Il trucco nell'infanzia: gioco, identità e come evitare la sessualizzazione precoce

È ormai molto comune vedere bambine truccate o con lo smalto sulle dita. Sarebbe però meglio limitare questo comportamento alla sfera del gioco dentro le mura domestiche. «È un comportamento molto rischioso, che nasce dalla naturale spinta all'imitazione delle bambine, che vogliono giocare a fare le grandi. I bambini devono giocare a fare gli adulti, ma non diventare precocemente adulti - continua l'esperta -. L'anomalia nel lasciare che i propri figli escano di casa truccati è pensare che loro vogliano farlo per le stesse motivazioni degli adulti: cioè per sentirsi più belli e seducenti. Questo comportamento, in realtà, risponde a desideri molto comuni nei bambini, sia maschi che femmine: da una parte c'è la voglia di imitare la mamma; dall'altra c'è il gusto e l'importante funzione del travestimento.

bambina che gioca con trucchi colorati in un contesto domestico

Mascherarsi, infatti, è un modo per i piccoli di conservare e ritrovare la propria identità, sperimentando però altri modi di essere, diventando cioè “altro da sé” in un contesto protetto. Il problema, in questo caso, è la mancanza di confini. «Siccome si tratta di bambini si pensa che tutto sia concesso. Ma lasciando che i nostri figli escano truccati o vestiti da grandi si procede a una loro adultizzazione, che può essere anche molto rischiosa - avverte Urso -. Il rischio è poi anche quello di procedere a un livellamento: perché i bambini dovrebbero voler crescere se tutto ciò che fanno e hanno gli adulti gli viene concesso anche da piccoli?

Le origini culturali e storiche del trucco

L'uso del trucco risale a tempi immemorabili. In molte culture ancestrali, dipingersi il viso o il corpo era (e continua ad essere) legato a rituali religiosi, di protezione, di appartenenza al gruppo o di transizione (come il passaggio dall'infanzia all'adolescenza). Nell'antico Egitto, sia uomini che donne utilizzavano prodotti per delineare gli occhi e proteggerli dal sole. Nel corso della storia, il trucco è servito come modalità di espressione identitaria (segnando l'appartenenza a un gruppo) e anche come forma di abbellimento o di adesione a standard estetici e culturali.

Tuttavia, esiste anche la preoccupazione legata alla sessualizzazione precoce. La sessualizzazione precoce avviene quando si proiettano tratti, atteggiamenti o comportamenti adulti su bambini e bambine, assegnando loro connotazioni che non fanno parte della loro tappa evolutiva. Il trucco può essere un fattore da considerare se usato con l'intenzione di "adultizzare" l'immagine infantile. In tenera età, il trucco deve essere esplorato come un gioco. Man mano che crescono, truccarsi può diventare un modo per esprimere stati d'animo, sperimentare con il proprio look e scoprire affinità estetiche. Bambini e bambine possono provare curiosità per il trucco vedendo familiari, amici o personaggi pubblici (youtuber, influencer).

Storia del Make up

Insegnare a struccarsi correttamente, usare prodotti adatti a ogni età e fare attenzione a possibili allergie o irritazioni della pelle è essenziale. La chiave sta nell'utilizzare il trucco come una risorsa ludica o identitaria, non come un meccanismo per apparire "sexy" o adulti.

Il gioco simbolico e lo sviluppo psicologico

Secondo la psicologia evolutiva (Piaget, Vygotsky), il gioco simbolico è una tappa cruciale dello sviluppo cognitivo e socio-emotivo. Includere il trucco come parte di questo gioco può favorire la creatività e l'espressione emotiva. Dalla pedagogia costruttivista, si suggerisce che il bambino o la bambina impari attraverso l'esperienza. Il trucco, inteso come strumento di gioco, può rafforzare abilità motorie e comunicative. L'infanzia è il periodo in cui il cervello è in costante sviluppo. I giochi di imitazione (come truccarsi "come mamma/papà") rafforzano le connessioni neuronali legate all'empatia e alla capacità di prospettiva (capire i ruoli dell'altro).

