Le benzodiazepine (BDZ) rappresentano la categoria più rappresentativa dei farmaci ipnotico-sedativi. Utilizzate come supporto terapeutico per problemi legati ad ansia, insonnia ed al trattamento dell'alcol-dipendenza, ne esistono molte e quasi tutte sono prescrivibili da un medico di base. Tali composti agiscono potenziando gli effetti del neurotrasmettitore acido gamma-aminobutirrico (GABA) nel cervello; il GABA è una sostanza chimica che inibisce l'attività di alcuni neuroni e aiuta a produrre sensazioni di calma e rilassamento. Le benzodiazepine si legano a recettori specifici sui neuroni GABA, aumentando la capacità del GABA di inibire o ridurre l'attività di altri neuroni nel cervello.

Dinamiche del consumo e profili di azione
Le benzodiazepine vengono classificate in base alla loro emivita plasmatica, ovvero al tempo necessario per diminuire la quantità del farmaco del 50% all’interno del nostro organismo. Esistono formulazioni ad azione prolungata, intermedia e corta. La forma di consumo terapeutica è quella orale; essendo farmaci sono dotati di dosaggi e posologie ben precise ed è necessario prendere attenta visione delle istruzioni e seguirle con precisione.
Fra i consumatori di droghe per via endovenosa, la modalità di somministrazione è quella iniettiva, con obiettivo dichiarato quello di ridurre gli effetti delle crisi di astinenza da eroina, ed in seconda battuta, per "sballare". Essendo progettate per agire sul Sistema Nervoso Centrale, le Benzodiazepine tenderanno ad amplificare gli effetti di tutte le altre sostanze con effetto simile, aumentando notevolmente il pericolo di overdose.
Gli effetti ricercati comprendono un’azione sedativa e in alcuni casi ipnotica, di contenimento dell'ansia (ansiolitici), di stabilizzazione dell'equilibrio psichico, inducendo uno stato di rilassamento muscolare e sonnolenza. Tuttavia, gli effetti indesiderati includono la riduzione del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa, potendo incidere negativamente anche sulla respirazione rendendola superficiale.
Considerazioni sulla fertilità maschile e psicofarmaci
L’infertilità, definita come il mancato raggiungimento di una gravidanza clinica dopo almeno 12 mesi di rapporti sessuali regolari non protetti, può essere dovuta a fattori maschili in circa il 30%-50% dei casi. Gli effetti collaterali ormonali e sessuali degli psicotropi si verificano relativamente frequentemente e sono direttamente associati al loro meccanismo d’azione, mentre i loro potenziali effetti gonadotossici rimangono ancora poco chiari.
Uno studio clinico osservazionale ha indagato la presenza di farmaci psicotropi nel liquido seminale. Complessivamente, la motilità progressiva degli spermatozoi è stata significativamente ridotta nei pazienti trattati con farmaci psicotropi rispetto al gruppo di controllo. Il nostro studio ha mostrato un metodo affidabile in grado di rilevare e misurare i farmaci psicotropi nel plasma seminale, suggerendo il loro potenziale effetto di alterazione della qualità dello sperma. Gli studi sugli effetti gonadotossici degli psicotropi potrebbero potenzialmente influenzare le indicazioni dei trattamenti psichiatrici nei maschi adulti che cercano un concepimento.
Spermatogenesi e spermiogenesi in 3 minuti
Benzodiazepine, gravidanza ed esiti perinatali
Molti medici prescrivono ansiolitici alle donne incinte per aiutarle ad affrontare l’ansia e l’insonnia, sintomi molto comuni in gravidanza che colpiscono circa l’1-5% delle donne. Ansia e insonnia correlano con una maggiore probabilità di esiti sfavorevoli della gravidanza. Una caratteristica comune delle BDZ è l’elevata liposolubilità, che determina la capacità di queste molecole di attraversare la barriera emato-placentare e di accumularsi nei tessuti fetali, espletando effetti potenzialmente dannosi per il feto e per l’esito della gravidanza.
