La Performance della Maternità e la De/costruzione dell'Identità Femminile nella Cultura Igbo: Un'Analisi de "Le Gioie della Maternità" di Buchi Emecheta

Buchi Emecheta ritratto

Nel romanzo "Le Gioie della Maternità" di Buchi Emecheta, l'autrice dimostra come la maternità emerga da una società patriarcale caratterizzata da un sistema omogeneo di oppressione. La maternità è strettamente intrecciata con il genere, dove i ruoli delle donne sono spesso determinati da norme gerarchiche tradizionali. In Nigeria, nella cultura Igbo, una donna non è solo ristretta al dominio maschile e allo spazio domestico, ma anche a meccanismi coercitivi, come la poligamia, la preferenza per i figli maschi e l'eredità della vedova. Nonostante tutte siano soggette allo stesso contesto culturale e di genere, il romanzo introduce il lettore a Ona, Nnu Ego e Adaku, donne che sviluppano le loro identità in modo diverso. A volte, questi personaggi fittizi seguono le tradizionali visioni Igbo della femminilità, e altre volte, le sovvertono fornendo un nuovo modello performativo.

La Teoria della Performatività di Genere di Judith Butler nel Contesto Igbo

Applicando la teoria della performatività di genere di Judith Butler alla cultura Igbo della Nigeria, questo articolo sostiene che la performatività materna è un modo di (de)costruire le visioni tradizionali Igbo della femminilità. Il quadro di Butler spiega le possibilità di sovversione e spostamento all'interno della struttura dominante. Inoltre, il potere della performatività è articolato con l'ideologia della maternità in cui le madri esercitano l'agency determinando i loro percorsi di vita.

Judith Butler ritratto

Utilizzando il metodo di un'analisi testuale critica de "Le Gioie della Maternità", viene esaminato come i personaggi Nnu Ego, Ona e Adaku interiorizzino o sovvertano la tradizione culturale liberandosi dalle aspettative di genere.

Nnu Ego: Il Peso delle Aspettative e la Ricerca di un Senso

Nnu Ego è il personaggio centrale, una donna che incarna profondamente le aspettative tradizionali legate alla maternità nella cultura Igbo. La sua vita è un viaggio travagliato, segnato dalla pressione sociale per avere figli, in particolare maschi, come unica via per ottenere rispetto e riconoscimento. La sua storia è un'illustrazione vivida di come la maternità, in un contesto patriarcale, possa diventare sia una fonte di gioia che un giogo pesante. La sua capacità di esercitare agency si manifesta spesso nella sua resilienza e nella sua tenacia nel perseguire ciò che la società le impone, anche a costo della propria felicità e del proprio benessere. Tuttavia, la sua traiettoria evidenzia anche i limiti della performatività all'interno di un sistema rigidamente strutturato.

Ona: Una Figura di Transizione e Resistenza

Ona, sebbene meno centrale, rappresenta una figura interessante di transizione. La sua identità è modellata da un mix di tradizione e una nascente consapevolezza di sé. La sua storia, pur essendo più contenuta, contribuisce a delineare le diverse risposte femminili alle pressioni culturali. La sua performatività può essere interpretata come un adattamento strategico alle circostanze, mostrando come la subversione non sia sempre un atto eclatante, ma possa manifestarsi anche in scelte più sottili e personali che gradualmente scalfiscono le norme stabilite.

Adaku: La Ribellione e la Riscoperta di Sé

Adaku si distingue come la figura più apertamente sovversiva. Il suo rifiuto delle convenzioni e la sua scelta di forgiare un percorso di vita alternativo la rendono un personaggio chiave per comprendere le possibilità di liberazione dalle aspettative di genere. La sua performatività è un atto di ribellione consapevole, un tentativo di ridefinire la femminilità e la maternità al di fuori dei confini imposti. Attraverso Adaku, il romanzo esplora l'idea che la maternità non debba necessariamente conformarsi a schemi predefiniti, ma possa essere vissuta in modi diversi, permettendo alle donne di esercitare la propria agency e di determinare il proprio destino.

