Inappetenza nei Bambini: Comprendere le Cause e Adottare Strategie Efficaci per un Pasto Sereno

I bambini sono noti per la loro curiosità e per la loro capacità di imparare rapidamente, esplorando il mondo con entusiasmo. Tuttavia, quando si tratta di alimentazione, può diventare una vera sfida convincerli a mangiare certi cibi, specialmente se questi sono nuovi, hanno un sapore insolito o un aspetto diverso dal solito. Questo è particolarmente vero per i bambini che tendono a rifiutare alimenti fondamentali per una dieta equilibrata e varia, come le verdure o il pesce. Questa situazione genera spesso ansia e preoccupazione nei genitori, che si trovano di fronte a piatti lasciati a metà, verdure messe da parte e frutta scartata in base alla consistenza o al colore. Ma perché si attiva un modo di inappetenza nei bambini, e come possiamo invertire la rotta per rendere il momento del pasto un’occasione serena di scoperta e condivisione? Comprendere le dinamiche sottostanti è il primo passo per affrontare con consapevolezza la mancanza di appetito nei bambini.

Riconoscere l'Inappetenza nei Bambini: I Segnali e le Fluttuazioni dell'Appetito

L'inappetenza è la mancanza o la riduzione dell'appetito che può manifestarsi a qualsiasi età della vita, ma nei bambini assume connotazioni particolari. Con inappetenza nel bambino si intende la ricorrente scarsa assunzione di cibo da parte del piccolo, che spesso preferisce consumare piccole quantità di cibo in diversi momenti della giornata, anziché seguire un regime alimentare ben suddiviso. Questo comportamento porta a pasti incompleti e a una maggiore frequenza di spuntini, rendendo il pranzo e la cena momenti di tensione e sfida per i genitori. I sintomi dell’inappetenza nel bambino sono facili da riconoscere: il piccolo mangia pochissimo, non fa pasti completi bensì tanti piccoli spuntini durante la giornata.

È fondamentale, però, distinguere tra un problema reale e un’inappetenza che rientra nella normalità fisiologica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non fornisce una definizione specifica di "inappetenza", ma pone l’attenzione sull’importanza di differenziare le condizioni in cui è normale che si verifichi un ridotto interesse per il cibo o un ridotto introito alimentare da quelle in cui è necessario approfondire per escludere un problema di salute del bambino. Tipicamente il bambino inappetente mostra una riduzione dell’appetito, rifiutando alcuni pasti e può non voler mangiare cibi che normalmente gradisce. Un'inappetenza transitoria può rappresentare la conseguenza di un cambiamento, come un cambio nella dieta, la nascita di un fratellino o di una sorellina, un cambio di stagione o un trasloco. Anche un bambino in buona salute non sempre ha lo stesso appetito: come per noi adulti, l’appetito può variare da un pasto all’altro o da un giorno all’altro. A volte, le scorrette abitudini alimentari possono portare ad un’apparente inappetenza: il bambino che mangia spesso fuori pasto avrà meno appetito ai pasti principali. Non sempre, però, l’inappetenza deve essere fonte di preoccupazione.

Nel periodo dello svezzamento, il lattante potrebbe accettare meno volentieri l’inserimento di cibi semi-liquidi e/o solidi nella dieta e rifiutare determinati tipi di cibo. Se il Pediatra valuta che la crescita è adeguata, non c’è da preoccuparsi. Nel periodo della dentizione, intorno ai 6 mesi di età, la masticazione può essere fastidiosa e potrebbe mangiare di meno. Questo è particolarmente evidente nei bambini al di sotto dei 12 mesi, che sono spesso alle prese con dentini che spuntano, e in quei momenti possono alternarsi, anche in modo ravvicinato, inappetenza, irritabilità e un po’ di insonnia. Inoltre, dopo il primo anno di vita, la velocità di crescita del bambino rallenta rispetto ai mesi precedenti, e di conseguenza, anche l’appetito può diminuire. Molti bambini tra 1 e 3 anni attraversano fasi di selettività o mangiano quantità variabili da un giorno all’altro. Se la crescita è regolare e il bambino è vivace e in buona salute, questa oscillazione rientra spesso nella normalità.

Le Cause Specifiche del Rifiuto Alimentare Infantile: Dai Malesseri ai Cambiamenti di Vita

L’inappetenza nei bambini può essere causata da diversi fattori, che possono essere suddivisi in psicologici e fisici. Comprendere queste possibili origini è il primo passo per individuare la soluzione più efficace.

