La maternità è un viaggio costellato di gioie, ma anche di legittime preoccupazioni, specialmente quando si tratta della salute del neonato e della madre che allatta. Una delle domande più frequenti che assalgono le neomamme riguarda la sicurezza di doversi sottoporre a indagini diagnostiche mediche, in particolare quelle che implicano l'uso di radiazioni o mezzi di contrasto, durante il periodo dell'allattamento. Molti professionisti d’area sanitaria, e anche il pubblico in generale, possono avere idee preconcette o informazioni obsolete riguardo ai potenziali rischi. È un tema che genera dibattiti, come dimostra l'esperienza di una collega anestesista che si scontra con altre persone nonostante abbia fornito diversa documentazione sulla sicurezza, o la posizione di una radiologa che sostiene la necessità di interrompere l’allattamento, o persino di una mamma laureata in fisica che manifesta preoccupazioni sugli effetti delle radiazioni ionizzanti. La necessità di fare chiarezza su questo tema è evidente, e per questo motivo, ci baseremo su evidenze scientifiche e raccomandazioni di esperti per dissipare ogni dubbio.
L’allattamento rappresenta un importante investimento per la salute materno-infantile, oltre ad avere positivi effetti a livello socio-sanitario ed economico. È fondamentale, quindi, che le pratiche mediche non compromettano inutilmente questa risorsa preziosa, basandosi su protocolli aggiornati e rassicurazioni che arrivano dalla comunità scientifica.

I. La Sicurezza delle Radiazioni Ionizzanti negli Esami Radiografici Standard durante l'Allattamento
Quando si parla di esami radiologici, la prima preoccupazione che spesso emerge riguarda le radiazioni ionizzanti. Tuttavia, è cruciale comprendere che non tutte le indagini diagnostiche comportano gli stessi rischi, e molte di esse sono assolutamente sicure per la madre che allatta e per il bambino.
Non vi è alcuna controindicazione ad allattare un bimbo in concomitanza con un esame radiologico e non esistono vincoli temporali all’esecuzione dello stesso; pertanto l’esame può essere eseguito quando necessario. Questa è una delle rassicurazioni più importanti che provengono dal consenso scientifico. Tenga presente che, nel caso in cui si eseguano esami di diagnostica radiologica (come la RX Torace, RX addome, RX arti, TC cranio ecc.), al paziente non vengono somministrate sostanze radioattive. Di conseguenza, al termine dell’esame il paziente non risulta contaminato da radiazioni e, pertanto, non possono essere presenti rischi correlati con tale stato. Le radiazioni ionizzanti, infatti, non si depositano nel latte materno, né lo rendono "radioattivo" o pericoloso in alcun modo.
La quantità di radiazione che il corpo assorbe durante una radiografia al torace è minima e non tale da destare preoccupazione. Sebbene ogni indagine radiologica debba essere effettuata solo quando strettamente necessaria, per evitare esposizioni inutili, è utile anche considerare che siamo inconsapevolmente esposti a radiazioni ogni giorno in gran parte delle nostre attività, tra cui mangiare e respirare. Il nostro corpo, inoltre, ha dei meccanismi automatici per difenderci e gestire queste esposizioni naturali. Per fornire un esempio concreto e comprensibile, l'esposizione a una radiografia al torace è paragonabile alla quantità di radiazioni a cui inconsapevolmente siamo esposti durante un volo intercontinentale, che è comunque ampiamente considerata normale e non fonte di allarme.
In ambito pediatrico, le apparecchiature sono tarate in modo da ridurre al minimo l'esposizione ai raggi X. Quando un bambino viene sottoposto a una indagine radiologica, è come se fosse esposto alle radiazioni naturali qualche giorno in più. Per esempio, una radiografia al torace in proiezione anteriore corrisponde a una dose da radiazioni pari, grossomodo, a due o tre giorni di esposizione alle radiazioni naturali. Questa prospettiva aiuta a ridimensionare le paure ingiustificate.
