La visione del Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo emerito di Bologna, è profondamente radicata nella convinzione che "La storia è lo scontro fra due forze: l'attrazione di Cristo e il potere di Satana. Il campo è il cuore umano". Questa affermazione, centrale nella sua lectio magistralis al Rome Life Forum di Roma e richiamata in diverse occasioni, costituisce la lente attraverso cui egli interpretava le grandi questioni etiche e sociali del nostro tempo, in particolare quelle relative all'aborto e all'omosessualità. Caffarra vedeva la storia umana come un campo di battaglia spirituale, dove la "forza di attrazione che ha la sua sorgente nel Cuore trafitto del Crocefisso-Risorto" si contrappone al "potere di Satana che non vuole essere spodestato dal suo regno". Questo scontro, secondo il Cardinale, si svolge primariamente nel cuore umano, nella libertà umana stessa. Gesù, quale Rivelazione del Padre, esercita una potente attrazione a Sé, mentre Satana opera in direzione contraria, cercando di neutralizzare la forza attrattiva del Crocefisso-Risorto.
Tuttavia, la persona umana, non essendo puro spirito, non è solamente interiorità. La sua interiorità si esprime e prende corpo nella costruzione della società nella quale vive, manifestandosi nella cultura, una dimensione essenziale della vita umana. Il libro dell'Apocalisse, l'ultimo nella Sacra Scrittura, descrive uno scontro finale tra questi due regni, dove l'attrazione di Cristo assume il profilo di un trionfo sulle potenze nemiche, comandate da Satana. È un trionfo che si realizza dopo un lungo combattimento, e le primizie di questa vittoria sono i martiri. Come evidenziato dal passo biblico, "Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana, e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra…Ma essi [= i martiri] lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio". In questo scenario di scontro cosmico, il Cardinale Caffarra individuava nella cultura occidentale contemporanea due fatti emblematici che rivelano in modo particolarmente chiaro la lotta tra l'attrazione esercitata sull'uomo dal Crocefisso-Risorto e quella che egli definiva la cultura della menzogna, edificata da Satana. Questi due fatti sono l'elevazione dell'aborto a diritto e la nobilitazione del rapporto omosessuale, entrambi considerati una profonda negazione dell'ordine della creazione.

Le Due Colonne della Creazione e la Loro Demolizione
Al centro della riflessione del Cardinale Caffarra vi era la concezione che "Due sono le colonne della creazione: la persona umana e l’unione coniugale tra uomo e donna". Queste due realtà fondamentali, per Caffarra, sono i pilastri sui quali si fonda l'ordine divino del mondo e la dignità dell'esistenza umana. La distorsione o la demolizione di queste colonne rappresentava per lui una minaccia non solo etica o morale, ma ontologica e teologica.
L'Aborto: La Demolizione della Prima Colonna
Il primo fatto che il Cardinale identificava come una chiara espressione dello scontro tra le forze divine e sataniche era "la trasformazione di un crimine [nefandum crimen, lo chiama il Concilio Vaticano II], l’aborto, in un diritto". Caffarra sottolineava con forza che la sua preoccupazione non riguardava l'aborto come atto compiuto da una singola persona, ma piuttosto la sua "più grande legittimazione che un ordinamento giuridico possa compiere di un comportamento: sussumerlo nella categoria del diritto soggettivo, la quale è categoria etica". Questo, per lui, significava "chiamare bene il male, luce le tenebre", una strategia del principe della menzogna, poiché "quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna".
La logica che presiede alla nobilitazione dell'aborto, secondo Caffarra, rappresenta "la più profonda negazione della verità dell’uomo". Egli richiamava il comando divino dato a Noè dopo il diluvio: "Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo" (Gen9, 6). La ragione profonda per cui l'uomo non deve spargere il sangue dell'uomo risiede nella sua natura di immagine di Dio. Attraverso l'uomo, Dio dimora nella sua creazione, rendendo la creazione stessa "tempio del Signore, perché vi abita l’uomo". Infrangere questa intangibilità della persona umana, quindi, non è un mero atto illecito, ma un "atto sacrilego contro la Santità di Dio". È, a suo avviso, "il tentativo satanico di dare origine ad un’anti-creazione", un vero e proprio affronto al Creatore. Questa elevazione assiologica dell'aborto a diritto soggettivo costituisce per Caffarra la "demolizione della prima colonna" della creazione, un'opera di Satana che mira a costruire una vera e propria anti-creazione. Egli la definiva "l’ultima terribile sfida che Satana sta lanciando a Dio", quasi a voler affermare: "Io ti dimostro che sono capace di costruire un’alternativa alla tua creazione". Questa strategia è vista come una "spaventosa strategia della menzogna, costruita su un profondo disprezzo dell’uomo", che nega la capacità umana di elevarsi allo splendore del Vero, di vivere il desiderio infinito di felicità e di ritrovarsi nel dono sincero di sé. Il richiamo al Grande Inquisitore di Dostoevskij, che accusa Gesù di avere "un’opinione troppo alta degli uomini, perché essi sono senza dubbio schiavi, anche se ribelli per natura… Ti giuro: l’uomo è debole e più vile di quanto tu non avessi pensato!", serviva a Caffarra per illustrare la radice di questo disprezzo.
