Le Bambole degli Anni '80 e il Mondo del Gioco: Storia, Icone e l'Evoluzione degli Accessori

Il decennio degli anni Ottanta rappresenta un periodo straordinario nel panorama ludico, un'epoca "esplosivo, creativo e spesso contraddittorio" che ha ridefinito il modo in cui i bambini interagivano con i loro giocattoli. In questo contesto di profonda trasformazione, anche la produzione di bambole ha subito un "modo netto" un aggiornamento significativo. Le bambole non erano più soltanto semplici figure statiche, ma veri e propri "oggetti simbolici" che dovevano "aggiornarsi" per riflettere le mutate sensibilità e le nuove tecnologie. Diventavano "strumenti narrativi" che accompagnavano la crescita e l'immaginazione delle bambine, indissolubilmente legate ai "cartoni animati e cultura pop" che dominavano l'immaginario collettivo. Questo periodo segna uno "splendore commerciale e stilistico" per l'industria della bambola, con un mercato sempre più "agguerrita, soprattutto da parte di Mattel e Hasbro", che spingeva all'innovazione costante. Erano gli anni in cui le bambole erano "vere", nel senso di "vissute, portate a spasso, sporcate, amate", capaci di incarnare "energia, di colore, di trasformazione" e di influenzare "il nostro modo di crescere, di immaginare, di giocare."

Bambole anni 80 in vetrina

Il Microcosmo del Gioco: L'Importanza degli Accessori e del Seggiolone Giocattolo

In questo panorama in evoluzione, un elemento distintivo degli anni Ottanta fu l'importanza crescente attribuita agli accessori. Si assistette a una vera e propria esplosione nell'offerta di "accessori e ambienti in scala" che arricchivano l'esperienza di gioco. L'obiettivo era permettere a ogni "bambina di creare un microcosmo completo", un piccolo mondo in cui la bambola poteva vivere storie e situazioni sempre nuove, rispecchiando la vita quotidiana o avventure fantastiche. Questi accessori non erano solo corredi passivi, ma elementi dinamici che rendevano l'interazione più profonda e significativa. Tra i "mobili, profumi, parrucche, gioielli, borse, valigie e mille altri accessori" disponibili, oggetti come un "seggiolone giocattolo" assumevano un ruolo emblematico. Il seggiolone, infatti, era un accessorio fondamentale per simulare la cura e l'accudimento, permettendo alla bambina di immedesimarsi nel ruolo di genitore o tutore, replicando gesti e situazioni domestiche. Era la concretizzazione dell'interattività, un'interattività che già negli "anni ’70" per le bambole "italiane" era un punto focale. La disponibilità di un "guardaroba specifico", con abiti "a collo alto, cerchietti e fiocchi nei capelli", e di dettagli come "stivaletti, accessori glitterati", contribuiva a definire l'identità precisa di ogni bambola e del suo ambiente. La linea che separava la bambola dalla realtà "si fa sottile", e questi piccoli mondi accessoriati trasformavano le bambole in veri e propri "strumenti narrativi".

Spot- Catalogo GIOCATTOLI anni 80 GIG è BEL - Natale 1987

Le Icone Italiane e Internazionali degli Anni Ottanta: Storie e Modelli

Gli anni '80 furono costellati di bambole che divennero veri e propri fenomeni culturali, spesso grazie al legame con i cartoni animati e le tendenze di quel decennio.

