Togliere il pannolino è una tappa fondamentale nello sviluppo di ogni bambino, spesso atteso con una miscela di ansia e aspettative da parte dei genitori. Questa fase, che segna un passo significativo verso l'autonomia, è intrisa di delicatezza e richiede una comprensione approfondita delle dinamiche evolutive che caratterizzano i primi anni di vita del bambino. L'abbandono del pannolino non è semplicemente un atto fisico, ma rappresenta l'acquisizione di importanti competenze sul controllo del proprio corpo e l'inizio di un percorso verso una maggiore indipendenza. È una delle prime grandi conquiste dell’autonomia per il bambino, ma anche una delle fasi che più mette in difficoltà i genitori, richiedendo pazienza, osservazione e un approccio personalizzato.
Quando il Bambino è Pronto: Segnali di Maturità e Variazioni Individuali
La domanda più frequente che i genitori si pongono è: qual è l’età giusta per togliere il pannolino? Da un punto di vista biologico non esiste un’età precisa in cui il bambino è pronto. Secondo l’Accademia Americana di Pediatria (AAP, 2016), la maggior parte dei bambini raggiunge la maturazione neurologica necessaria per controllare gli sfinteri tra i 18 mesi e i 3 anni. Questo non significa che lo spannolinamento debba avvenire entro una data precisa, poiché alcuni bambini sono pronti prima, altri hanno bisogno di più tempo. La soglia dei 24 mesi è soltanto un limite convenzionale: un bimbo può essere pronto a 18 mesi come a 25, sapendo che quando sale e scende le scale con sicurezza ha raggiunto un buon controllo muscolare e, quindi, anche sfinterico.
Solitamente è tra i 18 e i 24 mesi che il piccolo sviluppa la capacità di controllare gli stimoli, tuttavia è importante sapere che alcuni bambini non sono pronti fino ai 4 anni e che ciò non deve assolutamente preoccupare. È cruciale affrontare lo spannolinamento come un percorso positivo e sereno, senza punizioni o pressioni. Esistono inoltre situazioni in cui il processo di transizione dall’uso del pannolino può risultare notevolmente differente, come ad esempio nei casi di bambini autistici o di bambini che non parlano e non sono quindi in grado di comunicare verbalmente i loro bisogni.
A partire dai 18 mesi circa, i bambini iniziano ad acquisire maggiore consapevolezza di sé e del proprio corpo e, insieme a questo, dei propri stimoli e bisogni. Molti bimbi, pur non sapendo ancora parlare, riescono a far comprendere alla loro mamma di aver fatto pipì o cacca, ad esempio toccandosi il pannolino. Iniziano anche a nascondersi e cercare la propria privacy quando ne sentono il bisogno, segnali che indicano una crescente consapevolezza dei loro processi corporei. È fondamentale riconoscere e assecondare questi segnali, senza mai forzare i ritmi naturali del bambino, poiché ognuno ha tempi che dobbiamo rispettare.

Uno studio dei ricercatori Thomas e Chess nei primi anni cinquanta ha sottolineato come nella fase dello spannolinamento incida non solo la maturità raggiunta, ma anche il temperamento del bambino, che gli autori dividono in 3 categorie: facile, lento a scaldarsi e vivace/difficile. Questa distinzione evidenzia come l'approccio debba essere modulato in base alla personalità del piccolo. Se è un bambino di buon temperamento, accetterà presto la novità e comincerà ad abituarsi anche soltanto al gesto e a una certa routine. Se invece abbiamo a che fare con un bambino più ‘lento a scaldarsi’, ci vorrà molta pazienza e non dovremo attenderci risposte immediate.
Il Ruolo dei Genitori: Tempi, Aspettative e Approcci
Diciamoci la verità, il momento dello spannolinamento per i genitori, soprattutto per le mamme (non me ne vogliano i papà, ma nella maggior parte dei casi sono loro che se ne occupano), può essere un momento stressante che mette a dura prova i nostri nervi e la nostra pazienza. Quante volte vi è venuta voglia di urlare o di rimettere al vostro bimbo il pannolino dopo l’ennesima pipì sul divano? Come darvi torto? Ci sono momenti in cui ci si sente davvero stanchi, sconfitti, ci sembra che togliere questo pannolino sia impossibile, che forse non sia il momento. E se davvero non fosse il momento?
