina possa alterare la produzione di ovuli e sperma, interferire con l’impianto dell’embrione o con l’abilità dell’embrione di crescere nell’utero.

Inoltre, lo studio ha confermato un dato già noto: nelle donne con più di 35 anni, il rischio di abortire era quasi raddoppiato rispetto alle più giovani. Parallelamente, un elemento significativo emerso riguarda il ruolo protettivo svolto dagli integratori multivitaminici. Quando le donne assumevano integratori multivitaminici, il rischio di abortire era del 55% più basso. Come spiegato da Irene Cetin, direttore dell’Unità di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Sacco di Milano e presidente della Società italiana di medicina perinatale, "Il lavoro non entra nei dettagli, ma è ragionevole pensare che l’effetto sia dovuto soprattutto a sostanze come acido folico, vitamine del gruppo B in generale e vitamina D". Del resto, sappiamo che sempre più donne sono carenti di queste sostanze, per via di diete e stili di vita che non garantiscono apporti sufficienti. Questo non significa consigliare a tappeto a tutte le donne di prendere vitamine a caso, ma il consiglio per chi desidera una gravidanza è sicuramente quello di assumere acido folico - 400 microgrammi al giorno - innanzi tutto perché protegge in modo significativo dal rischio di sviluppo di difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Per il resto, suggeriamo di seguire un’alimentazione equilibrata, il più possibile di stampo mediterraneo, e di passare un po’ di tempo all’aria aperta, per garantire la sintesi di vitamina D che è stimolata dall’esposizione alla luce solare. Poi sarà lo specialista a valutare, caso per caso, se serve qualche integrazione specifica.

L'interruzione spontanea di una gravidanza nelle prime settimane è un evento piuttosto frequente, e si verifica nel 10-20% dei casi. Secondo un documento sull’aborto precoce rilasciato nel 2015 dall’American College of Obstetricians and Gynecologists, il fenomeno riguarda il 9-17% delle gravidanze per le donne tra i 20 e i 30 anni, il 20% intorno ai 35 anni, il 40% per le quarantenni e l’80% sopra i 45 anni. Un evidente aumento del rischio con l’età, confermato anche dallo studio di Louis e colleghi, nel campione esaminato - 344 coppie seguite da quando hanno deciso di cercare una gravidanza al momento del parto o di un’eventuale perdita fetale, con età materna compresa tra 18 e 40 anni - il tasso di aborto medio è stato del 28%.

Rischio di aborto spontaneo e fattori di stile di vita

Dibattito Scientifico e Risultati Contrastanti: Il Ruolo della Causalità

La ricerca scientifica sulla caffeina in gravidanza ha prodotto risultati non sempre univoci, alimentando un dibattito continuo. I risultati della ricerca di Louis e colleghi, per esempio, sarebbero discordanti con altri studi, almeno secondo Jeffrey Goldberg, esperto di riproduzione alla Cleveland Clinic, in Ohio, che non era coinvolto nello studio. Goldberg ha dichiarato che "I risultati non dimostrano che fumare e bere alcool possono ridurre il numero di gravidanze e aumentare il rischio di effetti avversi nello sviluppo fetale". Questa osservazione sottolinea la complessità nel determinare relazioni di causa-effetto dirette in studi osservazionali.

Un recente studio condotto in Australia da un gruppo di ricercatori dell’Università del Queensland suggerisce però che gli effetti negativi attribuiti alla caffeina potrebbero essere stati sovrastimati. Secondo quanto emerso, i ricercatori non hanno individuato una correlazione significativa tra un consumo moderato di caffè e questi esiti negativi. Negli ultimi decenni, numerose indicazioni sanitarie hanno suggerito di limitare fortemente l’assunzione di caffeina in gravidanza, sulla base di studi che associavano il caffè a un aumento dei rischi per il feto. Ma questi nuovi dati suggeriscono che il suo ruolo possa essere meno determinante di quanto ipotizzato in passato. Allo stesso tempo, i ricercatori sottolineano che le raccomandazioni mediche attuali restano valide e che le donne in gravidanza dovrebbero continuare a seguire le indicazioni fornite dai professionisti sanitari.

