Blastocisti 11 Giorni Dopo Concepimento: Comprendere i Segni e i Tempi del Test

Quando si cerca di concepire, è naturale prestare attenzione a ogni minima sensazione che possa confermare l'inizio di una gravidanza. L'undicesimo giorno dopo l'ovulazione, spesso indicato come 11 PO, rappresenta un momento cruciale e intriso di speranza e ansia per molte donne. Questo periodo si colloca in una fase delicata del ciclo riproduttivo, in cui l'ovulo fecondato, ormai una blastocisti, potrebbe essersi appena annidato nell'utero, se non addirittura prima. Comprendere cosa accade nel corpo in questi giorni e qual è il momento più opportuno per eseguire un test di gravidanza è fondamentale per gestire le aspettative e affrontare con consapevolezza questa fase.

Diagramma del sistema riproduttivo femminile con ovulazione e fecondazione

I sintomi iniziali della gravidanza variano molto da persona a persona, ma tra quelli più comuni si trovano certamente mestruazioni saltate, seno dolente, nausea e stanchezza. Spesso, però, i sintomi iniziali di gravidanza coincidono con quelli tipici della sindrome premestruale, rendendo difficile distinguere con certezza la loro origine. Sapere cosa aspettarsi può aiutare a capire meglio i cambiamenti che avvengono nel corpo ancor prima di fare il test, che rimane comunque l'unico modo per avere una risposta certa. È importante notare che l'undicesimo giorno post ovulazione (o 11 PO) non corrisponde all'undicesimo giorno di gravidanza dal punto di vista medico, poiché i medici datano la gravidanza a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione, ovvero circa due settimane prima dell’ovulazione. Quindi, dal punto di vista medico, il giorno 11 PO corrisponde circa a 3 settimane e 4 giorni di gravidanza.

Il Percorso Dalla Fecondazione All'Impianto: Le Fasi Chiave

Per comprendere appieno il significato dell'undicesimo giorno dopo l'ovulazione, è essenziale ripercorrere le tappe fondamentali del ciclo mestruale e della riproduzione umana, dall'ovulazione all'impianto dell'embrione.

Le Fasi del Ciclo Mestruale: Follicolare e Luteale

Il ciclo mestruale si articola in due fasi principali, ciascuna con ruoli distinti nella preparazione del corpo femminile a una potenziale gravidanza.

La fase follicolare è la prima fase del ciclo mestruale e dura circa 14 giorni. È semplice da individuare, perché coincide con il primo giorno di mestruazioni. Durante questa fase, le ovaie preparano un ovulo da rilasciare. È caratterizzata dall’aumento degli estrogeni e dall’ispessimento della membrana uterina per supportare un eventuale impianto.

La fase luteale è la seconda fase del ciclo mestruale e inizia il giorno dell’ovulazione, ovvero quando una delle ovaie rilascia un ovulo. Se si ha un ciclo di 28 giorni, questo avviene intorno al quattordicesimo giorno. La fase luteale termina il primo giorno delle mestruazioni successive. Durante questa fase, i livelli di progesterone aumentano per preparare il corpo a una possibile gravidanza.

Ovulazione e Fecondazione

Durante ogni ciclo mestruale normale, una delle ovaie di solito rilascia un ovulo (oocita) circa 14 giorni dopo il ciclo mestruale precedente. Tale rilascio è chiamato ovulazione. L’ovulo entra quindi nell’estremità a forma di imbuto di una delle tube di Falloppio.

Al momento dell’ovulazione, il muco cervicale (la cervice è la parte inferiore dell’utero) diventa più fluido e più elastico, consentendo agli spermatozoi di penetrare rapidamente nell’utero. Entro 5 minuti, gli spermatozoi possono migrare dalla vagina all’utero attraversando la cervice e raggiungere le tube di Falloppio, che sono la sede in cui normalmente avviene la fecondazione. Se la fecondazione non avviene, l’ovulo scende dalla tuba di Falloppio nell’utero, per poi essere eliminato dall’utero in occasione del ciclo mestruale successivo.

