La realizzazione di decorazioni in pasta di zucchero è diventata, nel corso degli anni, un’attività sempre più praticata dalle mamme, desiderose di personalizzare i dolci per le ricorrenze più importanti dei propri figli. È indubbio il fatto che molte mamme decidano sempre più spesso di occuparsi della realizzazione dei dolci decorati per tutte le ricorrenze, più o meno importanti, che riguardino i propri figli. Tra le creazioni più richieste, il bavaglino di pasta di zucchero rappresenta una scelta versatile ed elegante. Il bavaglino di pasta di zucchero che ne verrà fuori è perfetto sia come topper per le torte di battesimo che per quelle di nascita o altra ricorrenza.
La creazione del bavaglino decorativo
Per dare vita a questo piccolo capolavoro di pasticceria creativa, il procedimento richiede precisione e pochi, semplici strumenti. Ed allora: procuratevi un panetto di pasta di zucchero bianca e pochi coloranti alimentari, quelli necessari alle vostre esigenze, quindi stendete un tondo delle dimensioni di almeno 10 cm, anche di più se necessario e, con un coppapasta tondo prelevate parte della pasta dal lato superiore: otterrete un incavo che corrisponde alla parte del bavaglino che va annodata intorno al collo. Una volta definita la forma, la personalizzazione diventa il cuore dell'opera. Sul bavaglino potrete porre, invece, la scritta preferita, anche il nome del bimbo, perchè no.

Questo oggetto, così candido e delicato nella sua forma in pasta modellabile, trova un curioso richiamo semantico, sebbene in un contesto completamente differente, in uno dei monumenti naturali più iconici della Sardegna: il Pan di Zucchero.
Il Monumento Naturale Pan di Zucchero: Storia e Geologia
Il Pan di Zucchero è uno dei monumenti naturali più imponenti e spettacolari dell’Isola, simbolo della costa di Iglesias. Si tratta di uno splendido scoglio di calcare cambrico originatosi dall’erosione marina che ne ha determinato l’isolamento dalla terraferma (Punta Is Cicalas).
Il nome deriva dalla somiglianza con il celebre Pão de Açúcar della baia di Rio de Janeiro e ha sostituito già nel XVIII secolo l’originario nome sardo Concali su Terràinu. Il toponimo originale è “Concali su Terràinu” che significa “testa di mezzo asino”. Il nome, di probabile origine colta, è usato da molto tempo: lo si ritrova nella Carta dell’Isola Sardegna di Vittorio Boasso, della fine del ‘700, e compare anche nella Carta della Sardegna di DELLA MARMORA (1845). Soltanto per lo sfruttamento di masse mineralizzate a Pb e Zn compare la denominazione Concali su Terràinu, che sarebbe il nome locale originario. Il termine Concali è presente in altre montagne del Sulcis Iglesiente, per esempio nel territorio di Teulada.

