L’allattamento materno: tra biologia, emozioni e sostegni sociali

In un mondo caratterizzato da disuguaglianze, crisi e povertà il conveniente latte materno è un bene particolarmente prezioso. Nutrizione, sicurezza alimentare e lotta alla povertà sono obiettivi importanti delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile. L’allattamento al seno è la base per una vita in salute dei neonati e delle loro mamme - anche in Svizzera. La Settimana internazionale dell’allattamento al seno 2018 attira l’attenzione sull’importanza dell’allattamento al seno per la nutrizione, la sicurezza alimentare e la lotta alla povertà e presenta strategie e campi d’intervento. Durante questa settimana si svolgeranno circa 130 iniziative in oltre 90 città e Comuni della Svizzera.

Una madre che allatta il proprio neonato con tenerezza in un ambiente sereno

Il valore biologico e nutrizionale del primo alimento

L’allattamento al seno rappresenta infatti il miglior metodo alimentare per garantire una crescita forte e sana dei neonati, poiché contiene tutte le sostanze necessari per la crescita nei primi 6 mesi di vita. Inoltre, è sempre pronto, alla giusta temperatura ed economico! All’inizio di questo percorso troviamo il colostro. Il colostro è il latte dei primi 5 giorni dopo il parto e presenta caratteristiche diverse rispetto al latte maturo: è un concentrato di anticorpi e risponde alle esigenze nutritive del neonato.

Da un punto di vista alimentare, rappresenta l’alimento ideale e inimitabile per la sua facile tollerabilità e digeribilità, permettendo la normale crescita corporea. È in grado di proteggere dalle allergie e può prevenire il diabete giovanile nei bambini geneticamente predisposti. Dal punto di vista emotivo, favorisce il legame tra la madre e il bimbo, soddisfacendo il bisogno di stare insieme. Il contatto pelle a pelle, il contatto oculare e olfattivo favoriscono l’attaccamento sicuro. Dà sicurezza nelle capacità genitoriali perché la mamma sarà in grado con un unico gesto di nutrire, coccolare, calmare il bambino aiutando anche il rafforzamento del suo sistema immunitario.

La realtà delle statistiche e le sfide del contesto lavorativo

In Svizzera il 95% delle madri allatta al seno il proprio neonato dalla nascita (fonte: Swiss Infant Feeding Study 2014). Questa elevata percentuale tuttavia si riduce già nei primi due mesi al 71% e dopo quattro mesi al 62%. Dopo sei mesi solo il 40% dei neonati viene allattato al seno. Molte madri interrompono quindi l’allattamento al seno molto prima di quanto raccomandato per una salute ottimale dei lattanti. Da un sondaggio è emerso che una donna lavoratrice su quattro smette di allattare precocemente per l’impossibilità di conciliare l’allattamento con il lavoro.

Troppo spesso sento storie di mamme che hanno smesso di dare il seno per problematiche fisiche, a causa di interferenze dal mondo esterno o per il poco supporto e sostegno. Perché si sono sentite dire che non avevano abbastanza latte, che non erano capaci di attaccare il bambino nel modo corretto o che il loro latte era acqua. Tutto ciò potrebbe essere evitato chiedendo aiuto alle persone di competenza.

Grafico che illustra il calo della percentuale di allattamento al seno nei primi sei mesi di vita

Dinamiche relazionali e il peso dello sguardo altrui

Queste dinamiche fanno sì che l’allattamento, da relazionale e “per pochi” (madre e bambino) diventi un “argomento collettivo”: non è infrequente che le donne raccontino di sentirsi sotto pressione a fronte di iniziali difficoltà di allattamento in quanto tutti- compresi i “non addetti ai lavori” (madri, suocere, nonne o zie…) - sembrano essere più capaci ed esperti di lei, generando vissuti di inadeguatezza, non controllo, difettosità del proprio corpo e del sé.

A queste iniziali difficoltà possono poi aggiungersi fantasie oscuranti che attribuiscono alle altre madri capacità ed efficacia che in quel momento la donna sente non possedere. Questo confronto, difficile quanto impari, porta spesso a un senso di sconfitta e vergogna, che porta a dimenticare che le cose nuove implicano un tempo di apprendimento necessario. A volte ci si aspetta che, in nome delle conoscenze acquisite e del mitologico “istinto materno” ci si debba trovare con grande naturalezza a svolgere compiti mai affrontati, conoscere bene il bambino appena incontrato, allattare facilmente dispensando immediatamente una grande quantità di latte…insomma, ci si aspetta di trasporre quei canoni di perfezione, efficienza, competenza che il mondo al di fuori ci ha imposto fino a quel momento.