La Nobilitazione dell'Omosessualità: La Distruzione della Seconda Colonna
Il secondo fatto che minaccia le colonne della creazione, secondo il Cardinale Caffarra, è "la nobilitazione dell’omosessualità". La Divina Rivelazione, egli ricordava, "ci ha detto come Dio pensa il matrimonio: l’unione legittima dell’uomo e della donna, fonte della vita". Per la mente di Dio, il matrimonio possiede una "struttura permanente", che si fonda sulla dualità intrinseca del modo umano di essere: la femminilità e la mascolinità. Queste non sono percepite come due poli opposti, ma piuttosto "l’uno con e per l’altro", in una relazione di complementarità e di reciproca donazione.
Una delle leggi fondamentali attraverso cui Dio governa l'universo è che "Egli non agisce da solo", ma agisce sempre in cooperazione con la creazione. Questa è la "legge della cooperazione umana al governo divino". L'unione fra uomo e donna che diventano "una sola carne" è vista come la "cooperazione umana all’atto creativo di Dio", poiché ogni persona umana è creata da Dio e generata dai suoi genitori. In sintesi, per Caffarra, la persona umana, nella sua irriducibilità all'universo materiale, e "l’unione coniugale tra uomo e donna, luogo in cui Dio crea nuove persone umane 'a sua immagine e somiglianza'", costituiscono le due colonne portanti della creazione. La "nobilitazione del rapporto omosessuale" è, pertanto, la "distruzione della seconda colonna".
Caffarra entrava nel dettaglio criticando l'introduzione, in molti ordinamenti statali, del riconoscimento di una "coniugalità omosessuale". Per lui, ciò significa che "la differenziazione sessuale è irrilevante in ordine alla definizione della coniugalità", nonostante l'amicizia coniugale possieda pur sempre una dimensione sessuale. Egli argomentava che, oggettivamente - indipendentemente da ciò che si possa pensare o volere - "la definizione di coniugalità, implicata nel riconoscimento della coppia omosessuale, sconnette totalmente la medesima coniugalità dall’origine della persona umana". La "coniugalità omosessuale è incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana".
Questa "sconnessione" sembra contraddetta dal fatto che gli stessi ordinamenti giuridici che hanno riconosciuto la coniugalità omosessuale, hanno riconosciuto ad essa anche il diritto all'adozione o il ricorso alla procreazione artificiale. Ciò porta a un bivio: o "questo diritto riconosciuto fa sì che ciò che è stato cacciato dalla porta, entri dalla finestra", indicando una "percezione indistruttibile, un’evidenza del legame procreazione-coniugalità"; oppure "è ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita".
Questa analisi portava Caffarra a riflettere sul cammino intrapreso dalle società occidentali. Mentre fino a pochi anni prima, il termine "coniugalità" era univoco, veicolando l'idea di una sola realtà (l'affezione sessuale fra uomo e donna), oggi "il termine è diventato ambiguo, perché può significare anche una coniugalità omosessuale". Da questa ambiguità deriva una "totale ed oggettiva sconnessione dell’inizio di una nuova vita umana dalla coniugalità". Questo percorso ha avuto un impatto profondo: "(a) il termine coniugalità è stato reso ambiguo; (b) l’Origine di una nuova persona umana è stata sconnessa dalla coniugalità". Ciò costituisce un "vero e proprio sisma nelle categorie della genealogia della persona". La conseguenza è che "scompare la categoria della paternità-maternità, sostituita dalla generica categoria della genitorialità", e la dimensione biologica, sebbene non unica, come elemento costitutivo della genealogia scompare, mentre "la genealogia della persona è inscritta nella biologia della persona". Di conseguenza, il concepimento - "l’evento che ti costituisce in relazione ontologica con padre e madre" - può diventare un "fatto puramente artificiale". La domanda che emerge è: "Che ne è allora della persona umana che entra nel mondo?"