Quando cerchiamo informazioni sullo spannolinamento, troviamo tantissimi articoli, davvero utilissimi, che ci danno ottimi pratici suggerimenti per affrontare al meglio questa delicata fase, tanto per il bambino quanto per il genitore. Tuttavia, c'è una concezione, da parte di noi genitori, che debba essere una nostra scelta quella di rendere i nostri bambini autonomi nell’espletazione dei loro bisogni. Quante volte abbiamo sentito dire ad altre mamme o pensato noi stesse “quest’estate le/gli tolgo il pannolino!”? Noi decidiamo che debba accadere dopo i 2 anni, ma prima dei 3 (complici le imposizioni delle scuole dell’infanzia che richiedono che il bambino all’ingresso sia autosufficiente), e che debba avvenire d’estate perché è più facile pulire tutto e la biancheria si asciuga più velocemente.
Se avessimo scelto noi il momento in cui era bene togliere il pannolino al nostro piccolo, ma questo non coincidesse con i suoi tempi, capite bene che questo può generare in noi un sentimento di frustrazione per la difficoltà di ottenere buoni risultati in tempi brevi e, soprattutto, per il fatto che, probabilmente, ci interfacciamo con un bambino che si mostra (comprensibilmente) più infastidito del solito e quindi più difficile da gestire. Rischiamo così di entrare in un circolo vizioso in cui la nostra frustrazione infastidisce il piccolo il cui atteggiamento può, a sua volta, alimentare in noi l’ansia e il nervosismo, che indispone ancora una volta il bambino.
E se, invece, accadesse il contrario? Se il bambino ci inviasse dei segnali prima di quanto ci aspettassimo e, proprio perché non ancora psicologicamente pronte ad affrontare questa fase, lasciassimo “passare quel treno” in attesa di momenti “migliori” (per noi, ma magari non per i nostri piccoli)? Eh sì, capita anche questo! A volte i genitori non sono abbastanza motivati ad affrontare questa fase, per svariate ragioni (impegni di lavoro, impegni/problemi personali, aspettative e progetti che non coincidono con la realtà, stagione non favorevole, ecc..) e, invece, il proprio bimbo inizia precocemente (rispetto alle aspettative genitoriali) a dare segnali di comprensione dei propri stimoli e bisogni. Se uno o entrambi i genitori pensano che quello non sia il momento adatto, perché sentono di non potersi dedicare allo spannolinamento come vorrebbero, lasceranno quei bisogni inascoltati e il bambino, che non riceverà dei feedback di riconoscimento, continuerà ad affidarsi alla sicurezza del pannolino e, passato del tempo, potrebbe poi dover reimparare con meno naturalezza e gradualità a riconoscere quegli stimoli e a controllarli. Vale davvero la pena lasciar correre o sarebbe meglio assecondare la sua naturale disposizione?
Autismo, crisi, comportamento oppositivo, stereotopie. Cause e soluzioni.
Infine, rispetto alla motivazione genitoriale, vorrei aggiungere una cosa. Ci sono delle volte in cui il percorso di spannolinamento viene sì intrapreso, ma non con particolare decisione. Faccio un pratico esempio: finalmente decidiamo di togliere il pannolino di giorno e mettiamo la mutandina; i primi giorni di solito si sta a casa per arginare più efficacemente possibile i probabili “incidenti di percorso”, ma prima o poi si dovrà pur uscire! Alcuni genitori temono questo momento, per cui fuori da casa mettono al bimbo il pannolino trainer a mutandina (ottimo escamotage laddove venga concepito sempre come una mutandina). Adesso immaginate questa scena: siete in un centro commerciale in giro per negozi, state provando un bel paio di scarpe e i bagni sono lontani. Oppure: siete in autostrada e la stazione di servizio è lontana kilometri. Improvvisamente il vostro bimbo vi guarda ed esclama: “Pipììììì”. Qual è la soluzione più facile e immediata che vi viene in mente, visto che comunque indossa ancora il pannolino? Rispondere: “Amore, non possiamo andare, per questa volta falla nel pannolino!”. Bene, un atteggiamento di questo tipo può generare confusività nel vostro bambino, che non riuscirà a distinguere quando farla “addosso” e quando nel vasino.
