Attacchi di panico nei bambini: comprendere, riconoscere e supportare

L’ansia è una condizione psicofisica che siamo abituati a riferire agli adulti. Eppure, accade spesso che questa si manifesti in forme intense e improvvise anche nei più giovani. Per comprendere cosa accade quando l’ansia si presenta attraverso un attacco di panico nei bambini, dobbiamo partire da un’esperienza vissuta, un racconto che ci permette di visualizzare la tempesta emotiva che travolge un bambino durante un episodio acuto.

“É successo tutto d’improvviso. Ero seduta in classe, una settimana con parecchie interrogazioni e verifiche. Un giorno come tanti, una lezione come tante ma ad un certo punto, senza motivo, le parole del professore mi si confondono in testa, guardo i compagni e mi sembra che tutto inizi a girare, sento una strana sensazione nel petto: il mio cuore inizia a battere velocemente, come se volesse uscire fuori. Respiro in fretta, ma l’aria sembra non bastare. Mi sento intrappolata, come se le pareti si stringessero intorno a me. Le mani tremano e sono sudate, sono come estranee al mio corpo. Che cosa mi sta succedendo?? Mi sento perdere il controllo, ho paura di morire… Provo a concentrarmi sul respiro, ma sembra solo peggiorare la situazione. Il panico aumenta, vorrei chiedere aiuto ma non riesco, non riesco a muovermi, sono paralizzata. Poi, la mia compagna di banco si accorge: 'Che succede Giulia?'. Sento le lacrime che scorrono sul mio viso, non posso fermarle. Lei avvisa il professore, mi accompagna fuori dalla classe e piano piano, molto lentamente, mi sento meno stordita, il cuore rallenta e l’aria torna nei miei polmoni. Mi sento esausta, spaventata. Per fortuna c’era lei con me, mi ascolta e poi con un sorriso: 'Non aver paura, io ti capisco, è stato un attacco di panico, sono capitati anche a me in passato. Ora so che li posso affrontare e che la cosa più coraggiosa che possiamo fare è chiedere aiuto'.”

rappresentazione stilizzata del sistema nervoso e delle reazioni fisiche allo stress

La natura della paura e dell'ansia infantile

La paura è un’emozione fondamentale che i bambini vivono fin dai primi mesi di vita e ha l’importante funzione di proteggere da pericoli presenti e riconoscibili, attivando risposte di fuga e di ricerca di sicurezza. Avere paura è normale, a tutte le età, anche da piccolissimi. Spesso gli adulti riconoscono questo stato: «Ho capito che sei scappato via perché hai paura di entrare da solo nella stanza; può essere pauroso entrare senza sapere chi c’è dentro». Anche nei bambini, ci sono ansie con una funzione positiva di adattamento e di stimolo.

L’ansia, invece, è uno stato di agitazione interiore e di allarme di fronte a situazioni pericolose che si teme si possano verificare nel futuro con conseguenze catastrofiche, anche se tali situazioni sono poco probabili nella realtà. L’ansia, rispetto alla paura, è quindi riferita più al futuro che al presente, alle conseguenze delle situazioni più che alle situazioni stesse, a situazioni temute ma improbabili, più che a situazioni contingenti e reali. Quando l’ansia nei bambini si fa più intensa e lo stato di agitazione dura più a lungo, o quando è riferita a situazioni non tipiche per l’età, il disagio può essere così difficile da gestire che i bambini possono preferire non confrontarsi con la situazione che lo genera.

Identikit dell'attacco di panico nei bambini

Che cos’è invece un attacco di panico? Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), l’attacco di panico consiste in una paura improvvisa che comporta un forte disagio e raggiunge il picco in pochi minuti. I sintomi dell’attacco di panico nei bambini raggiungono il picco in una decina di minuti, potendo durare fino a mezz’ora circa. Durante questi episodi, i bambini sperimentano sintomi somatici, sintomi cognitivi, o entrambi.

Alcuni sintomi sono più ricorrenti come, ad esempio, i tremori e l’agitazione fisica, il mal di pancia e la nausea, le palpitazioni, la sudorazione, il dolore toracico, le vertigini e la sensazione di soffocamento, il mal di testa o la sensazione di svenire. Rispetto a quelli che accadono negli adulti, gli attacchi di panico nei bambini e negli adolescenti sono spesso più drammatici nella loro manifestazione, con urla, pianti e iperventilazione. Questa può creare una difficoltà nella respirazione che, a sua volta, aumenta il loro stato di agitazione. I bambini più grandi e gli adolescenti descrivono spesso una sensazione di imminente catastrofe, temendo di morire o di impazzire.

Ansia nei bambini: sintomi e consigli | ForumSalute

Cause e fattori di rischio: perché accade?

Non sempre è possibile rintracciare le cause precise che scatenano gli attacchi di panico. Avrebbe più senso parlare infatti dei fattori di rischio, ovvero di elementi che aumentano la probabilità del verificarsi di un episodio acuto. Si ritiene che più fattori (individuali, ambientali e genetici) possano essere la causa dei disturbi correlabili all'ansia. Il temperamento, ad esempio, assume un certo peso: avere un temperamento inibito potrebbe costituire un fattore di rischio.

Anche una cattiva o incorretta interpretazione di situazioni e eventi può costituire motivo di vulnerabilità al disturbo di panico. Elementi contestuali come la presenza di eventi traumatici nel passato del bambino possono avere un impatto significativo. Inoltre, esiste spesso una sovrapposizione con altre condizioni: i bambini con ansia da separazione possono avere un attacco di panico quando un genitore esce di casa. Anche disturbi fisici, come l’asma, possono scatenare gli attacchi di panico, che a loro volta possono esacerbare la crisi asmatica stessa.