Il Tavolo Tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell'Allattamento al seno (TAS) del Ministero della Salute, in sinergia con la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), si è espresso chiaramente sul tema. La Dottoressa Paola Colombo, Radiologa, ribadisce che "Se un test diagnostico è necessario, va svolto, anche alla luce delle rassicurazioni che arrivano dalla comunità scientifica." E un'indicazione sempre valida è che "Non c’è rischio per il lattante anche quando la mamma si sottopone a una Radiografia dal dentista per studiare le arcate dentarie, le ossa e i seni mascellari e la struttura delle articolazioni temporo-mandibolari".
La risposta, quindi, è "sì, senza dubbi". Puoi fare qualsiasi tipo di RX, anche al torace. A maggior ragione, quindi, puoi farla a un piede, a un braccio, a un dente, o dovunque ne hai bisogno. Non devi aspettare per ridare il seno al bambino dopo aver fatto la radiografia, perché le radiazioni non passano nel latte materno e non contaminano la madre.
II. Mezzi di Contrasto e Allattamento: Un Approfondimento
Un problema particolare, che spesso genera ulteriore ansia, è rappresentato dalla necessità da parte della donna che allatta di sottoporsi ad indagini radiologiche con mezzi di contrasto. Fino a qualche tempo fa, in passato, si consigliava di gettare il latte materno prodotto subito dopo la somministrazione del mezzo di contrasto, per l’esecuzione di TC (tac) e RMN (risonanza magnetica) per le quali è necessario iniettare alla madre un “mezzo di contrasto” che può filtrare nel latte materno. Questa pratica derivava da una cautela eccessiva e da una conoscenza meno approfondita della farmacocinetica di queste sostanze.
Oggi, tuttavia, la scienza ha fornito risposte più precise e rassicuranti. “Molti professionisti d’area sanitaria - spiega il documento congiunto del gruppo di lavoro Sirm, Sip, Sin e Ministero della Salute - suggeriscono di interrompere l’allattamento per un certo periodo di tempo (anche fino a 48 h), gettando via il latte spremuto”. Tuttavia, il medesimo gruppo di lavoro sottolinea, sulla base della revisione della letteratura disponibile sulla sicurezza per il bambino in seguito alla somministrazione di mezzi di contrasto in corso di indagini radiologiche alla madre che allatta, che questa misura può essere riservata a casi molto specifici.
Infatti, il documento congiunto evidenzia che “La neomamma non ha bisogno di sospendere temporaneamente l’allattamento e di gettare il latte spremuto dopo un’indagine radiologica con mezzo di contrasto”. Questo punto cruciale è stato ulteriormente rafforzato da indagini specifiche, come una ricerca condotta dalle ASL di Trieste, guidata da Riccardo Davanzo, responsabile delle attività di promozione dell’allattamento presso l’ospedale Burlo Garofolo di Trieste. Questa ricerca ha evidenziato la forte preoccupazione e l’ansia delle mamme riguardo gli effetti di TAC e risonanza sul latte materno. Per questo, l’équipe medica ha deciso di fare chiarezza e di tranquillizzare le neomamme, spiegando che i raggi ionizzanti, gli ultrasuoni ecografici e i campi magnetici usati per la risonanza, non sono dannosi per il latte materno e, dunque, per la salute del neonato.
Inoltre, anche nel caso in cui vi sia necessità di utilizzare un mezzo di contrasto (al paziente viene iniettato uno speciale liquido), quest’ultimo non va comunque a intaccare la sicurezza del latte materno. Il gruppo di lavoro spiega chiaramente: “Se la madre viene sottoposta ad indagine radiologica (TAC, RMN) con mezzo di contrasto (in particolare gli agenti di contrasto iodati e quelli a base di gadolinio) l’allattamento al seno è sicuro per il bambino allattato di qualunque età gestazionale”. Questo vale anche per i neonati prematuri, così come per le prime settimane di vita del bambino, considerate le più delicate per crescita e salute. Recenti studi dimostrano che non vi è alcun problema ad attaccare il neonato al seno anche subito dopo aver effettuato l’indagine diagnostica in questione.