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Le Ramificazioni della Performatività Materna

La performatività materna, come esplorata nel romanzo, non è solo una questione di conformità o resistenza individuale. Essa ha ramificazioni profonde sulla struttura sociale e sulle relazioni interpersonali. Le scelte dei personaggi in relazione alla maternità influenzano non solo le loro vite, ma anche quelle delle loro famiglie e della comunità circostante. La loro performatività diventa un linguaggio attraverso cui esprimono le loro identità, le loro aspirazioni e le loro sfide in un mondo che spesso le limita.

Famiglia Igbo in abiti tradizionali

Il Lavoro di Michela Rosa Di Candia: Un'Analisi Approfondita

Michela Rosa Di Candia, professoressa di letteratura e membro del Research Group on Sexualities, Gender, and Feminism presso l'Università Federale di Rio de Janeiro in Brasile, ha condotto una ricerca approfondita su questi temi. Coordina il Progetto di Estensione della Revista Intransitiva, una rivista che pubblica opere di arte visiva e letterarie di artisti brasiliani emergenti. È stata associata di ricerca presso il Five College Women’s Studies Research Center (FCWSRC) in Massachusetts per l'anno accademico 2023-2024. La sua ricerca si concentra su come i modelli culturali e di genere modellano le identità materne nella letteratura e influenzano le relazioni madre-figlio. Il suo articolo, "Mothering Performativity in Buchi Emecheta’s 'The Joys of Motherhood'", pubblicato nel Journal of the Motherhood Initiative for Research and Community Involvement, 15(1. Spring / Fall), 2025, pagina 15, offre una prospettiva accademica fondamentale su questi temi.

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Buchi Emecheta e "Cittadina di Seconda Classe": Una Prospettiva Complementare

Copertina del libro

Il primo libro di Buchi Emecheta che "mi è capitato fra le mani, e che ho voluto leggere appositamente senza alcuna nota introduttiva né biografica, quasi per evitare ogni preconcetto" è stato "Cittadina di Seconda Classe". Il libro narra la storia di una donna definibile parecchio anticonvenzionale per i suoi tempi, che ha scelto di lottare fermamente per quello in cui credeva anziché accettare ciò che le era stato dato e rispettare le regole imposte. Nonostante sia considerata una delle icone della letteratura nigeriana contemporanea, apprezzata negli ambienti anglofoni e premiata da importanti riconoscimenti letterari, Buchi Emecheta ad oggi non sembra aver avuto un grande eco in Italia.

Adah, la protagonista di "Cittadina di Seconda Classe", nasce in una famiglia Igbo di un piccolo villaggio nigeriano e mostra fin da piccola una spiccata inclinazione per lo studio che non si concilia affatto con le scarsissime possibilità economiche che la circondano. Adah si presenta come una bambina forte e testarda, si impunta per quello che non sembra essere un semplice capriccio bensì una necessità, ovvero lo studio e l'apprendimento. I suoi genitori avevano pensato di garantire l'educazione solo all'unico figlio maschio minore, però si ritrovano quasi davanti a giochi fatti: Adah scappa di casa per seguire le lezioni della scuola locale, un insegnante prende a cuore la questione e si impegna a lottare a favore dell'educazione della bambina.

Nel frattempo per Adah si comincia a programmare un matrimonio nella prima parte dell'adolescenza, cosa che lei accoglie inaspettatamente con gioia poiché in ciò riesce a scorgere un'occasione per lasciare la casa di famiglia in cui non è più felice. Essendo una delle poche ragazze qualificate del posto, Adah è una sposa impegnativa, il giusto pretendente deve permettersi di poter pagare il valore di una moglie istruita. Ad un certo punto Francis incrocia il suo cammino e sembra essere la persona perfetta al momento giusto: giovanissimo come lei, studia per poter diventare un buon commercialista. Di conseguenza, Adah si permette di congedare senza rimpianto gli attempati pretendenti che le si affollavano attorno e si fidanza ufficialmente con Francis.

