La deglutizione è un processo fondamentale fin dai primi istanti di vita e, nel neonato, evolve in base al tipo di alimentazione. Tuttavia, non sempre questo percorso si svolge senza intoppi, portando a problemi che possono manifestarsi come difficoltà di deglutizione o rifiuto del biberon. Comprendere le cause e individuare le soluzioni adeguate è cruciale per la salute e lo sviluppo del bambino.

L'Evoluzione della Deglutizione: Dal Suckling alla Deglutizione Adulta
Nei primi 6 mesi di vita, il lattante assume cibo liquido attraverso il seno o la tettarella del biberon. Questo processo è caratterizzato dal "suckling", in cui il neonato sporge lievemente la lingua tra le gengive prive di denti e stringe le labbra per creare all’interno della bocca una pressione negativa che gli permette di ingoiare il latte. La tettarella del biberon e il seno materno sono appoggiati sulla lingua che compie un movimento in avanti per agevolare la deglutizione. Il riflesso di suzione, che si sviluppa quando il bambino è ancora in grembo materno e completa la sua maturazione alla 36ma settimana di vita fetale, in condizioni fisiologiche permane fino ai 10-11 mesi, per poi scomparire dopo l’anno, quando la suzione diventa un atto di tipo volontario e non più riflesso.
A partire dai 6 mesi di vita, con il progressivo completamento della dentatura e l'introduzione di cibi solidi, il bambino più grande cambia il modo di deglutire. Dopo aver masticato, chiude la bocca, serrando le labbra e i denti. La lingua dirige il cibo contro il palato e verso la gola, appoggiandosi in una zona particolare del palato chiamata “papilla palatina” o “spot”, localizzata pochi millimetri dietro ai denti incisivi superiori. Successivamente, la lingua si solleva e compie un movimento anteroposteriore che consente la deglutizione salivare. Questa sequenza avviene in modo automatico.
La Deglutizione Atipica o Deviata: Quando il Processo non Funziona Correttamente
Si parla di deglutizione atipica infantile quando il bambino, pur avendo i denti, continua a posizionare la lingua tra le arcate dentarie durante la deglutizione, come farebbe un neonato. Questa persistenza dello schema di deglutizione infantile può avere diverse cause e conseguenze.

Spesso, i bambini e gli adulti che hanno deglutizione atipica presentano malocclusioni dentali più o meno gravi, come il cosiddetto “morso aperto”, determinate dalla spinta continua della lingua in avanti contro i denti. La deglutizione deviata è associata ad anomalie che vanno al di là dell’alterazione del suo schema motorio e richiede quindi un intervento pluridisciplinare.
Tra le cause che possono contribuire alla deglutizione atipica vi sono abitudini viziate come il succhiarsi il pollice, il mangiarsi le unghie, il mettere in bocca penne e/o l'utilizzo prolungato di ciuccio e biberon oltre i 4 anni. Anche la respirazione a bocca aperta e difficoltà nella pronuncia di alcuni suoni, ad esempio il suono 'S', possono essere segnali di questa condizione.
Un altro fattore da considerare è il frenulo linguale corto, che può limitare il movimento della lingua e influenzare negativamente la deglutizione. La lingua riveste un ruolo fondamentale per l’accrescimento delle basi ossee e lo sviluppo di un corretto rapporto tra le arcate dentali. La deglutizione infantile può avere un impatto significativo sullo sviluppo orale del bambino.
Il Rifiuto del Biberon: Un Fenomeno Comune con Molteplici Cause
Un neonato che rifiuta il biberon e piange può farlo per diverse ragioni. Questo è un problema molto comune, soprattutto tra i piccoli abituati al seno materno, per i quali attaccarsi non vuol dire solamente “fare la pappa” ma anche essere coccolati e rassicurati.
Cause Legate al Contenuto del Biberon
Una delle prime cose da considerare è il contenuto del biberon. Se si tratta di latte artificiale, potrebbero esserci problemi con la formula. Magari il latte non è stato conservato bene, ha un sapore alterato o potrebbe avere all’interno dei grumi che bloccano la tettarella, innervosendo il bimbo. In questi casi, è fondamentale studiare con attenzione il piccolo mentre beve e cercare di comprendere quale sia la causa del suo rifiuto.