La penetrazione di uno spermatozoo nell’ovulo produce la fecondazione. Le cellule che rivestono le tube di Falloppio presentano strutture filiformi, chiamate ciglia, che aiutano a spingere l’ovulo fecondato (zigote) attraverso la tuba nella cavità uterina.

Dallo Zigote alla Blastocisti: Il Miracolo dello Sviluppo Precoce

Dopo la fecondazione, l'ovulo fecondato subisce una serie di trasformazioni che lo portano allo stadio di blastocisti, un elemento cruciale per l'instaurarsi della gravidanza.

Le cellule dello zigote si dividono ripetutamente durante lo spostamento lungo la tuba di Falloppio verso l’utero. Dapprima, lo zigote diviene un insieme cellulare solido, di forma sferica. Lo zigote entra nell’utero nell’arco di 3-5 giorni.

Nella cavità uterina, le cellule continuano a dividersi, assumendo l’aspetto di una struttura sferica cava, definita blastocisti. La blastocisti si impianta sulla parete dell’utero circa 6 giorni dopo la fecondazione. Si definisce blastocisti un embrione che si è sviluppato fino a 5-6 giorni dopo il concepimento. La parete della blastocisti ha uno spessore di una cellula, tranne in una zona, in cui lo spessore è di tre o quattro cellule. Le cellule interne presenti nella zona ispessita si sviluppano dando origine all’embrione e le cellule esterne penetrano nella parete dell’utero e si sviluppano nella placenta.

Sviluppo dell'embrione: da ovulo fecondato a blastocisti

Quando si parla di blastocisti espansa, si ha a che fare con un embrione che, attorno al quinto o sesto giorno di sviluppo, appare gonfio per via dell’accumulo di liquidi al suo interno. In questa fase si distinguono due gruppi di cellule, che daranno a loro volta origine alle strutture annesse, come la placenta. Visto l’aumento del volume, l’embrione esce dal suo guscio proteico, noto come “zona pellucida”, e ha la possibilità di impiantarsi finalmente nell’utero, se ci sono le condizioni adatte.

L'Impianto: L'Inizio Ufficiale della Gravidanza

L'impianto, o annidamento, è il processo mediante il quale la blastocisti si attacca alla parete uterina, segnando l'inizio effettivo della gravidanza.

Affinché avvenga l’impianto, una delle ovaie deve rilasciare un ovulo che, a sua volta, dovrà essere fecondato da uno spermatozoo e spostarsi poi lungo una tuba uterina fino a giungere e annidarsi nell’utero. Questo processo richiede dai sei ai dieci giorni; l’impianto segna ufficialmente l’inizio della gravidanza. L'impianto si verifica di norma tra sei e dieci giorni dopo l’ovulazione. Tale processo, definito impianto, viene completato entro 9-10 giorni. In questo periodo sia l’embrione che l’endometrio esercitano un ruolo attivo.

Di conseguenza, 11 giorni dopo l’ovulazione, potresti essere ufficialmente incinta. Poiché l’impianto è probabilmente avvenuto tra sei e dieci giorni dopo l’ovulazione, al giorno 11 post ovulazione potresti già essere incinta, ma difficilmente ne avvertirai i segni immediatamente.

11 Giorni Post Ovulazione (11 PO): Cosa Aspettarsi

L'undicesimo giorno post ovulazione è un momento in cui l'impianto potrebbe essere già avvenuto, ma i segni della gravidanza potrebbero non essere ancora evidenti o facilmente distinguibili da altri fenomeni fisiologici.