Molto rimane però da capire sul rapporto tra caffeina e gravidanza. Al momento possiamo parlare solo di associazione tra questa sostanza ed esiti negativi per il feto, non di un vero e proprio rapporto causa-effetto. Certo, alcuni studi trovano un aumento del rischio di aborto o di altre conseguenze all’aumentare della dose consumata, il che potrebbe essere un indizio, ma non basta. Non è neppure chiaro quali potrebbero essere i meccanismi coinvolti. "Nel caso di conseguenze tardive, come la riduzione della crescita, potrebbe essere coinvolto l’effetto di vasocostrizione esercitato dalla caffeina, e può darsi che questo stesso effetto influenzi anche le modalità di impianto dell’embrione nella parete uterina" sottolinea la ginecologa Irene Cetin. Il tutto è complicato dal fatto che non si tratta di indagini semplici da condurre.

"In genere si parla di tè, caffè o bevande con caffeina, ma quello che conta è appunto l’apporto di questa sostanza, che non è affatto semplice da determinare" spiega Renato Bruni. Questo perché la quantità di caffeina varia significativamente a seconda della varietà botanica di partenza, come già menzionato per il caffè Robusta e Arabica. La difficoltà nel quantificare l'esposizione reale alla caffeina rende complessa la comparazione tra studi e l'identificazione di soglie di rischio precise.

Caffeina e Altri Esiti Avversi in Gravidanza: Uno Sguardo Oltre l'Aborto

Oltre al rischio di aborto spontaneo, l'esposizione alla caffeina in gravidanza è stata investigata per una serie di altri esiti avversi. Una revisione narrativa approfondita ha esaminato le prove dell'associazione tra il consumo di caffeina in gravidanza e tali esiti negativi, valutando se i consigli dietetici attuali siano convalidati. È stata effettuata una ricerca su database specializzati, identificando 1261 articoli peer-reviewed in lingua inglese. Lo screening ha prodotto un totale di 48 studi osservazionali originali e meta-analisi pubblicati negli ultimi due decenni.

Gli articoli riportano gli esiti di una o più delle sei categorie principali di esiti negativi della gravidanza, che includono: aborto spontaneo, parto morto, basso peso alla nascita e/o piccolo per età gestazionale, parto pretermine, leucemia acuta infantile e sovrappeso infantile e obesità. Su 42 serie separate di risultati riportati in 37 studi osservazionali, 32 hanno indicato un aumento significativo del rischio correlato alla caffeina, mentre 10 hanno suggerito associazioni non conclusive. È emerso che l'aumento del rischio correlato alla caffeina è stato segnalato con livelli di consumo da moderati ad alti per tutti gli esiti della gravidanza, con l'eccezione del parto pretermine.

Su 11 studi che riportavano 17 meta-analisi, c'è stata unanimità tra 14 analisi nel trovare il consumo di caffeina materno associato ad un aumento del rischio per quattro categorie di esiti del parto: aborto spontaneo, parto morto, basso peso alla nascita e/o piccolo per l'età gestazionale e leucemia acuta infantile. Le tre meta-analisi rimanenti sono state anche unanimi nel segnalare l'assenza di un'associazione affidabile tra il consumo di caffeina materna e la nascita pretermine. Non sono state identificate meta-analisi per il sovrappeso infantile e l'obesità, anche se quattro dei cinque studi osservazionali originali hanno riferito associazioni significative che collegano il consumo di caffeina materna a quella categoria di risultati.

La maggior parte dei risultati sostanziali derivanti da studi osservazionali e meta-analisi indica che il consumo di caffeina materna è associato in modo significativo con i principali esiti negativi della gravidanza. Tra questi studi, vi sono state frequenti segnalazioni di associazioni significative di dose-risposta, che suggeriscono un effetto di causalità. Un punto cruciale emerso è che non è stata riportata nessuna soglia di consumo al di sotto della quale le associazioni fossero assenti. Di conseguenza, le prove attuali non supportano consigli che presuppongano che il consumo di caffeina "moderato" durante la gravidanza sia sicuro. Questo solleva interrogativi sulla validità delle raccomandazioni attuali e sulla necessità di una maggiore cautela.