Cause Legate allo Strumento: Il Biberon Stesso
Se è il biberon a stare “antipatico” al bimbo, il consiglio in questo caso è quello di provare diverse strade. Ci sono tettarelle in silicone, caucciù, anticolica, quelle che assomigliano maggiormente al capezzolo o quelle a goccia. È importante sperimentare diverse tipologie per trovare quella più adatta al bambino. Un altro aspetto spesso trascurato è la dimensione dei forellini sulla tettarella, che dovrebbe corrispondere all'età del bambino per garantire un flusso adeguato.
Un neonatologo spiega che, in caso di alimentazione con il biberon, il movimento della suzione è meno faticoso. "Al piccolo basta aprire e chiudere le arcate dentarie, al massimo deve ‘difendersi’ dal flusso eccessivo anteponendo la lingua alla tettarella", dice Riccardo Davanzo, neonatologo. "Poiché il latte affluisce in buona parte per caduta, il suo arrivo non è controllato dal bebè: per questo il flusso può essere eccessivo, esponendolo a un maggior rischio di rigurgito, oppure non costante, e quindi indurlo a deglutire aria”. Per evitare questi inconvenienti, si possono usare piccoli trucchi, come mantenere un’inclinazione progressiva della bottiglia (a 45°) in modo che la tettarella sia sempre piena di latte. Questo accorgimento può contribuire a ridurre il rischio di rigurgito e l'ingestione di aria.
Il Fattore Emotivo e il Bisogno di Contatto Materno
Nella maggior parte dei casi, il bambino che rifiuta il biberon sta semplicemente chiedendo il contatto con la mamma. Non accetta questo oggetto perché vuole il seno. In queste situazioni, è importante evitare la frustrazione e armarsi di pazienza. Si potrebbe provare a fare una piccola pausa e, se abbastanza grande, somministrare il latte con un cucchiaino (esistono cucchiaini e contenitori appositi per l’allattamento o uno strumento indiano noto come paladai). Un’alternativa potrebbe essere alternarsi con un’altra persona, ad esempio il papà o un nonno, che offra il biberon, poiché il seno lo pretende ovviamente dalla mamma.
Per una mamma che allatta, l'introduzione del biberon può essere un passaggio necessario, ad esempio per fargli bere il latte tirato in precedenza con il tiralatte, perché la madre deve rientrare al lavoro o semplicemente non è stata bene. In questo caso, è utile alternare il seno al biberon per aiutare il bambino in questo passaggio.
Un esempio concreto di rifiuto del biberon è quello di una bambina di 3 mesi che mangia solo quando si addormenta. Fino a un mese fa, mangiava regolarmente ogni 5 ore, ma ogni tanto aveva episodi di reflusso. Adesso rifiuta improvvisamente il biberon, piange perché non lo vuole. Riesce a mangiare solo quando si addormenta, perché così non vede il biberon. Questo suggerisce che non è il latte ad essere rifiutato, ma lo strumento con cui viene somministrato. In questi casi, un pediatra ha suggerito di usare per un po’ il cucchiaino o un piccolo bicchiere (tipo misurino allegato agli antibiotici), in modo che la bambina prenda maggiore confidenza con il latte. Il biberon può poi essere nuovamente offerto in un clima più sereno, magari da un'altra persona. È importante considerare che, se la bambina mangia dormendo, da sveglia non avrà lo stimolo della fame, e quindi potrebbe rifiutare il biberon semplicemente perché non ha bisogno di mangiare.
Allattamento e rifiuto del seno.