La Verità della Coniugalità: Antropologia e Valore Fondamentale
Il percorso di molte società occidentali, secondo il Cardinale Caffarra, ha condotto a una conclusione sulla mascolinità e la femminilità: esse sono "diversificazioni espressive della persona umana". È fondamentale non dimenticare, neanche per un momento, che il corpo non è semplicemente qualcosa di posseduto, un mero possesso della persona. "La persona umana è il suo corpo: è una persona-corpo". Per Caffarra, la femminilità e la mascolinità non sono quindi meri dati biologici, ma "configurano il volto della persona; ne sono la 'forma'". La Sacra Scrittura, trovando conferma nella nostra esperienza più profonda, risponde al perché esistono due "forme" di umanità (maschile e femminile) affermando che ciò avviene "perché ciascuno dei due possa uscire dalla sua 'solitudine originaria', e realizzarsi nella comunione con l’altro". Questa capacità, caratteristica dell'uomo in quanto persona, la "capacità del dono di sé", possiede una dimensione sia spirituale che corporea. È anche attraverso il corpo che l'uomo e la donna sono predisposti a formare quella comunione di persone in cui consiste la coniugalità.
In questa concezione della coniugalità, intesa in profondità, sono radicate e inscritte la paternità e la maternità. È solo nel contesto della coniugalità così intesa che "la nuova persona umana può essere introdotta nell’universo dell’essere in modo adeguato alla sua dignità", nel senso che essa non è "prodotta, ma generata". Il Cardinale sottolineava tre conclusioni fondamentali sulla verità della coniugalità, meritevoli di lunga riflessione. La prima è che "solo una tale visione della coniugalità rispetta tutta la realtà della nostra umanità"; essa, infatti, "ci introduce in una vera antropologia adeguata", non riducendo il corpo a una realtà priva di senso se non quello liberamente attribuitogli dal singolo. La seconda è che "una tale visione della coniugalità afferma al contempo la più alta autonomia dell’Io nel dono di sé, e l’intrinseca relazione al 'diverso', nel senso più profondo del termine". Infine, la terza conclusione è che "una tale visione della coniugalità radica la socialità umana nella natura stessa della persona umana: prima societas in coniugo", intendendo "prima" non in senso cronologico, ma ontologico ed assiologico.
Avendo stabilito cosa sia la coniugalità, Caffarra si interrogava sul suo valore, sulla sua "propria e specifica preziosità". Egli partiva dalla premessa che esiste "una verità sul bene della persona, che è condivisibile da ogni persona ragionevole". Per chiarire il concetto di "verità sul bene", forniva un esempio: vedendo la Pietà di Michelangelo, si "vedeva" una bellezza sublime che rendeva quel pezzo di marmo unico, dotato di un suo proprio valore. La risposta alla domanda su cosa sia il bene o il male non può essere, secondo lui, semplicisticamente "ciò che ciascuno pensa sia bene/sia male, senza possibilità di una condivisione ragionevole di una stessa risposta da parte di più persone". Esiste, invece, "una verità sul bene, che può essere scoperta e condivisa da ogni persona ragionevole".
La preziosità specifica della coniugalità, la sua "bellezza inconfondibile", risiede anzitutto nel fatto che essa è una "communio personarum", una bontà propriamente comunionale. Questa relazione può darsi "solo tra persone", e la sua base è "la percezione della bontà, della preziosità propria della persona". La communio personarum che costituisce il bene della coniugalità non è basata su emozioni o su mera attrazione psico-fisica, poiché "di legami basati su questi fatti sono capaci anche gli animali". Solo le persone, invece, sono capaci della promessa solenne: "prometto di esserti fedele sempre, … tutti i giorni della mia vita". Solo la persona è in grado di fare dono di se stessa e di accogliere il dono, perché è capace di auto-possesso in virtù della sua libertà. Non si può donare ciò che non si possiede, e la persona può possedere se stessa solo in forza della sua libertà. Tuttavia, la persona può anche rinunciare alla sua libertà, mantenendosi al livello di chi si lascia condurre dal mainstream sociale o dalle proprie pulsioni.