Metodi e Approcci allo Spannolinamento: Dalla Tradizione all'EC
Nel corso del tempo l’età e i metodi con cui togliere il pannolino sono cambiati. I piccoli venivano costretti a orari fissi sul vasino fino all’evacuazione, subendo sgridate e punizioni con effetti spiacevoli dal punto di vista emotivo, relazionale e fisico. Una svolta avvenne con il pediatra Thomas Berry Brazelton, il quale propose un approccio all’educazione al vasino “centrato sul bambino”. L’Accademia Americana di Pediatria consiglia di cominciare dai 18-24 mesi di età. Negli ultimi decenni si è sempre sostenuto che prima dei 24 mesi non fosse consigliabile iniziare l’educazione al vasino, spesso posticipata verso i 3 anni. Due i motivi. Secondo i pediatri, prima di quell’età il bambino non avrebbe ancora il pieno controllo degli sfinteri. Negli anni Sessanta, poi, si diceva che bisognava aspettare perché eventuali insuccessi avrebbero potuto riflettersi in negativo sull’autostima. Oggi, invece, l’approccio centrato sul bambino è una delle modalità più utilizzate, tuttavia l’età in cui iniziare è sempre più spesso prolungata nel tempo.
L'Approccio Rapido: Il Weekend del Vasino
Se si vuole provare con un approccio più rapido per togliere il pannolino, è possibile seguire un metodo intensivo che mira a raggiungere l’indipendenza in pochi giorni. Questo include il weekend del vasino: questo metodo prevede di dedicare un weekend intero a concentrarsi sul vasino. Durante questo periodo intensivo, è comune utilizzare la ricompensa e l’incentivo: ogni volta che il bambino utilizza il vasino con successo, può essere regalata una piccola ricompensa, come un adesivo o una caramella. È importante notare che, mentre ci si concentra sul vasino durante il giorno, si può continuare a utilizzare il pannolino durante la notte, poiché il controllo notturno richiede più tempo e solitamente si acquisisce in un secondo momento rispetto a quello diurno.
Elimination Communication (EC): Un Metodo di Comunicazione Precoce
Si stanno sempre più diffondendo anche in Italia i metodi di educazione assistita e precoce al vasino (come l’EC, Elimination Communication): fin dai primi mesi di vita, i genitori, senza costrizioni o punizioni, possono aiutare il bambino nel processo della minzione e della defecazione, rendendolo più autonomo nel tempo. L’EC, nella sua declinazione più pura e autentica, non è un metodo e non è un allenamento. L’EC è qualcosa di più profondo e al tempo stesso più semplice: è il modo con cui la mamma, il papà (o chi accudisce il neonato) risponde alle sue necessità fisiologiche.
Quando si comincia a fare EC si scopre che i neonati sembrano avere consapevolezza delle proprie necessità fisiologiche: sentono quando la loro vescica è piena e, proprio perché è piena, la svuotano; non ci sarebbe infatti alcun motivo per sforzarsi di trattenere la pipì. Secondo la mia esperienza, invece, i neonati sembrano sapere cosa stanno per fare e sceglierebbero anche, se dessimo loro la possibilità di farlo, il luogo dove liberarsi. Se si impara ad ascoltarli e se non si impedisce loro di mandare dei segnali, anche i neonati comunicano. È incredibile, lo so, se me lo avessero detto prima dell’esperienza con Anita non ci avrei mai creduto. Se il bimbo ha fame, la mamma risponde prontamente tirando fuori il seno e sfamandolo; se ha freddo, il papà risponde coprendolo; se ha sonno o è agitato, la mamma e il papà a turno rispondono cullandolo e abbracciandolo. Allo stesso modo, si può rispondere ai suoi bisogni fisiologici.

