Buoni si nasce, cattivi si diventa: un’indagine tra psicologia, cinema e natura umana

L’annosa domanda: “Cattivi si nasce o si diventa?” ha da sempre incuriosito studiosi e ricercatori che hanno cercato di dare una risposta, ma anche il cinema non ne è stato esente. Jean-Jacques Rousseau scriveva che l’uomo è di natura buono ed è la società a renderlo cattivo. Ma è proprio vero? Questa interrogazione filosofica si intreccia indissolubilmente con la rappresentazione cinematografica, dove la lotta tra il bene e il male funge da specchio per le dinamiche più complesse della psiche umana.

Lotta tra bene e male nel cinema classico e moderno

Il prototipo del male maschile: tra genio e follia

Abbiamo sempre assistito alla lotta del bene contro il male, del buono contro il cattivo, e il genere maschile ne è stato spesso la rappresentazione principale attraverso figure diventate iconiche. Anthony Hopkins è l’ex psichiatra Hannibal Lecter in “Il silenzio degli innocenti”, che divorava i suoi pazienti. Ne ricordiamo altri, pietre miliari dell'immaginario collettivo: Hannibal Lecter, spietato e coltissimo, ma genio del male, ispirato a una storia vera; Jack Torrance, scrittore in crisi che si trasforma in un folle omicida in Shining; Lord Fener in Guerre stellari, per tutti il simbolo del Lato Oscuro della Forza. Per non parlare di Norman Bates, lo psicopatico proprietario di motel di Psycho.

Questi personaggi non sono semplici macchiette, ma archetipi che pongono l'attenzione su come la deviazione comportamentale possa nascere da fratture interiori profonde, portando lo spettatore a interrogarsi sulla genesi stessa della crudeltà.

Dinamiche di potere e competizione al femminile

Il genere femminile non ha fatto eccezione, particolarmente quando la cattiveria è rivolta verso lo stesso sesso, come nel bellissimo film di Joseph L. Mankiewicz, Eva contro Eva. Una bravissima Bette Davis nei panni di Margo Channing, attrice affermata non più giovanissima, combatte con le unghie e con i denti per mantenere la sua identità contro una rampante attrice esordiente, Eva Harrington (interpretata da Anne Baxter) che cerca di soppiantarla.

Bette Davis e Anne Baxter in una scena del film cult Eva contro Eva

Una storia agrodolce che inizia come una favola meravigliosa per poi sfociare in colpi di scena drammatici, come conseguenza di quella competitività che nasce costantemente tra le donne. Nel film Eva contro Eva, si passa allora dalla diffidenza alla tenerezza, dalla falsità all’ipocrisia, dall’ingratitudine alla gelosia. La competizione diventa una ricerca di affermazione di se stessi, in quanto soggiogati dall’invidia e dal risentimento. A cosa è dovuta la competizione? Al bisogno di una sicurezza psicologica per contrastare quel senso d’inferiorità che aumenta sempre più.

L’invidia come meccanismo distruttivo

La favola di Biancaneve e la matrigna cattiva è l’espressione più rappresentativa dell’invidia al femminile, in cui si può toccare con mano lo stato di disagio che la matrigna vive per la felicità di Biancaneve. Sarebbe molto facile invidiare qualcuno migliore di noi, ma è più perverso invidiare qualcuno che ai nostri occhi appare meno interessante ma più felice. Il risultato è la distruzione dell’altro.

Quindi, da un punto di vista psicologico, l’invidia nasce da un senso di impotenza, spesso inconscio, che fa avvertire un’inadeguatezza rispetto agli altri, e quindi il bisogno di neutralizzare colui che appare felice. Purtroppo, l’invidia è soprattutto donna e l’aggressività che si ha tra donne è differente da quella che si instaura fra uomini.

Oltre il dualismo: la prospettiva psicologica

Come nasce la cattiveria? In realtà in psicologia i termini buono e cattivo non vengono utilizzati, nel senso che si cerca di vedere cosa c’è dietro questo modo di comportarsi. Alla loro base c’è un soddisfacimento di un bisogno. Ad esempio una persona che definiamo buona può comportarsi così per una necessità di approvazione o per una difficoltà ad affermare se stessa e i propri diritti.

Allo stesso tempo, una persona cattiva può essere tale perché alla base c’è un profondo dolore, la paura di non essere accettata, ma anche cosa ha visto e vissuto durante l’infanzia. Un maltrattamento non solo fisico, ma soprattutto emotivo durante l’infanzia, influisce sul proprio sviluppo. In questo interminabile conflitto “buoni contro cattivi” si tende, in genere, a parteggiare per i buoni e a pensare che noi non potremmo mai essere così cattivi, perché la cattiveria spesso spaventa, anche per ciò che si è appreso durante l’infanzia: “Non essere cattivo!”, “Fai il buono!”.