Il trucco nell'infanzia offre molteplici chiavi di lettura. Dall'antropologia, fa parte di un'eredità culturale di espressione e appartenenza. La chiave sta nell'accompagnare bambini e bambine nella loro curiosità, offrire prodotti sicuri e adeguati alla loro età, e aprire dialoghi sinceri sulla relazione che esiste tra l'apparenza e l'autostima. Evidentemente le bambine ricevono dei messaggi ben precisi dal mondo degli adulti perché fin da piccole sentono che per essere belle hanno bisogno di truccarsi. Copiano le posture delle influencer che seguono sui social e vengono bombardate dalle informazioni sul trucco, sui capelli e sulla skin care attraverso milioni di contenuti che intercettano, sempre sui social. Non che prima andasse meglio: negli anni Ottanta girava la pubblicità di "Pupetta - La valigetta dei trucchi splendidi" che pure invogliava le bimbe di allora a farsi belle col make up.

L'impatto dei media e la cultura della bellezza

Non esiste un'età giusta o sbagliata per iniziare a truccarsi perché le culture sono molte e le prospettive rispetto all'infanzia pure. Il modo in cui una bambina si approccia al proprio corpo e al proprio aspetto è inevitabilmente legato agli input che riceve dall'ambiente che la circonda e alle pratiche che sono accettate in quell'ambiente. In alcuni contesti le bambine molto piccole partecipano ai concorsi di bellezza e chiaramente è previsto che si trucchino. In altri contesti iniziano a vivere presto come delle adulte o quasi, quindi perché non truccarsi? Ci saranno genitori che storcono il naso, a questo punto. Ma nelle fasce più fragili della popolazione il diritto all'infanzia non è sempre garantito.

Potrebbe essere buona idea chiedere alla bambina perché è interessata al make up. Se è un bambino, almeno biologicamente, vale lo stesso. Il trucco è una modalità di espressione, non "serve" solo a sentirsi più belle o belli. In molte comunità truccarsi significa giocare, divertirsi ed esprimersi. Il che va sempre bene e non deve mai essere un tabù anzi, i piccoli si divertono moltissimo a dipingersi il viso con i colori adatti e il trucco può essere letto da loro come un gioco e basta. Se la richiesta della piccola - o del piccolo - è quella di truccarsi nel senso classico del termine è sempre meglio affrontare la cosa apertamente perché il rischio è che lo faccia di nascosto usando prodotti nocivi. I bambini copiano ciò che vedono fare dai loro fratelli o sorelle maggiori, dai loro genitori e dai social se ne hanno accesso.

Ma la figura di attaccamento primaria - di solito il principale caregiver - è incredibilmente influente fino ai dodici anni circa. Se questa persona si lancia in commenti giudicanti e critiche rispetto a chi esce senza trucco è facile che chi la ascolta voglia prevenire il rischio di essere mal giudicato. Come? La cosa migliore da fare è quindi chiedere alla bambina che avanza la proposta cosa significa il trucco per lei e perché vuole indossarlo. Potrebbe rispondere che vuole giocare oppure che ha usato dei filtri sui social che la fanno sembrare più carina.

infografica sui rischi legati ai prodotti cosmetici per la pelle giovane

Siero, contorno occhi, creme per il viso e molto altro ancora. Il target generazionale di coloro che comprano e usano prodotti per la skincare si è abbassato drasticamente. Soprattutto negli Stati Uniti, dove nelle ultime festività natalizie i punti vendita del noto marchio di prodotti di bellezza Sephora sono stati presi d’assalto da ragazzine giovanissime che non vedevano l’ora di riempire i loro cestini con qualsiasi tipo di cosmetico. I tempi sono cambiati, questo è vero, ma questo trend è preoccupante. Quale sia il motivo dietro a questa nuova moda non è chiaro, ciò che invece è evidente è il fatto che le nuove generazioni vengono continuamente bombardate tutti i giorni con immagini e video, in particolare sui social, dove si ricorda loro quanto sia importante utilizzare i prodotti di bellezza.