Il pannolino è un tappo, un tappo comodissimo che ci permette di non doverci occupare, se non minimamente, dei bisogni di evacuazione del bambino. Certo è una grande comodità, perché possiamo dimenticarci di questi bisogni per ore, tanto sappiamo che “quella roba” sarà raccolta lì. Ecco, appunto, il pannolino è una comodità per la mamma e il papà, ma non una necessità per il bambino: il bambino non ha bisogno del pannolino. Mi è capitato di vedere neonati o bimbi piccoli fermarsi immobili e diventare rossi in viso, evidentemente intenti a fare la cacca, e sentire le loro mamme dire: «Bello tatone, micio, fai la caccona? Bravo! Dai che dopo ci cambiamo!». Ecco, le mamme spesso sanno quando i loro bambini stanno per fare la cacca: il bimbo lo sa, la mamma lo sa, perché allora non cogliere l’occasione per togliere il pannolino e liberarsi altrove?
Vorrei tornare un attimo su questo tema del “controllo degli sfinteri”, tanto caro ai pediatri e agli psicologi infantili. Guardandolo dal punto di vista dell’EC, esso appare mal posto. Si dice che l’età per il raggiungimento del controllo degli sfinteri corrisponda a circa 24 mesi; si dice che forzare i bambini a fare a meno del pannolino prima di quell’età sia una violenza inutile; si dice che da quel momento in poi con delicatezza si può cominciare a togliere il pannolino. Riflettiamo un attimo. Quando il bambino nasce gli mettiamo il pannolino e lo teniamo a farvi i suoi bisogni 24 ore al giorno tutti i giorni, per anni. Facendo ciò, noi chiudiamo qualsiasi comunicazione riguardo all’espletamento dei bisogni fisiologici, prima ancora che questa comunicazione si apra. Vi è in questo comportamento un duplice messaggio implicito. Il primo è che cacca e pipì non sono fatti di cui curarsi: basta il pannolino e tutto ciò che si deve fare è prenderlo e buttarlo nel bidone. Cosa succede quando il genitore toglie il pannolino al bambino? Lui non sa più cosa deve fare e perché, e se vogliamo fargli riacquisire consapevolezza dobbiamo, a questo punto sì, insegnargliela da capo attraverso un allenamento.
In secondo luogo, il genitore, dopo aver detto e confermato implicitamente per anni che cacca e pipì si devono fare nel pannolino, improvvisamente gli dice che no, il luogo giusto non è più il pannolino, ma il vasino. Potrebbe essere questo il vero “trauma”: improvvisamente ciò che era giusto e buono diventa sbagliato e cattivo. Il pannolino poi abitua il bambino a tenere i propri bisogni con sé, è come collegato al suo corpo: un bambino che tiene il pannolino 24 ore al giorno per anni non ha mai occasione di vedere i suoi escrementi, di vederli uscire da sé e scorrere lontano. Questo approccio, che può apparire radicale, ha radici profonde nella riscoperta delle capacità innate del neonato. Bisogna essere presenti e conoscere bene il proprio bambino per poter interpretare correttamente i segnali da lui inviati (che poi cambiano in base all’età). Basta crederci davvero, poi ognuno trova un suo modo. Con la mia primogenita ho iniziato a 5 mesi e stava giornate intere senza bagnarsi; con il ritorno al lavoro ho lasciato stare, per poi toglierle il pannolino a 19 mesi. Con la seconda figlia ho iniziato già a 1 mese e posso testimoniare che l'educazione precoce assistita funziona, anche se è impegnativa.
Strategie Pratiche per Aiutare il Bambino
Come aiutare i bambini a togliere il pannolino? Quando si tratta di togliere il pannolino, innanzitutto non si deve avere fretta. È fondamentale preparare le migliori condizioni ambientali perché il bambino accetti di buon grado la nuova situazione. Imparare ad usare il vasino vuol dire crescere e raggiungere una tappa importante nella strada verso l’autonomia. Imparare a fare cacca e pipì nel vasino è una tappa importante nel percorso di sviluppo del bambino, non significa solo togliere il pannolino, ma vuol dire crescere e raggiungere una tappa importante nella strada verso l'autonomia.