LIFE BEGINS (MAMMA E NEONATO IN REAL TIME) - SATURNO 9

Evoluzione del significato dell'allattamento per il neonato

L’aspetto nutritivo dell’allattamento non è il solo e più importante. Fin dal primo momento in cui si attacca al seno la prima volta, il neonato si tranquillizza perché ritrova la sua nutrice, riconosce il suo odore, recupera la fusionalità persa con il taglio del cordone. Ogni poppata è un ritrovarsi: attraverso la continua ripetizione del contatto, il bambino costruisce dentro di sé una certezza. Attesa e incontro sono continue ripetizioni di separazioni e fusioni: questo permette la nascita del senso di sé.

Verso il 3° mese, il bambino capisce che è lui stesso a far arrivare il latte, succhiando. Si attacca e poi si stacca, sorride alla mamma e riprende a poppare. Lungo il periodo dell’allattamento il significato del seno per il bambino si modifica via via. In prima istanza è un qualcosa a cui attaccarsi, soddisfacendo così il semplice bisogno di avere una buona presa e di succhiare. Dopo i 7-8 mesi, il seno comincia ad avere un’importanza più significativa per il bambino, come oggetto che calma e rasserena. Di fatto è assai conveniente perché l’allattamento continua a favorire la costruzione del legame e rende più significativa l’esperienza di dipendenza.

Gestire la fatica emotiva e le aspettative materne

Il periodo in cui una mamma allatta, che siano pochi mesi o anche anni, è un periodo che ha un inizio e una fine. Spesso all’inizio l’emozione prevalente, sia nel bene che nel male, è lo stupore. Ci si stupisce innanzitutto di avere davanti agli occhi un esserino così piccolo ma così determinato. Si possono provare emozioni come preoccupazione e paura per come possono andare le cose: paura che il bambino non cresca abbastanza, che l’allattamento incontri dei problemi o che non si riescano a superare, paura di non essere all’altezza dei compiti di mamma allattante.

La fatica emotiva è un altro importante tassello di questi primi tempi, e cioè sentirsi stanche non solo fisicamente, per tutti i cambiamenti avvenuti dalla gravidanza e fino al parto e i primi tempi, ma anche la fatica delle nuove emozioni totalizzanti. Il dover essere sempre a disposizione del piccolo, se la mamma allatta, è indispensabile ma anche pesante. Queste emozioni non sono facili da accettare e da raccontare, perché al giorno d’oggi è facile trovare scorciatoie, ma a volte non le si vuole percorrere. Può capitare, in alcuni casi, che ci si senta anche in colpa se non si provano sentimenti positivi relativi all’allattamento.

Illustrazione concettuale che rappresenta l'equilibrio tra le necessità del neonato e il benessere mentale della madre

Autodeterminazione e supporto professionale

Allattare fa bene a mamma e bambino, da un punto di vista fisico, psicologico e relazionale, ed è una tappa importante per lo sviluppo di un attaccamento sicuro. Ciò che mi preme però sottolineare è quanto sia importante per la mamma poter scegliere di allattare così come di non allattare. Non si è una madre peggiore se non si allatta. È altrettanto giusto, però, che ogni donna abbia la possibilità di allattare se lo desidera.

Bisognerebbe promuoverlo in tutti i modi possibili: ostetriche, pediatri, nonne, amiche, nel senso che una donna deve avere tutte le informazioni a sua disposizione. Tuttavia una donna, dopo il parto, deve anche fronteggiare una nuova Sé, una nuova famiglia, una nuova dimensione. Deve sapere che lo stress psicofisico la danneggia, e questo si ripercuote sul bambino. Concludo sottolineando che qualsiasi siano le scelte fatte, la mamma non deve pensare di essere egoista, o almeno non nel senso negativo del termine. Spesso il pensare a sé viene vissuto, o fatto vivere, come scelta dettata solo dal proprio bisogno, dal proprio ego. L’allattamento, così come la maternità in generale, passa attraverso la conoscenza, propria e del bambino, l’instaurarsi di una relazione con il piccolo, l’allontanamento della rigidità tipica del concetto di performance per avvicinarsi, piuttosto a una dimensione che ha a che fare con il ritmo, sinuoso, di una danza di coppia: la mamma e il neonato che entrano in sintonia, creando un movimento armonioso.

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