La giornata volge al termine, il lavoro viene messo da parte, la cena è servita, le luci si affievoliscono, magari anche il programma tv è finito e l’unico desiderio è quello di andare a dormire, ma non è così per il vostro bambino. Lui non ne vuole proprio sapere di dormire, magari è anche visibilmente stanco ma sembra provarle tutte pur di resistere all’addormentamento: lascia più volte la sua camera da letto per bere un bicchiere d’acqua, per andare in bagno, per infilarsi nel lettone o magari vi chiama in continuazione per avere l’ennesimo bacio della buonanotte, per farsi raccontare un’altra storia, per lamentare insoliti malesseri apparentemente ingiustificati, per chiedervi di giocare ancora, per dirvi che gli è venuta fame oppure, nella peggiore delle ipotesi, inizia a piangere.
Quante volte vi siete trovati in questa situazione? Partiamo con una precisazione: l’autonomia del bambino nell’addormentamento fa parte del processo di crescita, quindi così come insegniamo al nostro bambino a mangiare, vestirsi, lavarsi da solo è importante insegnargli anche a dormire da solo. Indubbiamente si tratta di un momento delicato, poiché alcuni bambini potrebbero essere particolarmente spaventati all’idea di restare soli la notte, avendo timore del buio, dei mostri, dei ladri, ecc.

Comprendere le radici della resistenza
È importante, dunque, che il genitore dimostri fermezza e serenità al tempo stesso, ricordando che i bambini accettano tutto ciò che i genitori hanno già accettato. Quando un pre-adolescente (10-14 anni) ha paura di stare da solo la notte non serve allarmarsi immediatamente. Si tratta di una paura legittima che prova un gran numero di ragazzi. La notte è il momento in cui si va a dormire e, da un punto di vista psicologico, è il momento in cui ci si separa dalle proprie figure di riferimento e da tutto ciò che ci è caro.
Dormire da soli significa indipendenza. Vogliamo che i nostri figli si sentano fiduciosi, capaci di rilassarsi sapendo che sono al sicuro e di chiedere aiuto quando non stanno bene, ma anche in grado di trovare conforto da soli quando sono preoccupati per problemi minori. La preadolescenza è un periodo evolutivo molto particolare in cui avvengono enormi cambiamenti, di tipo fisico ma soprattutto di tipo psicologico. I ragazzi in questa fase della vita si trovano in una situazione davvero difficile: sono impegnati a lasciarsi alle spalle la vecchia identità di bambini perché alla ricerca di una nuova identità di ragazzi. Questa transizione, anche se attraente, è indefinita e quindi porta con sé incertezze e preoccupazioni.
Il ruolo dell’atteggiamento genitoriale
Il modo in cui il genitore propone al proprio figlio un’attività la dice lunga su come il genitore per primo stia vivendo quel momento e ciò può influenzare l’atteggiamento del bambino. Ad esempio, dire ad un bambino “Ti va di provare a dormire da solo o hai paura?” lascia intendere delle titubanze da parte del genitore, laddove anch’egli sembrerebbe poco certo dalla capacità del bambino a dormire solo. Un bambino che percepisce il proprio genitore insicuro difficilmente riuscirà ad affrontare il compito con serenità.
Diverso è dire “Stai diventando grande e quando si cresce si dorme da soli nel proprio letto, capisco che all’inizio può essere un po’ difficile, ma questa cosa va proprio fatta…”. Una proposta di questo tipo veicola un duplice messaggio: da un lato il genitore comprende e accoglie eventuali difficoltà da parte del figlio, ma al tempo stesso si mostra fermo e deciso nelle sue intenzioni, trasmettendo al bambino maggiore sicurezza.