Candy Candy Polistil: Il Sogno della Piccola Infermiera

"Sull’onda del grande amore verso questo personaggio," Candy Candy, "furono prodotti e commercializzati un’infinità di oggetti." Tra questi, "le bambole ancora oggi rappresentano una vera chicca di questo personaggio, diventando nel corso degli anni delle vere rarità." Particolare attenzione meritano "le bambole Candy Candy anni 80, vintage, prodotte dalla Polistil che oggi sono oggetto di collezionismo (anche usate).""Le prime e più conosciute, oltre ad essere oggi le più rare, sono quelle prodotte dalla Polistil, azienda produttrice di giocattoli con centro direzionale a Milano." La Polistil, pur essendo "specializzata inizialmente in modellini in plastica e metallo", si dedicò "successivamente in giocattoli, tra cui modelli di carri armati, bambole, action figure, robot e action figures correlate a programmi TV.""Le dimensioni di queste bambole, erano paragonabili a quelle di una classica Barbie." Una curiosità legata a queste produzioni è che "capitava molto spesso, negli anni 80 e ancora oggi, come fondi di magazzino, soprattutto su Ebay o in fiere varie, di trovare queste bambole con le stesse scatole, ma con vestiti diversi da quelli descritti sopra." Ciò "non voleva significare che non fossero ufficiali o originali, semplicemente, i negozianti dell’epoca spesso tendevano a sostituire gli abiti alle bambole, così da creare numerose versioni di Candy.""Successivamente (insieme alla bambole modello Barbie), la Polistil realizzò e mise sul mercato tre versioni di stoffa che si distinguevano tra loro, oltre che per le fantasie e stoffe diverse dei loro abiti, anche per la grandezza." Una di queste, la "Candy fiammiferino", era caratterizzata da una "confezione in cartone, si apriva a cassetto, proprio come una scatola di fiammiferi e dentro c’era la bambolina, più un foglietto ripiegato a fisarmonica con illustrazioni e poesie.""Negli anni 80, in Italia, visto la notevole attenzione rivolta al fenomeno, oltre alle bambole ufficiali spuntarono sul mercato italiano numerosi cloni che le somigliavano (non originali) e nascevano esclusivamente per facilitare la vendita di altre bambole, sfruttandone la notorietà del personaggio principale." Tra questi, si ricordano "Betty Betty, prodotta dalla Furga," la cui scatola era "simile a quella della Polistil", e "Cindy Cindy, prodotta da B minuto e C Srl", che "si rivelò essere uno dei cloni più riusciti" con "corpo e viso molto simile a quello della Polistil, la stessa cosa per il box." "Infine, non poteva essere da meno il Giappone, che ancora oggi detiene il record di maggiori produzioni legate al mondo di Candy. Le bambole prodotte lì erano praticamente identiche a quelle Polistil, solo che la qualità di queste prodotte in Giappone superava di gran lunga quelle realizzate in Italia."

Camilla Sebino: La Bambola con il Passaporto

In un'epoca di successi internazionali, "negli anni 80, Coleco e Mattel realizzarono dei curiosi bambolotti con il faccione e gli occhi vagamente ittici." Erano i "Cabbage patch Kids". Avendo "un grande successo in tutto il mondo", l’azienda italiana Sebino "pensò di realizzare un prodotto simile, apportando qualche interessante novità." Così "nacque Camilla, la bambola con il passaporto." "Esteriormente somigliava molto alle cabbage: i capelli di lana colorati, rossi, biondi, fucsia, neri, il corpo morbido, la faccia grande e per l’appunto il passaporto, così da portarla sempre in viaggio." "L’altezza era di circa 45 centimetri." Il successo di Camilla portò la Sebino a commercializzare "anche il merchandising relativo: personaggi piccoli in pvc, album di figurine, Camilla milla (la versione più piccola) e Camillo, versione maschio."

Bebi Mia: La Bambola che Parlava (e Interagiva)

Considerata "una delle bambole più caratteristiche degli anni 80 e 90, forse anche una delle più inquietanti, ma a dispetto di tutto più desiderata di quel periodo", Bebi Mia segnò un passo importante nell'interattività. "Bebi Mia fu prodotta dapprima nel 1985 dalla ditta Galoob e si chiamava “Baby Talk”." In Italia, "ad importarla fu Gig." "La seconda versione, più sofisticata, uscì alla fine degli anni 90: questa volta la bambola oltre a parlare, interagiva comunicando il proprio affetto alla proprietaria."

Rose Bonbon Fiba e Spumone: Morbidezza e Colore

"Fiba è un marchio italiano che ha legato il suo successo alla creazione di bambole e giocattoli per tutto il dopoguerra e almeno fino agli anni 90." Tra le sue produzioni, "una delle serie più amate è quella dei rose bonbon, simpaticissimi bambolotti bambini / cuccioli vestiti da scimmia, coniglio, orso etc, che negli anni 80 furono vendutissimi." Il loro design era distintivo: "il corpo è morbido e la tutina è dotata di un cappuccio (con orecchie) che copre loro la testa." Le "dimensioni cambiano, esistono versioni piccoline, medie e quella grande da 40 centimetri."Un altro protagonista del decennio fu "Spumone, un bambolotto bambino fra i più venduti negli anni 80." I suoi "modelli erano tantissimi, ma tutti caratterizzati dallo stesso stile: capelli arruffati in testa (tipo mocio) e colori sgargianti: la chioma poteva essere viola, rosa, gialla, celeste, etc etc." Anche "i vestitini che erano sempre colorati e in alcuni casi riportavano proprio il nome Spumone." Anch'esso disponibile in diverse "dimensioni", una "versione molto grande raggiungeva anche i 60 centimetri", mentre "per chi non disponeva di tutto questo spazio esisteva anche lo “spumino”, di dimensioni sicuramente più contenute!"