Quanto sia importante mantenersi giovani con sieri, creme per il viso e tanto altro. Ed ecco allora che le giovanissime, dopo aver fatto incetta da Sephora, tornano a casa e sui loro canali social danno sfogo a un vero e proprio make up in grande stile, lo stesso che vediamo quotidianamente sui profili di fashion blogger e influencer. Non solo, tra le ragazze della Generazione Z impazzano le ricerche per ‘fare bella figura’ a scuola. I video tutorial con l’hashtag #backtoschoolmakeup, durante le prime settimane di scuola, hanno superato le 150 milioni di visualizzazioni. Qui, le giovanissime dispensano consigli per il trucco giusto per essere perfette in classe, insieme alla giusta skincare del mattino. Non mancano poi le cure serali, utili per dormire meglio.

Il trend Nelly Rodi, agenzia francese di trendsetter, cool hunting e di ricerca, ha segnalato come il make up per fare bella figura in classe più consigliato dalle influencer e cliccato dalle ragazze è quello che "promuove un look appropriato alla situazione, quindi discreto, rapido e persino impercettibile, si può riassumere nell’uso di un correttore per imperfezioni e acne, una ridefinizione delle sopracciglia, un leggero blush e un prodotto labbra in tonalità nude". "I più piccoli della Generazione Z, quelli delle scuole medie (11-15 anni) - riferiscono gli analisti Nelly Rodi - hanno già adottato i codici di una skincare routine completa. Marchi come Byoma o Florence by Mills hanno costruito la propria identità attorno a questi giovani consumatori offrendo routine semplici con prodotti ‘gioiosi’, divertenti e multiuso, affrontando problemi molto specifici di questa età come l’acne, e tutto a prezzi accessibili".

Ma qual è la motivazione dietro a questa ossessione per il trucco e la skincare anche tra i giovanissimi? Le opzioni sono pressoché due: il famoso detto ‘meglio prevenire che curare’, quindi si iniziano tenere sotto controllo rughe e imperfezioni già nella prima adolescenza, ma così è un po' esagerato. Oppure, ed è quello più plausibile, questa abitudine è il prodotto di una società che non fa altro che imporci, ormai da tempo, un determinato concetto di bellezza. La donna perfetta, senza nemmeno la più piccola imperfezione, con foto sempre più ritoccate per evitare che si veda anche il più piccolo difetto. Credere nel primo caso risulta difficile: a 13 anni le rughe, le occhiaie, le maschere per il viso e il fondotinta all’ultimo grido non possono e non devono essere una preoccupazione. E allora viene da pensare che il problema si nasconda proprio nei messaggi che vengono fatti passare e che, in particolare sui social, hanno come destinatari ragazzi dagli 11 anni in poi. Fisici perfetti, pelli levigate, ore e ore passate a truccarsi per apparire sempre impeccabili sono cose che questi giovani vedono costantemente. Perché quello è il modello di bellezza che la società ci impone. E l'imitazione corre veloce, soprattutto sui social.