La communio personarum coniugale, fatta di autodonazione e accoglienza reciproca, scende "fino all’intimità della persona: al proprio Io". È la persona come tale che viene donata e accolta, un aspetto che Caffarra definiva come "forse il mistero più profondo della coniugalità". Richiamava la Sacra Scrittura che indica il rapporto sessuale uomo-donna con il verbo "conoscere", evidenziando come in questo evento possa insinuarsi una "sorta di indolenza, di pigrizia spirituale" che impedisce ai coniugi di compiere quell'atto che può nascere solo dal loro centro spirituale e libero. La possibilità di dare inizio alla vita di una nuova persona è "inscritta nella natura stessa della coniugalità". Questa è, nell'universo creato, "la più alta capacità e responsabilità che l’uomo e la donna hanno", uno dei "punti" dove l'azione creatrice di Dio entra nel nostro universo.
Caffarra concludeva la sua riflessione sulla verità della coniugalità con due ulteriori considerazioni. La prima riguardava la parola "amore", che egli si era ben guardato dall'usare. Si domandava il perché, rispondendo che era avvenuto come "uno scippo". Il termine "amore", una delle parole chiave della proposta cristiana, era stato preso dalla cultura moderna ed era diventato un "termine vuoto", "una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente". Di conseguenza, "la verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile". Citando Benedetto XVI, affermava: "Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità". La seconda riflessione era un monito: "I testimoni della verità della coniugalità avranno vita difficile, come non raramente accade ai testimoni della verità".

La Chiamata alla Testimonianza e il Contesto di Ostilità
Di fronte a questa situazione di scontro tra la creazione e quella che definiva l'anti-creazione, il Cardinale Caffarra affermava che "siamo chiamati a TESTIMONIARE". Questa testimonianza non era per lui un'opzione, ma "il nostro modo di essere nel mondo", un concetto riccamente sviluppato nel Nuovo Testamento. Testimoniare significa "dire, parlare, annunciare apertamente e pubblicamente". Chi non testimonia in questo modo, per Caffarra, è "simile al soldato che nel momento decisivo della battaglia scappa". Se non si parla apertamente e pubblicamente, non si è più testimoni, ma "disertori".
Questa testimonianza implica "dire, annunciare apertamente e pubblicamente la divina Rivelazione", la quale include quelle "evidenze originarie che anche la sola ragione rettamente usata scopre". In particolare, testimoniare significa "dire, annunciare apertamente e pubblicamente il Vangelo della Vita e del Matrimonio in un contesto processuale" (cfr. Gv 16, 8-11). Per il Cardinale, lo scontro assume sempre più il profilo di un processo, di un giudizio il cui imputato è Gesù e il suo Vangelo. E come in ogni giudizio, ci sono anche i testimoni a favore: a favore di Gesù e del suo Vangelo. Egli riconosceva che "l’annuncio del Vangelo del Matrimonio e della Vita avviene oggi in un contesto di ostilità, di contestazione, di incredulità". Se così non fosse, i casi sono due: o "si tace il Vangelo; o si dice altro".
Nell'ambito della testimonianza al Vangelo, l'irenismo e il concordismo, ovvero l'atteggiamento di ricerca di una pace a tutti i costi o di un facile accordo, "vanno esclusi". Su questo punto, Gesù stesso era stato esplicito. Caffarra utilizzava un'analogia medica per rafforzare il suo punto: "Sarebbe un pessimo medico chi avesse un’attitudine irenica verso la malattia". Egli citava Sant'Agostino: "Ama l’errante, ma perseguita l’errore", e anche il grande confessore della fede russo, Pavel A. Florenskij, per il quale "Il Cristo è testimone, nel senso estremo della parola, il testimone. Contro le leggi emanate 'seguendo le mode'". Questa era la sua risposta alla domanda su come dimorare in questa situazione di scontro tra creazione e anti-creazione.
La testimonianza del Cardinale Caffarra si manifestava anche in un'attenzione costante alla famiglia, che egli considerava "il terreno di scontro fra il potere di questo mondo e la voce di Dio". Questo scontro avviene "in primo luogo nel cuore, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna", dove "la voce di Dio risuona" e "il divino progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia è scritto". Tuttavia, dall'altra parte, "potenti lobbies in possesso non raramente dei mezzi della produzione del consenso, cercano di distogliere gli uomini e le donne dall’ ascoltare la voce di Dio che parla nella loro coscienza".