L'effetto Lucifero e il contesto situazionale

Fondamentale nella creazione di una risposta, buona o cattiva, è anche il contesto in cui essa avviene. Molti ricercatori, tra cui lo psicologo Philip Zimbardo, hanno osservato che il confine tra un comportamento buono e uno cattivo viene sfumato dalle circostanze che lo determina e dal significato che si dà all’esperienza.

L’ESPERIMENTO Carcerario di Stanford: effetto LUCIFERO di chi indossa la Divisa

Egli ha parlato dello “Effetto Lucifero”, un processo per cui persone normali, che non hanno mai manifestato azioni cattive, si trasformano in noncuranti e addirittura artefici di grande malvagità. Queste persone sono in genere molto timide e questa reazione è la conseguenza di enorme frustrazione. Quindi c’è sempre una motivazione alla base di qualsiasi comportamento. Il cercare di capire cosa determina i nostri comportamenti, ha portato il cinema, negli ultimi tempi, a dare una diversa immagine del cattivo. Questo ci permette di andare oltre il comportamento e di riflettere, ma anche di entrare in empatia col cattivo.

La metamorfosi del male: il caso Crudelia

Per attingere ancora al cinema, possiamo prendere ad esempio Crudelia de Mon, la cattiva de La carica dei 101, che nel nuovo film Cruella, diretto da Craig Gillespie, viene rappresentata sotto una veste diversa. Ma chi è Crudelia? E perché è diventata cattiva? L’ultimo film della Disney ci fa viaggiare nella vita di Crudelia, un’orfana con la passione per la moda, che da colorata e geniale stilista si trasforma in una perfida e raffinata signora dai capelli mezzi bianchi e mezzi neri.

Emma Stone nel ruolo di Crudelia

È un film psicologico in cui viene messo in evidenza il lato oscuro che alcune volte emerge in ognuno di noi, deumanizzandoci. Crudelia è sì cattiva, ma umana, con quella sensibilità che affiora mitigando quella perfidia che ottenebra l’animo umano. Crudelia non è altro che l’espressione di quei comportamenti che tutti quanti noi abbiamo. Quell’aspetto duale, tra il bene e il male, che ci confonde. Ed è proprio il nostro background che poi interviene determinando il nostro atteggiamento e che fa pendere l’ago della bilancia verso il bene o il male. È una ricerca di un equilibrio, di un’identità che ci possa caratterizzare.

Sogni, ambizioni e realtà contemporanea

La protagonista è una donna che ha un’ideale, un sogno da raggiungere e che realizza. È un insegnamento per tutti noi: avere dei sogni e realizzarli. Affinché ciò sia possibile è però necessario che siano ben definiti, particolareggiati e chiari, perché in questo modo fungono da volano verso la meta. Ma allo stesso tempo anche determinati.

Concetto di realizzazione dei sogni e polarizzazione

Nel film di Gillespie, ritroviamo la cattiveria che nasce dalla competizione tra donne, cioè tra Cruella de Vil e la Baronessa von Hellman, interpretate rispettivamente da Emma Stone ed Emma Thompson, come nel film Eva contro Eva. Un confronto tra il futuro (Crudelia) e il passato (la Baronessa), tra chi è piena di energia e senza freni e chi è ancorata alle proprie certezze e razionalità. Ma il film è anche espressione di una società attuale in cui ognuno usa l’altro, senza mezzi termini. La conseguenza? Una ricerca di affermazione di se stessi, in quanto soggiogati dall’invidia e dal risentimento.

Queste persone sono in genere molto timide e questa reazione è la conseguenza di enorme frustrazione. Il cercare di capire cosa determina i nostri comportamenti, ha portato il cinema, negli ultimi tempi, a dare una diversa immagine del cattivo. Ma chi è Crudelia? È l’espressione di quei comportamenti che tutti quanti noi abbiamo. Quell’aspetto duale, tra il bene e il male, che ci confonde. Ed è proprio il nostro background che poi interviene determinando il nostro atteggiamento e che fa pendere l’ago della bilancia verso il bene o il male. La protagonista è una donna che ha un’ideale, un sogno da raggiungere e che realizza. Affinché ciò sia possibile è però necessario che siano ben definiti, particolareggiati e chiari, perché in questo modo fungono da volano verso la meta. Un confronto tra il futuro (Crudelia) e il passato (la Baronessa), tra chi è piena di energia e senza freni e chi è ancorata alle proprie certezze e razionalità. In definitiva, la distinzione tra buono e cattivo appare sempre più come una linea sottile, tracciata non dalla natura, ma dal vissuto, dalle ferite emotive e dalla pressione che la società esercita sulle ambizioni individuali.

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