LA FECONDAZIONE UMANA

Sintomi Precoci: Confini Sfocati Tra Gravidanza e SPM

Anche se è ancora presto per fare un test di gravidanza, 11 giorni dopo l’ovulazione potresti già notare qualche cambiamento. Il problema è che “i sintomi da gravidanza all’inizio sono molto simili alla sindrome premestruale (SPM)”, riferisce la dottoressa Renita White, ginecologa. Infatti, il periodo in cui si manifestano i primi sintomi da gravidanza può coincidere con l’inizio delle mestruazioni. Comprendere i primi sintomi da gravidanza può aiutare a capire se il tuo corpo sta cambiando. Ogni gravidanza è unica. Ecco un elenco di sintomi possibili 11 giorni dopo l’ovulazione:

  • Crampi: I crampi addominali o il mal di schiena 11 giorni dopo l’ovulazione possono far presagire l’arrivo delle mestruazioni, trattandosi di sintomi premestruali molto frequenti. Tuttavia, i crampi sono comuni anche a inizio gravidanza, in questo caso si parla di crampi da impianto. Con l’aumentare dei livelli di progesterone, le pareti dell’utero possono rilassarsi e quindi provocare dolori.
  • Stanchezza: La stanchezza è un sintomo comune nei giorni che precedono le mestruazioni. Tuttavia, può verificarsi anche a inizio gravidanza. Se l’impianto è avvenuto, all’undicesimo giorno post ovulazione, il tuo corpo sta già lavorando sodo per supportare il nascituro e per gestire la produzione di nuovi ormoni; è quindi normale avere più sonno.
  • Cambiamenti del seno: Il seno è sensibile agli ormoni, quindi se durante la fase luteale noti qualche variazione, la causa sono probabilmente le oscillazioni nei livelli di estrogeni e progesterone. In termini medici, si parla di mastalgia ciclica. Con i cambiamenti ormonali, il seno può risultare quindi più gonfio o sensibile. L’inizio della gravidanza porta con sé oscillazioni ormonali, aumento del flusso sanguigno e ritenzione idrica, che a loro volta determinano i cambiamenti del seno tipici di questa fase.
  • Minzione frequente: L’aumento della frequenza della minzione potrebbe essere dovuto a una maggiore assunzione di liquidi o a un consumo eccessivo di caffeina o alcool. Tuttavia, se è accompagnato da sintomi come bruciore e cattivo odore, potrebbe trattarsi di un’infezione delle vie urinarie, per la quale è consigliabile una visita medica. Se si sta cercando di rimanere incinta, ricorda che la minzione frequente è anche un sintomo iniziale di gravidanza alquanto comune. Spesso questo fenomeno è associato alla maggiore pressione esercitata sulla vescica dalla crescita del feto, ma può succedere anche a causa dell’aumento del volume del sangue che costringe i reni a lavorare di più per filtrare le impurità attraverso l’urina. Analogamente, l’oscillazione degli ormoni in gravidanza può portare a un rilassamento del pavimento pelvico, che sostiene la vescica. L’aumento di progesterone può inoltre rendere i muscoli pelvici più flessibili.
  • Sbalzi d’umore: È possibile aver provato tensione e cattivo umore nei giorni che precedono le mestruazioni. Le fluttuazioni dei livelli di estrogeni e progesterone possono contribuire agli sbalzi d’umore. Tuttavia, gli sbalzi d’umore sono abbastanza comuni anche all’inizio della gravidanza.
  • Assenza di sintomi: Se l’impianto è appena avvenuto, è normale non avvertire ancora sintomi. “Alcune persone non hanno ancora sintomi da gravidanza 11 giorni dopo l’ovulazione perché i livelli ormonali nel sangue sono ancora bassi”, spiega la dottoressa White. Questo non significa che non avrai sintomi o che tu non sia rimasta incinta in questo ciclo.

Il Ruolo dell'Ormone hCG e i Test di Gravidanza

Dopo l’impianto, il corpo inizia a produrre più gonadotropina corionica umana (hCG), l’ormone della gravidanza che i test a uso domestico rilevano nell’urina. All’inizio della gravidanza, i livelli dell’ormone hCG sono bassi ma aumentano velocemente nel primo trimestre. “Tale incremento ormonale favorisce l’avanzamento della gravidanza e impedisce al corpo di produrre un ciclo mestruale, ma può anche causare alcuni sintomi fastidiosi tipici della gravidanza”, spiega la dottoressa Renita White.

