Quando osserviamo i bambini e le bambine nel loro quotidiano, spesso ci troviamo di fronte a manifestazioni caratteriali che ci sorprendono per intensità o peculiarità. Una mamma racconta: "Mia figlia Lucia ha un carattere forte, è determinata!", mentre un'altra risponde: "Oh, beata te, mio figlio Giovanni è timido, introverso, vuole stare da solo". Queste differenze non sono casuali, né dipendono unicamente dall'educazione ricevuta. La chiave di lettura risiede in un aspetto fondamentale: il temperamento dei bambini e delle bambine. Quando ci occupiamo di educazione in età prescolare - da genitori e professioniste, professionisti - osserviamo nei piccoli modalità differenti per approcciare le diverse situazioni della vita, reagire agli stimoli e comportarsi. Molti genitori, le mamme in particolare, possono affermare che già da quando il piccolo era in utero "aveva un bel caratterino" o "era molto tranquillo" a seconda delle sensazioni e dei movimenti percepiti.

Che cos’è il temperamento dei bambini
Di solito questo atteggiamento viene identificato come carattere. In realtà, in età precoce, dovremmo parlare di temperamento, una parola più corretta dal punto di vista tecnico. Il temperamento è lo stile comportamentale dell'individuo: riguarda il modo in cui il soggetto si approccia al mondo e alle situazioni, il "come" fa quello che fa. Riguarda le differenze individuali di ciascuno di noi nel reagire al mondo e nell'autoregolarsi a fronte delle diverse esperienze che attraversiamo.
Secondo Thomas e Chess, il temperamento è "un termine generale, connesso al come un individuo si comporta e che si distingue sia dall’abilità, che descrive che cosa e quanto bene fa qualcosa, sia dalla motivazione, che ci dice perché fa quello che sta facendo". William B. Carey lo definisce "il modo caratteristico in cui l’individuo percepisce e risponde all’ambiente interno ed esterno". È, in sostanza, un tratto innato, a base biologica e per lo più ereditaria, che ci porta a sentire, interagire e reagire emotivamente in una modalità piuttosto che in un’altra.
La differenza tra il carattere e il temperamento del bambino
È fondamentale distinguere tra queste due componenti. Il temperamento è lo stile di base con cui l'individuo si rapporta con il mondo, fin dai primi istanti di vita. Non è ancora il "carattere" nell'accezione comune, il quale si forma nell'interazione tra il temperamento e l'ambiente, inteso anche come ambiente educativo. Nei primi anni di vita, il bambino si relaziona al mondo con una modalità particolare. Durante gli anni, nell'incontro con la realtà, si forma il carattere, che può includere attenuazioni o amplificazioni dei tratti temperamentali innati. Come ipotizzato da Thomas & Chess, "le differenze di temperamento nel neonato e nella primissima infanzia siano biologicamente determinate, ma che poi il temperamento del bambino sia influenzato dall’interazione coi genitori, che può accentuare o modificare la sua inclinazione temperamentale originaria".
Il temperamento dei bambini e lo sviluppo della personalità
Il temperamento non è un dato immodificabile della personalità, né determina in modo rigido ciò che ciascuno di noi diventerà nel tempo, sebbene possa influenzare lo sviluppo a breve e lungo termine. Mentre alcuni studiosi, come Rothbart, ritengono che si modifichi con la maturazione cerebrale, altri come Buss & Plomin suggeriscono che l'ambiente stesso possa essere condizionato da caratteristiche temperamentali forti. In certe condizioni un adulto può fare molta fatica nel suo lavoro educativo, sentirsi frustrato e in grande difficoltà nella relazione, il che a sua volta influenza il legame. Conoscere queste dinamiche permette agli adulti di mostrare maggiore empatia, capendo che certi comportamenti non sono volontari, specialmente quando il bambino fatica a modulare le proprie emozioni.
Le nove dimensioni del temperamento
Il New York Longitudinal Study di Thomas e Chess ha identificato nove dimensioni chiave che definiscono il temperamento:
- Attività: La proporzione tra periodi attivi e inattivi nel movimento.
- Ritmicità: La regolarità dei ritmi biologici come fame e sonno.
- Adattabilità: La capacità di gestire i cambiamenti e i nuovi stimoli.
- Soglia di sensibilità sensoriale: L'intensità necessaria a uno stimolo per provocare una reazione.
- Umore: Il tono emotivo prevalente (sorridente o chiuso).
- Intensità delle reazioni: L'energia con cui il bambino risponde agli stimoli.
- Distraibilità: L'efficacia di uno stimolo esterno nel distrarre il bambino.
- Persistenza: La capacità di mantenere l'attenzione nonostante le interferenze.
- Approccio o ritirata: La risposta iniziale a situazioni o persone nuove.