Dopo la scuola Adah trova un ottimo lavoro nella biblioteca dell'ambasciata americana che le assicura un salario di gran lunga superiore rispetto alla media locale. Arriva ben presto il momento della partenza, ma la separazione fra i due giovani non occupa troppo spazio nel romanzo. Lo sfondo cambia, si inaugura una nuova parte del romanzo e, come succede nella maggior dei casi, non ci si sorprende della delusione dell'emigrazione: il nuovo paese ha poco a che fare con l'unica storia che Adah aveva conosciuto in precedenza, ovvero quella del successo e di un cielo senza nuvole.

Londra negli anni '60

Siamo alla fine degli anni Sessanta del XX secolo e Londra si presenta come la metropoli di un ex-impero coloniale che raccoglie le sue briciole sparse per il mondo. L'immigrazione massiccia dalle ex-colonie è già cominciata da un pezzo, la metropoli post-industriale si sta rimodellando, la sua superficie si allarga a vista d'occhio, le periferie vengono inglobate e i quartieri si allontanano e si richiudono di sé stessi. Vi si potrebbe dare quasi facilmente un'interpretazione frankensteiniana della metropoli: essa è una creatura sfuggita al controllo dell'uomo ed è diventata un mostro dalle fauci trancianti. Londra non offre a tutti le stesse opportunità e ha già esaurito lo spazio a disposizione, facendo così lievitare i costi da sostenere. Ci si ritrova continuamente a ricorrere qualcosa di cui si perdono le tracce, uno spazio diventa disumano e alienante.

Nonostante i rapporti fra marito e moglie si siano inaspriti e Francis non nasconda le sue relazioni extraconiugali che Adah trova persino accettabili, la famiglia continua a crescere. Soltanto dopo la terza gravidanza, le cui complicazioni le costano quasi la vita, Adah decide di ricorrere a metodi contraccettivi per evitare di mettere ancora più a repentaglio le condizioni già terribilmente precarie della famiglia. Adah si ritrova da sola in una clinica a considerare una materia che non conosce minimamente, e sceglie il mezzo più semplice che non richiede il permesso del marito per evitare un'ulteriore gravidanza.

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Quella di Adah è una storia dura e a tratti persino angosciante; la narrazione si snoda su molteplici strati, portando vari temi in superficie. Il romanzo si può leggere attraverso chiavi di interpretazioni diverse, prediligendo l'una o l'altra angolazione, volendo insistere sull'uno o l'altro punto. Tuttavia, per quanto riesca a fornire un ventaglio di temi interessanti, questo libro potrebbe facilmente finire nelle mani sbagliate, quelle di chi vuole leggervi nient'altro che un'unica storia, che in verità qui non è affatto presente.

Non è mia intenzione additare la superficialità dell'uno o l'altro lettore, ma semplicemente che questo romanzo abbia bisogno di un supporto alla lettura. D'altronde Adah stessa all'inizio della storia non esita a definire Francis il come "tipico africano" (africano fino al midollo), e poi prosegue denunciando il suo atteggiamento maschilista e parassita che lo rende un marito-padrone e che, quando gli pare e piace, prende possesso del corpo della moglie come se fosse un terreno spianato per piantare il proprio seme. Dunque, è questo lo stereotipo africano che Adah aveva fin dall'inizio additato?