Il faraglione si erge per una quota di 133 m s.l.m. per una superficie di 3,72 ettari. È composto da una roccia calcarea ceroide di colore bianco candido. La sua forma massiccia e arrotondata richiama per certi versi il famoso Pao de Azucar della baia di Rio de Janeiro, da cui il nome di Pan di Zucchero, che già alla fine del ‘700 sostituiva quello sardo locale. L'isolotto del Pan di Zucchero e gli scogli de Il Morto e di S’Agusteri, come pure l’alta falesia di Punta de Is Cicalas che fa loro da sfondo, sono costituiti da “calcare ceroide”, termine superiore del complesso carbonatico del Paleozoico (Cambriano inferiore). Il calcare ceroide, in parziale eteropia verso il basso con la sottostante dolomia grigia massiva, è un calcare chimicamente quasi puro, di colore prevalentemente biancoceruleo o grigio bluastro, definibile macroscopicamente come micrite e al microscopio elettronico come spatite.
Dinamiche ambientali e carsismo
L’azione erosiva del mare, sviluppandosi dal Cambrico all’attuale secondo le lineazioni tettoniche principali, ha determinato la separazione dell’isolotto del Pan di Zucchero dal complesso calcareo della terra ferma. Al modellamento del blocco così isolato hanno contribuito anche gli atmosferili, con l’azione solvente delle acque piovane e il cesellamento eolico del maestrale e del libeccio, i venti marini dominanti.
Lo sviluppo del carsismo nel Pan di Zucchero è testimoniato dalla presenza di due grotte di attraversamento marino, entrambe orizzontali, poste a livello del mare. La prima (n. catastale 72 Ca) è lunga 20 m, con uguale sviluppo, mentre la seconda (n. catastale 1021 Ca) raggiunge i 25 m, di lunghezza e di sviluppo. L’acqua piovana, con l’azione solvente sulle rocce carbonatiche, vi ha prodotto importanti fenomeni carsici, come le due grotte a forma di galleria che si aprono al livello del mare.
La formazione e lo sviluppo geologico delle Dolomiti
Il Pan di Zucchero si erge nella magnifica insenatura di Masua, piccolo centro minerario della costa iglesiente. Contemplare al tramonto l’imponente roccia che si erge dal mare a pochi metri dalla costa, accresce la meraviglia: la luce solare si irradia dalla sagoma calcarea con tutte le tonalità del giallo e dell’arancio. Il monumento appare in buono stato di conservazione. L’area circostante è debolmente antropizzata e, ormai cessate le ricerche minerarie, non si intravvedono pericoli particolari di degrado.
L'assetto paesaggistico e industriale
Tutto questo tratto di costa possiede una grande varietà paesaggistica e morfologica. Nei pressi, osservando il monumento dalla costa dell’isola maggiore, si vede la falesia di Porto Flavia, dove si apre una galleria della miniera omonima, dalla quale il minerale veniva direttamente imbarcato. Tutt’intorno le falesie si ergono per 100-160 m.
A terra, il promontorio di fronte al faraglione, prende il nome di Sa Schina e Monte Nai. Si tratta di un imponente rilievo carbonatico. Lungo la strada provinciale di Nébida si incontrano vari siti notevoli dal punto di vista naturalistico, come le dune di Is Arenas e la palude di Sa Masa. Sono facilmente accessibili lungo questo percorso la tonnara di Porto Paglia con la vicina torre costiera, gli impianti minerari di Fontanamare, da tempo abbandonati, e quelli parzialmente attivi di Nébida - Masua. Le emergenze archeo-industriali della zona sono dunque numerose e significative. Alcune cale sono state usate per l’imbarco dei minerali estratti nelle vicine miniere.
La ”Costa di Nébida” di fronte al Pan di Zucchero è destinata dalla LR 31/89 a riserva naturale e sarebbe quindi opportuno che anche il Pan di Zucchero ne facesse parte. La Comunità montana n. 19 ha elaborato un progetto per la sua valorizzazione, nel quale si propone, tra l’altro, l’attrezzatura di Cala Masua per diportismo ed escursionismo. Da quest’insenatura infatti, si può convenientemente accedere via mare all’isolotto, che dista circa 2.500 m, mentre impervio è il tratto di costa ad esso più vicina, ad appena 300 m.
Patrimonio naturalistico e culturale della Sardegna
Il territorio sardo è costellato di emergenze geologiche e museali di grande valore. Il MAP (Museo Archeologico Paleobotanico) di Perfugas, nel suo percorso cronologico dal paleolitico al medioevo, espone reperti provenienti da tutto il territorio dell’Anglona. Parallelamente, altri siti testimoniano la ricchezza mineraria e ambientale dell'Isola, come i musei che si trovano presso l’ex Foresteria di Montevecchio, un’edificio del 1930 appartenuto alla miniera di Montevecchio nel comune di Arbus.
L'Isola di Sant’Antioco ospita svariate località di pregio, come la piscina naturale in località Punta Caragoli, nel territorio del comune di Calasetta, oppure la zona di Cala Grotta e la vicina località di Porto Sciusciau, entrambe incastonate nel sud-ovest della Sardegna, nella regione storica del Sulcis. Spostandoci verso nord, troviamo la scogliera di Sos Pupos nel territorio del comune di Bosa, o ancora Cala Granara, situata nel settore sud-orientale dell’isola di Spargi, nell’arcipelago di La Maddalena.

Non mancano testimonianze arboree e formazioni montuose uniche. Il cipresso si trova in località Mitza su Accili, in territorio del comune di Sinnai, all’interno dell’area della Foresta dei 7 Fratelli. Il Monte Cépera, oggi raggiunto dall'abitato di Guspini, è un piccolo cono basaltico originatosi dalle manifestazioni vulcaniche. Il Monte Pulchiana, il monolite granitico più grande della Sardegna, è situato su un altopiano della Gallura settentrionale. Su Gologone, la maggiore fonte carsica della Sardegna, è situata alle falde del Supramonte, presso la riva destra del fiume Cedrino.
Ogni elemento del paesaggio sardo, dal piccolo dettaglio modellato in pasta di zucchero per una torta, fino all'imponente falesia di Punta de Is Cicalas, racconta una storia di plasmazione: la prima dettata dalla creatività umana e dal desiderio di celebrare le ricorrenze, la seconda dall'eterna ed incessante forza degli elementi naturali che, tra vento e mare, continuano a scolpire l'identità profonda di una terra millenaria.