Ho bevuto 4 caffè tutti insieme: gli effetti della caffeina sul corpo umano e sul cervello

Raccomandazioni Attuali: Limiti di Consumo e Alternative Salutari

Di fronte a un panorama scientifico complesso, le organizzazioni sanitarie internazionali e nazionali hanno formulato raccomandazioni per il consumo di caffeina in gravidanza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Ministero della Salute non suggeriscono di eliminare completamente dalla propria alimentazione in gravidanza caffè e bevande contenenti caffeina, ma indicano una quantità massima giornaliera da assumere nei nove mesi di attesa. A proposito del consumo di caffeina in gravidanza, l’OMS raccomanda alle gestanti di limitare l’assunzione di caffeina a 300 mg al giorno. Il Ministero della Salute, invece, indica un limite più restrittivo di 200 mg al giorno.

Quante tazze di caffè in gravidanza si possono bere al giorno? Considerando che la tazzina da bar standard contiene circa 100 mg di caffeina, con due al dì si raggiungono i dosaggi raccomandati dal Ministero della Salute. Se si assume un solo caffè, si resta sotto il limite. Tuttavia, è bene prestare attenzione a non superare il limite anche attraverso altre fonti. È bene però tenere a mente quanto già detto, ovvero che la caffeina non si trova solo nel caffè, ma in tutte le bevande e gli alimenti contenenti le cosiddette "sostanze nervine" (tè, cioccolato, bibite energizzanti tipo cola…), che sarà opportuno evitare nel caso fossero già stati assunti due caffè.

Inoltre, normalmente i medici avvisano le donne che vogliono avere figli di non aspettare troppo, specialmente quando superano i 35 anni di età, e consigliano loro di limitare il consumo di caffeina e assumere integratori di vitamine. Il test di gravidanza è positivo: la visione delle due lineette implica, per tutte le mamme in attesa, dei cambiamenti nell’alimentazione. Uno dei più importanti riguarda il caffè in gravidanza.

Il consiglio per chi desidera una gravidanza è sicuramente quello di assumere acido folico - 400 microgrammi al giorno - innanzi tutto perché protegge in modo significativo dal rischio di sviluppo di difetti del tubo neurale, come la spina bifida. Per il resto, si suggerisce di seguire un’alimentazione equilibrata, il più possibile di stampo mediterraneo, e di passare un po’ di tempo all’aria aperta, per garantire la sintesi di vitamina D che è stimolata dall’esposizione alla luce solare. Poi sarà lo specialista a valutare, caso per caso, se serve qualche integrazione specifica. E per quanto riguarda caffè, tè o altre bevande con caffeina, meglio essere prudenti: un paio di tazze o tazzine al giorno non sono un problema.

Caffeina nel Secondo e Terzo Trimestre: Bruciore di Stomaco e Metabolismo Fetale

Gli effetti del consumo di caffeina in gravidanza non si limitano solo al rischio di aborto spontaneo, ma possono manifestarsi anche in fasi più avanzate della gestazione e influenzare il benessere sia della madre che del feto. L’eccesso di caffè in gravidanza può provocare diversi effetti a seconda del periodo della gestazione. L’assunzione in eccesso di caffè nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza è spesso correlata al bruciore di stomaco, un disturbo descritto come un bruciore o disagio all’altezza dell’esofago, talvolta associato a reflusso, noto anche come pirosi gastrica. Questa evenienza è esacerbata dal reflusso gastrico e non si associa a esiti avversi durante la gestazione, e il trattamento è esclusivamente mirato al sollievo dei sintomi.