Il Cardinale Caffarra nel Dibattito Pubblico: Interventi e Prese di Posizione
Carlo Caffarra, nato nel 1938 in provincia di Parma, ordinato sacerdote nel 1961 e divenuto Arcivescovo di Bologna nel 2004, succedendo al Cardinale Giacomo Biffi, è stato una voce influente e spesso controcorrente nel panorama ecclesiale e sociale. Le sue posizioni, espresse in numerosi interventi, omelie e interviste, hanno animato il dibattito su temi cruciali.
Il Cardinale non era nuovo a interventi nell'agone politico. Qualche anno fa, in occasione della proposta di equiparazione delle coppie di fatto a quelle sposate nell'erogazione dei servizi pubblici da parte della giunta di Vasco Errani nel 2009, lanciò un monito ai politici regionali: "Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare ciò che è di Dio stesso". Egli ipotizzò persino un possibile non rispetto della norma in caso di approvazione della legge, ribadendo: "Onorevoli Signori, come cittadino, cristiano e vescovo, rispetto la vostra autorità; so che siamo liberi in forza della sottomissione alle leggi; so che il vivere nella democrazia è stato anche nella nostra Regione frutto del sacrificio della vita di tante persone, sacerdoti compresi, la cui memoria deve essere custodita".
Pochi giorni prima di un voto, l'Arcivescovo di Bologna fece nuovamente sentire la sua voce, pubblicando una sorta di "vademecum del buon elettore" in una lunga lettera ai fedeli. In essa, da capo dei vescovi dell'Emilia Romagna, elencò le priorità che una buona lista dovrebbe avere per essere votata da un elettore cattolico. In prima fila, un categorico "no all’aborto e alla procreazione assistita", sostenendo che "La vita di ogni persona umana, dal concepimento alla sua morte naturale, è un bene intangibile di cui nessuno può disporre". Seguivano temi economici, con la parola d'ordine "mercato sì, ma dal volto umano", e un'attenzione centrale al lavoro: "Il sistema economico deve avere come priorità il lavoro: l’accesso al e il mantenimento del medesimo". Infine, il porporato ricordava uno dei punti storici della sua "agenda elettorale": le scuole private, ribadendo che "Tutto quanto detto sopra è irrealizzabile senza libertà di educazione, che esige un vero pluralismo dell’offerta scolastica pubblica, statale e non statale, pluralismo che consenta alle famiglie una reale possibilità di scelta". Riguardo alla scelta del voto, Caffarra suggeriva: "Se con giudizio maturo riteniamo che nessun programma politico rispetti tutti e singoli i suddetti beni umani, diamo la nostra preferenza a chi secondo coscienza riteniamo meno lontano da essi, considerati nel loro insieme e secondo la loro oggettiva gerarchia", un invito a votare "il meno peggio" in assenza di un'opzione perfetta.
Il Cardinale Caffarra è stato anche uno degli undici cardinali che hanno contribuito al volume Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali, edito da Cantagalli, dove ha riaffermato con chiarezza le sue posizioni. Il suo pensiero è stato un faro per molti, come testimoniano le parole di un cronista: "La mia prima telefonata al cardinale, l'incontro in Montagna, il sotegno nel lavoro di giornalista e durante il periodo di fidanzamento. La sua compagnia nel vivere il sacramento del Matrimonio. E le ultime vacanze passate insieme in montagna. Così Caffarrà mi ha reso vicino il volto di Dio, padre e maestro di verità, con un amore e un affetto senza pari."