Strategie pratiche per una nanna serena
Per favorire il distacco, è essenziale creare un ambiente e una routine che diano sicurezza. Alcune pratiche di accudimento particolarmente rilassanti possono accompagnare il bambino nel passaggio dalla veglia attiva alla quiete. Questi rituali possono cambiare a seconda dell’età, ma solitamente riguardano raccontare una storia, cantare una ninna nanna, ascoltare la musica del carillon, fare un bagno caldo, scambiarsi le coccole della buonanotte o bere una bevanda rilassante (priva di caffeina).
È importante che tali pratiche siano quanto più regolari e prevedibili. I bambini, proprio come gli adulti, trovano conforto nella prevedibilità. Una routine serale ben strutturata offre punti di riferimento chiari che danno ritmo alla loro giornata. Per aiutare il bambino a visualizzare e interiorizzare la routine, si può creare un pannello illustrato, semplice e divertente da seguire.
L’importanza dell’ambiente
I rituali pocanzi citati difficilmente funzioneranno in un ambiente iperstimolante. Oggi giorno i bambini sono sottoposti a molti stimoli, dai classici giochi sonori o luminosi, alla televisione, fino ad arrivare a smartphone e tablet. È bene però che l’ambiente di sonno sia privo di questi elementi che potrebbero distrarre ed eccitare il bambino, interferendo con la sensazione di rilassamento che accompagna l’addormentamento. Si consiglia, quindi, di avvisare il bambino che di lì a qualche minuto il gioco si deve concludere, abbassando gradualmente il volume di televisione e radio, moderando il tono di voce e affievolendo le luci.
Gestire il co-sleeping prolungato
Dormire a letto insieme è una pratica comune in molte famiglie, soprattutto quando i bambini sono piccoli e hanno bisogno di maggiore vicinanza ai genitori. Tuttavia, man mano che i bambini crescono, la situazione può diventare difficile. Se dormire insieme è una pratica di lunga data, può essere difficile rompere la routine. Il co-sleeping prolungato oltre i 2 anni e senza limiti può causare attaccamento emotivo.
Quando si parla di co-sleeping con i bambini più grandi, è importante identificare le cause dietro questa resistenza a dormire da soli e trovare una soluzione che rispetti i loro sentimenti, incoraggiando al tempo stesso la loro indipendenza. Se vostro figlio continua ad avere notevoli difficoltà, è importante che siate entrambi a parlare con lui e a farle capire che avete lo stesso parere e la stessa necessità. La chiave è ascoltare i bisogni di vostro figlio, in modo che senta che le sue emozioni sono convalidate e rispettate, promuovendo al contempo la sua indipendenza e autostima.
SONNO dei bambini: le 5 regole per fare la nanna. Cosa dicono i Pediatri.
Tecniche per facilitare il passaggio all’autonomia
Se le semplici rassicurazioni non bastano a far addormentare il bambino, si possono adottare tecniche più strutturate. Una possibilità è la visita cadenzata: mettete il bambino nel proprio letto, rivolgetegli qualche parola rassicurante mentre lo accarezzate dolcemente, poi lasciate la stanza, anche se lui protesta. Dopo 10 minuti rientrate nella stanza, se il bambino non è tranquillo fatelo sdraiare, accarezzatelo sulla schiena e tranquillizzatelo, poi uscite nuovamente dalla stanza. Il tutto va ripetuto ogni dieci minuti finché il bambino non si addormenta.
Parallelamente, è utile curare lo spazio vitale del bambino. Spesso oggetti quali peluche o copertine accompagnano i bambini durante il sonno; questi speciali compagni di letto fungono da oggetti transizionali: morbidi e impregnati di odori familiari, aiutano il bambino a sentirsi meno solo e a tollerare la momentanea separazione dai genitori. Anche la scelta dei mobili può fare la differenza: offrire al bambino un letto estraibile o una cameretta personalizzata rafforza il senso di appartenenza al proprio spazio, un aspetto fondamentale per promuovere l’autonomia prima di andare a dormire.
Il legame tra veglia e sonno
La serenità della notte dipende molto anche da come il piccolo passa le ore di veglia. Il gioco, ad esempio, è un’attività che rende il bambino indipendente, per questo è importante che il genitore lasci giocare il proprio figlio da solo in modo che possa vivere l’esperienza della libera scelta delle proprie azioni. Se impara a stare solo giocando, riuscirà più facilmente a stare da solo di notte.
Inoltre, i genitori giocano un ruolo importante: spesso l'ansia da separazione può essere presente tanto nei figli quanto nei genitori. Sempre più spesso la sera è l’unico momento in cui la famiglia si riunisce, in cui si può interagire e condividere momenti, e questo può essere un bisogno sia del bambino che dei genitori, che può portare a posticipare l’orario della nanna. È importante, dunque, che il genitore sia consapevole di come alcuni di questi “sensi di colpa” possano influenzare i propri comportamenti e di riflesso quelli del proprio bambino.

Affrontare le crisi notturne
È normale che il bambino esprima le sue emozioni quando introduci nuove regole per andare a dormire. Questi pianti e queste proteste sono una fase naturale: sta testando i limiti per assicurarsi che il contesto resti stabile e rassicurante. La chiave per affrontare questa transizione è la coerenza, sera dopo sera.
Se il bambino chiama perché ha fatto un brutto sogno, è preferibile non accendere la luce, ma stargli vicino accarezzandolo e rassicurandolo. Se ha paura del buio, lasciare una lucina accesa può essere d’aiuto, purché non proietti ombre spaventose sulle pareti della stanza. In caso di pianti forti o crisi, aprite dolcemente la porta e ripetete con calma la stessa frase, come: “Capisco che è difficile, ma sei al sicuro e puoi dormire ora”. Non restate nella stanza e allontanatevi senza aspettare una risposta. Il vostro obiettivo è aiutarlo a capire che può addormentarsi serenamente, costruendo un percorso graduale basato su un rapporto di fiducia profonda e rispetto reciproco.