Bullismo e Cyberbullismo: Comprendere le Dinamiche, le Cause e le Conseguenze Devastanti

Il fenomeno del bullismo rappresenta una delle sfide più complesse e dolorose per la società contemporanea, un’ombra che si allunga sui banchi di scuola e si insinua, attraverso il web, fin dentro le mura domestiche. Non si tratta di un semplice "gioco da ragazzi", ma di una forma di abuso psicologico e fisico che, se non affrontata, può portare a conseguenze fatali. Definire correttamente il bullismo è il primo passo per combatterlo: esso è una particolare manifestazione di aggressività caratterizzata da intenzionalità, sistematicità e un marcato asimmetria di potere tra i soggetti coinvolti. Quando questa forma di violenza si sposta online, assumendo le sembianze del cyberbullismo, la pervasività del fenomeno aumenta, rendendo la vittima bersaglio di aggressioni costanti, spesso coperte dall'anonimato.

rappresentazione grafica delle dinamiche di potere nel bullismo

Le Radici del Comportamento Prevaricatore: Perché si diventa bulli?

COSA spinge un bambino o un ragazzo a fare il prepotente? Se siete stati vittime di un bullo, potreste essere tentati di dire: “Non me ne importa! Non ci sono scuse per questo modo di comportarsi”. Probabilmente avete ragione. C’è una bella differenza, però, fra individuare una causa e accampare scuse. I motivi per cui un ragazzo diventa un bullo non giustificano il suo comportamento scorretto, ma forse aiutano a capirlo. E questo può essere veramente importante. Un antico proverbio dice: “La perspicacia di un uomo certamente rallenta la sua ira”. (Proverbi 19:11). Di fronte alla condotta prepotente del bullo si può essere accecati dalla rabbia e diventare pieni di amarezza e perfino di odio. Se comprendiamo il suo comportamento, però, la rabbia può attenuarsi. E questo ci permetterà di capire meglio come risolvere la situazione.

In molti casi il bullo ha avuto dei genitori che durante gli anni formativi non gli hanno dato il buon esempio o l’hanno completamente trascurato. Molti bulli provengono da famiglie in cui i genitori sono freddi o distaccati oppure, di fatto, hanno insegnato ai figli a risolvere i problemi ricorrendo alla rabbia e alla violenza. Una ragazza che oggi ha 16 anni aveva subìto prepotenze a casa dal patrigno e a scuola dai compagni, e qualche anno fa cominciò a comportarsi allo stesso modo a scuola. Ammette: “Ribollivo di rabbia; me la prendevo con tutti. Il dolore ti segna profondamente. Quando provi dolore, desideri riversarlo sugli altri”.

Il bullo si caratterizza di solito per l’uso dell’aggressività, che in alcuni casi non rivolge solo ai compagni ma anche a genitori ed insegnanti. Ha un comportamento impulsivo e scarsa empatia nei confronti delle proprie vittime. Tra le cause che gli studi hanno rilevato per questo comportamento violento e aggressivo, vi sono il forte bisogno di potere e dominio da cui sembrano affetti i bulli; le condizioni familiari inadeguate in cui sono cresciuti; una componente strumentale, derivata dal fatto che i bulli spesso chiedono alle vittime di procurare loro denaro o oggetti che desiderano. Un altro importante fattore che può favorire l’insorgenza del fenomeno è l’avere assistito a scene di violenza perpetrate da altre persone e questo effetto è tanto più forte quanto più chi la attua è considerato un modello.

Il Contesto Scolastico e l'Invisibilità della Vittima

Molte scuole mettono insieme un gran numero di studenti che provengono da ambienti diversi e sono stati allevati nei modi più disparati. Disgraziatamente, questi metodi spesso sembrano funzionare. Shelley Hymel, una rettrice dell’Università della Columbia Britannica, in Canada, che studia il comportamento dei bambini da vent’anni dice: “Abbiamo dei ragazzi che studiano bene le regole del gioco e, sfortunatamente, il bullismo funziona”. Un altro fattore che incoraggia il bullismo è la mancanza di sorveglianza. Molte vittime pensano di non avere nessuno a cui rivolgersi per ricevere aiuto, e la cosa tragica è che nella maggioranza dei casi hanno ragione. Eppure, la Pepler ritiene che sia fondamentale intervenire.