Il mercato dei cosmetici e l'infanzia

Tra i brand più amati dalle ragazze e dalle ragazzine ci sono i prodotti cosmetici coreani, che per le fasce di età più giovani continuano a guadagnare terreno sui mercati occidentali creando gamme di prodotti o addirittura interi marchi solo per l'Europa o gli Stati Uniti, ad esempio DrJart+ o La Neige e la K-Beauty piace sempre di più. "Le ragazze - sottolineano gli autori del report - si fanno conquistare anche dagli ingredienti dei prodotti made in Corea, alla base della routine di bellezza come i prodotti fermentati, ad esempio con riso rosso, melaleuca, acido glicolico ed estratti a base di frutti locali con proprietà antietà come la yuja. Nuove anche le gestualità applicative dei prodotti per la skincare, come testimonia l'ascesa dei dischetti tonici (come quelli dei marchi Anua o Needy): si tratta di dischetti di cotone imbevuti di siero che possono essere utilizzati sia per idratare che per un'esfoliazione delicata. Infine, la K-Beauty è all'origine della tendenza pelle trasparente ossia #glassskin o #skinflooding, che consiste nell'applicare diversi agenti idratanti in sieri e creme per ottenere un incarnato radioso".

E ora, questo vero e proprio impero della beauty routine rischia, se non lo ha già fatto, di far crollare definitivamente tra le giovanissime il mito dell’acqua e sapone. Le ragioni che spingono le bambine a truccarsi sono diverse. Da un lato, c’è l’influenza dei social media e delle pubblicità, che propongono un’immagine idealizzata della bellezza spesso irraggiungibile e legata all’utilizzo di prodotti cosmetici. Le bambine, desiderose di emulare le influencer e le modelle che vedono online, iniziano a sperimentare con i trucchi e le creme, credendo che questo le renderà più belle e apprezzate. Dall’altro lato, c’è il naturale desiderio di sperimentare e di crescere. Le bambine sono curiose e amano imitare le azioni degli adulti, soprattutto delle loro madri. Vedere la mamma che si prende cura di sé con creme e trucchi può suscitare in loro il desiderio di fare lo stesso, sentendosi grandi e autonome.

In altri casi ancora cominciano a sperimentare i cosmetici attratte dai colori vivaci e dai glitter, o addirittura per mascherare insicurezze tipiche di quell’età. Possiamo sicuramente raggruppare le motivazioni in tre grandi gruppi, pur sapendo che le reali motivazioni sono da indagare approfondendo il quotidiano delle bambine. Influenza dei social media e delle pubblicità: Le bambine sono bombardate da immagini di modelle e influencer truccate e perfette, che le spingono a desiderare di emularle per sentirsi belle e apprezzate. Desiderio di sperimentare e crescere: Le bambine sono curiose e amano imitare le azioni degli adulti, soprattutto delle loro madri. L’utilizzo di cosmetici da parte di bambine piccole comporta diversi rischi. La pelle dei bambini è molto più delicata e sensibile rispetto a quella degli adulti. L’utilizzo di prodotti cosmetici non adatti può causare diversi danni alla pelle come irritazioni, allergie, acne e altri problemi dermatologici. Inoltre, molti cosmetici contengono sostanze chimiche nocive, come parabeni, ftalati e solfati, che possono essere dannose per la salute, soprattutto per i bambini piccoli. Oltre ai rischi fisici, l’utilizzo precoce di make up può avere conseguenze negative sulla psiche delle bambine.

In generale, si consiglia di non utilizzare cosmetici prima dei 12-13 anni, quando la pelle ha terminato il suo sviluppo. È importante sottolineare che non tutti i cosmetici sono dannosi per le bambine. Esistono prodotti specifici per bambini, formulati con ingredienti delicati e sicuri per la loro pelle. L’utilizzo di creme idratanti e protettive solari può essere utile fin da piccoli, ma è importante scegliere prodotti specifici per bambini, delicati e senza profumi o coloranti artificiali. Tuttavia, è fondamentale utilizzarli con moderazione e sotto la supervisione di un adulto, seguendo le indicazioni del produttore e consultando un dermatologo in caso di dubbi o allergie. Insegnare alle bambine ad amare e valorizzare il proprio corpo per quello che è, senza bisogno di artifici, è il regalo più prezioso che possiamo fare loro.