Il Cardinale, nominato da Papa Ratzinger nel 2006, partecipò per la prima volta al Conclave l'anno successivo. In un'intervista rilasciata a Maike Hickson e pubblicata l'11 luglio sul blog OnePeter5, Caffarra espresse le sue preoccupazioni sull'esortazione apostolica Amoris Laetitia, dichiarando: "Con tutto il rispetto, l'affetto, e la devozione che sento per il Santo Padre gli direi: 'Santità, chiarisca, per favore, questi punti'". In un'altra intervista a La Nuova BQ, l'Arcivescovo emerito di Bologna affermò che "Firmando questa legge [che ridefiniva il matrimonio], il Capo dello Stato ha sottoscritto una ridefinizione del matrimonio. Ma una norma non cambia la realtà". Riguardo all'Amoris Laetitia, ribadì: "Il cap. VIII non è chiaro. Se il Papa avesse voluto mutare il magistero avrebbe avuto il dovere grave di dirlo chiaramente". Per Caffarra, il dovere più urgente per la Chiesa è "annunciare il Vangelo del matrimonio nella sua interezza", poiché "La proposta cristiana non è un ideale, ma è la verità circa il matrimonio e la famiglia". La "strategia" di cercare ciò che di buono c'è nelle alternative al matrimonio, per lui, è "teoreticamente sbagliata e pastoralmente perdente".
Il 12 dicembre, Carlo Caffarra lasciò l'incarico di Arcivescovo di Bologna, scegliendo di farlo "in punta di piedi, nel suo stile", senza alcun saluto ufficiale. Il 6 settembre, dopo una lunga malattia, il Cardinale venne a mancare. Il suo operato continuò a risuonare, e il modo migliore per rendergli omaggio, secondo alcuni, era ricordare "le sue recenti affermazioni su argomenti considerati tabù dall’odierna cultura liberale". Egli credeva fermamente che "Esistono ancora sposi che vivono il matrimonio radicati nel Principio. Sono il seme nascosto, che, dopo questi giorni tristi, faranno rifiorire quella che S. Giovanni Paolo II Papa chiamava la civiltà della verità". Il Cardinale Giacomo Biffi, suo predecessore, era ricordato per avere "un concetto molto alto del dialogo, e non come sforzo di ridurre tutti a un minimo comune denominatore o a chiacchiera da salotto. In breve: il dialogo coincide con l’evangelizzazione", un approccio che ben si allineava con lo spirito di testimonianza di Caffarra.

Reazioni e Dibattiti: Tra Critiche e Sostegno
Le posizioni nette del Cardinale Carlo Caffarra hanno inevitabilmente generato un ampio dibattito, suscitando sia accesi consensi che vigorose critiche nel panorama italiano e internazionale. Il suo impegno costante per la difesa della vita e della famiglia, intese secondo la dottrina cattolica tradizionale, lo ha posto al centro di numerose discussioni, spesso polarizzate.
Tra i suoi critici più assidui, il professor Andrea Grillo, sulla rivista Munera, continuò il suo attacco contro il Cardinale, che egli giudicava come "l'alfiere di un 'disastro massimalistico'", nonché "fautore di una teologia 'intollerante'". Nel fare ciò, Grillo citava il teologo Bernhard Haering, sostenendo che quanto attaccava non era altro che "il magistero di San Giovanni Paolo II", implicando che Caffarra fosse un mero esecutore di una linea magisteriale consolidata e, per Grillo, rigida. Anche il sindaco di Bologna, in occasione del Gay Pride, presenziò chiedendo non solo il matrimonio ma anche la possibilità di adottare per le coppie omosessuali, posizionandosi chiaramente in opposizione alle tesi del Cardinale. Franco Grillini, presidente di Gaynet, attaccò Caffarra con veemenza, descrivendo la sua insistenza su questi temi come "una vera e propria ossessione con tanto di fulmini e saette tipo Giove pluvio". Grillini lamentava che il "refrain è che si possono sposare solo un uomo e una donna e che gli omosessuali in quanto tali non hanno capacità genitoriali". Con sarcasmo, aggiungeva: "Caffarra ci dice che la sua verità avrebbe un'origine cardiologica, ovvero Dio l'avrebbe scritto nel cuore degli uomini ab aeterno. Ne prendiamo atto e lasciamo il Cardinale a crogiolarsi nelle sue superstizioni". Grillini lo invitava a "guardarsi in giro e a prendere nota dei Paesi che hanno legiferato sui matrimoni gay rendendo quelle nazioni più libere e meno razziste. Ed anche più prospere perché, guarda caso, dove sono garantiti i diritti delle persone omosessuali si vive meglio, l'economia prospera, il benessere è generalizzato". Questo metteva in luce un contrasto profondo tra una visione basata sulla legge naturale e divina e una visione sociologico-progressista.