È pur vero però che, dall'altra parte, Adah non fa preferenze, anche le figure delle altre etnie che compaiono, o che vengono appena abbozzate, non si distinguono certo per la loro superiorità. Se c'è un'idea di sottomissione, questa deriva da questioni di potere - l'uomo che denigra la donna, il bianco che discrimina il nero -, ma la verità è che nessuno primeggia sull'altro. I pochi inglesi che compaiono vivono in case fatiscenti e non sembrano preoccuparsene, hanno atteggiamenti apertamente razzisti e non se ne vergognano. Il problema che questo libro pone è, il rischio di cadere nella trappola della "single story" che, come è stato scritto poc'anzi, qui non vuole esserci.

Nella vita reale, Buchi ha avuto il coraggio di separarsi dal giovane marito a soli ventidue anni, con ben cinque figli a carico che ha rifiutato categoricamente di dare in adozione; è rimasta nella capitale inglese e ha inaugurato un percorso in salita fatto di riprese e di riscatti. Ha ripreso a studiare, per quanto non fosse una scelta semplice, è diventata una scrittrice e una fervida femminista militante in campo accademico, membro ufficiale di English Pen. Attraverso qualche lettura e un po' di ricerca è possibile vedere quello che questa semplice donna ha lasciato dopo la sua morte, avvenuta nel gennaio del 2017.

Non si vuole svelare la fine del romanzo, anche perché si ha l'impressione che una conclusione vera e propria non ci sia. Si ha quasi la certezza che a questo possa seguire un altro libro, e poi ancora un altro. Buchi Emecheta ha messo tanto della sua vita personale nella sua scrittura. C'è chi afferma che i grandi artisti diventano tali solo se sono disposti a gettare la propria anima su dei fogli bianchi o delle tele intatte; poi, la fantasia è un misto di colori che servono per abbellire la realtà o per nascondere alcune delle sue facce.

Donna che scrive un libro

Quando il romanzo si sta per avviare alla conclusione, la protagonista, Adah, decide di impugnare una penna e mettere nero su bianco le sue storie inventate - e sognate - di vita felice. Quando Francis brucia e riduce in cenere il suo primo manoscritto Adah riceve un violento scossone, è come se uno dei suoi figli le fosse stato brutalmente sottratto, si tratta pur sempre di una sua completa creazione, partorita con tanta dedizione e altrettanto lavoro. Eppure, in quel gesto crudele c'è qualcosa che la forza ad andare oltre, a superare l'ostacolo, sembra che la perdita sia arrivata in un momento opportuno.

La Biblioteconomia e la Letteratura: Un Riferimento Intertestuale

L'importanza dei libri e delle biblioteche emerge anche da altri contesti letterari, talvolta in modo sottile, talvolta più esplicito. Ad esempio, la protagonista di "Capelli ingioiellati" di Margaret Atwood, una ricercatrice, narra di un suo grande amore agli inizi della sua carriera universitaria quando "ci avventuravamo tra gli scaffali della biblioteca alla ricerca di titoli obsoleti che nessuno aveva mai sentito così da poterli tirare fuori durante il successivo dibattito letterario, con quel tono riverenziale subito padroneggiato da ogni futuro direttore di dipartimento, ed osservare i visi sgomenti dei nostri colleghi". Questo sottolinea il ruolo della biblioteca non solo come deposito di conoscenza, ma anche come luogo di scoperta e di affermazione intellettuale.

Un altro esempio si trova in Paul Auster, dove il bibliotecario in "Moon Palace" afferma: "È una bella cosa, un'opportunità magnifica. vivere. bibliotecario. portato. appartengono al mondo reale. ricettacoli del pensiero puro. continuare a vivere sulla luna per tutta la vita." Questo passaggio eleva la figura del bibliotecario a custode di un mondo di idee, distaccato dalla realtà materiale.

In "Panino al prosciutto" di Charles Bukowski, il protagonista Henry Chinaski scopre la biblioteca pubblica La Cienega, dove "Feci il tesserino. La biblioteca era vicino alla vecchia chiesa sul West Adams. una biblioteca molto piccola, con una sola bibliotecaria. Una donna di classe. raccolti in uno stretto nodo sulla nuca. Aveva il naso aguzzo e gli occhi verdi, profondi, dietro le lenti senza montatura. Avevo la sensazione che sapesse tutto." Qui la biblioteca è un luogo di rivelazione e di scoperta di sé attraverso la letteratura, un porto sicuro per un giovane alla ricerca di un senso.

