La genitorialità rappresenta un momento di profonda trasformazione nella vita di una famiglia, accompagnato da necessità di supporto economico che lo Stato italiano ha strutturato attraverso specifiche tutele. Tra queste, l'assegno di maternità si distingue come un pilastro fondamentale per il sostegno alle madri che non beneficiano di altre indennità previdenziali o assistenziali. È essenziale distinguere tra le diverse tipologie di sostegno disponibili, per comprendere appieno come orientarsi nel panorama burocratico e normativo.

L'Assegno di Maternità dei Comuni: Cos'è e a chi spetta
L'assegno di maternità di base, comunemente noto come "assegno di maternità dei Comuni", è un contributo mensile concesso per 5 mesi per nascite, affidamenti preadottivi e adozioni senza affidamento. Si tratta di una prestazione assistenziale prevista dall'articolo 66 della legge 448/1998, conosciuta anche come assegno di maternità art. 66 legge 448 1998, disciplinato altresì dall'articolo 74 del d.lgs. n. 151/2001.
Questo beneficio è destinato alle madri che non hanno accesso ad altre indennità di maternità e che si trovano in condizioni economiche svantaggiate, con ISEE inferiore ad una determinata soglia stabilita annualmente. In sintesi, l'assegno di maternità dei Comuni è una misura pensata per sostenere economicamente le mamme che non beneficiano di altre indennità, come quelle riconosciute dall'INPS. Il contributo è concesso dai Comuni ed erogato dall'INPS.
Importi e Limiti ISEE per l'Anno in Corso
L'importo dell'assegno di maternità dei Comuni è uguale in tutti i Comuni e viene adeguato all'inflazione di anno in anno, così come il reddito massimo entro il quale si ha diritto a riceverlo. La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica periodicamente i valori rivalutati in base alla variazione dell'indice ISTAT.
Per l'anno 2026, l'importo mensile è stato fissato a 413,10 euro, erogato per cinque mensilità, per un totale di 2.065,50 euro. La soglia di ISEE massimo per accedere al beneficio nel 2026 è pari a 20.668,26 euro. Per contestualizzare, nel 2025 l'importo mensile era di 407,40 euro per cinque mensilità, per un totale di 2.037,00 euro, con una soglia ISEE pari a 20.382,90 euro.
Requisiti di Accesso al Bonus Comunale
Per poter avere accesso all'assegno di maternità, è necessario soddisfare dei criteri precisi previsti dalla legge. I requisiti fondamentali includono:
- Residenza: La richiedente deve essere residente in Italia al momento del parto o dell'ingresso in famiglia del minore adottato o in affido.
- Cittadinanza: Possono richiederlo le cittadine italiane, comunitarie o straniere in possesso di un permesso di soggiorno valido. Le cittadine non comunitarie devono presentare agli uffici del Comune la carta di soggiorno o il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. È importante sottolineare che le questure rilasciano la carta di soggiorno entro 90 giorni dalla richiesta; pertanto, le madri extracomunitarie devono attivarsi tempestivamente per non superare il termine di sei mesi.
- Situazione economica: Il nucleo familiare deve possedere una Certificazione ISEE in corso di validità che attesti una situazione economica-patrimoniale medio-bassa e comunque inferiore ai limiti stabiliti per legge. A seguito della riforma dell'ISEE, l'assegno di maternità rientra tra le prestazioni di sostegno al reddito rivolte a minorenni.
- Assenza di altre indennità: Le richiedenti non devono avere alcuna copertura previdenziale oppure devono averla entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre, non devono essere già beneficiari di altro assegno di maternità INPS ai sensi della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
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Procedura di Domanda al Comune di Residenza
La domanda va presentata presso il Comune di residenza della madre entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido. Il Comune ha il compito di verificare la sussistenza dei requisiti di legge. Posto che è consigliabile rivolgersi direttamente al proprio comune di residenza, si può affermare che generalmente alla domanda vanno allegati:
- La DSU, dichiarazione sostitutiva unica, o l'attestazione della dichiarazione sostitutiva ancora valida contenente i redditi percepiti dal nucleo familiare di appartenenza nell'anno precedente.
- Autocertificazione in cui si dichiara sotto la propria responsabilità i requisiti richiesti dalla legge per la concessione dell'assegno (residenza, cittadinanza e così via).