Fastidi Fisici e Temporanei

Tra le cause fisiche che possono portare all'inappetenza nei bambini, molte sono di natura temporanea e facilmente risolvibili.Il più semplice è dovuto a una qualche forma di infiammazione del cavo orale: dai semplici mal di gola alle fastidiose afte, i problemi a livello della bocca e della gola possono rendere difficoltoso e doloroso il mangiare, portando a fasi di inappetenza.

Bambino con mal di gola
A livello digestivo, episodi di diarrea o virus intestinali - molto comuni soprattutto nei bambini che frequentano asili e nidi - possono causare temporanei momenti di mancanza di appetito. Queste situazioni sono solitamente di breve durata, e nel mentre il bambino può continuare la sua normale alimentazione, dato che la famosa “dieta in bianco” è completamente inutile. Nel caso di un neonato inappetente, anche le coliche sono motivo di mancanza di appetito prolungata.Anche la comparsa dei primi dentini può dare fastidio e togliere il senso di fame. Per fortuna è una fase passeggera, che dura di norma da un paio di giorni fino a un massimo di dieci, soprattutto nei bambini sotto i 12 mesi.

Fattori Psicologici e di Sviluppo

I fattori psicologici giocano un ruolo significativo nel rapporto del bambino con il cibo, spesso manifestandosi come inappetenza.In primis, la resistenza all'innovazione: i bambini infatti tendono a preferire ciò che già conoscono e di cui si sentono sicuri. Per questo possono rifiutare di provare nuovi alimenti, specialmente se hanno un aspetto o un sapore diverso da quelli a cui sono abituati.L’inappetenza può essere causata anche dalla mancanza di coinvolgimento nella preparazione e nel consumo degli alimenti. I bambini tendono a preferire ciò che è stato preparato per loro e non hanno il controllo sulla scelta della pappa.A livello più profondo, può accadere che il bambino sviluppi alcune fasi di inappetenza in caso di cambiamenti nella vita del bambino, come la nascita di un fratellino, l'inserimento all'asilo, un trasloco o il ritorno al lavoro della mamma. Questi eventi, dovuti all'ansia e all'insicurezza, possono influenzare l'appetito. In questi casi, è importante rassicurare il bambino, farlo sentire compreso e ascoltato, per aiutarlo a superare questo periodo di stress e difficoltà. Gli episodi di inappetenza dovuti alle cause sopra elencate, solitamente, sono di breve durata e non devono far preoccupare i genitori.Nel caso dei neonati, il cambiamento potrebbe essere anche dato dal passaggio dal latte materno al latte artificiale: avere pazienza e procedere con calma è l’unica soluzione possibile.Infine, non dimentichiamo che il bambino è pur sempre un essere umano come tutti: magari qualcosa proprio potrebbe non piacergli. Se rigetta continuamente lo stesso alimento, è opportuno optare per altre preparazioni.Verso i 18-24 mesi il bambino incomincia ad affermare la propria personalità. Se si rende conto che i suoi "no" pesano sul genitore, non si priverà del gusto di toccare questo tasto sensibile. È l'inizio della classica "fase del no", che è assolutamente normale nello sviluppo psicologico del tuo bambino e che può influire anche sull'alimentazione. È comprensibile che il piccolo abbia altri desideri piuttosto che quello di sedersi a tavola; ci sono talmente tante cose da scoprire, spazi da esplorare, giochi da provare. L’inappetenza potrebbe anche essere un modo di richiedere attenzione ai genitori, per comunicare a mamma e papà una situazione di disagio psicologico.

Approfondimento sulla Neofobia Alimentare: Una Strategia Evolutiva

Quando i bambini piccoli si rifiutano di assaggiare le pietanze che vengono loro presentate, spesso non si tratta di capricci, ma di neofobia alimentare, un tratto della personalità definito come riluttanza a provare alimenti nuovi o sconosciuti. La neofobia si instaura tipicamente in età prescolare, fra i 2 e i 6 anni.«Bambini molto piccoli, di uno o due anni - spiega la professoressa Caterina Dinnella, docente di Scienze dell'alimentazione all'Università di Firenze -, in genere non sono affatto neofobici e normalmente assaggiano senza problemi anche i cibi più strani, addirittura piccanti. Se a proporglieli sono persone nelle quali hanno fiducia non hanno motivo di dubitare che quello che viene loro offerto sia buono e non dannoso.»Per capire le basi della neofobia e il suo significato adattativo, ovvero la capacità di adattarsi alle circostanze, influenzati dalle nostre esigenze, bisogna andare molto indietro nel tempo. «I nostri antenati vivevano in un ambiente ostile in cui era vantaggioso rimanere lontani dai cibi sconosciuti dei quali non si aveva esperienza - prosegue Caterina Dinnella -, per evitare di ingerire alimenti potenzialmente dannosi e di avere conseguenze post-ingestive spiacevoli, e anche molto severe. Dal punto di vista adattativo, quando i bambini iniziano ad acquisire sempre maggiore autonomia, inizia anche a manifestarsi in maniera molto evidente la neofobia, per proteggerci dall'assunzione di sostanze pericolose che non conosciamo. È un tratto arcaico, molto importante dal punto di vista evolutivo per la protezione della specie, che si è mantenuto nel tempo e che ad oggi, con la larga disponibilità di cibo sicuro, può essere considerato un tratto maladattivo.»