Altri Protagonisti del Mondo Ludico degli Anni '80 e '90

Non solo bambole dalle sembianze umane. "I primi bambolotti della lista che non hanno sembianze umane" sono "Gli orsetti del cuore", nati "in America nel 1981, inizialmente come illustrazione per cartoline", ma poi "la Kenner li rilancia come giocattoli di pezza ottenendo un grande successo." "Ogni orsetto ha un nome, un colore e un simbolo sulla pancia che lo identifica." La loro popolarità fu amplificata dal fatto che "sempre negli anni 80, il mondo degli orsetti viene trasformato in cartone animato, che incrementa anche la popolarità dei giocattoli."Anche Mattel proponeva bambole con una forte componente affettiva, come dimostra "l’incipit dello spot che pubblicizza la dolls my child my love Mattel negli anni 80." Di queste bambole "esistono tantissime bambole my love, con capelli lunghi, corti e dai colori diversi, quindi la valutazione oscilla molto."Spostandoci leggermente negli anni successivi, "intorno alla metà degli anni 90, le avventure di Sailor Moon, combattente che veste alla marinara e delle guerriere Sailor, ha appassionato tutti i bambini." "Le bambole prodotte da giochi preziosi, insieme agli zaini, gli astucci, i quaderni e il merchandising annesso, hanno ampliato il fenomeno rendendolo iconico di quel decennio."

Cicciobello: Un Classico Senza Tempo, Innovazione Italiana

Un esempio lampante di ingegno italiano è Cicciobello. "L’intuizione è della Sebino, che nel 1962 mette in commercio il bambolotto introducendo una notevole innovazione: piange davvero (un vero affare)." "Il successo è immediato, armate di cicciobelli vengono esportate in tutto il mondo, adeguando anche razza e connotati facciali per ogni paese (cicciobello nero, cicciobello cinese etc) e la produzione non si ferma più." "Negli anni oltre ai classici bambolotti viene lanciata una linea “mini” (ciccino bello), fin quando il marchio non viene acquisito da Migliorati che sviluppa nuovi modelli." Poi, "negli anni 90 la produzione passa a Giochi Preziosi," e il suo jingle "'Cicciobello, Cicciobello, voglio te! Cicciobello, con l’ombrello!'… rimane con noi fino ad oggi."Tra le bambole Furga menzionate, alcune rimandano a epoche precedenti ma anche a linee presenti negli anni '80 o '90 in quanto l'azienda ha avuto una produzione prolungata: "Tina, Laura", e modelli specifici come "FURGA LACRIMOTTO BEVE E PIANGE!!!" e "FURGA MARTINA beve e bagna RARA!!!"

Bambole iconiche anni 80

Le Radici dell'Industria della Bambola in Italia: Storia e Sviluppo

Per comprendere appieno il fermento degli anni '80, è essenziale ripercorrere la ricca storia della produzione di bambole in Italia, che affonda le sue radici ben prima di quel decennio. "Ricostruire la storia della bambola significa anche ricostruire la storia della società e della cultura che l’ha prodotta."