Scaffali di libri in una biblioteca storica

Il bibliotecario in "Il bibliotecario" di Larry Beinhart, Alan Carston Stowe, è al centro di una narrazione che intreccia politica e conoscenza, suggerendo che anche in un contesto apparentemente tranquillo come una biblioteca si possono annidare trame complesse e influenti.

Questi riferimenti, sebbene provenienti da opere diverse, evidenziano un filo conduttore: la biblioteca come luogo di potere, di conoscenza e di trasformazione personale. In questo senso, il "lavoro" di Adah nella biblioteca dell'ambasciata americana in "Cittadina di Seconda Classe" assume un significato più profondo, non solo come mezzo di sostentamento, ma anche come un primo passo verso l'indipendenza intellettuale e la scoperta della propria voce, preludio alla sua carriera di scrittrice e alla sua performatività di donna e madre che trascende le aspettative tradizionali.

La Biblioteca come Spazio di Libertà e Trasformazione

In diverse opere, la biblioteca non è solo un edificio, ma uno spazio simbolico che incarna libertà, opportunità e, talvolta, resistenza. Per Adah, il suo impiego nella biblioteca americana rappresenta non solo un'indipendenza economica significativa, ma anche un accesso a un mondo di conoscenza e idee che va oltre i confini del suo villaggio natale. Questo spazio, in un certo senso, le offre gli strumenti intellettuali per iniziare a decostruire le visioni tradizionali della femminilità e della maternità che le erano state imposte.

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Nel "Diario di un inconcludente" di Benjamin Anastas, i libri d'amore scelti da Rachel in biblioteca suggeriscono un desiderio di evasione e di autodefinizione attraverso la narrazione. Allo stesso modo, in "La casa dei libri" di Richard Brautigan, la biblioteca è un rifugio per testi non pubblicati, un luogo dove le voci silenziate trovano spazio, simboleggiando la possibilità di esprimere narrazioni alternative. Il bibliotecario di Brautigan, che veglia su questi libri, sottolinea l'importanza di preservare storie che altrimenti andrebbero perdute, un'eco del desiderio di Adah di scrivere le proprie esperienze.

Anche in opere più oscure, come "Il codice da Vinci" di Dan Brown, le biblioteche del Vaticano o i documenti conservati da un'esperta bibliotecaria, Pamela Gettum, sottolineano il potere dell'informazione e della sua conservazione. Questi luoghi sono depositi di segreti e di verità nascoste, e la capacità di accedervi o di interpretarli può avere implicazioni profonde. Questo si ricollega all'idea che la conoscenza è potere, e che l'accesso a essa può liberare gli individui dalle catene dell'ignoranza o della manipolazione.

In questo senso, il gesto di Francis di bruciare il manoscritto di Adah in "Cittadina di Seconda Classe" non è solo un atto di violenza domestica, ma anche un tentativo di sopprimere la sua voce, la sua storia e la sua performatività emergente. La reazione di Adah, che percepisce la perdita come quella di un figlio, evidenzia il profondo legame tra la creazione artistica e l'identità materna. Tuttavia, come si suggerisce, questa perdita, seppur dolorosa, può diventare un catalizzatore per un'ulteriore trasformazione, spingendola a "andare oltre".

Questi esempi letterari dimostrano che la biblioteca e i libri sono più che semplici oggetti o luoghi. Sono catalizzatori per la riflessione, per la crescita personale e per la sfida alle norme stabilite, elementi che risuonano fortemente con il percorso di (de)costruzione della femminilità e della maternità che Buchi Emecheta esplora attraverso i suoi personaggi.

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