Nonostante sia possibile che tu sia incinta a questo punto, è consigliabile attendere 14 giorni dopo l’ovulazione o il primo giorno di ritardo per fare un test di gravidanza. È meglio aspettare fino al giorno 14 PO perché i test di gravidanza rilevano l’ormone hCG, che il corpo inizia a produrre dopo l’impianto. I livelli di hCG sono bassi a inizio gravidanza, ma aumentano velocemente.

Se a 11 giorni post ovulazione potresti già essere incinta è normale voler fare il test. Dopotutto, se l’impianto è avvenuto, è possibile che i livelli di hCG stiano già aumentando. Tuttavia, è fondamentale dare al corpo il tempo necessario per produrre livelli di hCG sufficienti da essere rilevati dai test venduti in farmacia. Come spiega la dottoressa White, “11 giorni dopo l’ovulazione gli ormoni della gravidanza non sono ancora presenti in quantità sufficiente per essere secreti nell’urina, pertanto accade spesso che il test di gravidanza non risulti ancora positivo”. Questo non significa necessariamente che non vedrai un esito positivo questo ciclo, ma solo che all’undicesimo giorno post ovulazione è troppo presto per fare un test di gravidanza. È preferibile attendere fino al primo giorno di ritardo affinché il test restituisca un risultato attendibile.

In generale, l’impianto si verifica tra sei e dieci giorni dopo l’ovulazione. La tentazione di fare un test di gravidanza al giorno 11 post ovulazione è forte, ma ricorda che i livelli di hCG potrebbero essere ancora bassi, quindi è più alto il rischio che l’esito sia un falso negativo. Se noti una linea sbiadita sul test di gravidanza 11 giorni dopo l’ovulazione, potresti essere incinta ma i livelli dell’ormone hCG sono ancora troppo bassi. La disidratazione può influire sui livelli di hCG? Bere molto fa bene alla salute in generale e una normale idratazione non influisce direttamente sui livelli di hCG prodotti dal corpo. L’ormone hCG è prodotto dalla placenta, il nuovo organo che si sviluppa durante la gravidanza per supportare il feto, e la quantità di acqua che bevi non è rilevante in questo senso. Tuttavia, la quantità di acqua nell’urina può influire sul test di gravidanza perché può diluire l’hCG e generare un esito falso negativo.

Il Transfer di Blastocisti nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

La discussione sull'undicesimo giorno dopo l'ovulazione acquisisce una dimensione specifica nel contesto della procreazione medicalmente assistita, in particolare dopo un transfer di blastocisti.

In un ciclo di fecondazione assistita, gli ovociti prelevati mediante pick-up vengono sottoposti ad inseminazione in vitro (mediante FIVET o ICSI/PICSI). Trascorse circa 20 ore dalla inseminazione, si verifica che ogni singolo ovocita sia correttamente fertilizzato. Lo zigote va incontro, nei giorni seguenti, a divisioni cellulari. Il trasferimento degli embrioni può essere svolto durante la seconda o terza giornata dall’inseminazione oppure direttamente allo stadio di blastocisti, che corrisponde alla quinta/sesta giornata dalla fecondazione.

Immagine di una blastocisti al microscopio

La coltura degli embrioni allo stadio di blastocisti è una tecnica terapeutica diffusa, utilizzata nella fecondazione assistita, che può migliorare le probabilità di ottenere una gravidanza. Mentre in passato si guardava alla coltura a blastocisti con molti timori, oggi si assiste allo scenario opposto, quasi un obbligo al trasferimento a blastocisti. Le indicazioni per il transfer di blastocisti includono:

  • Pregressi fallimenti di fecondazione in vitro: In pazienti che hanno già affrontato delle PMA infruttuose, vanno analizzati tutta una serie di dati, tra i quali scratching e analisi dei linfociti natural killer ed evoluzione della coltura cellulare. Non è infrequente che blastocisti di ottima qualità biologica (grado 1) non abbiano dato gravidanza e invece, nel tentativo successivo, un embrione in 3°/4° giornata si sia impiantato con successo.
  • Poliabortività: La coltura a blastocisti è anche un metodo per selezionare naturalmente gli embrioni.
  • Numero elevato di blastocisti: Quando si ottengono 3 o più blastocisti, una o al massimo 2 vengono trasferite e quelle soprannumerarie vengono crioconservate mediante vitrificazione. La decisione di non trasferire più di 2 blastocisti risiede nell’intento di evitare gravidanze plurime: poiché le blastocisti hanno una elevata capacità di attecchimento, trasferendone più di 2 in utero esiste una probabilità di ottenere gravidanze gemellari o trigemine, con una gravidanza maggiormente a rischio.

Il transfer di blastocisti congelate potrebbe avere un maggiore tasso di successo rispetto al transfer di embrioni a fresco. La crioconservazione è particolarmente indicata per le donne sottoposte a cure mediche, che potrebbero rappresentare un problema per la fertilità e durante la gestazione: la sopravvivenza degli embrioni criocongelati corrisponde a una percentuale alta (pari al 95%), anche se non è sempre così. La vitrificazione è un raffreddamento ultrarapido che previene la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule, trasformandole in uno stato simile al vetro.

Il Periodo di Attesa Beta Dopo il Transfer

Il periodo di attesa beta, un lasso di tempo di circa 10-15 giorni dal trasferimento degli embrioni in una fecondazione in vitro (FIV) o ovodonazione fino al test di gravidanza, è un momento di intense emozioni per i futuri genitori. Questo periodo prende il nome di periodo di attesa beta poiché il test di gravidanza analizza l’ormone beta-hCG. Questo ormone, rilasciato dall’embrione dopo il suo impianto nell’utero materno, è fondamentale per lo sviluppo della gravidanza.

Quando viene effettuato il trasferimento embrionale il quinto giorno, nello stadio di blastocisti, il test di gravidanza (che coinvolge la misurazione dell’ormone b-HCG nel sangue) è programmato per 10-12 giorni dopo il trasferimento. Questo periodo è noto come la fase luteinica, che va dal trasferimento all’esecuzione del test di gravidanza. Pertanto, per ottenere risultati precisi nel test di gravidanza, è consigliabile aspettare almeno 15 giorni, evitando falsi positivi o negativi dovuti a livelli ormonali insufficienti. I comuni sintomi dopo un transfer embrionario possono essere: lieve dolore o tensione al basso ventre, seno sensibile, stanchezza o assenza totale di sintomi. Tuttavia, questi segnali non permettono di capire se l’impianto è avvenuto.

I livelli dell’ormone beta-hCG aumentano progressivamente dall’inizio della gravidanza fino al primo trimestre, per poi iniziare a diminuire gradualmente. Come riferimento generale, se si effettua il test del sangue il giorno 14, un valore inferiore a 5 mIU/mL viene considerato negativo, mentre un valore superiore a 5 mIU/mL viene interpretato come positivo. Nel caso in cui si ottenga un risultato inferiore a 100 mIU/mL, potrebbe essere consigliabile ripetere il test tra 2-3 giorni per confermare la progressione della gravidanza. Se durante questo periodo i livelli di beta-hCG raddoppiano, ciò indica uno sviluppo favorevole della gravidanza; in caso contrario, potrebbe trattarsi di una gravidanza biochimica. È importante ricordare che i livelli dell’ormone beta-hCG possono variare significativamente tra le donne. Anche se i livelli sono inizialmente bassi, la gravidanza può procedere normalmente, a condizione che ci sia un adeguato aumento in questi valori.