Step 1: La Preparazione Emotiva e Logistica
Prima di togliere effettivamente il pannolino, parlatene con il bambino. Leggete libri a tema, mostrate al bambino il suo nuovo vasino e spiegategli a cosa serve. Scegliete un periodo di calma: le vacanze estive sono spesso preferite perché il bambino è meno vestito, ma l'importante è che non coincidano con eventi stressanti come un trasloco o l'inizio del nido. Vestitelo con abiti comodi come tute o pantaloncini con elastici evitando chiusure con bottoni o cerniere che potrebbero complicare le operazioni creando una sensazione di frustrazione nel bambino. È divertente anche allestire insieme lo spazio della pipì: scegliere dove mettere il vasino, posizionare vicino alcuni giochi (scelti appositamente dal bimbo) da usare mentre si è in bagno, in modo da non annoiarsi. Questo momento va vissuto come una divertente conquista e non come un difficile compito.
Step 2: Vasino o Riduttore per WC?
La scelta dello strumento giusto può fare la differenza tra un successo e un rifiuto. Ecco un confronto rapido tra vasino e riduttore:
- Vasino: ha sicuramente il vantaggio dell’altezza ergonomica, grazie alla quale i piedi poggiano bene a terra facendo sentire il bambino sicuro e protetto. Essendo posizionato al suo livello, è lo strumento ideale per favorire i primi passi verso l'autonomia. Molti bambini lo preferiscono per il momento della cacca nel vasino perché la posizione accovacciata facilita fisiologicamente l'evacuazione. Può essere utilizzato ovunque, dentro e fuori casa, in qualsiasi stanza. Lo svantaggio principale è che va svuotato e pulito manualmente ad ogni utilizzo.
- Riduttore WC: la scelta ideale per i bambini che mostrano un forte desiderio di imitazione degli adulti, permettendo loro di sentirsi 'grandi' fin da subito. Tra i vantaggi principali troviamo l'estrema praticità igienica - poiché si scarica direttamente nel WC - e il minor ingombro in bagno. Tuttavia, il suo utilizzo richiede necessariamente l'abbinamento a uno sgabello o uno scalino per permettere al bimbo di poggiare i piedi ed avere stabilità. Inoltre alcuni bambini potrebbero inizialmente temere l'altezza del WC o il rumore dello scarico. Sedersi sul water e far vedere come si usa sarà un ottimo incentivo all’uso del riduttore.
Step 3: Stabilire una Routine Senza Pressioni
Non aspettate che sia il bambino a chiedere di andare in bagno (all'inizio non ne sarà capace). Proponete di sedersi sul vasino a intervalli regolari: al risveglio, dopo i pasti e prima della nanna. Per la pupù il momento ideale è dopo i pasti, per la pipì bisogna ricordargli ogni ora di recarsi sul vasino, accompagnandolo con la mano. Le sedute devono durare almeno qualche minuto, per dare al bambino il tempo di rilassarsi. Non deve essere un obbligo: "È il momento di provare il vasino, vuoi venire?" è meglio di "Vieni subito a fare la pipì!". Questo aiuta il bambino a capire cosa ci si aspetta da lui e a seguire una routine.
Si può iniziare a provare a fare la pipì nel vasino quotidianamente e in momenti precisi della giornata (prima di ogni cambio, la mattina quando ci sveglia, la sera prima di andare a letto…) che andranno a crescere nel tempo anche in relazione al processo di "spannolinamento" del bambino. È importante che questo momento sia vissuto come un gioco e non come un obbligo, quindi sempre seguire i desideri del bambino, chiedere prima se vuole mettersi nel vasino e non obbligarlo, creare con lui una routine (cantare una canzoncina, leggere un libro…). Il metodo ludico è un ottimo alleato per rendere questo passaggio più leggero e creerà un momento di condivisione tra bimbo e genitore senza ansia e fretta.