Bere troppo caffè in gravidanza comporta rischi legati al metabolismo della caffeina. Come detto, durante la gestazione questa bevanda va assunta con moderazione, in quanto vi è un minor metabolismo della caffeina, rallentato di ben 15 volte. Di conseguenza, aumentano i rischi per la crescita e lo sviluppo fetale. Dopo l’assunzione, la caffeina viene assorbita e si accumula nella placenta. È noto infatti che l’immaturità funzionale del fegato del feto non produce gli enzimi necessari per il metabolismo di questa sostanza, rendendo il feto particolarmente vulnerabile all'esposizione. Diversi studi hanno dimostrato una correlazione tra assunzione di caffeina ed esiti avversi in gravidanza.

Dopo il parto, la cautela rimane necessaria. Va ricordato che la caffeina passa nel latte materno e può causare ipereccitabilità e difficoltà nel sonno del bambino. Pertanto, anche durante l'allattamento, è consigliabile mantenere un consumo moderato o considerare alternative.

Il Caffè Decaffeinato e il Tè Deteinato: Sono un'Alternativa Sicura?

Data la necessità di limitare l'assunzione di caffeina durante la gravidanza, molte donne si interrogano sulla sicurezza delle versioni "decaffeinate" dei loro prodotti preferiti. Il caffè decaffeinato contiene una misura irrisoria di caffeina rispetto al caffè tradizionale e sembrerebbe quindi "più sicuro". Tuttavia, la comunità scientifica non ha dato indicazioni ufficiali univoche sul consumo di caffè decaffeinato in gravidanza.

Per scrupolo, è importante considerare il processo di produzione. Questa bevanda è il risultato di un complesso processo di lavorazione il cui scopo è quello di eliminare la caffeina. Tale processo, di fatto, può contaminare il caffè estratto con agenti chimici. Per amor di precisione, il processo di riduzione della quantità di caffeina implica comunque il ricorso a un solvente, ossia l’etilene, anche se poi viene utilizzato il vapore per eliminare le sue tracce. Nonostante le rassicurazioni sui residui, alcuni professionisti suggeriscono prudenza e raccomandano di evitarne l'assunzione eccessiva.

Stesso discorso vale per il tè deteinato. Anche in questo caso, è meglio non esagerare con il consumo. Non solo per la potenziale presenza di tracce di caffeina o per i processi di lavorazione, ma anche per un altro aspetto rilevante: la presenza delle catechine. Questi composti possono interferire con l’assorbimento dell’acido folico, una sostanza indispensabile per prevenire malformazioni nel feto. È quindi consigliabile privilegiare tisane e infusi derivanti da altre erbe, che non presentano queste problematiche.

Alternative al Caffè Tradizionale: Orzo e Tisane

Per le donne in gravidanza che desiderano ridurre o eliminare la caffeina senza rinunciare al piacere di una bevanda calda, esistono diverse alternative salutari e sicure. Una valida opzione è sostituire il caffè in gravidanza con il caffè d’orzo. Questa bevanda non contiene caffeina e possiede proprietà digestive e antinfiammatorie, rendendola un'eccellente scelta per il benessere generale. Proprio per l’assenza di caffeina, e anche per il fatto che possiede ottime proprietà galattogene e favorisce la produzione di latte, l’orzo è consigliato sia in gravidanza sia durante l’allattamento. Questa bevanda inoltre non apporta alcuna caloria, se non quelle dello zucchero aggiunto come dolcificante, offrendo un'opzione gustosa e nutriente.

Un'altra alternativa eccellente è rappresentata dalle tisane e dagli infusi derivanti da altre erbe. Molte erbe sono sicure e benefiche in gravidanza, offrendo sapori diversi e proprietà rilassanti o digestive, senza l'apporto di caffeina. È sempre consigliabile, tuttavia, consultare il proprio medico o un erborista qualificato per assicurarsi che le erbe scelte siano adatte alla gravidanza. Optare per queste alternative può aiutare a mantenere un adeguato livello di idratazione e a godere di una piacevole pausa, contribuendo al tempo stesso a rispettare le raccomandazioni sul consumo di caffeina.

