Quando un bambino ride senza motivo apparente: decodificare il comportamento infantile tra neuroscienze e relazioni

Nella quotidianità della relazione con bambini e bambine sono innumerevoli le situazioni complesse che, come adulti, abbiamo bisogno di affrontare. Tra le tante, una di quelle più sfidanti per genitori e professionisti accade quando i bambini ridono in faccia quando vengono “sgridati”. Questa reazione, che spesso genera frustrazione e senso di impotenza nell’adulto, nasconde dinamiche neurobiologiche e relazionali che meritano di essere esplorate con profondità, superando i vecchi pregiudizi educativi.

bambino che ride durante un rimprovero

L’origine del “problema”: il peso dei retaggi culturali

Il modello interpretativo classico che portiamo con noi da anni ci fa pensare: “Ecco, vedi: io lo sgrido e lui cosa fa? Mi ride in faccia, mi manca di rispetto, mi sfida e mi provoca, mi prende in giro come se io non avessi autorità”. Questa chiave di lettura è un modello che abbiamo ereditato dalle pratiche educative vissute quando eravamo bambini e bambine. A nostri tempi - mi riferisco soprattutto alla generazione dei Boomer - i genitori o gli adulti che si occupavano di noi avevano una visione viziata nei confronti dei bambini. Era radicata nelle loro menti l’idea che da parte nostra fosse sempre presente una presa di posizione intenzionale, una mancanza di rispetto e uno scarso riconoscimento dell’autorità dell’adulto. Di conseguenza, abbiamo assorbito un copione educativo che ha plasmato il modo di interpretare la risata come un atteggiamento irrispettoso, lo abbiamo assimilato tale e quale, senza mettere in discussione ciò che gli adulti pensavano di noi.

Il cambio di sguardo: la teoria polivagale

I bambini in età prescolare fanno molta fatica a trovare le parole opportune per dire, ad esempio, “Non ti sto mancando di rispetto. Ora ti spiego perché mi sono comportato così”. Sta a noi provare a cambiare prospettiva, avvalendoci del supporto delle neuroscienze. La teoria polivagale ci aiuta a comprendere meglio questo atteggiamento: l’essere umano funziona in modo differente a seconda delle diverse situazioni che attraversa.

Il sistema di coinvolgimento sociale è una modalità di funzionamento del nostro sistema nervoso autonomo che ci permette di entrare in una relazione favorevole con un’altra persona quando ci sentiamo al sicuro: è un sistema universale che ci consente di connetterci gli uni con gli altri. Quando l'adulto riprende il comportamento “non adeguato” di un bambino, agisce con una prosodia vocale specifica (cambia il tono della voce), modifica la mimica facciale diventando serio e si irrigidisce nel corpo. Il bambino, che nasce programmato per leggere le sfumature infinite della comunicazione non verbale, capisce subito che non siamo contenti di quello che ha fatto. Percepisce una rottura nella connessione e mette in atto in modo intelligente il suo sistema di coinvolgimento sociale per cercare di riconnettersi.

schema del sistema nervoso autonomo e interazione sociale

Il sorriso come tentativo di riparazione

Sin da piccoli, i bambini sperimentano situazioni in cui, quando sorridono a un adulto, ricevono un sorriso in cambio. Quando sentono la rottura della relazione e perdono la connessione con l’adulto, cercano il prima possibile di ripristinarla. Il sorriso dei bambini, quello che leggiamo come “riderci in faccia”, non è una mancanza di rispetto, una provocazione o una sfida, ma è una risposta intelligente, istintiva e intuitiva per provare a ricollegarsi. Non c’è alcuna malevolenza o volontà di manipolazione, c’è solo il desiderio di riparare una situazione di rottura. Anche noi adulti ricorriamo al sistema del coinvolgimento sociale in modo istintivo per cercare di recuperare una situazione di disagio: quante volte ci è capitato di ridere dal nervosismo per alleggerire una tensione?