Perché si Manifesta nei Bambini?

«I bambini hanno in generale un livello di familiarità relativamente basso con molti alimenti; quando viene loro presentato un cibo nuovo non riescono a categorizzarlo come sicuro, innocuo.» Il picco naturale della neofobia coincide spesso con l’introduzione del bambino all’asilo. Tuttavia, non bisogna cadere nell'errore di pensare che sia proprio il nuovo ambiente a scatenare questa risposta nei più piccoli. «Le famiglie considerano le conseguenze dell’espressione della neofobia alimentare in relazione all’inserimento in un ambiente nuovo - riflette la professoressa Dinnella -, dove temono che il cibo non sia soddisfacente o che i bambini non stiano bene. Bisognerebbe invece sapere che questo è un tratto che si manifesterebbe ad ogni modo, anche in casa, in maniera più o meno evidente in base alle caratteristiche peculiari di ogni bambino.»

La Neofobia Alimentare

Gli alimenti maggiormente rifiutati dai bambini sono sicuramente verdure e frutta, ma non solo. «Oltre alla frutta e alla verdura - spiega Caterina Dinnella -, i bambini fortemente neofobici tendono a rifiutare anche alimenti molto proteici come ad esempio la carne, e molto calorici. I bambini tendono a rifiutare i cibi che non riconoscono, magari anche solo presentati sotto una forma diversa o con un aspetto complesso (diversi colori, diverse forme tutte insieme). Questo è il motivo per cui la pasta in bianco, nella sua semplicità, raramente scatena il rifiuto.»

Condizioni Mediche Sottostanti e Quando l'Inappetenza Richiede Attenzione Pediatrica

Oltre ai fattori psicologici e alle normali fasi di sviluppo, esistono anche condizioni mediche specifiche che possono influenzare l'appetito del bambino e richiedere l'intervento del pediatra. Alcuni bambini presentano allergie alle proteine del latte vaccino e all'uovo, spesso introdotti già durante lo svezzamento, che possono provocare uno stato di malessere generale, inclusa l'inappetenza. In questo caso sarà necessario fare un controllo dal proprio pediatra per essere sicuri.Nel caso in cui nessuna di queste opzioni sia percorribile e l'inappetenza sia persistente e selettiva, il pediatra potrebbe diagnosticare un problema di alimentazione selettiva, noto come ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo). I bambini con questo disturbo mangiano volentieri solo 5-6 tipi di cibi, soprattutto carboidrati come pasta, pane o biscotti. Non è una patologia grave, e i trucchi per stimolare l’appetito sono gli stessi delle altre cause di inappetenza.

Quando Preoccuparsi e Quando Consultare il Pediatra

Molti genitori si preoccupano se i propri figli non mangiano abbastanza. Innanzitutto, bisogna capire se si tratta di capricci o problematiche di salute. Alcuni bambini spesso non mangiano per fastidi allo stomaco dati da intolleranze. In questo caso bisogna verificare insieme al pediatra che non ci siano problemi di digestione o di salute.

In generale, si considera patologica l’inappetenza se si presenta come un rifiuto persistente e protratto del latte o del cibo, l’associazione con cambiamenti comportamentali e sintomi e/o segni inusuali per il bambino. È quindi importante indagare la durata e l’intensità e distinguere se si tratti di un vero o di un falso problema. Ricordate che per il bambino, soprattutto nei primi anni di vita, mangiare richiede un processo di apprendimento che non è uguale in tutti i bambini.Nei lattanti e nei bambini, il rifiuto persistente del cibo può essere anche un sintomo di altre condizioni. È quindi fondamentale consultare il Pediatra per valutare la presenza di eventuali sintomi e/o segni associati che potrebbero suggerire la presenza di condizioni sottostanti. Bisogna pensare ad infezioni (delle vie urinarie, vie respiratorie, faringiti, gastroenteriti), malassorbimento, allergie/intolleranze alimentari, carenze nutrizionali (ad esempio anemia), disturbi endocrini, malattie renali/epatiche, cardiopatie congenite, malattie metaboliche, neoplasie. Inoltre, l'inappetenza dei bambini va distinta dall'anoressia, che rappresenta una malattia di interesse neuropsichiatrico con una importante componente psicologica alla base.