Furga: La Pioniera Mantovana

"L’epoca d’oro delle bambole ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento." Fu precisamente "nel 1875-76, mentre i produttori francesi e tedeschi si contendono il primato qualitativo dei materiali utilizzati per la realizzazione delle bambole, a Canneto sull’Oglio, nel mantovano, vede la luce la prima bambola italiana, ad opera della Furga."La storia della Furga è legata a Luigi Furga, nato a Mantova nel 1828 e solito trasferirsi, "per diversi mesi l’anno, nella propria residenza di Canneto sull’Oglio." Qui, "presumibilmente intorno al 1870-75, il nobile mantovano conosce un certo Ceresa, operaio cannetese, tornato dalla Germania dopo avervi lavorato apprendendo l’arte di modellare la cartapesta." I due "si organizzano e danno vita ad un laboratorio per la fabbricazione di maschere di carnevale."Le prime bambole Furga avevano "il corpo di cartapesta e la testa di cera (miscuglio di stearina, formaldeide e gesso)." Le teste più piccole erano piene, quelle medie e grandi erano cave, ricavate dalla colata della cera negli stampi, con trasvuoto dell’eccedenza. Tuttavia, "si trattava comunque di teste estremamente fragili." Per ovviare a questo problema, "Luigi Furga va in Germania per conoscere da vicino quella produzione e qui impara l’uso di un preparato che, essiccando, andava a formare una pellicola trasparente, sufficientemente dura e tenace, per proteggere le teste delle sue bambole."Le prime bambole Furga avevano "occhi dipinti, oppure in vetro, fissi, importati dalla Germania." Sulla testa era "incollato, un ciuffo di mohair (importato dal Regno Unito) e, fra i capelli, una gala di colore intonato all’abito." Le "gambe e le braccia erano snodate e il tutto era tenuto insieme grazie ad un elastico che passava attraverso il busto."Questa tipologia di bambole "durano in ogni particolare fin verso il 1918 (fine della prima guerra mondiale), tranne per le teste." Durante la "guerra 1915-18 la fabbrica Furga rimane priva di teste di porcellana, perché non era possibile importarle dalla Germania." Di conseguenza, "si ricorre quindi a surrogati che danno non pochi inconveniente."Alla morte di Luigi Furga nel 1905, la figlia, "Carlotta Furga Gornini (conosciuta come ‘signora Lina’) decide di impiantare qui a Canneto, a guerra finita, un reparto che produca teste di porcellana." Fu così che "alla fine del 1922 vengono prodotte le prime teste di porcellana che portano inciso dietro alla nuca 'Furga-Canneto sull’Oglio-Italy'." La "produzione di teste e bambole in biscuit continua, da parte della Furga, sino alla metà degli anni ’30, affiancata da altre meno costose (come il pastello e la cartapesta), ma non raggiunge mai i livelli qualitativi delle coeve francesi e tedesche."Gli "anni della Seconda Guerra Mondiale sono poco documentati: un Decreto Ministeriale del 3 ottobre 1942 vieta la fabbricazione di qualsiasi tipo di giocattolo." Tuttavia, già "nel 1944 troviamo una lettera con la quale la Furga chiede al Comando Germanico di 'esonerare' un certo numero di lavoratori (elencati per nome) dal lavoro forzato in quanto indispensabili per la produzione dell’azienda."Nel dopoguerra, l'azienda diversificò la produzione, come testimoniano "fotografie della sala campionaria della Furga," che mostrano "la produzione di piccole giostre, pupazzi, animaletti trainabili, piccoli cavalli con carretto, cavalli a dondolo e la serie di personaggi prodotti su licenza della Walt Disney: Pinocchio, Geppetto, I sette nani, in cartapesta e legno." Nel "1946 la Furga acquista, dall’americana Elsie Gilbert Creation, i diritti della Trudy, una simpatica bambola che ride, piange e dorme."L'avvento delle "resine sintetiche" diede "l’avvio a nuovi sistemi produttivi." Gli "arti delle bambole vengono prodotte con uno strato di lenzuolino vinilico, saldato elettronicamente, lavabile, e perciò infinitamente più igienico, di cui la Furga ottiene il brevetto."Intorno al "1965, mentre le donne italiane guadagnano un ruolo sempre maggiore all’interno della società, la Furga crea bambole teen-ager, con gambe più lunghe rispetto alle precedenti, un corpo ancora acerbo ma in cui si intuisce la prossima maturità, lunghi e fluenti capelli, pronti per essere pettinati ed acconciati in mille modi." Ispirate ad attrici e cantanti in voga, "bambole come Susanna, Sylvie e Sheila (1965) e, qualche anno più tardi, Simona (1967) sono corredate da innumerevoli abiti, per ogni situazione e momento della giornata, mobili, profumi, parrucche, gioielli, borse, valigie e mille altri accessori." Questo è un esempio di come "verrà poi perfezionato con Barbie."Se "fino all’immediato dopoguerra, bambole, giocattoli in legno e cavalli a dondolo quasi si equivalgono nella produzione, con le nuove tecnologie la Furga abbandona il legno." E così "verso la fine degli anni ’60 del ‘900 si producono ancora giocattoli, ma in plastica."La fine del secolo vide il declino: "nel 1976, la Famiglia Furga perde il controllo dell’azienda, la produzione cambia con il mutare degli eventi e delle leggi di mercato, ma la crisi perdura ed i bilanci dell’azienda sono sempre più deficitari." Infine, "nel 2000 la Grazioli S.p.a. è passata sotto il controllo della bergamasca GioStyle."Alcuni esemplari vintage Furga includono "BAMBOLA FURGA VINTAGE MISURA 50 CM ANNI '70", "Vintage Furga Doll poupèe", "BAMBOLA ROBERT FURGA" e "Furga MARCO POLO bambola 30 cm cod."