- Autocertificazione di non avere diritto per il periodo di maternità all'indennità di maternità dell'INPS ovvero alla retribuzione; diversamente, deve essere indicato l'importo di tali trattamenti economici per il calcolo della eventuale differenza.
- Autocertificazione di non avere presentato, per il medesimo figlio, domanda per l'assegno di maternità a carico dello Stato di cui all'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.
Dopo la valutazione dei requisiti, il Comune comunica l'esito alla richiedente. Non c'è un termine preciso per sapere dopo quanto tempo arriva l'assegno di maternità comunale; la tempistica dipende dal numero di domande presentate e dai tempi di evasione di ciascun ufficio, indicativamente tra i 30 e i 45 giorni.
L'Assegno di Maternità Statale: Una Distinzione Necessaria
È importante non confondere l'assegno comunale con l'assegno di maternità gestito dall'INPS (noto come assegno per lavori atipici e discontinui), che è una prestazione previdenziale a carico dello Stato, erogata e concessa direttamente dall'INPS ai sensi dell'art. 75 del D.Lgs. 151/2001.
Questo assegno spetta per ogni figlio nato o adottato sotto i 6 anni di età alle madri disoccupate o che pur lavorando non hanno diritto ad altre indennità di maternità. Per richiedere questo specifico contributo, occorre avere residenza in Italia e cittadinanza italiana o di uno stato dell'Unione Europea, oppure essere in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.
Requisiti contributivi specifici per l'assegno statale
L'accesso a questa prestazione richiede il possesso di requisiti contributivi legati alla propria condizione lavorativa:
- Se si lavora regolarmente: è necessario aver versato almeno 3 mesi di contributi per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi prima del parto o dell'adozione del bambino.
- Se si è in mobilità, disoccupati o in cassa integrazione: è richiesto di aver svolto attività lavorativa per almeno 3 mesi, con un periodo massimo tra la perdita del lavoro e la data del parto non superiore a 9 mesi.
- In caso di licenziamento (anche volontario): sono necessari almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi prima del parto.
- Per le lavoratrici autonome in gestione separata: occorre aver versato almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l'inizio del congedo di maternità obbligatorio.
La richiesta può essere fatta in alternativa dal padre in caso di abbandono del figlio da parte della madre, di affidamento esclusivo del figlio al padre, o in caso di decesso della madre.

Modalità di Presentazione per l'Assegno Statale
A differenza dell'assegno comunale, la domanda per l'assegno di maternità dello Stato deve essere presentata all'INPS in modo telematico utilizzando:
- Servizi telematici WEB: accessibili direttamente dal cittadino tramite identità SPID attraverso il portale dell'Istituto (www.inps.it - Entra in MyINPS).
- Contact Center integrato: al numero 803164 gratuito da rete fissa o al n. 06164164 da rete mobile.
- Patronati: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.
Anche in questo caso, la domanda deve essere presentata entro 6 mesi (termine perentorio) dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso del minore in famiglia.
Compatibilità e Detrazioni Fiscali Correlate
L'assegno di maternità non è cumulabile con altri trattamenti economici per la maternità concessi dall'INPS o dal datore di lavoro, a meno che l'importo di questi ultimi sia inferiore a quello dell'assegno. In tal caso, si può ottenere l'integrazione fino alla concorrenza dell'importo dell'assegno stesso.
Nel contesto della gestione dei sussidi per i minori e le famiglie, è bene ricordare che la normativa fiscale prevede diverse agevolazioni. Ad esempio, a partire dal 1° gennaio 2018, è possibile detrarre nella misura del 19% l'acquisto dei sussidi tecnici o degli strumenti compensativi a favore dei minorenni o maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado.
Inoltre, sono interamente deducibili dal reddito complessivo le spese mediche generiche e di assistenza specifica sostenute dai disabili nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione. È fondamentale, per ogni tipo di prestazione o detrazione, conservare la documentazione che certifica la spesa (fattura, parcella, ricevuta quietanzata o scontrino), poiché tali documenti costituiscono la base per l'accesso ai benefici fiscali.
L'attenzione alle scadenze e la corretta predisposizione della documentazione sono elementi chiave per garantire il successo della domanda. La burocrazia, sebbene talvolta complessa, è strutturata per assicurare che il sostegno raggiunga chi ne ha effettivamente diritto nel rispetto delle soglie di reddito e dei requisiti di residenza, fungendo da rete di protezione necessaria per il benessere delle famiglie italiane.