Il Disgusto per il Caffè in Gravidanza: Un Fenomeno Comune

È un'esperienza comune per molte donne in gravidanza sviluppare un'improvvisa avversione o disgusto per cibi e bevande che prima amavano, e il caffè non fa eccezione. Sì, provare disgusto per il caffè in gravidanza, anche da un giorno all’altro, è più che normale. Si tratta di alterazioni dell’olfatto e del gusto note rispettivamente come disosmia e disgeusia.

La causa principale di questi cambiamenti è da ricercarsi nelle significative fluttuazioni ormonali che avvengono durante la gestazione. Gli aumenti dei livelli di estrogeni, in particolare, possono rendere l'olfatto più sensibile e alterare la percezione dei sapori, portando a una reazione di disgusto anche verso odori o gusti precedentemente graditi. Questo fenomeno è una parte normale e spesso transitoria della gravidanza, e può essere interpretato come un meccanismo protettivo del corpo, che spinge la futura mamma ad evitare sostanze potenzialmente nocive o semplicemente a orientarsi verso alimenti e bevande più tollerabili in quel periodo. È importante ascoltare il proprio corpo e assecondare queste nuove preferenze, senza preoccuparsi di non poter più gustare il caffè in futuro, poiché spesso queste alterazioni si risolvono dopo il parto.

Impatto della Caffeina sullo Sviluppo Neuropsicologico del Bambino: Uno Studio Norvegese Rassicurante

Oltre ai rischi di aborto e altri esiti avversi, la questione dell'impatto della caffeina sullo sviluppo neurologico del bambino è stata oggetto di attenta valutazione. La conoscenza attuale dell'effetto dell'esposizione prenatale alla caffeina sullo sviluppo neurologico infantile è stata contraddittoria, con diversi studi che hanno presentato risultati variabili.

In questo contesto, uno studio norvegese, condotto su una coorte molto ampia di oltre 50.000 coppie mamma-bambino, ha cercato di fare chiarezza. Lo studio ha incluso un totale di 64.189 gravidanze a termine dal Norwegian Mother, Father and Child Cohort Study. Un questionario validato sulla frequenza alimentare, somministrato alla ventiduesima settimana di gestazione, è stato utilizzato per ottenere informazioni sull'assunzione materna di caffeina da diverse fonti. Per valutare lo sviluppo neurologico del bambino (comportamento, temperamento, sviluppo motorio, difficoltà linguistiche), sono state utilizzate scale validate per identificare difficoltà all'età di 6, 18, 36 mesi, nonché a 5 e 8 anni di età.

In questo studio, si è innanzitutto osservato che la maggior parte delle donne aveva ridotto in maniera rilevante il consumo di caffeina durante la gravidanza, specie durante il secondo trimestre. Il livello medio di consumo era infatti di 56 mg/die, corrispondente a meno di una tazzina di caffè. Solo il 7% delle donne della coorte assumeva più di 200 mg al giorno di caffeina, la dose massima raccomandata da alcuni organismi internazionali.

Il risultato più rilevante di questa ricerca è stato che l'esposizione prenatale alla caffeina non è stata associata a un rischio persistentemente aumentato per problemi di comportamento, temperamento, motori o linguistici nei bambini nati a termine. I risultati sono stati consistenti in tutti i follow-up e per diverse fonti di assunzione di caffeina. Nel complesso, gli autori concludono che sembra potersi escludere che, almeno nell’ambito dei livelli di consumo considerati accettabili (fino a 200 mg/die, pari a circa 2-3 tazzine di caffè), la caffeina possa svolgere effetti sfavorevoli sullo sviluppo neuro-comportamentale del feto e poi del bambino, almeno fino a otto anni di età. Ciò fornisce un certo grado di rassicurazione riguardo al consumo moderato di caffeina e il neurosviluppo a lungo termine. Tuttavia, va comunque tenuto conto di tutte le possibili fonti di caffeina, inclusi il cioccolato ed i soft-drinks, per non superare le soglie raccomandate.

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