Il Distretto della Bambola di Monselice e Altri Protagonisti

"L’industria del giocattolo e delle bambole in particolare ha avuto anche a Monselice nel corso del Novecento una serie di sviluppi interessanti e forse non a tutti noti." Oltre alla Furga, già "sul finire del secolo Furga avvia una produzione con teste in porcellana che arrivavano dalla Germania e venivano impiantate sui corpi in cartapesta o in legno." "Al termine della Prima Guerra Mondiale l’azienda costruisce da sè teste in porcellana."Nel frattempo, altre realtà emergenti popolavano il mercato. "Ad Arona, in provincia di Novara, apre i battenti la Ratti & Vallenzasca, che crea bambole con testa in porcellana." "Negli anni Venti del Novecento emerge con forza la Lenci, che si fa strada sul mercato nazionale ed estero con bellissime bambole in feltro." "Sorgono un po’ ovunque fabbriche di bambole in stoffa, oppure in cartone pressato ricoperto di stoffa, oppure con la testa in cartapesta o cartone pressato e il corpo in tessuto imbottito."Il "Secondo Conflitto Mondiale determina un brusco stop." L'attività, tuttavia, "riprende alla fine delle ostilità, quando cominciano a circolare le bambole in polistirolo." "A metà degli anni Cinquanta si aggiungono la produzione in polietilene e in vinile." Fu così che "con la diffusione delle materie plastiche la bambola italiana si afferma in tutto il mondo." Le "prime a essere esportate nell’immediato Dopoguerra sono le “damine”, che si possono acquistare o vincere alle fiere: grandi bambole vestite con abiti ampi ed eleganti, che in tante case trovano posto sui letti matrimoniali e che i soldati di ritorno in patria portano come souvenir alle famiglie."A Monselice, "nel 1924 Aldo Besutti apre in città una bottega per la fabbricazione di statuette di gesso e di giocattoli." Dopo la guerra, "nel 1948 l’azienda può riprendere a lavorare a pieno regime." "Nei difficili anni post conflitto, quando si iniziano a realizzare le prime bambole di gesso, la ditta Besutti, che prende il nome di Fisbi, si costruisce una solida base."Nel mercato, "in questo periodo altri si cimentano nel campo della fabbricazione della bambola: si tratta di venditori ambulanti e piccoli commercianti venuti dalle campagne, spesso privi di una reale preparazione tecnica." Nonostante questo, "la produzione è molto elevata e il mercato locale e provinciale, ormai in significativa ripresa, recepisce con facilità i prodotti."La competizione portò a innovazioni: un certo Marzolani, che "sin dal 1946 realizzava bambole di panno e di gesso, acquista dall’Athena di Piacenza un certo numero di corpi grezzi." "Besutti reagisce stipulando con la stessa Athena un vantaggioso contratto e ottenendo l’esclusiva fornitura dei grezzi in plastica." Gli "ambulanti di Solesino comprano notevoli quantitativi di bambole per poi rivenderle in tutta Italia, accettando come pagamento ciò che viene loro dato: dal frumento al rame.""A Monselice l’industria delle bambole conosce quindi un forte sviluppo." La "produzione aumenta e i prezzi sono molto convenienti per via del basso costo della manodopera: vengono impiegate ragazze apprendiste dai 14 ai 20 anni." "Besutti, dal canto suo, acquista altre macchine per lo stampaggio, organizza in modo accurato la vendita, assume nuovo personale e raggiunge nel 1957 il ciclo completo di lavorazione, dallo stampaggio allo scatolificio, dalla sartoria alla confezione." "Adesso tutte le bambole costruite nella città della Rocca sono in plastica, materiale che conferisce loro maggior leggerezza e contemporaneamente maggior consistenza."Nel Dopoguerra a Monselice "è stata aperta anche un’altra fabbrica, quella dei fratelli Toffano, destinata a progredire e a guadagnarsi grande prestigio per la cura, la bellezza e la qualità della produzione." I Toffano "cominciano l’attività nel 1948, seguendo di persona la confezione e la vendita di bambole in gesso." I loro prodotti "saranno esportati in tutto il mondo."Molte erano "le piccole aziende come quelle di Margutti, di Visentin, di Martini Clara e altre che si limitano alla confezione ed alla vendita dei grezzi acquistati dalla Fabian-plastica e dalla Fisbi." Queste "commissionano il lavoro a domicilio, una soluzione vantaggiosa per le ditte perché evita un impegno immediato di capitale per l’acquisto delle macchine da cucire e l’allestimento di apposite sale.""Con il passare degli anni l’artigianato delle bambole va incontro alla modernizzazione e a una sempre maggiore industrializzazione, che conduce a un considerevole incremento della produzione e alla riduzione dei costi." "La Fisbi, per esempio, arriva a realizzare ben due bambole al minuto e il suo fondatore nell’agosto 1959 corona i successi ottenuti ricevendo una prestigiosa onorificenza."La FABIANPLASTICA di Monselice "è stata un’azienda italiana produttrice di giocattoli e bambole, fondata negli anni ’50 da Fabiano Marinetti." Tuttavia, "come molte altre aziende italiane del settore, la Fabianplastica ha affrontato difficoltà economiche negli anni ’80 e ’90, a causa della concorrenza dei prodotti asiatici a basso costo."