Allora perché non vengono denunciati un maggior numero di casi di bullismo? Perché le vittime sono convinte che se lo facessero peggiorerebbero solo le cose. Pertanto, in certa misura, molti ragazzi trascorrono gli anni della scuola in uno stato costante di ansia e insicurezza. Un rapporto dell’Associazione Nazionale degli Psicologi delle Scuole negli Stati Uniti dice che ogni giorno oltre 160.000 ragazzi saltano le lezioni per paura di subire soprusi. Può darsi che chi è vittima del bullismo smetta di parlare della scuola o di una determinata materia o attività scolastica. Come si fa a capire se un ragazzo è vittima del bullismo? Potrebbe diventare lunatico, irritabile, frustrato, sembrare stanco, o magari isolarsi. Potrebbe diventare aggressivo con i familiari o con i compagni e gli amici.

infografica sui segnali di allarme del bullismo

Le Conseguenze a Lungo Termine: Oltre il Trauma Scolastico

Anche chi assiste semplicemente ad atti di bullismo subisce delle conseguenze. Comunque il periodico Pediatrics in Review dice: “La conseguenza più grave del bullismo, per le vittime e per la società, è la violenza, che può arrivare al suicidio e all’omicidio. Ed Adlaf, ricercatore e docente di scienza della salute all’Università di Toronto, esprime preoccupazione perché “chi è coinvolto nel bullismo ha molte più probabilità di trovarsi ad affrontare problemi emotivi ora e in futuro”.

Nel corso dell’anno scolastico 2001 sono stati intervistati oltre 225.000 studenti dell’Ontario, ed è emerso che da un quarto a un terzo di loro era coinvolto in qualche forma di bullismo, nel ruolo di vittima o di persecutore. Le continue prevaricazioni possono minare l’autostima, causare gravi problemi di salute e rovinare addirittura la carriera a chi le subisce. Alcuni soffrono di emicrania, insonnia, ansia e depressione. Altri sono colpiti da stress postraumatico. A differenza delle aggressioni fisiche, che magari suscitano solidarietà e comprensione per la vittima, quelle emotive potrebbero non suscitare la stessa reazione. Il danno è molto meno evidente.

Il bullismo ha conseguenze negative anche per il bullo. Se non smette, probabilmente quando sarà adulto continuerà a fare il prevaricatore sul posto di lavoro. In effetti alcuni studi rivelano che chi faceva il prepotente da bambino aveva sviluppato modelli di comportamento che portava avanti da adulto. Le prevaricazioni sul posto di lavoro compromettono la stabilità e la pace familiare. Possono generare nella vittima un inspiegabile bisogno di ferire una persona cara in famiglia. Inoltre, possono indurre il coniuge o un altro familiare a mostrare comprensione alla vittima nel modo sbagliato andando a litigare col bullo. Viceversa, il coniuge potrebbe incolparla di essere la causa del problema. Quando le prevaricazioni si protraggono nel tempo, anche mogli o mariti solitamente comprensivi perdono la pazienza. In certi casi le conseguenze del bullismo sono la fine di una carriera, la perdita dei mezzi di sostentamento, la separazione o il divorzio, o addirittura il suicidio.

Il Cyberbullismo: Una Minaccia Senza Confini

Le ragazze usano più spesso tattiche come l’isolamento sociale e la diffusione di dicerie. Qualsiasi messaggio offensivo, denigratorio o minaccioso inviato attraverso un mezzo elettronico rappresenta un esempio di cyber bullismo. Rispetto al bullismo “tradizionale” il cyber bullismo permette al bullo di mantenere l’anonimato. Ciò allarga la forbice di potere con la sua vittima, avvalendosi di sostenitori online come risorsa ulteriore di supremazia. Il cyber bullismo genera, quindi, ferite inguaribili proprio perché il fenomeno si autoalimenta ed è impossibile da controllare per il singolo. Ad oggi è difficile stabilire una linea di comportamento che permetta di prevenire o risolvere situazioni del genere.

Il bullismo può assumere diverse forme, a seconda del modo in cui viene esercitato il potere e delle conseguenze che causa alla vittima. Bullismo fisico: è il tipo di bullismo che implica l’uso della forza fisica per ferire o danneggiare la vittima. Può includere colpi, spintoni, aggressioni, rapine, danneggiamento di cose o persone. Bullismo verbale: è il tipo di bullismo che si basa sull’uso delle parole per ferire o umiliare la vittima. Negli ultimi anni, con il diffondersi delle tecnologie e degli strumenti informatici, si è sviluppata una diversa forma di bullismo, denominato cyberbullismo o bullismo online.