Step 4: L’Uso della Mutandina e la Transizione Graduale Giorno e Notte
Il passaggio dai pannolini alle mutandine di cotone è un momento chiave che segna ufficialmente l’inizio dell'autonomia. Per rendere questo percorso sereno, è consigliabile adottare un approccio graduale, focalizzandosi inizialmente sulle ore diurne. Il pannolino va rimosso durante tutto il giorno. Inizialmente si potrà stimolare il bambino ad abbandonare il pannolino di giorno e solo successivamente anche di notte, in quanto di notte è possibile che non si renda conto dello stimolo. Il feedback biologico è fondamentale: la mutandina per lo spannolinamento (o trainer pant) è lo strumento ideale per questa fase. A differenza del pannolino tradizionale che "nasconde" l'umidità, la mutandina assorbente permette al bambino di avvertire la sensazione di bagnato sulla pelle così che il cervello impari a collegare lo stimolo fisico alla necessità di correre sul vasino.
Gestione diurna e notturna: non è necessario togliere il pannolino h24 fin dal primo giorno. La strategia più efficace consiste nel proporre la mutandina di cotone durante il giorno e il pannolino - o la mutandina assorbente - per il riposino pomeridiano e la notte. Vi consigliamo di evitare di mettere o togliere il pannolino a seconda di specifiche esigenze come in vacanza o per un avvenimento importante, in quanto lo porterà a confondersi e ad azzerare tutto il “lavoro” svolto in precedenza.
Step 5: La Gestione dei Successi e dei Fallimenti
Il rinforzo positivo deve essere sincero ma equilibrato. Elogiate l'impegno ("Bravo, sei riuscito ad arrivare in tempo!") piuttosto che il risultato perfetto. Al primo successo è importante mostrare entusiasmo con espressioni quali “Ma che bravo! Ma quanta ne hai fatta! La facciamo vedere al papà!”. Una volta che il bambino riesce a fare un passo avanti nell’utilizzo del vasino, che sia anche solo sedersi, è importante sorridergli, applaudire insieme, congratularsi non solo per rafforzarne l’uso ma anche per dargli autostima ed autonomia. Il bambino sente l'ansia del genitore e la paura di deluderne le aspettative può ostacolare e rallentare il processo di "spannolinamento". Così come dire al bambino frasi del tipo "sei grande è ora di togliere il pannolino", "se non togli il pannolino resti piccolo", "tutti lo hanno tolto manchi solo te" creano ansia al bambino!
Se il bambino si bagna, non mostrate delusione o rabbia. Mai nessuna punizione, nemmeno se allaga il tappeto. Parlare con il bambino in modo aperto e rassicurante lo aiuterà nel suo percorso. Usate frasi neutre come: "Oh, sei bagnato." Quando si toglie il pannolino, soprattutto all’inizio e, se impegnati in un gioco o in un’attività di loro gradimento, sarà difficile che i bambini vadano spontaneamente in bagno o che lo facciano capire. Se il piccolo non è ancora in grado di comprendere lo stimolo o spesso è troppo occupato in attività piacevoli per prestargli attenzione, si bagnerà o si sporcherà e in quei momenti è molto comune che possa provare imbarazzo, per cui è di fondamentale importanza non colpevolizzarlo, non arrabbiarsi, ma sostenerlo e fargli comprendere che è normale e che la volta successiva riuscirà a farla nel vasino. Quando il bambino sarà pronto a togliere il pannolino (e il genitore sarà pronto a pulire più e più volte a terra e panni bagnati!!!) è bene accompagnarlo spesso in bagno (ogni ora circa), senza domandargli se deve fare la pipì ("devi fare la pipì?"…con molta probabilità il bimbo risponderà di no!!!), ma incitandolo ad andare in bagno ("dai forza, si va in bagno, andiamo a giocare con…"). Il bambino non va né pressato a decidere di togliere il pannolino, né mortificato quando si bagna, anzi va rassicurato…un incidente di percorso succede a tutti!