Mappe del distretto della bambola di Monselice

Bambole Franca: L'Innovazione Made in Monselice

"L’inizio della produzione delle Bambole Franca risale al 29 dicembre 1956 e si deve all’intraprendenza di Franca Cascadan: è lei a confezionare i primi vestiti per le bambole che compra dalla ditta Athena di Piacenza." A lei "si affiancherà come socio nel 1961 il fratello Franco." La prima "dirigerà le operazioni di abbigliamento e rifinitura delle bambole, il secondo seguirà la commercializzazione e la direzione dell’impresa."La nascente ditta “Effe Bambole Franca” aveva "lo scopo di realizzare bambole di basso costo e grandi dimensioni, con abiti colorati in grado di catturare subito l’attenzione." La "materia prima, molto economica, è il polistirolo grigio, di seconda scelta o anche recupero di scarti." Questo "materiale, stampato in due parti, viene incollato, raschiato nelle giunture e verniciato di rosa." I capelli, "in origine costituiti da fili di lana o di fibra Mohair incollati sulle teste delle bambole, sono fatti in seguito con il rayon, che permette di dare vita a maestose pettinature in stile ottocentesco." Anche "i vestiti, creati usando tessuti appariscenti quali il taffettà e il tùlle, presentano uno stile antico: gonne molto ampie, piene di colori, pizzi, merletti." Per crearli "ci si serve di macchine da cucire piane con l’aggiunta di qualche accessorio appositamente predisposto." "Per il taglio ci sono taglierine elettriche a nastro e a mano." "I macchinari più importanti, ingombranti e costosi sono però le macchine a iniezione e a soffiaggio, necessarie per dare vita alle teste, agli arti e ai busti per le differenti misure di bambole (da 50 a 90 centimetri).""Alla fine degli anni Cinquanta l’impresa di Franca Cascadan dà lavoro a più di 30 operaie, quasi esclusivamente ragazze del posto che hanno da poco terminato la scuola dell’obbligo." Le giovani "tagliano gli abiti, li confezionano, truccano il volto delle bambole, incollano e pettinano i capelli, controllano le finiture e inscatolano il prodotto pronto per essere spedito.""Nei primi anni Sessanta l’azienda compra anche le macchine per lo stampaggio in proprio della plastica, per cui comincia la produzione a iniezione e a soffiaggio di tutti i particolari delle bambole." Vengono assunti "15 operai maschi impegnati in due turni di otto ore." Le cose "sembrano funzionare piuttosto bene e negli anni seguenti la manodopera, soprattutto quella femminile, raddoppia."L’attività produttiva migliorò e "vengono inventate la 'Bambola che chiama la mamma' e la 'Damina camminante'." Fu "un tecnico locale, Guido Bosello, a costruire gli stampi per il meccanismo 'camminante' custodito nel busto e a brevettare la 'Camminante a mano'." La bambola, "cioè, adesso è accompagnata per mano dalla bambina, che le insegna a muovere i passi."In questo periodo in Veneto "si sviluppano il turismo balneare e il campeggio: si avvia quindi la produzione di sedie, sdraio, lettini non più impagliati ma rivestiti in plastica, capaci di resistere alle intemperie." "Parallelamente si fa strada a Monselice anche la fabbricazione di ombrelloni." Il "business dura però pochi anni ed emerge la necessità di svoltare su altre produzioni simili per continuare a impiegare i macchinari.""A metà degli anni Sessanta i vertici della Franca riconoscono l’esigenza di inserirsi in altri mercati (grandi magazzini, grossisti e dettaglianti qualificati), i quali richiedono maggiore qualità e ricercatezza nei materiali, nelle finiture e nella presentazione del prodotto." Su una superficie di circa "50 mila metri quadrati in zona industriale vengono allora costruite due grandi fabbriche e all’insegna dello slogan 'Bambole nuove per tempi nuovi' prende il via il nuovo corso." "Da altre ditte si assumono un responsabile del trucco e della pettinatura delle bambole e un responsabile della produzione con compiti di coordinamento generale." "L’azienda ricerca personale femminile in tutto il circondario." "Gli occupati arrivano presto a quota 400, in prevalenza donne." "Monselice si trasforma così in una delle capitali del 'distretto della bambola': le sue fabbriche danno lavoro a oltre 1200 persone (qualcuno ipotizza addirittura 3000 in totale, comprendendo gli operatori a domicilio e i laboratori conto terzi)." Si lavorava "anche 48 ore settimanali, come previsto dal contratto dell’epoca: in seguito l’orario sarà ridotto a 44 e a 40."Un "ruolo rilevante lo svolge chiaramente la pubblicità, che contribuisce a far conoscere le bambole monselicensi e la città stessa." "Alcuni prodotti diventano personaggi della tv: Maga Maghella, ispirata a Raffaella Carrà, Fanella “gambe lunghe”, portata sotto i riflettori dall’attore comico Raffaele Pisu, e ancora Provolino, Graspin. Tutti realizzati da Bambole Franca."Attorno alla "metà degli anni Settanta il settore è attraversato dai primi problemi." "L’Imac deve chiudere e le difficoltà coinvolgono anche la consorella Franca." Le "produzioni delle bambole grandi, le 'damine', non hanno più il successo di una volta: al mercato costituito da fiere e sagre non interessano le migliorie apportate, la bella vestizione, le acconciature eleganti, la sicurezza." "Si cerca un prodotto sempre grande, ma economico."La ditta "decide allora di reinventarsi di nuovo, entrando nel campo dei peluches." "I prodotti hanno le sembianze di cani, gatti, orsi e animali di vario genere, sono morbidi, piacevoli da coccolare." "Rispondono bene i mercati tedeschi, nordici, francesi e poi anche italiani." La "produzione di peluches è considerata da tanti artigiani del monselicense più agevole e redditizia rispetto alle bambole." "Diverse piccole imprese si lanciano dunque nel settore."Al "marzo-aprile 1980 risale una ricerca del professor Franza sul settore del giocattolo: in città sono presenti due grandi industrie (Effe e Fabianplastica), 250 artigiani di cui 18 aziende primarie, fra i 3000 e i 4000 lavoratori a domicilio." Franca conobbe "un’ulteriore fase di sviluppo: ha 97 dipendenti interni e una trentina di laboratori esterni per una produzione di sei-settemila pezzi giornalieri."La "richiesta di Puffi nel giro di un paio d’anni però si esaurisce e inizia la crisi dei peluches." L’Effe Bambole provò a reagire "accapparrandosi due importanti personaggi televisivi: l’ape Maya e Misha, mascotte delle Olimpiadi di Mosca." Ma i "Giochi patiscono le conseguenze del boicottaggio e neanche l’ape Maya raccoglie il successo auspicato." Le "difficoltà, tuttavia, continuano: la liquidazione dei debiti della consociata Imac si ripercuote sulla Effe, costretta a cercare aiuti finanziari per sostenere la pur valida produzione."