Il fenomeno degli attacchi di panico notturni

Alcune parasonnie, disturbi del sonno connotati da esperienze anomale ed eventi fisiologici che si verificano in particolari momenti del sonno, presentano delle caratteristiche che possono lasciar pensare ad attacchi di panico notturni. Soffrire di attacchi di panico, infatti, può indurre bruschi risvegli durante il sonno profondo ma, a differenza dei terrori nel sonno, questi risvegli sono rapidi, completi e privi di confusione o amnesia.

L’attacco di panico notturno, che arriva a colpire fino al 6,5% della popolazione dei bambini tra 1 e 12 anni, è caratterizzato da almeno quattro o più dei sintomi fisici tipici. Questo fenomeno viene sperimentato più spesso da persone con un disturbo d’ansia conclamato. In letteratura sono presenti poche ricerche sulle cause esatte, ma secondo l’Ipotesi del falso allarme da soffocamento, le persone con disturbo di panico sarebbero ipersensibili alla CO2 per via dell’abbassamento della soglia del sistema di allarme per soffocamento, un meccanismo fisiologico che monitora le informazioni su un potenziale pericolo di non riuscire a respirare.

Diagnosi: un processo delicato

Il disturbo di panico è diagnosticato quando i bambini manifestano abbastanza frequentemente attacchi di panico da causare deficit o sofferenze notevoli. È una diagnosi di esclusione: il medico deve prima escludere cause mediche dei sintomi somatici attraverso un esame obiettivo. È necessaria una completa ricerca di altri disturbi, poiché il panico può essere il sintomo principale di condizioni come il disturbo ossessivo-compulsivo o l’ansia sociale.

Spesso i bambini sono sottoposti a un notevole numero di test diagnostici prima che venga sospettato un disturbo da panico. Negli adulti, un criterio chiave è la preoccupazione per futuri attacchi, ma i bambini solitamente non hanno la consapevolezza necessaria per sviluppare queste caratteristiche fin da subito, a meno che non inizino a modificare il proprio comportamento per evitare situazioni correlate agli attacchi.

schema del processo diagnostico per i disturbi d'ansia in età evolutiva

Supporto e strategie per il genitore

Cosa possiamo fare noi genitori, noi adulti, per aiutare un bambino con attacco di panico? Innanzitutto, è fondamentale non cercare a tutti i costi in quel preciso momento di far capire al bambino che la sua ansia è irrealistica con frasi del tipo «non può accaderti niente se entri in classe, la tua è una paura non razionale». Questa tipologia di frasi, dette durante l’attacco di panico, non aiutano, poiché richiedono al bambino di utilizzare competenze di razionalizzazione che sono momentaneamente disattivate dallo stato di allerta.

Risulta invece fondamentale condividere la vicinanza emotiva. Il genitore deve mostrarsi calmo: mostrarsi spaventati può ulteriormente spaventare i bambini, mentre minimizzare la sofferenza andrebbe ad invalidare il vissuto ansioso. Possono essere un grande aiuto esercizi di respirazione svolti insieme, come soffiare piano piano su una girandola o fare respiri ampi e lenti, invitando il bambino a porre attenzione al come ci si sente respirando così. È importante che questi piccoli esercizi siano proposti con fiducia e come attività da fare insieme, non come un compito istruttivo.

Collaborazione scuola-famiglia

Quando gli attacchi di panico si verificano nel contesto scolastico, è utile parlare con gli insegnanti per collaborare nella comprensione di ciò che il bambino o la bambina vive e nella ricerca di modalità utili per aiutarlo. Questo è fondamentale per ridurre i rischi che il disagio avvertito si trasformi nella difficoltà nell’andare a scuola o in assenze frequenti. La scuola può diventare un ambiente di protezione se il personale è consapevole della condizione, evitando di forzare il bambino in momenti di acuzie e favorendo il rientro graduale.

Un ultimo spunto di riflessione per noi adulti: di fronte a un bambino che manifesta una tendenza a vivere episodi di ansia ripetuti, un’altra forma di “trattamento” indiretto ma comunque efficace è interrogarsi su quali siano le modalità con cui noi stessi viviamo e gestiamo le nostre paure, preoccupazioni del quotidiano e ansie della vita e su come queste modalità possano influenzare in modo positivo o negativo la serenità dei bambini.

Interventi terapeutici e farmacologici

La terapia del disturbo di panico in genere è una combinazione di farmacoterapia e terapia cognitivo-comportamentale. Nei bambini, può essere difficile iniziare una terapia comportamentale finché gli attacchi di panico non sono adeguatamente controllati dai farmaci. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono il trattamento raccomandato per la gestione a lungo termine.

Le benzodiazepine agiscono rapidamente nella gestione dell'ansia acuta e sono state efficaci nella fase iniziale del trattamento fino all'inizio dell'azione degli SSRI. Tuttavia, poiché le benzodiazepine possono causare sonnolenza e interferire con l'apprendimento, l'uso viene attentamente monitorato. La terapia cognitivo-comportamentale è un'arma vincente per rintracciare le cause del disturbo e fornire strumenti per gestire le emozioni. Uno dei primi compiti del terapeuta è aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni, il come ci si sente quando le si vive, e come esprimerle a livello verbale e non verbale.

Quando il livello di sviluppo cognitivo lo consente, si introduce il modello A-B-C (evento-pensiero-conseguenza), utilizzando espedienti visivi come disegni, poster o fumetti per spiegare come i propri pensieri possano influenzare le emozioni. L'obiettivo è trasformare quei pensieri catastrofici in ragionamenti più equilibrati, permettendo al bambino di riprendere il controllo della propria quotidianità.

tags: #attacchi #di #panico #nei #bambini