A 7 giorni dopo il trasferimento embrionale (soprattutto nel caso di blastocisti di 5 giorni), alcuni embrioni hanno già iniziato l’impianto. Tuttavia, è troppo presto per confermare una gravidanza con un test delle urine, poiché i livelli di hCG potrebbero essere ancora bassi. Durante questo periodo, è normale non avere sintomi o avvertire lievi cambiamenti come sensibilità al seno, stanchezza o disturbi simili a quelli premestruali. In una fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni allo stadio di blastocisti (giorno 5), il test di gravidanza più affidabile è il beta-hCG nel sangue 9-12 giorni dopo il trasferimento. Eseguirlo prima può dare risultati falsi negativi. Nei test delle urine, si consiglia di attendere almeno 12-14 giorni per evitare errori nel risultato. Un test negativo 9 o 10 giorni dopo il trasferimento non significa sempre che non ci sia gravidanza, specialmente se si tratta di un blastocisto che si impianta in ritardo. L’ideale è aspettare fino al giorno indicato dalla clinica di fertilità per fare il test del sangue definitivo. In caso di fallimento dell’impianto, le mestruazioni possono arrivare tra i 9 e i 15 giorni dopo, a seconda del tipo di farmaco e del supporto ormonale utilizzato.

Gestire il Periodo di Attesa

La fase successiva al transfer è sempre una fase psicologicamente molto delicata per la paziente. Dopo essere stata a stretto contatto con il Centro per i monitoraggi e per il pick-up si trova “sola” per circa 10-14 giorni in attesa della risposta. È normale quindi che la paziente cerchi di interrogarsi sia sui comportamenti che possono favorire (o sfavorire) l’impianto sia che cerchi di leggere i sintomi che ha come fossero una sfera di cristallo per leggere il futuro.

Gli studi effettuati su questa fase di impianto embrionale risalgono a più di 30 anni fa. Fin dall’inizio della PMA, ci si è chiesti se fosse meglio tenere a riposo le pazienti o meno, dopo il transfer. Tutti i dati però tendono a mostrare che il riposo non ha alcun effetto favorente sull’impianto dell’embrione. A dire di più ci sono alcuni dati che mostrano come un’attività fisica moderata possa in realtà aumentare l’impianto embrionale. Questo perché la gravidanza si instaura più facilmente in un organismo sano. E un organismo sano è un organismo che ha una vita fisica normale quindi con una normale attività motoria. Ci sono dati che mostrano come anche i rapporti sessuali prima del transfer, o subito dopo, abbiano probabilmente anche effetti positivi sull’impianto. Quindi sostanzialmente qualsiasi comportamento che le persone abbiano non può influenzare l’impianto in modo negativo.

Il pensiero di poter essere incinta e la voglia di ricevere conferme sicuramente mette a dura prova. “Le due settimane di attesa possono essere snervanti”, afferma la dottoressa White, che spiega anche cosa si può fare per tenere la mente occupata in questi casi. Ecco alcuni consigli per affrontare il periodo di attesa beta in modo più efficace:

  • Mantenere una vita normale: Continuare con le routine quotidiane e impegnarsi nel lavoro e nelle attività di svago per tenere la mente occupata. Dedicati ai tuoi passatempi rilassanti preferiti, come leggere un libro, guardare una serie TV o trascorrere del tempo all’aria aperta. Rivolgiti alle persone che ami e che possono offrirti sostegno, come partner, amici o familiari. Cerca di non costringerti a fare cose che ti mettono sotto pressione.
  • Prepararsi per un risultato negativo: Non tutti i tentativi di concepimento hanno successo al primo ciclo. Mantenere un atteggiamento positivo e prepararsi per futuri tentativi.
  • Ridurre lo stress: Praticare tecniche di rilassamento e respirazione può aiutare ad alleviare l’ansia e lo stress.
  • Supporto reciproco nella coppia: Comprendere le emozioni e i sentimenti del partner è essenziale.
  • Supporto psicologico: Se si sente la necessità di aiuto per affrontare l’angoscia e l’ansia, valutare la possibilità di cercare il supporto di professionisti della salute mentale.