Quindi, in quali situazioni è opportuno preoccuparsi? Ad esempio, è fondamentale contattare il pediatra se si presentano:

  • Calo ponderale e/o arresto di crescita.
  • Sintomi e/o segni di disidratazione (cute secca, mucose asciutte, occhi alonati…).
  • Affaticamento o letargia.
  • Pallore cutaneo.
  • Febbre.
  • Dolore non meglio localizzato.
  • Vomito.
  • Diarrea.
  • Difficoltà nella masticazione e/o deglutizione.
  • Rifiuto ripetuto del biberon.
  • Pianto inconsolabile.
  • Difficoltà respiratoria.
  • Carenze nutrizionali di macro e micronutrienti.

Tabella dei sintomi di preoccupazione per l'inappetenza infantile
Se le curve di crescita sono regolari e il bambino appare in salute, è probabile che l’apporto sia adeguato ai suoi bisogni, anche se ai genitori sembra scarso. I bambini hanno una buona capacità di autoregolazione dell’appetito quando non vengono forzati. Più che concentrarsi sulla quantità del singolo pasto, è utile osservare l’andamento settimanale e il benessere generale. Una valutazione pediatrica aiuta a escludere cause mediche o a orientare verso eventuali percorsi di supporto.Per i bimbi dai 6/7 anni in su la visita richiede il contributo anche da parte dei genitori, per reperire informazioni fondamentali su abitudini, gusti, stile di vita, pasti a mensa ecc. È molto soggettivo, non ci sono dei tempi precisi, i gusti cambiano negli anni.

Strategie Pratiche per Favorire un Sano Rapporto con il Cibo

Quando le cause dell'inappetenza sono psicologiche e tendenzialmente lievi, o quando il Pediatra ha escluso cause patologiche e ha confermato che la crescita del bambino è nella norma, è fondamentale adottare degli approcci comportamentali. L'obiettivo principale dovrà essere quello di creare un ambiente positivo e stimolante durante i pasti, trasformando un potenziale momento di tensione in una piccola gioia tra bambini e genitori.

Coinvolgimento Attivo del Bambino

Il metodo migliore per stimolare l'appetito dei bambini è partire dal loro coinvolgimento nella preparazione e nel consumo degli alimenti. Questo può essere fatto in diversi modi: il più semplice è chiedere a tuo figlio un aiuto nelle varie fasi di organizzazione del pasto. Potresti chiedere di premere il pulsante per frullare, o di mescolare gli ingredienti. Questo può aiutare i bambini a sentirsi più coinvolti e a essere più disposti a mangiare ciò che hanno preparato. Alcuni genitori optano per l’acquisto di una mini cucina funzionante per introdurre la cucina nelle attività quotidiane del bambino, un’idea graziosa, anche se limitata allo spazio disponibile in casa. Inoltre, cucinare con te diventa anche un modo per controllare ciò che fa, e al contempo creare bei ricordi assieme. Se desideri che il tuo bambino mangi la verdura, potresti innanzitutto chiedere di aiutarti nella sua preparazione, con piccoli compiti adeguati all’età, come lavare, tagliare, travasare in una pentola, aggiungere il sale, pelare o grattugiare le carote. Sono attività che favoriscono un approccio sereno e una maggiore conoscenza degli alimenti. In questi momenti è più facile per i bambini fare esperienze positive con il cibo, perché non sentono la pressione di dover mangiare.

Bambino che aiuta in cucina

Presentazione e Ambiente

Un altro trucco che puoi provare è rendere la presentazione della pappa più attraente, utilizzando forme e colori appetibili. Puoi sbizzarrirti con le forme più creative, o semplicemente ricreare faccine e animaletti semplici. Sarà poi importante che mangiate assieme, per rendere il pasto un vero e proprio rito educativo e di stimolo ai ricordi familiari. L’atmosfera a tavola deve essere distesa e tranquilla, non un momento di lotta. Per questo, puoi creare un'atmosfera rilassata e divertente usando alcuni espedienti come giocattoli o storie: chi non ha ricevuto un “aeroplanino” almeno una volta nella vita? L’invenzione di mondi fatati aiuterà moltissimo a stimolare la fame, purché non diventino elementi di distrazione che compromettono la capacità del bambino di comprendere l'importanza del momento del pasto.