Perché è importante conoscere il temperamento dei bambini?
Conoscere il temperamento è utile per evitare etichette limitanti come "pigro", "timido" o "aggressivo". Attraverso l'osservazione, possiamo riscontrare infinite combinazioni temperamentali. Ad esempio, un bambino può manifestare regolarità e umore positivo, mentre un altro può avere un alto livello di attività motoria con reazioni di ritiro verso il nuovo.
Gli adulti devono esercitare la capacità di osservare per "leggere" le azioni in modo più neutrale. Non si tratta di sfida intenzionale ("lo fa apposta per farmi arrabbiare"), ma di espressioni di un modo innato di funzionare. Il concetto di goodness of fit (buona concordanza) indica proprio come l'ambiente debba adattarsi alle caratteristiche del bambino: un piccolo ipersensibile fiorisce in un contesto che sa accogliere la sua natura, fornendo gli stimoli adeguati senza sovraffaticarlo.
L’impatto del mito della bellezza nella crescita
Un aspetto critico che interseca lo sviluppo del temperamento è la costruzione sociale dell'identità, specialmente per le bambine. Fin dalla nascita, l'aggettivo "bella" viene utilizzato con una frequenza massiccia, trasformando il corpo in un oggetto da allestire. Questa è quella che Renee Engeln definisce la "malattia della bellezza": un dispendio enorme di energie e risorse focalizzato sull'aspetto esteriore.

Non è sbagliato apprezzare la bellezza, ma l'enfasi esclusiva su questo aspetto è pericolosa perché limita lo sviluppo dell'intraprendenza e dell'intelligenza. Studi come quelli di Bian, Leslie e Cimpian dimostrano come, col tempo, le bambine possano iniziare a percepire il genere maschile come più incline all'intelligenza proprio a causa di aspettative sociali distorte. È necessario bilanciare il linguaggio: comunichiamo alle bambine quanto sia meraviglioso portare a termine un compito, quanto sia importante la loro capacità di scoprire il mondo. La bellezza, in senso pedagogico, dovrebbe essere la capacità di sperimentare, di decidere per sé e di guardare "oltre".
Strategie educative per gestire la vivacità e la sensibilità
Molti genitori si interrogano su come gestire comportamenti "difficili". Ad esempio, una mamma descrive la propria figlia Alice, una bambina determinata che non accetta contraddittorio. La risposta pedagogica non è la sottomissione, ma la comprensione: la lotta del bambino è il tentativo di conciliare il proprio mondo interiore con la realtà esterna. Alice ha bisogno di genitori che sappiano mantenere la calma, offrendo nuove prospettive e contesti di gioco - come la sabbia, la manipolazione della pasta di sale o la pittura - dove possa rappresentare quel magnifico mondo interiore che ancora la confonde.
Allo stesso modo, i genitori di bambini "troppo buoni", che tendono ad annullarsi per paura di perdere l'affetto altrui, non devono patologizzare la loro natura. La bontà non è una malattia. Si deve invece rinforzare la loro autostima, incoraggiandoli a esprimere i propri bisogni con verità ed equilibrio. Il ruolo del genitore è monitorare senza ansia, offrendo una base sicura in cui il piccolo possa sentirsi valorizzato non solo per la sua docilità, ma per la sua intera identità.
L’ambiente come fattore determinante
L’ambiente fisico e relazionale è lo specchio in cui il temperamento si riflette e si modella. Luoghi caotici o rumorosi possono elicitare risposte negative anche in bambini dal temperamento calmo. Chi lavora nei servizi educativi deve prestare massima attenzione alla disposizione degli spazi, alla luce e alla scelta dei materiali. La bidirezionalità della relazione - dove l'ambiente condiziona il bambino e il bambino, col suo temperamento, influenza l'adulto - ci insegna che l'educazione è un processo circolare. Se non teniamo conto del temperamento, rischiamo di mettere i bambini in difficoltà, ignorando il loro bisogno di trovare un "fit" (una concordanza) con lo spazio che abitano. Dobbiamo, in conclusione, avere il compito di sviluppare una sensibilità significativa, adattando le modalità di accudimento in base al bambino che abbiamo di fronte, rispettando la sua unicità e il suo modo irripetibile di osservare il mondo.
tags: #bimbe #piccole #bellissime