Cose da evitare durante il periodo di attesa beta:

  • Evitare il riposo eccessivo: A meno che il lavoro comporti rischi per la gravidanza, non è necessario prendere un congedo lavorativo. Seguire sempre le raccomandazioni mediche.
  • Non ossessionarsi con i sintomi: È comune interpretare sintomi minori come segni di gravidanza. Cerca di rimanere calmo e di non esagerare con il disagio. Nulla di questo è significativo. Nessun sintomo è in grado di prevedere se la gravidanza si instaurerà o meno. Quindi, per quanto si capisca il bisogno psicologico di queste pazienti di cercare di leggere il futuro, leggere il futuro è impossibile.
  • Diversificare le conversazioni: Parlare del periodo di attesa beta è importante, ma non permettere che diventi l’unico argomento di conversazione con amici, parenti o il partner.

L'unico elemento a cui stare attenti post transfer di embrioni è la febbre alta (cercare di evitare infezioni che portino al rialzo della temperatura sopra i 38 C). È fondamentale mantenere la terapia medica consigliata nel post transfer, perché la terapia è fondamentale per il risultato che si vuole ottenere. Per il resto, non è necessario stare distesi a letto, stressarsi non è pericoloso, è possibile avere rapporti sessuali, fare lunghi viaggi in macchina, fare la doccia o il bagno (evitate però le saune con alta temperatura, nessun problema per le piscine a temperatura “ragionevole”). Se si ha mal di testa, è possibile prendere Tachipirina (1 gr). Attenzione che questi sintomi potrebbero essere dovuti anche ad una causa non legata al transfer (nessuno esclude che possa comparire un’appendicite, una cistite o altre infiammazioni dopo un transfer). Quindi, nel dubbio, consultate sempre il vostro centro che vi ha seguito, che vi conosce, sa che trattamento avete fatto e quali potrebbero essere i vostri rischi.

È solo l’esame del sangue, che va fatto quando lo dice il centro di PMA, che ci dirà com’è andato il transfer.

Ulteriore Sviluppo: Dall'Embrione al Feto

Una volta che l'impianto è completato, la gravidanza procede con lo sviluppo dell'embrione e, successivamente, del feto, accompagnato dalla formazione di strutture vitali come la placenta e il sacco amniotico.

Circa 6 giorni dopo la fecondazione la blastocisti si attacca alla parete della cavità uterina, solitamente nella parte superiore. Tale processo, definito impianto, viene completato entro 9-10 giorni. L’impianto, che consente alla blastocisti di trarre nutrimento dall’utero materno, dura una settimana e comprende rispettivamente la fasi di apposizione, adesione e invasione.

LA FECONDAZIONE UMANA

La placenta produce diversi ormoni che contribuiscono a mantenere lo stato di gravidanza. Per esempio, la placenta produce la gonadotropina corionica umana (hCG), un ormone che impedisce alle ovaie di rilasciare ovuli e le stimola a produrre continuamente estrogeno e progesterone. Inoltre, trasporta l’ossigeno e le sostanze nutritive dalla madre al feto e i materiali di rifiuto dal feto alla madre. Alcune cellule della placenta si sviluppano in uno strato esterno di membrane (corion) che circonda la blastocisti in via di maturazione. Altre cellule si sviluppano in uno strato di membrane interne (amnio), che formano il sacco amniotico.

Una volta formato il sacco amniotico (entro 10-12 giorni circa), la blastocisti è considerata embrione. Il sacco si riempie di liquido limpido (liquido amniotico) e si estende in modo da inglobare l’embrione in fase di sviluppo, che fluttua al suo interno. Il liquido amniotico offre uno spazio nel quale l’embrione può crescere liberamente e aiuta a proteggere l’embrione da eventuali lesioni. Il sacco amniotico è robusto ed elastico. La placenta è pienamente sviluppata verso 18-20 settimane, ma continua a crescere per tutta la gravidanza. Al momento del parto, pesa circa 1 libbra.