Affrontare Alimenti Specifici: Verdure e Pesce

Entriamo nel dettaglio di alcuni consigli per far mangiare alcuni alimenti maggiormente rifiutati: le verdure e il pesce.Le verdure sono una fonte importante di nutrizione per i bambini, ma può essere difficile convincerli a mangiarne almeno un po’. Una strategia efficace è quella di presentare le verdure in modo diverso, come ad esempio in forma di polpette o di frittelle. Questo può aiutare i bambini a superare la loro resistenza all'innovazione e a provare nuovi sapori e consistenze. Usare un solo piatto è un trucchetto “cameratesco”: mangiare entrambi dallo stesso recipiente ti aiuterà a coinvolgere maggiormente il bambino. Così anche la cottura dovrà essere perfetta per tutti e due, senza rischiare di cuocere troppo la verdura per renderla più digeribile. Le difficoltà con certe categorie di alimenti sono frequenti, tanto che non ci stupiamo poi molto, ad esempio, davanti a bambini che non mangiano le verdure: ciò è dovuto in parte alla consistenza degli ortaggi, non sempre piacevole e di facile masticazione, e al sapore amaro che molti di essi sprigionano. Va detto, infatti, che il bambino nasce con una predilezione verso i sapori dolci, mentre la tolleranza al sapore amaro va allenata.Il pesce è fondamentale per lo sviluppo della memoria e non solo: paradossalmente, il consumo di alimenti ricchi di Omega 3 come il pesce può aiutare a migliorare la salute generale e a stimolare l'appetito. Per questo motivo andrebbe introdotto fin dallo svezzamento, prediligendo dapprima i pesci dal sapore più delicato come sogliola, merluzzo e nasello. Anche in questo caso, la strategia vincente per ottenere il semaforo verde è la presentazione del pesce “nascosto” in altre forme, come polpette o hamburger o anche frullato. In aggiunta, l’accompagnamento con salse o condimenti può aiutare a mitigarne il sapore o renderlo più invitante.

Porzioni e Varietà

È importante non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia, ma allo stesso tempo evitare di proporgli esclusivamente alimenti che sappiamo già essere di suo gradimento o poco bilanciati dal punto di vista nutrizionale. Questo atteggiamento, infatti, potrebbe incoraggiare un’alimentazione selettiva e portare a squilibri nutrizionali. Ricordiamo che lo stomaco di un bambino è grande all’incirca quanto il suo pugno chiuso. Dunque, in termini di quantità, ciò che a noi adulti sembra “poco” sarà più che sufficiente per lui. Il compito dei genitori è preoccuparsi della qualità del cibo piuttosto che della quantità. Sarà quindi importante proporre porzioni piccole e rendere il menù equilibrato. Al momento del pasto principale può essere utile dare al bambino la possibilità di servirsi autonomamente dal piatto di portata, invitandolo a prendere solo ciò che pensa di mangiare. Spesso il piccolo rifiuta l’aspetto e la consistenza più che l’alimento in sé. Per questo è buona regola variare spesso le preparazioni, individuando quelle che gradisce di più, ma sempre nel rispetto delle frequenze settimanali. Ad esempio, se il bambino non gradisce le verdure, puoi proporgliele sotto forma di tortini o muffin salati, magari utilizzando stampini a forma di animaletti, preparati con un uovo e un cucchiaino di Grana Padano DOP grattugiato. Questo formaggio è il più ricco di calcio tra quelli comunemente consumati, un minerale preziosissimo per l’accrescimento, inoltre apporta buone proteine ad alto valore biologico, vitamine essenziali per lo sviluppo come B2 e B12 e antiossidanti come vitamina A, zinco e selenio. Molto spesso il bambino rifiuta le verdure, crude o cotte, ma anche pesce e alimenti troppo consistenti. L’alimento che non mangia potrebbe essere gradito se cucinato in altro modo.

Piatti divertenti per bambini con verdure a forma di animali

Il Ruolo dei Genitori: Cosa Fare e Cosa Evitare

Il comportamento dei genitori durante i pasti ha un impatto profondo sul rapporto che il bambino sviluppa con il cibo. Mantenere la calma e la coerenza è fondamentale.