Intervento e Diagnosi: Un Approccio Multidisciplinare
Quando si presentano problemi di deglutizione o rifiuto del biberon, è fondamentale un approccio multidisciplinare per una diagnosi e un trattamento efficaci. È essenziale che il bambino venga valutato da un team multidisciplinare dove più figure professionali specializzate possono intervenire a seconda delle esigenze: pediatra, infermiere, logopedista esperto della deglutizione, gastroenterologo o chirurgo digestivo, fisiatra, neurologo. Per raggiungere il successo, è fondamentale che queste figure professionali lavorino insieme integrando le proprie conoscenze e competenze in vista delle esigenze del bambino e della sua famiglia.
Valutazione Logopedica e Terapia Miofunzionale
La logopedia è fondamentale nella riabilitazione della deglutizione atipica. La valutazione logopedica si avvale di un primo colloquio, in cui il professionista sanitario raccoglie le informazioni utili per impostare un trattamento unico e mirato. L’intervento riabilitativo logopedico è la prosecuzione della terapia: vengono utilizzati esercizi e giochi stimolanti per potenziare il più possibile le aree in cui il paziente ha maggiori difficoltà.
Perrotta E. e Rustici P. (2006) nel loro programma A.P.I. evidenziano l'importanza di correggere i difetti di pronuncia, che possono essere correlati alla deglutizione atipica. La terapia miofunzionale è un insieme di esercizi di fisioterapia che mirano alla correzione della posizione della lingua, ed è spesso impiegata nel trattamento della deglutizione infantile.
Il Ruolo dell'Osteopatia
La suzione, pur sembrando un gesto estremamente naturale, è ricca di tantissime emozioni, ruoli e, per essere sinceri, anche di difficoltà. Generalmente, per garantire un attaccamento al seno funzionale e una suzione armonica del bambino (anche con il biberon), ci vogliono (in assenza di patologie congenite) all’incirca 30 giorni dalla nascita. Un Osteopata D.O. si occupa, in collaborazione con le figure di supporto all’allattamento, di verificare e, se possibile, correggere eventuali disequilibri muscolo-scheletrici che possono interferire con il corretto funzionamento della suzione e della deglutizione.
Durante il parto, il neonato si adatta al passaggio dal canale vaginale grazie a una combinazione di movimenti di tutto il corpo, compreso il rimodellamento momentaneo della forma della testolina. L’osteopata ha il ruolo di identificare eventuali alterazioni muscolo-scheletriche, ad esempio del collo, della schiena o della lingua, che possono interferire con la suzione. Promuovere un attacco corretto al seno è fondamentale.
Indagini Diagnostiche per la Disfagia
La valutazione della disfagia, ovvero la difficoltà di deglutizione, inizia con un colloquio sulla storia medico-alimentare del bambino e con un'osservazione del pasto. Esistono poi esami più specifici:
- Videofluoroscopia della deglutizione: è un esame radiologico che richiede la collaborazione del bambino. Durante l'esame, il bambino deve mangiare alimenti di consistenza diversa mescolati con una sostanza che non fa passare i raggi X (contrasto radiopaco). Mentre il bambino mangia, viene effettuata la registrazione del percorso degli alimenti.
- Fibroendoscopia con somministrazione di alimenti (FEES): è un esame endoscopico che richiede la collaborazione del bambino. Viene inserito un sondino munito di telecamera attraverso la narice del bambino fino alla gola per osservare direttamente la deglutizione.
Oltre agli esami specifici per la deglutizione, ce ne sono altri per valutare in modo più specifico il funzionamento dell'esofago e dello stomaco. Quando è presente disfagia, il bambino manifesta una o più delle caratteristiche sopra riportate. È molto importante l'accettazione degli alimenti. L'alimentazione enterale, attraverso l'uso di sonde come il sondino naso-gastrico (SNG), la gastrostomia (PEG) e la digiunostomia (PEJ), può essere necessaria nei casi più gravi.

Questo rapporto biunivoco tra odontoiatria e logopedia, come sottolineato dallo Studio Odontoiatrico Dr. c.so C., rende possibile una collaborazione tra i tecnici dei due settori, evidenziando come la cura della salute orale dei più piccoli, come quella offerta dal Centro di Odontoiatria Grangia, sia un aspetto fondamentale.
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