Dai dati emersi da studi recenti risulta evidente una netta correlazione fra l’assunzione di benzodiazepine e un aumento del numero di aborti spontanei e parti pretermine. Gli studi, infatti, hanno dimostrato che le donne esposte a tali farmaci durante la gravidanza avevano un rischio aumentato dell’85% di aborto spontaneo, una volta presi in considerazione altri possibili fattori medici oltre ai fattori sociodemografici.
Il dibattito sulle malformazioni congenite
Al contrario, non esistono dati a sufficienza per collegare tale sostanza alle malformazione congenite. Gli studi a oggi disponibili non consentono di trarre considerazioni conclusive sulla correlazione tra assunzione di BZD e malformazioni fetali. Una recente metanalisi di 8 studi prospettici di coorte ha evidenziato che l’assunzione di BDZ nel primo trimestre non aumenta il rischio di malformazioni cardiache o altre malformazioni fetali.
È importante sottolineare che dagli studi a oggi disponibili non è sempre possibile risalire al periodo della gravidanza in cui vi è stata l’esposizione al farmaco, al dosaggio utilizzato e alla durata della terapia. Alcuni autori hanno suggerito che l'associazione tra BDZ e malformazioni cardiache fosse dovuta alla correlazione tra parti prematuri e assunzione di benzodiazepine, in quanto le malformazioni cardiache osservate in tal caso sono le stesse associate alla nascita prematura.

Interazioni farmacologiche e rischi per popolazioni specifiche
Per le persone sieropositive che assumono la terapia antiretrovirale, il metabolismo delle benzodiazepine tramite il citocromo CYP450 assume una rilevanza clinica cruciale. Se si assumono benzodiazepine insieme ad Inibitori delle Proteasi (IP) e/o NNRTI come Efavirenz, si potrebbe avere come conseguenza un aumento dei livelli plasmatici con conseguente rischio di aumento della tossicità delle benzodiazepine stesse, manifestandosi con estrema sedazione, depressione respiratoria e ipotensione.
In particolare, è descritta una interazione rilevante tra triazolam e efavirenz. Ritonavir aumenta gli effetti agonisti dell'Alprazolam e aumenta la dose di triazolam. Sono descritte, inoltre, interazioni tra Lorazepam, Oxazepam o Temazepam e farmaci antiretrovirali. L'associazione con Lopinavir comporta una riduzione delle dosi terapeutiche di Lopinavir e prolunga l'effetto sedativo delle benzodiazepine. In tutti i casi è consigliata estrema prudenza relativamente al consumo di benzodiazepine se si è in trattamento ed, in ogni caso, ne va evitato l'abuso.
Approcci terapeutici alternativi in gravidanza
Affrontare una gravidanza per chi soffre di ansia e depressione è possibile farlo con serenità. La prima scelta terapeutica per una donna incinta, se i sintomi sono lievi, è costituita dall’approccio psicoterapico. La gravidanza non costituisce una controindicazione assoluta alle BDZ, tuttavia questi farmaci devono essere prescritti con cautela, valutando caso per caso il rapporto rischio/beneficio.
Le benzodiazepine presentano una serie di controindicazioni da valutare con attenzione prima dell’assunzione. Potrebbe essere opportuno provare alternative non-farmacologiche, come:
- L’esercizio fisico: è stato dimostrato che un'attività fisica regolare riduce l'ansia e lo stress.
- La camomilla: usata per secoli come rimedio naturale per l'ansia e l'insonnia.
- La lavanda: l'olio essenziale di lavanda riduce l'ansia e migliora la qualità del sonno.
La combinazione di antidepressivi e ansiolitici è uno dei trattamenti più comuni, ma la pratica clinica deve tenere conto anche di altri effetti avversi, come il rischio di aborti e parti prematuri per le benzodiazepine. Sebbene il profilo di questi farmaci sia abbastanza sicuro per quanto riguarda le malformazioni, gli effetti dell'uso di farmaci potrebbero estendersi oltre le malformazioni congenite ad altri rischi, come il distress respiratorio alla nascita e i disturbi dello sviluppo durante la crescita. È evidente che occorre fare un’accurata valutazione del singolo caso prima di prescrivere benzodiazepine alla paziente, poiché l’ansia della gestante influisce comunque sulla gravidanza, ma le benzodiazepine possono attraversare la barriera placentare ed essere molto più dannose per la salute di mamma e bambino.
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