La crudeltà del cyberbullismo: la storia di Alessandro - PresaDiretta 30/03/2025

Il Dolore Invisibile: Testimonianza e Sofferenza

Mi chiamo Simona, ho 23 anni e questa è la situazione che sto vivendo, ahimè, da un bel po' di tempo: sto settimane intere chiusa in casa, ho difficoltà ad alzarmi dal letto e quando capita mi sveglio con forti vertigini e mal di stomaco; quelle poche volte che esco con i miei, come andare al cinema, le persone che ho intorno a me, mi danno fastidio e mi provocano ansia e vorrei che scomparissero; in passato, quando andavo a scuola, sono stata vittima di bullismo: ero esclusa, la mattina non mi salutavano nemmeno con un ciao, il mio banco era vuoto quando la mia compagna era assente; la stessa cosa valeva per le gite: nel pullman ero sempre da sola e nonostante cercavo in tutti i modi di farmi vedere e far sapere agli altri che io c'ero, esistevo. Addirittura sono stata derubata dei soldi per la gita sotto il mio naso; l'unica "amica" che avevo e che conoscevo da tanti anni sin dalle scuole elementari e che è stata con me fino al liceo nella stessa classe, non è mai stata dalla mia parte, anzi, mi umiliava e derideva dei miei problemi come l'ansia che ogni mattina mi portava a vomitare nel treno o nelle stazioni e lei sogghignava sotto i baffi e ne parlava con le sue amiche.

Tutto questo ha influito sui miei obiettivi di studio: ho frequentato l'università per due anni e poi l'ho lasciata perchè mi sentivo a disagio con gli altri miei colleghi che superavano tranquillamente gli esami e io no. Lasciata l'università ho lasciato perdere le amicizie che mi ero creata. Ho chiesto aiuto agli psicologi, sono stata in terapia per sei mesi ma ho lasciato perdere anche quella perché non appena ho sentito parlare di terapia di gruppo me ne sono scappata.

La Relazione tra Bullismo e Rischio Suicidario

Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 3 ragazzi su 10 sono vittime di bullismo; di questi, il 46% ha pensato almeno una volta al suicidio e il 32% ha messo in atto condotte autolesive. Secondo la letteratura, la relazione tra ideazione suicidaria e bullismo è complessa: essere vittima di bullismo è uno dei fattori che aumentano il rischio quando coesistenti, come depressione, bassa autostima, ansia, abuso, isolamento e performance scolastiche scarse. I risultati di una recente ricerca (Alavi et al., 2017) mostrano che le vittime di bullismo sono ben il 77% dei bambini e degli adolescenti che arrivano all’attenzione del pronto soccorso per grave stress psicologico. Le vittime di cyberbullismo hanno invece 11,5 più probabilità di documentare ideazioni suicidarie.

Per comprendere il legame tra bullismo e suicidio può essere utile guardare alla teoria sociologica di Émile Durkheim, uno dei padri fondatori della sociologia. Durkheim individuava nel suicidio egoistico una forma derivante da un deficit di integrazione sociale, in cui l’individuo si trova in condizione di insufficiente legame con la collettività e i gruppi di appartenenza. Nel contesto del bullismo, la vittima sperimenta proprio questo progressivo isolamento sociale. Viene sistematicamente esclusa dalle attività sociali, conversazioni, gruppi di amicizia. Anche gli amici iniziali si allontanano per paura di diventare bersaglio o per conformismo. Si innesca così una individualizzazione forzata, una solitudine non scelta, una mancanza di quei “legami di solidarietà” che Durkheim considerava protettivi.

Strategie di Supporto e Percorsi di Guarigione

Per superare l’esperienza del bullismo e riprendersi dai danni psicologici e fisici subiti, è importante ricevere il supporto adeguato. Terapia individuale: la terapia individuale può aiutare le vittime del bullismo a elaborare le emozioni negative generate dall’esperienza, a sviluppare strategie per gestire lo stress e il conflitto, e a rafforzare l’autostima e la resilienza. Terapia di gruppo: la terapia di gruppo può offrire un ambiente sicuro e confortevole per condividere le esperienze e i sentimenti con persone che hanno vissuto situazioni simili. Supporto familiare: la famiglia può essere una risorsa preziosa per le vittime del bullismo, offrendo sostegno emotivo, pratico e logistico. Supporto scolastico: la scuola può offrire diverse forme di supporto per le vittime del bullismo, come il sostegno psicologico, il tutoraggio, l’inclusione in attività extracurriculari o l’adattamento delle modalità di apprendimento.