Lo stadio successivo di sviluppo è l’embrione, che cresce su un lato dell’utero nella sottomucosa. Questo stadio è caratterizzato dalla formazione della maggior parte degli organi interni e delle strutture esterne del corpo. Il cuore e i principali vasi sanguigni si sviluppano in tempi brevi, circa 16 giorni dopo la fecondazione. Il cuore inizia a pompare liquido e poi sangue attraverso i vasi sanguigni dopo circa 5 settimane (3 settimane dopo la fecondazione). La maggior parte degli altri organi inizia a formarsi dopo circa 5 settimane di gestazione. Quasi tutti gli organi sono pienamente formati dopo circa 12 settimane di gestazione. Fanno eccezione il cervello e il midollo spinale, che continuano a formarsi e svilupparsi durante tutta la gravidanza. La maggior parte delle malformazioni congenite (difetti congeniti) si verifica durante la formazione degli organi. Durante questo periodo l’embrione è più vulnerabile agli effetti di farmaci, sostanze stupefacenti illegali, infezioni virali e radiazioni. Pertanto, le donne in gravidanza non devono ricevere vaccini contenenti virus vivi. Le donne in gravidanza devono assumere solo farmaci essenziali per la propria salute e sicuri in gravidanza.

Mentre si sviluppa, la placenta forma minuscole proiezioni digitiformi (villi) che si estendono penetrando all’interno della parete dell’utero. Le proiezioni si ramificano più volte in una complessa configurazione ad albero. Questa configurazione aumenta notevolmente la superficie di contatto disponibile per il passaggio di liquidi, ossigeno e sostanze nutritive dai vasi sanguigni della madre al feto, nonché per il passaggio di anidride carbonica e materiale di scarto dall’embrione alla madre. Dopo 8 settimane di gestazione (6 settimane dopo la fecondazione), nell’embrione ha avuto inizio lo sviluppo della maggior parte dei principali apparati. Anche la placenta ha sviluppato e formato le minuscole proiezioni digitiformi (villi) che si estendono nella parete dell’utero. I villi fanno parte del sistema circolatorio dell’embrione. I vasi sanguigni trasportano il sangue dall’embrione attraverso il cordone ombelicale e i villi placentari. Il sangue ritorna quindi all’embrione. I vasi sanguigni della madre passano accanto ai villi placentari e il sangue materno riempie lo spazio intorno ai villi. I vasi sanguigni della madre e dell’embrione sono separati da una sottile membrana. Il sangue non fluisce direttamente dalla madre all’embrione. I liquidi, l’ossigeno e i nutrienti passano dalla madre all’embrione attraverso la membrana, mentre l’anidride carbonica e i prodotti di scarto passano dall’embrione alla madre.

Al termine della decima settimana di gestazione (8 settimane dopo la fecondazione), inizia la fase fetale. Durante questa fase gli organi e gli apparati già formati crescono e si sviluppano. Entro 12 settimane di gestazione, il feto riempie l’intera cavità uterina, e con il progredire della gravidanza, l’utero si ingrossa man mano che il feto cresce. Entro circa 14 settimane, è possibile identificare il sesso con l’ecografia. Entro circa 16-20 settimane, solitamente, la donna può avvertire i movimenti del feto. Le donne con gravidanze precedenti avvertono solitamente i movimenti circa due settimane prima di quelle alla prima gravidanza. Nel cervello si depositano nuove cellule per tutta la gravidanza e per il primo anno di vita dopo la nascita.

Tipi di gemelli: identici e fraterni

Una gravidanza gemellare può essere di due tipi diversi: identica o fraterna. I gemelli monozigoti (identici) derivano da un unico ovulo fecondato che si separa in due embrioni dopo che ha cominciato a dividersi. Poiché è stato fecondato un solo ovulo da un unico spermatozoo, il materiale genetico dei due embrioni è identico. Se viene rilasciato e fecondato più di 1 ovulo, i gemelli che ne risultano sono fraterni piuttosto che identici, perché il materiale genetico di ogni ovulo e di ogni spermatozoo è leggermente diverso. In una gravidanza tripla possono essere fecondati 3 ovuli o, talvolta, 2 embrioni sono gemelli identici (derivano da 1 ovulo fecondato che si divide in 2) e il terzo embrione è non identico. Le gravidanze con più di 3 embrioni possono presentare combinazioni diverse di embrioni identici e non identici.

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