Principi Fondamentali

Dai il buon esempio: I genitori sono il modello più importante da imitare, per cui il bambino sarà più propenso ad assaggiare un cibo nuovo se la mamma e il papà mangiano lo stesso cibo, per quanto possibile. Via libera quindi a legumi, frutta e verdura di stagione per tutta la famiglia! La convivialità durante i pasti è fondamentale. Solo mangiando insieme all’adulto il bambino avrà la possibilità di apprendere regole, comportamenti e modi di fare tipici della famiglia. Condividere il momento dei pasti, quando è possibile, facilita il consumo di una più ampia varietà di alimenti.Non forzarlo a mangiare: Armati di moltissima pazienza! Per far apprezzare al bambino un nuovo alimento sono necessari fino a 15 assaggi. Costringere il bambino a mangiare controvoglia può innescare un rapporto negativo con l’alimentazione, generando rifiuto nei confronti del cibo. Questa “pressione” da parte dell’adulto, infatti, è controproducente e deve essere evitata, perché non insegna al bambino a rimanere in ascolto dei propri segnali interni di fame e di sazietà, né in accordo con le proprie preferenze alimentari. Attraverso questa modalità, infatti, il bambino prenderà dei riferimenti esterni (il piatto vuoto, la mamma o il papà accontentati, il premio promesso, eccetera) per capire se mangiare ancora o fermarsi, perdendo di fatto fiducia in ciò che sente.Non sgridarlo: Rimproverare il bambino non lo incoraggia a mangiare, anzi, potrebbe associare il pasto a un momento di tensione con la mamma o il papà. Associare il cibo a un’emozione negativa, in questa fase di crescita, potrebbe creare le basi per lo sviluppo di un rapporto disfunzionale con il cibo. Questo può generare avversioni permanenti verso quello specifico alimento o, al contrario, far percepire il cibo come “un favore” fatto al genitore e usarlo per attirare l’attenzione. Ricorda che il momento del pasto è un’occasione di amore e di apprendimento: parla al bambino mentre mangia e guardalo negli occhi, usa un linguaggio normale perché parlare in “bambinese” non aumenta la comprensione del piccolo, rivolgiti a lui dolcemente e senza fretta.Non usare ricatti alimentari: Non si ottiene molto con i ricatti, né con l’insistenza. L’atmosfera a tavola deve essere distesa, non un momento di lotta. Se il bambino percepisce che il rifiuto del cibo porta a ottenere ciò che desidera, potrebbe sviluppare un comportamento manipolativo.Rispettare l'autoregolazione: È importante non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia. Non bisogna pensare che il piccolo debba assecondare e soddisfare le aspettative degli adulti. Questa pratica potrebbe portare ad un'assunzione alimentare eccessiva rispetto ai reali bisogni e, a lungo andare, potrebbe instaurare un cattivo rapporto con il cibo. Il genitore decide cosa, quando e dove si mangia; il bambino decide quanto mangiare.