Regressione: Comprendere e Superare le Difficoltà
Ecco uno degli aspetti più frustranti dell’educazione al vasino: il bambino indossa già le mutandine da settimane e improvvisamente cominciano gli incidenti. Tutta l’eccitazione di avercela fatta a insegnare al piccolo a usare il bagno viene subito spazzata via dallo sconcerto di dover affrontare alcuni problemi. Se, dopo aver tolto il pannolino con successo, il bambino ha molti “incidenti” o comincia a rifiutarsi di usare il water, sta vivendo una fase di regressione. La regressione, pur essendo frustrante, è una difficoltà comune a molti genitori e può avere diverse cause. Ma non preoccuparti, potrai ritornare in pista con l'educazione al vasino nonostante la regressione.
Cosa Scatena la Regressione?
Gli esperti dicono che uno dei motivi principali della regressione è l'arrivo di un nuovo fratellino o di una nuova sorellina in famiglia. La rivalità tra fratelli e sorelle che ne consegue motiva il bambino più grande a comportarsi come il piccolino per riottenere l'attenzione che il bebè gli ha portato via. Il cercare di ottenere l'attenzione è spesso alla base della regressione, anche senza un nuovo fratellino o una nuova sorellina.
Un'altra possibile causa di regressione potrebbe essere un'infezione. Un'infezione delle vie urinarie può rendere difficile e doloroso il controllo della vescica, quindi può manifestarsi come regressione. E anche se la regressione può avvenire per molte ragioni, di solito è legata allo stress. Un brusco cambiamento nella routine, cominciare l'asilo nido, l'accoglienza di un neonato in casa, o qualsiasi altro importante cambiamento nella vita del bambino, scombussolerà la mente e il corpo del piccolo. La causa potrebbe essere anche una spiacevole esperienza nell’uso del bagno, come ad esempio un movimento intestinale doloroso, una stipsi o essere preso in giro o punito per un incidente all'asilo. Alcuni bambini più grandi non vogliono interrompere i giochi e finiscono spesso per arrivare al vasino o alla toilette troppo tardi.
Come Rimettersi in Carreggiata
È consigliabile ritornare alle basi per rimettersi in pista con l'educazione al vasino. Per ritornare alla fonte della modifica del comportamento bisogna impostare aspettative chiare, risposte chiare alle aspettative soddisfatte (ricompense, soprattutto attenzione) e risposte chiare alle aspettative non soddisfatte (ignorando il comportamento inaccettabile). Il supporto positivo è la chiave - ricorda che il rafforzamento negativo può avere un effetto negativo sui progressi del bambino. Il supporto positivo rafforza il comportamento, ma anche quello negativo. Se il bambino riceve improvvisamente molte attenzioni a causa di incidenti o per la regressione al pannolino, potrebbe cominciare a dedicarsi proprio a quel comportamento. Certo, preferirebbe ricevere dell’attenzione positiva, ma preferisce un'attenzione negativa all'essere ignorato. Per questo motivo, è importante lodare il bambino ogni volta che torna al vasino e ritorna alle abitudini di prima. Anche se non va di corpo dopo che si siede sul vasino o sulla toilette, ma si limita a provarci, dagli molti feedback positivi. Fai del tuo meglio per ignorare il comportamento negativo, in modo che il bambino non pensi che sia un modo efficace per attirare la tua attenzione.
Rimettetevi in carreggiata facendolo sedere sul vasino o sulla toilette negli orari regolarmente programmati come parte della vostra routine quotidiana, ogni 3 ore circa. Osservalo quando sembra di aver bisogno di usare il vasino, o ricordagli di usare il vasino o la toilette quando gioca, e fagli un sacco di complimenti propositivi durante questo periodo per rimettervi in pista. Con la mia esperienza con mio figlio, si è concentrata sul dare al figlio l'attenzione in più che desiderava e ha fatto affidamento sull'inizio della scuola per motivarlo a usare il vasino. Per la scuola, gli ho fatto indossare le mutandine e i pantaloni della tuta, in modo che potesse facilmente tirarli giù per andare sul vasino. Sembra più autonomo adesso, è in grado di usare la toilette da solo, anche a casa.
