La musica contemporanea è spesso costellata da collaborazioni che tentano di unire mondi apparentemente distanti, ma raramente un progetto è riuscito a condensare una tale eredità storica, umana e artistica come The Union. Il disco nasce ufficialmente nel gennaio 2009, durante un safari africano organizzato dalla rockstar britannica Elton John e dal suo storico partner David Furnish. Fu in quel contesto che si gettarono le basi per una sinergia destinata a riscoprire un "dio musicale" dimenticato dalle grandi masse, ma venerato dai più grandi nomi della scena internazionale.

L'influenza di Leon Russell e la genesi del progetto
Il cuore pulsante di The Union risiede nella figura di Leon Russell, uno degli idoli giovanili di Reginald Dwight. Non si può sottolineare abbastanza quanto sia importante l'influenza di Leon Russell sulla musica di Elton John e Bernie Taupin. Nel 1970, quando Elton si recò in America per il leggendario concerto al Troubadour, era letteralmente ossessionato dalla musica di Leon. All'epoca, Russell era all'apice della propria carriera: aveva militato nella Wrecking Crew, il gruppo che accompagnava in studio Phil Spector, aveva scoperto Joe Cocker (scrivendo per lui Delta Lady e accompagnandolo nel tour Mad Dogs & Englishmen) e aveva collaborato con artisti del calibro dei Beach Boys, dei Byrds e di Herb Alpert.
La stima nei suoi confronti era trasversale, abbracciando giganti come Frank Sinatra, Bob Dylan e George Harrison, al punto che nel 1971 partecipò allo storico concerto di beneficenza per il Bangladesh. Quando Elton John decise di coinvolgerlo, il suo obiettivo era chiaro: restituire a Leon visibilità e il meritato rispetto a livello internazionale. Grazie al manager John Barbis, Elton contattò il produttore premio Oscar T-Bone Burnett per orchestrare un album collaborativo che si distinguesse per autenticità, sulla falsariga del successo di Raising Sand di Robert Plant e Alison Krauss.
L'atmosfera in studio: il "Selvaggio West" e le sessioni al Village Recorder
Alla fine del 2009, dopo che Billy Joel ebbe cancellato alcune date del Face to Face Tour per un malessere, Elton John trovò la finestra temporale ideale per recarsi in California, agli studi del Village Recorder di Los Angeles. Accompagnato da Leon Russell, T-Bone Burnett e dal paroliere Bernie Taupin, il gruppo iniziò a lavorare al progetto.
Il punto di svolta avvenne quando Burnett mostrò ai musicisti un video di Mahalia Jackson che eseguiva Didn't It Rain al Newport Jazz Festival. Quella visione aprì le porte alla creatività: Elton si sedette al pianoforte componendo A Dream Come True, seguito subito da Leon. Fu in quel momento che si consolidò l'appellativo reciproco: Elton chiamava Leon "The Master", mentre quest'ultimo rispondeva chiamando Elton "The Governor".
L'album, nel suo complesso, sembra contenere un unico filo conduttore incentrato sul profondo e incontaminato Selvaggio Ovest americano, configurandosi come un omaggio a un Paese quasi del tutto scomparso. È un lavoro tendenzialmente gospel, ma intriso di soul, rock, country e R&B; generi spesso rivisitati nella discografia della rockstar britannica, ma mai con questa radicalità.
Il contributo dei musicisti e la produzione "old-fashioned"
Un aspetto cruciale di The Union è la scelta dei collaboratori. Per la prima volta dai tempi di Victim of Love, nel disco non appare alcun membro della Elton John Band. T-Bone Burnett ha preferito circondarsi dei suoi fedelissimi, creando un sound scevro da qualsivoglia effetto elettronico. Tra i musicisti presenti figurano il chitarrista Marc Ribot, Russ Paul e Robert Randolph (alla chitarra pedal steel), Dennis Crouch (al contrabbasso), il batterista Jim Keltner, il percussionista Jay Bellerose e l'organista Booker T. Jones al B3.
La sezione fiati è di altissimo livello, con una formazione che include Joe Sublett, Tom Peterson, Jim GasPipe Thompson, Darrell Leonard, Ira Nepus, George Bohanon, William Roper e Maurice Spears. Il lavoro di produzione ha donato uno stampo rustico ai 16 brani registrati. Particolarmente suggestiva è la presenza di Brian Wilson, che tesse trame corali nel brano When Love Is Dying, e quella di Neil Young, che canta la seconda strofa della ballata Gone to Shiloh, un pezzo drammatico sulla Guerra di secessione americana, sulla falsariga di brani come My Father's Gun o Indian Sunset.
Il lancio commerciale e l'accoglienza della critica
Nonostante le difficoltà fisiche di Leon Russell, che si sottopose a una delicata operazione al cervello poco prima delle registrazioni, il progetto non ha subito battute d'arresto. La promozione è stata massiccia, includendo la partecipazione a programmi come Good Morning America e la collaborazione alla Speaking Clock Revue di Burnett.
Il disco ha debuttato nella classifica di Billboard al terzo posto, un risultato che Elton John non raggiungeva dai tempi di Blue Moves (1976). La critica è stata entusiasta: The Independent ha assegnato 5 stelle, definendolo un capolavoro, e anche Rolling Stone ha conferito il massimo dei voti, inserendo il disco tra i migliori dell'anno. In Italia, la ricezione non è stata da meno, con riviste come Jam che hanno parlato di "una fusione eccitante di due concezioni musicali differenti".

Analisi delle tracce e curiosità produttive
Il concept originale prevedeva 16 tracce, ma l'edizione standard in CD ne contiene 14. Brani come My Kind of Hell e Mandalay Again sono stati relegati all'edizione Deluxe, probabilmente per ragioni di compatibilità con il grande pubblico. Un esempio di come la storia entri nella musica è There's No Tomorrow, che contiene un sample di Hymn #5, un brano gospel blues del 1966 dei The Mighty Cannibal, nato da una lettera scritta da un soldato di colore mandato a combattere in Vietnam.
Il singolo If It Wasn't for Bad è stato il biglietto da visita del progetto, pubblicato per assicurare a Leon nuova visibilità. Questo brano, insieme all'anteprima di Never Too Old (to Hold Somebody) eseguita durante il tour in Sudafrica, ha definito il tono di un'opera che, pur essendo lontana dalle classifiche dance o pop, ha saputo riconquistare il cuore di chi cercava la purezza della musica americana radicata nel soul e nel gospel.
L'impatto di The Union va ben oltre le cifre di vendita, rappresentando un momento di riconciliazione tra passato e presente, dove l'elettronica lascia spazio al legno degli strumenti e alla storia condivisa di due leggende che, insieme, hanno trovato una nuova, vibrante voce.