Famiglia che mangia a tavola in armonia

Evitare Errori Comuni

Non preparare un pasto alternativo immediato: Se il bambino rifiuta occasionalmente un pasto, è consigliabile saltare direttamente al pasto successivo anziché preparare una nuova pietanza. Nonostante le buone intenzioni, anche questa modalità non si rivelerà utile nel lungo periodo. Un primo messaggio che il bambino riceve indirettamente è la perdita della funzione guida dei genitori, che dovrebbero trasmettere “la regola” rispetto all’alimentazione: sono loro a dover decidere cosa è bene mangiare, non può essere una responsabilità del bambino piccolo che non ha le competenze per scegliere in maniera adeguata. In sintesi, il messaggio che recepirà il nostro bambino sarà: «Ho ragione a dubitare del risotto: la pasta in bianco o i grissini sono effettivamente più buoni!». In altre parole, l’alternativa viene elevata ancor di più e investita di un potere speciale, mentre il cibo rifiutato viene visto come ancor più disgustoso. Una buona idea è fare in modo che sul tavolo, tra le proposte per il pasto, sia presente almeno una pietanza che piaccia al bambino insieme al resto del menù da cui tutta la famiglia potrà attingere. Procedendo in questo modo, invece che proporre alternative o far decidere il menù al bambino, si rafforza anche la funzione di guida dei genitori, che lo aiutano fornendo dei limiti chiari entro i quali poter scegliere.Non cedere a ricatti alimentari o usare il cibo come premio/punizione: Evitare di utilizzare il cibo come premio, offrendo ad esempio una caramella o un gioco in cambio di cibi considerati meno graditi, rinforza l'idea che alcuni alimenti siano meno appetibili rispetto ad altri e induce il bambino a considerare l’alimentazione come un gioco. Frasi come «Se finisci tutto il pasto, avrai la cioccolata!» o «Potrai avere il biscotto quando avrai terminato le verdure» rischiano di confondere il piccolo e di far diventare il momento del pasto un terreno di lotta. Allo stesso modo, evitare di usare il cibo come punizione, punendo il bambino con la privazione di un'attività piacevole (ad esempio, giocare) in caso di rifiuto del cibo, può generare ansia e negatività durante i pasti, con il rischio di trasformare il momento del pasto in un'esperienza stressante.Evitare le distrazioni: Il pasto è un momento educativo e di condivisione tra il bambino e i genitori. Dovrebbe quindi rappresentare un momento che esclude altre attività, come giocare o guardare la televisione. Elementi di distrazione possono portare a rifiutare il cibo e a compromettere la sua capacità di comprendere l'importanza del momento del pasto. Per non distrarre il tuo piccolo "schizzinoso", spegni la televisione durante i pasti ed elimina i giocattoli a portata di mano. Insegnagli a concentrarsi piuttosto sui colori, le consistenze e i sapori del pasto.Non nascondere il cibo: Aiutare il bambino a familiarizzare con un determinato cibo significa esporlo più volte alla sua presenza, evitando di forzare l’interazione con esso o camuffarlo aggiungendolo a cibi conosciuti senza che ne sia consapevole. Nascondere il cibo porta alla diffidenza verso chi cucina, non all’accettazione dell’alimento proposto. Il fatto che compaiano “macchiette verdi” o disomogeneità, arcaicamente rimanda all’idea che il cibo possa essere contaminato, cosa che nel bambino scatena il rifiuto. Da preferire preparazioni semplici che creino un chiaro rimando all’alimento nella sua forma e nel suo sapore originari: più uno stimolo è complesso, più il bambino farà fatica a riconoscerlo, più tenderà a rifiutarlo.Non servire ai piccoli il cibo già tagliato, sminuzzato o tritato: In questo modo si rovina l’estetica e si corre il rischio di far sembrare tutto uguale.Non giudicare il bambino, soprattutto davanti agli altri: Etichettarlo come “inappetente” rischia di far avvertire al piccolo che questo suo comportamento è “sbagliato”, e il giudizio dei genitori potrebbe creare in lui un senso di colpa.Strutturare una routine alimentare: La strutturazione di una routine alimentare definita e chiara per il bambino, che si ripeta quotidianamente, risulta fondamentale. Risulta molto importante non consentire al bambino un continuo spilluzzicare tra un pasto e l’altro, attività che non permette un corretto susseguirsi del ciclo fame-sazietà. I bambini devono avvertire un giusto appetito all’inizio dei pasti, perché ciò aumenta sia la probabilità di mangiare a sufficienza sia di assaggiare nuovi cibi.Non proporre sempre le stesse cose: Non dare al bambino solo ciò che gli piace purché mangi! La sua alimentazione deve essere varia e la monotonia va evitata il più possibile. Prova a proporgli le pietanze in un piatto multi-scomparto, offri al bambino un cibo alla volta per capire quale gli piace di più, così anche tu potrai regolarti di conseguenza. «Che mangi quel che vuole, basta che mangi!», è un’altra frase che si sente dire spesso ai genitori con bambini la cui dieta è molto poco variegata. Facciamo però l’esempio di un bambino che mangia sempre e solo piccole porzioni di pasta al pomodoro poiché questa è l’unica pietanza che gusta volentieri. Continuare a offrirgli solo quel piatto, vorrà dire escludere tutto il resto. Anche il bambino che mangia poco dovrebbe essere esposto a una moltitudine di sapori, odori, gusti e pietanze.

L'Importanza di una Dieta Varia ed Equilibrata e il Supporto degli Integratori

Ricorda sempre che una dieta per bambini deve essere più variegata possibile, e includere cereali, verdure, latte e yogurt, carni magre e pesce per evitare importanti carenze di vitamine, minerali e ferro. Variare l’alimentazione in presenza di un rifiuto può incoraggiare il bambino a provare cose nuove. Come dice la dottoressa Giovanna Russo, pediatra, "i bambini non devono mangiare di più perché devono crescere!".

