Il fenomeno migratorio verso le isole Canarie ha raggiunto dimensioni che interrogano la coscienza collettiva, trasformando l’arcipelago spagnolo nel teatro di una delle crisi umanitarie più silenziose e devastanti del nostro tempo. Il più grande naufragio che ha avuto luogo sulle coste delle isole Canarie da trent’anni a questa parte non ha ancora un computo definitivo delle vittime. La rotta atlantica, o dell’Africa occidentale, è stata definita dall’ong Caminando Fronteras come il tratto «più mortale» per chi tenta di raggiungere l’Unione europea in assenza di canali d’ingresso legali.

La cronaca dei naufragi e il rischio di morte in mare
Nella notte fra venerdì e sabato due navi del Salvamiento marítimo, la guardia costiera spagnola, hanno cercato di soccorrere una imbarcazione con una ottantina di persone a bordo, provenienti da Mali, Mauritania e Senegal. Avevano viaggiato per sei giorni dalle coste mauritane, e negli ultimi non avevano più a disposizione né cibo, né acqua. Il salvataggio era complicato dalle condizioni del mare e dalla scarsa visibilità, la barca si è rovesciata su un lato e l’equipaggio è riuscito a portare in salvo 27 persone (di cui 4 minori) e recuperare 9 cadaveri (di cui un minore).
Da sabato e per tre giorni sono stati attivati elicotteri e navi della Guardia Civil per cercare di recuperare i cadaveri: ma in quel punto, a meno di 8 km dalla costa della piccola isola di El Hierro, la profondità del mare è di circa 1000 metri. Le speranze di trovare qualcuno vivo sono nulle, ma anche recuperare i corpi delle vittime sembra molto difficile. Domenica sono stati recuperati solo oggetti personali dei naufraghi. Il piccolo è spirato fra le braccia della madre, vinto dal vento gelido dell'Atlantico: quando sono giunti i soccorsi era troppo tardi. È uno stillicidio senza fine di vite spezzate lungo la rotta delle Canarie.
L'impatto sui minori e il dramma delle famiglie
L'UNICEF stima che 11.600 bambini - una media di 428 bambini a settimana - sono arrivati sulle coste dell'Italia dal Nord Africa da gennaio 2023, ma la rotta atlantica non è da meno in quanto a tragicità. Secondo il rapporto “Monitoraggio del diritto alla vita” del 2024, sulla rotta atlantica sono morte almeno 9.757 persone. In tutto «10.457 persone morte o disperse, una media di 30 al giorno», tra cui 1.538 bambini e adolescenti.
Molti naufragi durante la traversata non lasciano sopravvissuti o non vengono registrati, rendendo praticamente impossibile verificare il numero reale di bambini morti, probabilmente molto più alto. Una donna, il cui madre e sorella stavano cercando di compiere il viaggio, ha raccontato: «Mia madre è partita da Tan Tan con mia sorella di 10 anni. Voleva proteggerla, ecco perché ha dovuto partire. Non abbiamo più sentito nulla da loro dal 3 novembre… Mia madre voleva solo proteggere mia sorella e ora è morta».
LIPA: Tra i disperati della rotta balcanica (Documentario)
Le condizioni di accoglienza nelle Canarie
Le strutture dell’arcipelago sono ben oltre il limite di sopportazione, con più del triplo delle persone rispetto al previsto: circa seimila i minori. Negli ultimi anni le Isole Canarie sono sommerse da arrivi di migranti minori non accompagnati. Come riferisce El País, in un’inchiesta sull’accoglienza dei minori nelle isole spagnole, si tratta di circa 5.600 arrivi, in confronto a una capacità di accoglierne al massimo 2mila. Questa situazione sta creando grossi problemi nella vita dei minori: si denunciano abusi, violenze e anche una condizione di vita non dignitosa.
«Mia madre mi chiede se sto studiando, se sto facendo qualcosa, se sto bene, e io le mento per farla stare tranquilla perché sono stato rinchiuso qui per nove mesi senza fare assolutamente nulla», racconta Sam. Tra le criticità che si riscontrano c’è la mancanza di accesso alle strutture educative o di formazione lavorativa e la quasi totale inesistenza di attività per i ragazzi, che spesso passano le giornate a non fare nulla e, dopo 9 mesi in Spagna, ancora non sanno la lingua.
La gestione politica e la "necropolitica"
Il governo, nel frattempo, con l’aiuto dei tribunali, ha bloccato temporaneamente il nuovo protocollo adottato dal governo canario per i minori non accompagnati, che avrebbe reso la loro accoglienza nelle Canarie ancora più difficile di quanto già non sia. Il numero di vittime documentate alla frontiera euro-africana occidentale è tragicamente aumentato del 58% tra il 2023 e il 2024. Questo allarmante aumento segna l’impatto devastante di quella che viene definita “necropolitica“, dove le politiche governative danno priorità al controllo della migrazione rispetto al diritto fondamentale alla vita.
Caminando Fronteras sottolinea che il 69% delle tragedie è stato causato dalla mancata azione dei servizi di ricerca e soccorso. I principali problemi includono il fallimento nell’attivare mezzi di ricerca (27%), ritardi (17%), mancanza di coordinamento tra i paesi (10%) e nessun soccorso nonostante le posizioni note (15%). Le autorità spagnole sono state accusate di ostacolare i test del DNA e di trattenere informazioni, lasciando le famiglie disperate per ottenere risposte e vulnerabili alle truffe.
Il contesto internazionale e le partnership
L’approccio delle partnership con i Paesi terzi, sostenuto dall'Unione Europea, prosegue in stretta collaborazione con l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. «Al fine di prevenire la perdita di vite e ridurre la pressione sulle frontiere esterne europee, saranno intensificati partenariati e cooperazione reciprocamente vantaggiosi con i Paesi di origine e di transito», si legge nei documenti programmatici dell'UE.
Tuttavia, le ong denunciano come il focus sull’intercettazione delle imbarcazioni, piuttosto che sul soccorso delle vite, abbia spostato la responsabilità delle operazioni verso paesi terzi con risorse limitate. Nel frattempo, il flusso di migranti non si ferma: tra domenica e ieri, sono arrivate altre 158 persone a bordo di due precarie imbarcazioni nella rotta che in questo momento concentra la maggior parte degli arrivi in Spagna, e che è considerata la più rischiosa.

La violenza istituzionale e le barriere all'asilo
La politica migratoria del governo è messa in discussione anche per la gestione dei rifugiati saharawi. Da settimane, sono rinchiusi nelle sale dell’aeroporto di Madrid Barajas decine di richiedenti asilo, a cui il governo socialista ha dato le spalle. L’ACNUR ha chiesto ripetutamente al governo spagnolo di dare protezione a questi attivisti, la cui vita è in pericolo, ma l’esecutivo ha fatto orecchie da mercante. L’avvocata Fatma El Galia racconta che persino il diritto basilare a un interprete è negato ai richiedenti asilo: il ministero ha fornito una persona che parla dariya, la variante dialettale dell’arabo marocchino, ignorando le specificità dei richiedenti.
L'UNICEF continua a lavorare per sostenere i Paesi nel rafforzamento dei sistemi nazionali di protezione dell'infanzia, di protezione sociale e di migrazione e asilo, per prevenire e mitigare i rischi che i bambini corrono durante gli spostamenti. La disumanizzazione sistemica di coloro che cercano sicurezza dalla guerra e dalla violenza trasforma la migrazione in una statistica, dimenticando che dietro ogni numero - che si tratti di un bambino disperso o di una madre in attesa di notizie - c'è una tragedia umana irrisolta.