Come gestire il momento del rimprovero

Ciò non significa che non daremo i necessari confini al loro comportamento. Ricordiamo che il rapporto tra genitore e figlio non deve intendersi come lotta di potere, ma come incontro dove entrambe le parti hanno la possibilità di esprimere i propri bisogni. Ecco alcuni punti fondamentali:

  • L’importanza del messaggio: Se urliamo da una stanza all’altra è possibile che nostro figlio non possa prenderci in considerazione. È importante avvicinarci, mettersi allo stesso livello, abbassarci, prendergli le mani e guardarlo negli occhi.
  • Fermezza accogliente: Il “no” può essere affermato con la calma e l’amorevolezza, ma allo stesso tempo con autorevole fermezza. Lo sguardo deve essere concentrato, senza scivolare in risatine ma evitando il tono di voce alto e la postura aggressiva.
  • Ascolto: Il bambino ha bisogno di capire che viene compreso dal genitore e che non sta subendo un ordine cieco. Una volta ascoltate le motivazioni, è fondamentale restare fermi sulla regola.

Il compito dell’adulto è accompagnare il bambino durante la sua crescita, facendogli capire che quel “no” è stato necessario per formarlo. Se nel momento del richiamo siamo noi per primi titubanti, quel rimprovero non ha nessuna valenza.

I 3 Step per comunicare con tuo figlio in modo che ti ascolti.

Considerazioni sullo spettro autistico

È importante distinguere queste dinamiche relazionali dalle reazioni proprie di un bambino con disturbi dello spettro autistico. L’autismo è una condizione del neurosviluppo che dura tutta la vita. Alcuni soggetti autistici descrivono di provare iperempatia, che può causare esaurimento emotivo e conseguente ritiro dalle relazioni. Se un bambino con diagnosi di autismo presenta attacchi di risata incontrollata, è utile evitare di mostrarsi infastiditi, poiché ciò servirebbe solo a mortificarlo. Si può provare a chiedere cosa lo faccia ridere, cercando di condividere il momento, o tentare di distrarlo proponendo un’attività specifica, come l’uso di un album di fotografie che riporti a riferimenti rassicuranti e conosciuti.

Lo sviluppo del contatto visivo e sociale

Comprendere il comportamento infantile significa anche conoscere le tappe dello sviluppo. Intorno ai 20 giorni di vita, i neonati iniziano a fissare lo sguardo su oggetti o persone di interesse; questa pietra miliare è il "sorriso sociale", che compare prima dei due mesi di età. Il contatto visivo permette lo sviluppo di capacità comunicative: guardando le altre persone possiamo dedurre il loro stato d'animo. Il sistema nervoso ha una capacità plastica, ovvero la possibilità di stabilire nuove connessioni per riparare un guasto. Questa capacità, man mano che cresciamo, diminuisce. Lo sviluppo può essere immaginato come una scala a chiocciola, la cui base è l'asse dell'apprendimento comunicativo e dello sviluppo socio-emotivo.

grafico dello sviluppo sociale infantile

Indicatori di crescita e comunicazione

Il percorso di crescita è caratterizzato da diverse fasi che ogni genitore dovrebbe osservare:

  • Fino ai 3 mesi: Il gioco preferito è tutto ciò che si sente nel proprio corpo: carezze, sussurri. Il bambino inizia a tenere la testa e a imitare i movimenti del viso.
  • Dai 4 ai 6 mesi: Il bambino scopre che sorridere e cercare di parlare attira l'attenzione delle persone. Inizia a distinguere i volti familiari.
  • Dai 12 ai 18 mesi: Compaiono le prime parole e la capacità di imitare gli adulti nel gioco di finzione (fingere di parlare al telefono, dar da mangiare a una bambola).
  • A 2 anni: Il bambino corre, usa frasi semplici e comprende meglio i gesti, esprimendo una gamma più ampia di emozioni come giocosità, rabbia e tristezza.

È fondamentale ricordare che le linee guida sullo sviluppo sono solo degli indicatori di un corretto percorso di crescita e non indicano necessariamente la presenza o l’assenza di una condizione particolare. L’osservazione quotidiana, unita alla capacità dell’adulto di mettersi in gioco e di rimettere in discussione le proprie reazioni automatiche, rappresenta il fulcro per costruire una relazione solida, basata sulla fiducia reciproca e sulla comprensione profonda dei bisogni, anche quando questi si manifestano sotto forma di una risata inaspettata durante un momento di tensione.

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