Le sostanze contenute nei trucchi possono causare reazioni della pelle. Possono manifestarsi dermatiti di tipo irritativo o di tipo allergico dopo aver usato il trucco. Le reazioni irritative si verificano per l’effetto tossico delle sostanze chimiche contenute nei cosmetici. Non esiste un cosmetico totalmente "anallergico". Buone abitudini: corretta pulizia della pelle, uso di creme idratanti, esposizione graduale al sole, sana alimentazione. Il trucco ha un ruolo importante nella cura dell'immagine della donna. Non esiste una "giusta" età per iniziare a truccarsi. Tendono inoltre ad accentuare e ravvivare il colorito delle guance usando le polveri, come cipria e terre. Le dermatiti allergiche si verificano per esposizioni ripetute, comparendo anche se si applicano quantità minime di cosmetico.

Strategie educative per i genitori

Come si insegna ai più piccoli a prendersi cura di sé? Tra social, illustrazioni e arte, suggestioni per mettersi in gioco sfruttando il dialogo e le alternative agli stereotipi. Scene che si ripetono da qualche mese, e di cui si è già letto molto: bambine di circa 8 anni che strofinano tra le dita, e poi sul viso, scrub, tonici, sieri, oli e creme anti-age. Tutto condiviso, tranne il ventaglio di allergie e dermatiti che può provocare la "cosmeticoressia", cioè la nuova ossessione delle bambine per rituali cosmetici dedicati in realtà alla pelle degli adulti. E ciò nonostante la piattaforma abbia creato da anni l'area "Collegamento Familiare", dove i genitori possono controllare quello che i figli fanno sull'app. Le bimbe più seguite sono North West e Penelope Disick, di 10 e 11 anni, rispettivamente le figlie di Kim e Kourtney Kardashian, attraverso i loro profili managed by an adult.

Qui si tratta perfino della generazione prima della Alpha (i nati dopo il 2010), che sta diventando la fascia più beauty addicted. «Viviamo in un momento di forte anticipazione, dettata anche dalle piattaforme a cui si ha accesso troppo presto. I confini e le regole sono diventati discutibili: qui si va ben oltre il modello di perfezionismo, perché sappiamo tutti che, a meno che non si abbiano problemi epidermici, avere una routine cosmetica a quell'età sia totalmente inutile, anzi. Va riscoperto piuttosto il valore dell'autonomia, quindi ancora prima va dedicato ai piccoli del tempo per insegnare come prendersi davvero cura di sé rispettando quello che sono. È la tappa dell'emulazione, in cui i genitori sono i modelli e gli strumenti ludici, non veri, perché l'aspetto cosmetico va preso in considerazione solo più avanti. Del resto i maschietti possono usare una finta schiuma da barba davanti allo specchio, ma il papà non gli darà mai a disposizione la lametta. Un esempio estremizzato, ma spiega perché deve restare un gioco, fino a quando la pelle non necessita davvero di quegli strumenti», spiega Stela Isaku, psicologa dell'età evolutiva.

«È necessario "lavorare" prima sul passaggio di un sano concetto di bellezza: dai 2 ai 6 anni vanno create situazioni, adatte ai bambini, in grado di porre l'accento sulle routine, rispettando sempre i loro tempi e mostrando loro ogni step con la giusta delicatezza. Fate vedere l'applicazione e aiutate il bambino a interiorizzare la sequenza del movimento, affinché anche lui o lei possa trarre il beneficio del percepire la crema, sentirne il profumo, affinando anche i sensi. L'adulto deve essere un facilitatore e accompagnare il piccolo all'autoconsapevolezza, sottolineando la questione dell'igiene. Verbalizzate sempre quello che state facendo, si trasformerà in un dialogo-guida quando saranno più grandi», spiega Ilenia Modaferri, maestra Montessori e Family Coach.