Consigli per un'Alimentazione Ricca di Micronutrienti

Assumere tutti i micronutrienti di cui abbiamo bisogno è fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Ecco alcuni consigli utili:

  1. Segui un’alimentazione varia, di tipo mediterraneo: Questo modello alimentare è riconosciuto per i suoi benefici sulla salute generale e per la ricchezza di nutrienti.
  2. Rispetta la stagionalità di frutta e verdura: I prodotti di stagione sono più ricchi di nutrienti e hanno un sapore migliore.
  3. Limita il sale aggiunto e i prodotti industriali che ne contengono molto: Quel poco che usi sceglilo iodato e insaporisci con erbe aromatiche e spezie.
  4. Cerca di utilizzare “trucchi” per aumentare la biodisponibilità dei nutrienti: Ad esempio, associa legumi e agrumi per facilitare l’assimilazione del ferro non-eme.
  5. Ricorda che, a seconda della tipologia, anche l’acqua può essere buona fonte di minerali.
  6. Non lasciare troppo in frigorifero i vegetali freschi, cucinali o consumali entro pochi giorni dall’acquisto: La conservazione prolungata può ridurre il contenuto vitaminico.
  7. Utilizza cotture non troppo “aggressive” per i tuoi alimenti: Cotture dolci preservano meglio i nutrienti.
  8. Leggi le etichette e scegli anche alimenti fortificati quando necessario, sotto consiglio del pediatra.
  9. Regola le tue scelte alimentari anche in base alle necessità del momento o della fase di vita: gravidanza o menopausa, livelli di attività fisica elevati, o periodo di particolare stress richiedono attenzioni specifiche.
  10. Se sei in salute e segui un’alimentazione varia e bilanciata gli integratori spesso non sono necessari, neppure se fai sport.

Preferibilmente, usare olio extra-vergine di oliva per le preparazioni.

Quando e Quali Integratori

Se il Pediatra lo riterrà opportuno, dopo aver escluso cause patologiche e valutato eventuali carenze, potrebbe suggerire l’uso di specifici integratori. Questi non andranno a sostituire il pasto, ma aiuteranno a colmare eventuali carenze nutrizionali. Ecco alcuni integratori utili in base alle specifiche esigenze del bambino:

  • Le Vitamine del gruppo B (in particolare B1, B2, B3, B5, B6, B7, B9, B12) sono coinvolte principalmente nel metabolismo energetico, nel buon funzionamento del sistema nervoso e nel metabolismo del ferro.
  • La Vitamina C supporta il sistema immunitario e il normale funzionamento delle ossa.
  • Lattoferrina e zinco non sono vitamine né macro o micronutrienti essenziali ma svolgono un ruolo chiave nel sostegno al sistema immunitario e alla crescita del bambino.
  • La Pappa reale è un rimedio naturale comunemente impiegato nei bambini e ragazzi inappetenti. Si tratta di una sostanza prodotta dalle api, ricca di macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e vitamine. È nota per le sue proprietà energizzanti, favorisce il metabolismo e stimola l’appetito.
  • Per i bambini che non mangiano a causa di disturbi intestinali, si può ricorrere a un integratore naturale a base di fermenti lattici vivi (Saccharomyces Boulardii), utili a favorire l’equilibrio della flora batterica e ripristinare il corretto funzionamento dell’intestino.

I genitori spesso ricorrono a queste pressioni perché spaventati dall’idea che il loro bambino non stia mangiando a sufficienza o che addirittura possa incorrere in gravi carenze nutrizionali. Spesso invece sembra che il bambino non mangi a sufficienza quando in realtà, se lasciato libero di scegliere ciò che gli piace e accetta di mangiare, riesce a coprire i propri fabbisogni calorici, non creando ostacoli alla crescita. In ogni caso, il mio consiglio è di non stressare troppo il bambino e obbligarlo a mangiare, prima o poi la fame gli tornerà. Dai due anni fino alla pubertà il tessuto adiposo si espande progressivamente per un lento aumento numerico degli adipociti (le cellule del tessuto adiposo, cellule ripiene di grasso). I bambini più piccoli è meglio che siano seguiti dal pediatra, con anche la parte di svezzamento. È molto importante per il genitore verificare che il bambino stia effettivamente mangiando poco e che non siano le aspettative dell’adulto ad essere poco realistiche per le necessità del piccolo. Se il tuo bambino mangia poco da diversi giorni, è giusto farsi delle domande, ma ricordati che un bambino non si lascerà mai morire di fame. La maggior parte delle volte si tratta di fasi transitorie, ma una valutazione pediatrica aiuta a escludere cause mediche o a orientare verso eventuali percorsi di supporto.

tags: #bambino #non #mangia