La tredicesima mensilità rappresenta da sempre un sostegno economico fondamentale per molti lavoratori e pensionati, anticipando le spese legate al periodo natalizio e contribuendo a far fronte agli oneri fiscali di fine anno. Tuttavia, la sua erogazione e il diritto ad essa possono variare significativamente a seconda della prestazione percepita. In particolare, sorge spontanea la domanda se il "bonus bebè", un incentivo destinato a sostenere le famiglie con nuovi nati, dia diritto alla tredicesima mensilità. Questo articolo si propone di chiarire questo aspetto, analizzando in dettaglio il funzionamento del bonus bebè nelle sue diverse evoluzioni normative e il suo rapporto con la tredicesima.
La Tredicesima Mensilità: Un Pilastro del Sostegno Economico
La tredicesima, nota anche come "mensilità aggiuntiva", è un pagamento integrativo che viene erogato ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, solitamente nel mese di dicembre. Per i pensionati, l'erogazione avviene contestualmente alla pensione, con date specifiche a seconda che l'assegno venga ritirato presso gli uffici postali (dal 1° dicembre) o erogato tramite banca (dal 3 dicembre). Per i lavoratori dipendenti, la tredicesima è generalmente inclusa nello stipendio di dicembre, a meno che non sia prevista una corresponsione rateizzata mensilmente.
Il valore della tredicesima, nella maggior parte dei casi, corrisponde a un mese di retribuzione o di trattamento pensionistico. Questo significa che, grazie a questa mensilità aggiuntiva, si ricevono insieme due mensilità di paga o di indennità INPS. È importante notare che per i pensionati può essere previsto un bonus aggiuntivo, che nel passato è ammontato a circa 155 euro.
L'importanza della tredicesima va oltre il semplice sostegno per le spese natalizie. Essa diviene, per molti, uno strumento indispensabile per far fronte alle imposte e ai contributi che tipicamente scadono nel mese di dicembre.

Il Bonus Bebè: Un Aiuto per le Nuove Famiglie
Il "bonus bebè", o "assegno di natalità", è stato introdotto come misura di sostegno economico per le famiglie che accolgono un nuovo nato, adottano un minore o lo ricevono in affido preadottivo. La sua erogazione è subordinata al possesso di determinati requisiti di reddito e patrimoniali, verificati attraverso l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).
Evoluzione del Bonus Bebè: Nati fino al 2017
Per i bambini nati, adottati o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, il bonus bebè prevedeva un contributo mensile per ogni figlio minore di 3 anni. L'ammontare variava in base all'ISEE del nucleo familiare:
- 80 euro mensili: per le famiglie con un ISEE non superiore a 25.000 euro.
- 160 euro mensili: per le famiglie con un ISEE non superiore a 7.000 euro.
I requisiti fondamentali per accedere a questo beneficio includevano:
- Cittadinanza italiana, di uno Stato membro dell'Unione Europea, o di uno Stato extraeuropeo con regolare permesso di soggiorno.
- Residenza in Italia.
- Convivenza con il figlio.
- Reddito ISEE del nucleo familiare non superiore alle soglie indicate per tutta la durata dell'assegno.
L'incentivo veniva corrisposto a partire dalla data di nascita o di ingresso del figlio nel nucleo familiare e poteva estendersi fino al compimento del terzo anno di età o del terzo anno dall'ingresso in famiglia, a seconda di quale evento si verificasse per primo.
Evoluzione del Bonus Bebè: Nati nel 2018
Con l'entrata in vigore di nuove disposizioni, per i nati, adottati o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018, la durata del bonus bebè è stata ridotta. L'incentivo veniva riconosciuto mensilmente per ogni figlio minore di 1 anno. Gli importi rimanevano invariati rispetto al periodo precedente:
- 80 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 25.000 euro.
- 160 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 7.000 euro.
I requisiti di cittadinanza, residenza, convivenza e ISEE rimanevano sostanzialmente gli stessi. La differenza principale risiedeva nella durata: l'assegno era concesso solo fino al compimento del primo anno di età del bambino o al primo anno dall'ingresso in famiglia. La durata complessiva del bonus era quindi di 12 mesi, non più 36.