NON SI PUÒ LAVORARE SULL'IMPEDIMENTO MA SULL'ALTERNATIVA. «Ora le pre-adolescenti sono informatissime. Devo mediare tra le mie due figlie, Vittoria, 11 anni, Bianca di 8 anni. La più grande appena dispone di qualche soldino vuole subito andare a comprare maschere, sieri o creme. Non segue nessun modello genitoriale, ma quello che vede online dalle amiche più grandi. È spinta più dal profumo che hanno i cosmetici che dall'efficacia ovviamente. Ma in maniera esagerata», spiega Elena. «Non serve spiegarle che è troppo giovane, quindi ho mediato comprando delle fasce per capelli con le orecchie di coniglio, ciotoline e specchio, e sto cercando di trasformare questa ossessione in tempo di qualità con loro, in momenti beauty da passare assieme. Così io monitoro cosa usano, loro appagano questa esigenza e riusciamo a parlare con calma, facendo qualcosa che piace a tutte».

Barbara, un'altra mamma, si deve confrontare con due gemelle di 8 anni: Eugenia, «che desidera essere riconosciuta come carina», e Maria Novella, «che invece è meno attenta al proprio aspetto», e racconta come affronta «con cautela» i modelli uniformanti: «In terza elementare ci sono compagne di classe che hanno già a disposizione gli smartphone e possono accedere a qualunque piattaforma, quindi ormai arginare l'accessibilità a certe fonti è impossibile. Quello che si può fare è offrire delle immagini che possano raccontare altro. Cerco di far vedere su YouTube, quindi con un mezzo che loro apprezzano, immagini e video di dive degli Anni 20, come Doris Day, Kiki de Montparnasse, di donne magari fuori dal comune che hanno fatto la storia, ma anche Lady Gaga, che è particolare e sperimenta con il proprio corpo. Racconto biografie come quella della ballerina Michaela DePrince. Il messaggio, oltre a quello che nella costruzione della propria persona conta di più la struttura dell'intonaco, è evitare i cliché: copiare non ha valore creativo, neanche nel truccarsi».

Tommaso Incamicia invece, che si definisce "papà ed esteta" cerca sempre di seguire «il modo di relazionarsi con lo specchio di Ada, 6 anni, e Lea, di 2. La prima vuole già piacersi, ha attivato il pensiero che deve essere in ordine per sentirsi bene. Io cerco di trovare il punto di incontro tra quello che ritengo giusto e ciò che la far sentire a proprio agio, questo è importante per accrescere la sicurezza in se stessa, per non arrivare a raggiungere quei precoci livelli di layering di skincare. Il "no categorico" non serve, se invece si riceve un suggerimento diverso dalla propria idea c'è più predisposizione all'ascolto. Per ora cerco di distrarla spostando la sua attenzione su altro, per esempio Lea già punta con il dito ai crop top, quando guardiamo la tv: "Papà hai visto che ha la pancia fuori?" (e la mattina dopo piegherà la maglia sopra l'ombelico). Io sposto solo il soggetto: "Ma hai notato che scarpe pazzesche!". Cerco di normalizzare tutto, di far scegliere a lei cosa indossare e come pettinarsi, e se tra un paio di anni volesse già usare dei cosmetici, non cercherei inutilmente di dissuaderla, ma mi offrirei di accompagnarla a prendere una cremina, adatta alla sua età e alla sua pelle».

Oltre gli stereotipi: la diversità come valore

UN BAMBINO STA GIOCANDO AL PARCO, è seduto per terra, non bada alla ghiaia che gli lascerà qualche segno rosso dietro le gambe. Sta disegnando un albero con un gessetto colorato. «Guarda Bea, c'è una bimba con cui puoi giocare! Come ti chiami bimba?». Lui alza la testa e socchiude gli occhi per il sole. «Tommaso». Il papà che tiene per mano la figlia corruga la fronte tra stupore e disapprovazione. Tre secondi di silenzio in cui osserva quei lunghi capelli castani. Poi dribbla: «Eh ha i tratti così delicati da sembrare una femmina…». Il bimbo torna a concentrarsi sul disegno, nessuno sa cosa pensi ogni volta che sente osservazioni come quella. Forse nulla, ma lo stereotipo è come l'accesso prematuro alle piattaforme, non si può eliminare, si può alternare mostrando altro: «È importante insegnare già da molto piccoli il senso della diversità, e questo inizia esattamente con il rispetto di ogni scelta estetica.