Parallelamente, il Cardinale Caffarra ha ricevuto un solido sostegno da ambienti conservatori e tradizionalisti. Fratelli d'Italia Bologna, in una nota, si dichiarò "d'accordo con le tesi del Cardinale Caffarra in materia di matrimoni omosessuali", sostenendo la convinzione che, "seppur nel giusto rispetto della libertà sentimentale di ciascun individuo, non sia possibile che uno Stato sovverta l'ordine naturale della procreazione, che avviene attraverso l' unione di un uomo ed una donna". Il partito si dichiarava anche "contrario alle adozioni tra persone dello stesso sesso, proprio per la tutela e la salvaguardia dell' equilibrio del minore". La nota concludeva affermando che "Chi sostiene il contrario strumentalizza solo politicamente la vicenda, senza portare nessun contributo positivo alla discussione, autoghettizzandosi ed autodiscriminandosi", riflettendo una posizione di difesa intransigente della famiglia tradizionale.
Le riflessioni del Cardinale si inserivano in un dibattito più ampio, che toccava anche altre questioni etiche percepite come attacchi alla dignità umana. Il Foglio dedicò una serie di articoli a quella che veniva definita "la nostra distruzione, programmata e in parte già attuata". Roberto de Mattei, in "Il Sesso dei Giacobini, dalla Rivoluzione francese alla filosofia transgender", Mattia Ferraresi con "La guerra antropologica (persa) sulle nozze gay secondo il teologo Schindler", e Matteo Mitzuzzi, "Sui valori non negoziabili il card. Burke sa parlare ai 'cattolici intiepiditi'", evidenziavano "riflessioni salienti di una congiura gnostica transumana il cui obiettivo è distruggere la bellezza e l’essenza del nostro essere figli di Dio e dis-informare puntualmente sui valori più veri". Si criticava anche la stampa di "sinistra" per aver "omaggiato Papa Francesco per il sol fatto di non aver parlato di aborto, eutanasia o matrimoni gay", suggerendo una sedicente svolta "neutrale" del Pontefice, e ponendo la domanda: "A tal punto temete che si parli di difesa della vita, di famiglia naturale e dei novissimi?".
In questo "tritacarne della sirena del politicamente corretto", veniva citato anche Giovanni Reale, "filosofo cattolico e studioso platonico", il cui ultimo libro dialogico, Responsabilità della vita, scritto con Umberto Veronesi, suscitò perplessità. Reale, pur platonico, sembrava per alcuni "scambiare l'ombra per l'idea", affermando che "la vita è un bene disponibile" e che si debba "riconoscere ai malati il diritto di morire con dignità quando subiscono accanimento terapeutico". Se di Veronesi si conosceva il suo ateismo e la "simpatia per diete e 'dolci' morti", da Reale ci si sarebbe aspettati "forse qualcosa di più", considerando i suoi studi su Platone. La correlazione e la giustificazione indiretta dell'eutanasia con l'abuso dell'accanimento terapeutico era vista come una "posizione francamente debole", anche dal punto di vista del dualismo corpo/anima. Si obiettava: "Caro Reale, quando mai un medico fa accanimento terapeutico?". Si riconosceva che "anche Platone si sa, in tarda età era per l’eutanasia (sociale)", ma per lui "l’anima rimaneva immortale". Tuttavia, l'eutanasia di Veronesi, si sottolineava, "non sta nell’accanimento ma nell’autodeterminazione". Marcello Veneziani, sul Giornale, riprendeva con sarcasmo "cotale giudizio avventato".
Infine, il contesto del dibattito si estendeva a figure come l'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che, "imperterrito come la Pizia", chiedeva sui temi etici "una moratoria". Questo accadeva mentre si riproponeva il dramma di Eluana Englaro e persino, erroneamente, quello di Nelson Mandela, con titoli di giornale che invocavano di "staccare la spina", salvo poi fare marcia indietro. In questo scenario, l'omaggio a Sacconi era affiancato a quello per Caffarra, "il cardinale di Bologna che in un comunicato al primo cittadino bolognese partecipante al gay pride ha replicato contro l’ineluttabile fine della ragione umana", in ciò che veniva percepito come una "congiura contro l’uomo" e che richiedeva, per i fedeli, una "Lumen fidei". In definitiva, le posizioni del Cardinale Caffarra rappresentavano un punto di riferimento fermo per chi vedeva nelle sfide contemporanee all'aborto e all'omosessualità non solo questioni etiche, ma manifestazioni di uno scontro spirituale più profondo, che richiedeva una chiara testimonianza della verità.

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