Evoluzione del Bonus Bebè: Nati dal 2019
Per i nati, adottati o in affido preadottivo a partire dal 1° gennaio 2019, il bonus bebè ha continuato ad essere erogato mensilmente per ogni figlio minore di 1 anno, con gli stessi importi base:
- 80 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 25.000 euro.
- 160 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 7.000 euro.
Una novità introdotta per i nati dal 2019 è stata la maggiorazione del 20% del bonus per il secondo figlio, portando gli importi a:
- 96 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 25.000 euro.
- 192 euro mensili: per famiglie con ISEE fino a 7.000 euro.
Anche in questo caso, i requisiti di cittadinanza, residenza e convivenza rimanevano invariati. La durata del beneficio continuava ad essere limitata al primo anno di vita del bambino o al primo anno dall'ingresso in famiglia.
Il Bonus Bebè e il Diritto alla Tredicesima Mensilità
La domanda centrale riguarda la spettanza della tredicesima mensilità per chi percepisce il bonus bebè. La risposta, basata sull'analisi delle normative che hanno disciplinato il bonus bebè, è negativa.
Il bonus bebè, nelle sue varie configurazioni normative, è stato concepito e strutturato come un assegno mensile della durata di 12 o 36 mesi, a seconda dell'anno di nascita del figlio e delle disposizioni vigenti. Le disposizioni che regolano il bonus bebè non prevedono l'erogazione di mensilità aggiuntive come la tredicesima o la quattordicesima.
In altre parole, il bonus bebè è un trattamento specifico, distinto dalle prestazioni di lavoro dipendente o pensionistiche che tipicamente includono la tredicesima. Pertanto, chi percepisce esclusivamente il bonus bebè non ha diritto a ricevere una tredicesima mensilità collegata a tale prestazione.
La natura del bonus bebè è quella di un sussidio economico mirato all'assistenza alla natalità e alla famiglia, erogato dall'INPS sulla base di specifici requisiti reddituali e anagrafici del minore. Non si configura come retribuzione o trattamento pensionistico ai fini del calcolo e dell'erogazione della tredicesima mensilità.
Bonus bebè: cosa è e come chiederlo. Scopri tutte le info utili.
Considerazioni sui Requisiti e le Modalità di Richiesta
È fondamentale sottolineare che la richiesta del bonus bebè deve essere presentata entro termini precisi: generalmente entro 90 giorni dalla nascita o dall'ingresso del bambino in famiglia, o entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto attuativo. Richieste presentate oltre questi termini comportano l'erogazione dell'assegno solo a partire dalla data di presentazione della domanda. La richiesta va effettuata una sola volta per ciascun figlio.
Il genitore richiedente deve fornire un'autocertificazione dei propri requisiti, e l'INPS provvederà a verificare la corrispondenza con la Dichiarazione Sostitutiva Unica ai fini ISEE.
Il beneficio può decadere qualora vengano meno i requisiti economici, o in casi specifici come la revoca dell'adozione, la decadenza della responsabilità genitoriale, o l'affidamento del bambino ad altre persone o al genitore che non ha presentato la domanda.
Per la verifica dei requisiti di reddito e dell'importo spettante, è essenziale la presentazione del nuovo ISEE aggiornato annualmente.
La domanda per il bonus bebè va presentata telematicamente attraverso il sito dell'INPS, tramite il Contact Center Integrato dell'istituto, o avvalendosi dell'assistenza dei Patronati e CAF convenzionati.
Il "Bonus Tredicesima" del 2024: Una Misura Distinta
È importante non confondere il bonus bebè con una misura introdotta più recentemente e denominata "Bonus Tredicesima". Il "Bonus Tredicesima" è un'agevolazione fiscale una tantum, prevista dal Decreto Legge n. 167/2024, destinata ai lavoratori dipendenti con figli a carico e redditi medio-bassi. Questo bonus, pari a un massimo di 100 euro (proporzionato ai giorni di lavoro), è stato erogato in alcuni casi nella busta paga di dicembre 2024, ma può essere recuperato tramite la dichiarazione dei redditi 2025 (Modello 730 o Redditi Persone Fisiche) se non è stato corrisposto.
I requisiti per accedere a questo specifico "Bonus Tredicesima" sono:
- Essere lavoratore dipendente.
- Aver avuto nel 2024 un reddito complessivo non superiore a 28.000 euro.
- Avere almeno un figlio fiscalmente a carico.
- Possedere un'imposta lorda superiore alle detrazioni spettanti per lavoro dipendente (capienza IRPEF).
In presenza di due genitori lavoratori con figli a carico, il bonus spetta una sola volta.
Chi non ha ricevuto questo "Bonus Tredicesima" in busta paga, o non ha un datore di lavoro che ha comunicato i dati necessari, può richiederlo presentando una dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti il possesso dei requisiti, compilando specifici righi nel Modello 730/2025 o Redditi Persone Fisiche 2025.
Questa misura è completamente distinta dal bonus bebè e non ha alcuna correlazione con esso. Il bonus bebè è un sussidio per la natalità, mentre il "Bonus Tredicesima" del 2024 è un credito d'imposta per lavoratori dipendenti con figli a carico.

Conclusioni sulla Spettanza della Tredicesima per il Bonus Bebè
In sintesi, il bonus bebè, inteso come assegno di natalità erogato dall'INPS per sostenere le famiglie con nuovi nati, non prevede il diritto alla tredicesima mensilità. Le normative che disciplinano il bonus bebè non contemplano l'erogazione di mensilità aggiuntive. Pertanto, chi percepisce esclusivamente questa prestazione non riceverà una tredicesima legata al bonus bebè stesso. La tredicesima mensilità è una componente tipica delle retribuzioni da lavoro dipendente e delle pensioni, e non si estende a prestazioni assistenziali come il bonus bebè. È fondamentale distinguere il bonus bebè da altre misure, come il "Bonus Tredicesima" del 2024, che ha natura e finalità differenti e può essere recuperato in sede di dichiarazione dei redditi se non erogato direttamente.
Per qualsiasi dubbio o per approfondimenti specifici sulla propria situazione, è sempre consigliabile rivolgersi ai Patronati, ai CAF o consultare direttamente il sito dell'INPS.
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