Creare le occasioni per uscire dal proprio ambiente apre alla criticità e alla curiosità. Lo si fa mostrando persone che non siano lo standard: avvicinando i bimbi all'arte per rivelare che esiste "il bello" non tradizionale, lo si fa viaggiando, rendendoli da subito partecipi dell'esistenza di altre culture. Nella vita quotidiana si possono guardare insieme libri con foto di popoli di paesi nordici per esempio, dove gli uomini hanno i capelli lunghi, o di alcune tribù indigene che si truccano e indossano accessori colorati», prosegue Stela Isaku: «Avvicinarli alla musica significa anche evidenziare i look dei protagonisti, far scoprire band che usano il makeup. E sottolineare che non sempre c'è un motivo, ma che a volte si è spinti solo dalla voglia di divertirsi, o di sentirsi liberi».

«Il messaggio, oltre a quello che nella costruzione della propria persona conta più la struttura dell'intonaco, è evitare i cliché: copiare non ha valore creativo, neanche nel truccarsi». Per Monica, mamma di Emma, 5 anni, e Leo, di 4, è ormai un'abitudine vedere il piccolo con le unghie colorate: «Non lo vive come un accessorio femminile, per lui non è "una diversità", anzi è un modo di interfacciarsi con la sorella e le cugine. Quello che ho sempre apprezzato, riportato dalle maestre della materna, è che nessun maschietto si sia mai meravigliato che Leo indossasse lo smalto. I compagni gli chiedono solo come mai abbia scelto quel colore tenue piuttosto che uno più fluo. Bisogna cercare di prolungare questa percezione pura del bello, educando i bambini a non imprigionarsi in ruoli omologati, lasciare che restino affascinati in maniera disinteressata a un accessorio beauty, nel limite di quello che possono utilizzare alla loro età, riconoscere il bello in maniera completamente soggettiva senza inserirlo in un contesto che sia legato per forza al mondo femminile oppure a quello maschile».

Ersilia Catino, illustratrice e grafica di libri per bambini, mamma di Tabata, 7 anni, e Lana, 5 anni, sta lavorando a un progetto che tratterà proprio le differenze estetiche e socio-culturali, da appianare in un mondo tutto marino: «La letteratura dell'infanzia si sta evolvendo particolarmente nella direzione dell'estetica: i libri illustrati sono uno dei veicoli migliori per interfacciarsi dai 3 ai 6 anni. Sul tema suggerirei I cinque malfatti, di Beatrice Alemagna, racconta di cinque persone - ognuna di loro con un difetto evidente - che convivono. Celebra l'accettazione del sé, insegna a guardarsi dentro e a ragionare sulla propria unicità. In Pronti, via! di Julie Morstad, i protagonisti sono vari tipi di bimbi, e molte pagine invitano a interagire con il proprio figlio, che può esprimere le sue preferenze sul cibo, ma anche su abiti e pettinature: insegna la libertà di espressione in generale.

Quelli di sopra e quelli di sotto di Paloma Valdivia, tratta sempre la diversità attraverso l'abbigliamento, ma tocca anche il tema della nudità. Dobbiamo dare loro la possibilità di scegliere cosa preferiscono nella realtà per far sì che non siano spinti a replicare quello che vedono online. E infine dobbiamo chiedere, parlare con loro, cercare sempre il dialogo senza giudizio, per farli sentire accettati. E sapere perché amano un esempio piuttosto che un altro, come li fa sentire, capire se ci si rivedono davvero. A volte le risposte non sono quelle che ci aspettiamo e potrebbero sorprenderci».

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