Solo in rari e specifici casi, e gli esperti precisano, “Solo se l’indagine è stata eseguita con gadopentetato dimeglumina, gadodiamide o gadoversetamide”, una temporanea sospensione potrebbe essere presa in considerazione. Tuttavia, si tratta di eccezioni e non della regola generale, la quale afferma che gli effetti di TAC e risonanza sul latte materno non sono pericolosi, e quindi le neomamme possono stare tranquille anche con ultrasuoni e raggi ionizzanti. In conclusione, se la neomamma deve sottoporsi a un esame come TAC o risonanza magnetica (con contrasto o senza), può continuare con tranquillità ad allattare il proprio bambino, senza interrompere o saltare poppate.
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III. Mammografia in Allattamento: Sicurezza e Aspetti Diagnostici
Un'altra indagine che spesso solleva interrogativi è la mammografia, un esame cruciale per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore al seno. Anche in questo contesto, è fondamentale distinguere tra sicurezza e opportunità diagnostica.
In termini di sicurezza, non c’è alcuna controindicazione a effettuare l’esame mammografico durante l’allattamento. La paura che le radiazioni emesse dalla mammografia possano nuocere al bambino durante l’allattamento è comune, ma non fondata. Le radiazioni non passano nel latte materno. La mammografia utilizza raggi X a dosi molto basse, diretti esclusivamente verso la mammella. Non serve interrompere l’allattamento, e non si verifica alcuna alterazione qualitativa o quantitativa del latte. La mammografia durante l’allattamento di per sé non comporta rischi né per la donna né per il bambino.
Tuttavia, quello dell’allattamento è il periodo peggiore per poter eseguire una mammografia dal punto di vista diagnostico. Questa raccomandazione non nasce da una questione di sicurezza, ma dal fatto che, durante l’allattamento, il tessuto mammario tende ad essere più denso del normale a causa dell’aumentata attività delle ghiandole. Il seno colmo di latte, infatti, è congestionato e fatica a essere esplorato dai raggi X. Addirittura, per lo stesso motivo, si tende a evitare di eseguire una mammografia nel periodo di congestione pre-mestruale, che presenta caratteristiche simili di densità ghiandolare.
La ghiandola mammaria si modifica già nel corso della gravidanza, per effetto dell'azione degli ormoni, che fanno sì che essa possa maturare in maniera definitiva. Si tratta di alterazioni che servono proprio a predisporre il seno in vista dell'allattamento: da quel momento esso avrà caratteristiche che conserverà per il resto della vita della donna. I dotti attorno alla ghiandola mammaria si riempiono di latte e si svuotano continuamente. Di conseguenza, se si eseguisse una mammografia o un’ecografia quando si allatta, nei dotti si vedrebbe il latte (o, per essere più precisi, apparirebbe una sostanza di aspetto liquido denso). Il problema è che ciò potrebbe essere confuso per un nodulo, e quindi si correrebbe il rischio di non riuscire a individuare i noduli reali (bassa sensibilità) o di fare una diagnosi errata (bassa specificità). Questa condizione può ridurre la leggibilità delle immagini e non consentire alla mammografia di esprimere tutto il suo potenziale diagnostico. Posticipare la mammografia, quando possibile, consente di ottenere immagini di migliore qualità e di ridurre al contempo eventuali fastidi per la paziente durante l’esecuzione dell’esame.