Materiali e Tecniche Produttive: Un Percorso Evolutivo

La storia della bambola è anche la storia dei materiali che l'hanno composta. Tra i "principali materiali naturali utilizzati negli anni per fabbricare bambole, ricordiamo la cartapesta, la porcellana, il biscuit, il tessuto, il cartone stampato, il gesso e la composizione (mix di sostanze, che ad esempio potevano essere terra, colla, farina, amido, pomice)."Con l'avanzamento tecnologico, subentrarono i materiali sintetici: "acetato di cellulosa, il polistirolo, il polietilene, il cloruro di polivinile e la celluloide." Su quest'ultima, "i produttori tedeschi, francesi, americani e giapponesi per un periodo ne fanno ampio uso, dando vita a bambole leggere, lavabili e infrangibili." Tuttavia, "in Italia questo materiale è invece meno impiegato." Nonostante ciò, a Castiglione Olona, "dal 1849 tuttavia è attiva la ditta Mazzucchelli, rinominata nel 1907 Samco," che "nel 1890 avvia la lavorazione della celluloide." La "prima fabbrica italiana di bambole in celluloide viene lanciata in quegli anni a Gazzada, a pochi chilometri di distanza: si chiama Inca e per circa un quarto di secolo, con 150 dipendenti, costituisce la più importante realtà di questo tipo nel nostro Paese." Successivamente, "nel 1948, sempre a Gazzada, Francesco Bardelli avvia una nuova fabbrica di bambole in celluloide, a cui affianca in seguito una linea di giocattoli." "In base alle richieste dei clienti, Bardelli si serve di celluloide opaca o lucida, e la produzione si rivolge solo al mercato italiano." Le sue bambole, "alte fino a 42 centimetri, portano un marchio a forma di cigno sul dorso." Verso la fine degli anni Cinquanta, "l’imprenditore decide di passare al polistirolo prima e al polietilene poi." La plastica, in particolare, fu il materiale che rivoluzionò la produzione, conferendo alle bambole "maggior leggerezza e contemporaneamente maggior consistenza."