Oltre il Pannolino: Implicazioni e Prospettive
L’autonomia dal pannolino è un cammino che va percorso a tappe, sapendo che imparare a usare il vasino non è sofferenza ma crescita. Da un punto di vista psicologico non è semplice per il bambino accettare di perdere una parte di sé, cioè quel che lascia nel vasino, ma con sensibilità lo si può aiutare presentando questo appuntamento come un gioco, leggendo storie divertenti sul tema e soprattutto ascoltandolo e comunicando con lui. Lo spannolinamento è una fase importante per l’autonomia del bambino; apprende infatti un nuovo schema di comportamento e nuove funzioni per il corretto sviluppo organico e psicologico. Educare alla conoscenza e alla cura del proprio corpo, così come alla capacità di ascoltarsi sono gli obiettivi che ogni genitore dovrebbe proporsi per aiutare nel tempo e con gradualità al passaggio verso il vasino.
Il processo che porta dal pannolino al vasino ha una forte valenza affettiva, è molto influenzata dalla relazione genitore bambino e allo stesso tempo influenza la relazione. È importante che sin dall'inizio a casa si parli di togliere il pannolino come un gioco, senza caricare il bambino di ansie e aspettative. Sottolineo ancora che questa è una tappa di crescita e come tale una conquista per il bambino, non una performance che il bambino deve fare per far felice il genitore!!!
Autismo, crisi, comportamento oppositivo, stereotopie. Cause e soluzioni.
Infine, non possiamo non tenere presente il fatto che ci sono richieste sociali che bisogna rispettare: la scuola dell'infanzia richiede che il bambino sia inserito senza pannolino. È importante considerare che un controllo volontario e totale degli sfinteri necessita la piena strutturazione della parte inferiore del tronco, che il bambino raggiungerà tra i 2 ed i 3 anni. Ma per poter trattenere i bisogni e riuscire ad arrivare in tempo al wc è indispensabile riconoscere il bisogno, essere capaci di comunicarlo, ed avere desiderio e motivazione di ottenere questo obiettivo. Questo a sottolineare la complessità del processo che se da un lato necessita uno sviluppo fisico, cognitivo e linguistico, dall'altro è strettamente connesso alla sfera psico-affettiva del bambino.
“Il bambino è nato per diventare autonomo: oggi, invece, da un lato lo si vuole fare crescere in fretta dal punto di vista cognitivo e, dall’altro, lo si mantiene infantile nella sua corporeità, per esempio non togliendogli il pannolino”. Rimandare in eterno, aspettando che sia il bimbo a esprimere questo desiderio, come si usa fare oggi, nasconderebbe in realtà la “fatica di educare” dei genitori, ormai troppo impegnati in casa e fuori per dedicare tempo a questo aspetto della crescita. Nessuno nega che togliere il pannolino sia faticoso. Ma quando non esistevano gli usa e getta e nemmeno le lavatrici, le mamme riuscivano a spannolinare i bambini già nel primo anno. Senza particolari traumi né difficoltà.
Aumentano le mamme che, per fare una scelta più “eco”, preferiscono i pannolini lavabili, come i ciripà di una volta. Sul mercato ormai ne esistono di tutti i tipi e di tutte le marche, molti si acquistano online. Tanti nidi li accettano, ma è meglio chiedere prima. Innanzitutto, bisogna chiedersi se si ha il tempo necessario, perché comunque vanno lavati. Il bambino viene cambiato più spesso, perché assorbono un po’ meno, ma non è detto che si riesca a ‘spannolinare’ prima. I lavabili, inoltre, possono essere utilizzati per più di un bambino. Molte mamme sono frenate dalla paura di spendere per qualcosa che poi non si riesce a utilizzare. Per questo motivo in tutta Italia sono nate le “pannolinoteche”, servizi ideati dalle mamme che, su base volontaria, offrono in prova diversi tipi di lavabili. Alcuni negozi prevedono un servizio di prova, gratuito o a pagamento, dei marchi di pannolini da loro rivenduti.