Per questo motivo, se durante l'allattamento emerge un potenziale problema che va esplorato, nella maggior parte dei casi, l’esame di prima scelta per lo studio del seno durante l’allattamento è l’Ecografia Mammaria. La valutazione ecografica, tuttavia, potrebbe essere anch'essa resa complicata dal punto di vista fisico per colpa della quantità di liquidi contenuti nella ghiandola mammaria nel periodo in cui si allatta. Pertanto, per la mammografia è meglio aspettare che la mammella sia tornata in condizioni fisiologiche, circa uno o due mesi dopo la fine dell’allattamento, o è consigliabile attendere circa 6-8 settimane, fino a 3 mesi dopo la fine dell’allattamento, prima di sottoporsi ad una mammografia di controllo. Questo intervallo di tempo solitamente consente al tessuto mammario di tornare alla sua normale densità.
Ovviamente, anche in questo periodo il seno deve essere tenuto sotto controllo, e nel caso in cui vi siano sospetti di potenziali problemi è comunque opportuno sottoporsi ad una visita senologica. Anche nel periodo in cui allattano, dunque, le donne non devono rinunciare all'autopalpazione, e inoltre devono prestare la massima attenzione alle secrezioni del seno, osservandolo con cura. Se, per esempio, in alcuni punti del seno si notano dei rigonfiamenti, anche di lieve entità, tale circostanza merita un ulteriore approfondimento. È importante non aspettare; la prima cosa da fare è contattare il proprio medico o specialista di fiducia per una valutazione tempestiva.
Eventualmente, se la mammografia è ritenuta necessaria e non rimandabile, è consigliabile svuotare il seno poco prima dell’esame per cercare di migliorare, per quanto possibile, la qualità dell'immagine diagnostica.

IV. Il Ruolo delle Istituzioni e il Consenso Scientifico
La comunità scientifica, attraverso le sue più autorevoli rappresentanze, si è espressa in modo chiaro e unanime sulla sicurezza delle indagini radiologiche in allattamento. Il Tavolo Tecnico operativo interdisciplinare per la promozione dell'Allattamento al seno (TAS) del Ministero della Salute, in sinergia con la Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM), la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), ha svolto un ruolo fondamentale nella formulazione di raccomandazioni basate sulle più recenti evidenze. Queste istituzioni, insieme al gruppo di lavoro Sirm, Sip, Sin e Ministero della Salute, hanno fornito indicazioni precise che mirano a tranquillizzare le neomamme e a garantire la continuità dell'allattamento al seno.
Come è stato messo in evidenza da numerose ricerche, l'allattamento al seno svolge una funzione protettiva per la salute della donna, e peraltro - oltre ai benefici per il bambino - contribuisce a ridurre le probabilità di sviluppare un tumore al seno. Mantenere l'allattamento, quando possibile, è quindi un obiettivo primario di salute pubblica, e le raccomandazioni cliniche devono supportare questa finalità senza introdurre barriere ingiustificate o basate su timori non fondati scientificamente.
Gli effetti di TAC e risonanza sul latte materno non sono, quindi, ritenuti dannosi per la salute del bambino, come confermato anche dalla Società italiana di radiologia medica, insieme alla Società italiana di pediatria e al Tavolo tecnico sull’allattamento al seno del ministero della Salute. Questo vale anche per i neonati prematuri così come le prime settimane di vita del bambino, considerate le più delicate per crescita e salute.
In sintesi, il messaggio chiave è inequivocabile: NON BISOGNA INTERROMPERE LE POPPATE. Se la neomamma deve sottoporsi a un esame come TAC o risonanza magnetica (con contrasto o senza), può continuare con tranquillità ad allattare il proprio bambino, senza interrompere o saltare poppate.
I dubbi che assalgono le neomamme riguardo all’allattamento sono numerosi e spesso legati a medicinali, alimentazione e, appunto, diagnostica medica. Per qualsiasi perplessità, è necessario rivolgersi al pediatra o allo specialista di fiducia. Meglio un chiarimento in più: la serenità della mamma è condizione necessaria perché l’allattamento prosegua sereno il più a lungo possibile. Le informazioni contenute in questo articolo non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e l’utente. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti per una valutazione personalizzata della propria situazione clinica.
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