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L’avvento della tecnologia favorì la nascita di nuovi modelli di bambola, introducendo un livello di interattività prima impensabile: "quella che cammina e muove la testa, quella che parla, che respira, che piange, che si versa il latte in un bicchiere, che dà i baci, che cambia volto e molte altre." Questa evoluzione è sintomatica di come le bambole "si evolvono" riflettendo i progressi del loro tempo. I dettagli erano curati in modo maniacale, con capelli "spesso montati a mano", acconciature con "talco, fiori", e i vestiti indossati "direttamente sul corpo", dando a ogni bambola "un’identità precisa".

Materiali e componenti di una bambola

Il Valore della Nostalgia: Collezionismo e Mercato Vintage

Le bambole degli anni '80 e dei decenni precedenti stanno vivendo una "seconda giovinezza nel mondo del collezionismo." Questo interesse non è dettato solo dal valore economico, ma anche da un profondo "valore nostalgico.""Nonostante fossero comuni, si tratta di giochi che stanno a cuore a tanti nostalgici, che oggi forse possono valere qualcosa nel caso vogliate venderli."Per i collezionisti, lo stato di conservazione e la completezza sono fattori cruciali. Le bambole "se complete, conservano un ottimo mercato." Ad esempio, per Camilla, "è importante che sia completo di passaporto, nastrini, scarpette e senza rotture." Allo stesso modo, per le "Sailor Moon", "ai fini del collezionismo, le dolls devono essere complete e integre, la mancanza di accessori, guanti o scarpette può compromettere la vendita (non nel senso che valgono meno, nel senso che faticherete a trovare un compratore)."Per quanto riguarda la valutazione, le "bambole di Candy vintage, soprattutto quelle ufficiali, oggi si possono ancora reperire." "Si trovano spesso in vendita su gruppi di collezionismo monotematico o siti come Ebay." "Il loro costo oscilla molto in base alle condizioni, senza box possono partire da 40,00 euro, mentre i fondi di magazzino ancora in box, sigillati, raggiungono cifre più elevate." Per Bebi Mia, che è "una bambola molto comune, che in condizioni 'non testata' o con accessori mancanti vale circa 20 euro." Le "Barbie Mattel senza vestiti ANNI 80- 90" o con "occhi grandi" o con "vestiti moda profumata" sono esempi di oggetti di interesse "di interesse collezionistico". Anche le "Bambola damina Migliorati (43 cm)", "Bambola Vintage Migliorati, 30 cm", "BAMBOLA MIGLIORATI LUCCIOLONE 21 cm biondo miele anni'70 PERFETTA!", "MIGLIORATI COPPIA BAMBOLE ANNI 70 VINTAGE AMICONI?", "Rarissima bambola migliorati vers.", "Bambola Parlante FORTUNELLA SEBINO - Anni 70 - Altezza cm.", "Bambola Sebino Puffi…", "BAMBOLA NINA SPRINT SEBINO ANNI '70", "Pupola - Bambola soffice tenera allegra 53 cm", "Vintage- Bambola in Pezza Elena vers.", "MIGLIORATI BAMBOLA GEMELLA DI CUORE vintage ANNI '80 NUOVA !!!", "MR. ROTOMBOLINA LA BAMBOLA DEI SOGNI MIGLIORATI COD. FONDO MAGAZZ." sono tutte testimonianze del ricco patrimonio collezionistico.È consigliabile, "prima di venderle o comprarle, di accertarsi che siano presenti tutti gli accessori (venivano anche venduti a parte) e che i movimenti e le pose della bambola siano buoni." Il consiglio generale è sempre quello di "fare una ricerca ampia dello stesso articolo e confrontare i prezzi, perché molti venditori sparano alto e lo stesso prodotto potete comprarlo spendendo cifre inferiori, con un po’ di pazienza."Mentre "le prime Barbie hanno valutazioni altissime, nulla a che vedere con le più 'recenti' bambole anni 80 e 90 che possiamo trovare facilmente in cantina," è pur vero che il valore sentimentale di questi giocattoli "vintage" resta "molto alto." Le bambole degli anni Ottanta, con i loro accessori e le loro storie, sono molto più di semplici giocattoli: sono "parte della cultura materiale del nostro tempo", un riflesso "della cultura materiale del nostro tempo."

Bambola vintage con accessori

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