È importante scegliere il tipo di supporto psicologico più adeguato alle esigenze individuali della vittima del bullismo, e valutare se sia necessario rivolgersi a un professionista della salute mentale per un aiuto più specializzato. Le tracce che il bullismo lascia sono profonde, ma non sono indelebili se affrontate con il giusto percorso di cura. Il bullo mette in atto comportamenti aggressivi, è popolare e al centro delle dinamiche sociali che gestisce e manipola. La vittima subisce ripetutamente le aggressioni, è percepita come “diversa” dal gruppo, ha bassa autostima, poche amicizie e reti di supporto limitate. Poi ci sono gli aiutanti e sostenitori, che prevaricano direttamente o assicurano rinforzo sociale agli offender, mossi da un forte desiderio di appartenenza e dalla paura di diventare vittime a loro volta.

mappa concettuale dei servizi di supporto per le vittime di bullismo

Il Ruolo della Comunità e la Responsabilità Collettiva

La prevenzione del bullismo non può essere demandata solo alla scuola o alla famiglia, ma richiede un impegno congiunto. È necessario promuovere una cultura del rispetto e dell'empatia e comprendere che il bullismo è un fenomeno non solo individuale o diadico, ma di gruppo: se è vero che il bullismo colpisce la singola vittima, è altrettanto cruciale comprendere che esso prospera in un contesto sociale che lo permette. Non si tratta solo di intervenire sul bullo e sulla vittima, ma di agire a un livello più ampio: sui processi di gruppo, sul clima scolastico e sulle norme sociali che regolano le interazioni tra i ragazzi. Un ambiente scolastico in cui il bullismo viene tollerato o ignorato diventa il terreno fertile per la violenza.

È quindi necessario lavorare per creare una cultura di gruppo che non solo condanna il bullismo, ma che supporta attivamente chi è in difficoltà, trasformando gli spettatori passivi in alleati attivi. Una formazione professionale significativa richiede tempo, investimenti e un monitoraggio effettivo della sua efficacia; occorrono interventi sistematici che coinvolgano tutti gli attori del sistema scolastico: tempi, spazi, relazioni. La ricerca mostra che gli studenti e le studentesse si rivolgono agli insegnanti solo quando li percepiscono preparati e capaci di affrontare i problemi. Al pari, i docenti riferiscono di non sapere come affrontare forme di bullismo specifiche (ad esempio bullismo omofobico) e affermano di essere meno propensi ad intervenire per fermare tali episodi.

Vulnerabilità Specifiche: Il Bullismo Omofobico

Una parentesi a parte merita un tema di cui ultimamente si è discusso molto in relazione al bullismo e che riguarda le minoranze sessuali. In particolare, il bullismo omofobico si caratterizza come un insieme di comportamenti finalizzati a far sentire i giovani adolescenti isolati o non accettati a causa del loro orientamento sessuale, della loro identità di genere e del modo di esprimerla. Secondo uno studio del 2013, la maggioranza (74,1%) dei giovani appartenenti alle minoranze sessuali e di genere rivelano di essere stati vittima di molestie nell’ultimo anno a causa del loro orientamento sessuale. In aggiunta al contesto scolastico, i giovani appartenenti alle minoranze sessuali possono essere a rischio bullismo anche in altri ambienti.

La ricerca ha utilizzato il Chicago Youth Risk Behavior, un questionario autosomministrato che è stato sottoposto a 1907 studenti di alcune scuole superiori di Chicago. Circa il 13% dei ragazzi sono stati classificati come appartenenti alle minoranze sessuali. Questo sottogruppo ha riportato, rispetto ai pari eterosessuali, più alti tassi di ideazione suicidiaria (27,95% vs 13,64%), di pianificazione del suicidio (22,78% vs 13,64%) e almeno un tentativo di suicidio (29,92% vs 12,43%) nell’anno precedente. Una maggiore percentuale di giovani omosessuali riporta inoltre di essere stato vittima di molestie a scuola e di cyberbullismo, di avere saltato scuola e di avere subito abusi sessuali. La ricerca mette in luce inoltre anche la scarsa sicurezza percepita a scuola da questi giovani: molti saltano le lezioni a causa del timore per la loro sicurezza personale e per evitare le molestie e il bullismo.

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