Ovodonazione: Percorso, Tassi di Successo e Caratteristiche dei Bambini Nati

Quando si affronta un trattamento di donazione anonima di ovuli, le emozioni giocano un ruolo molto importante e sono fondamentali per gestire le aspettative. La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) ha assunto un ruolo sempre più centrale nel panorama della salute riproduttiva, offrendo soluzioni a molte coppie che desiderano diventare genitori. L'ovodonazione, in particolare, rappresenta una delle tecniche più efficaci e diffuse, specialmente in contesti dove la fertilità femminile è compromessa.

Molte domande sorgono sul processo, sia nella fase precedente all’inizio del trattamento di ovodonazione, sia nelle fasi successive, una volta ottenuta la gravidanza. Questo articolo intende raccogliere le informazioni più frequenti e rilevanti per aiutare nella decisione di sottoporsi a un trattamento di FIVET eterologa e per comprendere appieno i suoi aspetti, inclusi i tassi di successo e le caratteristiche dei bambini che nascono da questa procedura.

1. Che Cos'è l'Ovodonazione e Quando è Consigliabile Ricorrervi?

L’ovodonazione è un trattamento di fertilità molto comune nei centri di riproduzione assistita, soprattutto in paesi come la Spagna, dove la normativa la favorisce. Questa tecnica implica l’utilizzo di un ovulo proveniente da una donatrice per ottenere una gravidanza, ed è divenuta sempre più richiesta a causa di fattori socio-culturali e biologici.

Ciò è dovuto al fatto che sempre più donne decidono di diventare madri dopo i 40 anni, età che si accompagna a una diminuzione della riserva ovarica e ad un peggioramento della qualità degli ovociti. È a partire dai 38 anni che aumenta la probabilità di dover utilizzare ovuli da donatrice per ottenere una gravidanza. Secondo la Dott.ssa Silvia Macías, ginecologa specializzata in medicina della riproduzione, le situazioni più frequenti nella pratica quotidiana sono donne di circa 40 anni o più che sono giovani, ma hanno una bassa qualità delle uova.

Le principali indicazioni per un trattamento di fertilità con donazione di ovociti includono:

  • Ovuli propri con alterazione genetica suscettibili di essere ereditati dai discendenti.
  • Ripetuti fallimenti di precedenti trattamenti di fertilità con i propri ovuli.
  • Cattiva qualità delle uova.
  • Perdita della funzione ovarica dovuta a trattamenti oncologici.
  • Insufficienza ovarica precoce.
  • Assenza di ovaie.

In pratica, l’indicazione più comune è il declino della fertilità legato all’età. L'ovodonazione è il trattamento di riproduzione assistita considerato come l'ultima opzione per ottenere una gravidanza, poiché la difficile decisione di rinunciare alla genetica della madre deve essere presa. La maggior parte delle coppie accetta la donazione di ovuli dopo un lungo fallimento dei trattamenti di fecondazione in vitro (FIVET) con i propri ovuli.

2. Il Processo di Selezione della Donatrice: Garanzia di Qualità e Compatibilità

La selezione della donatrice è un passaggio cruciale per garantire il successo e la sicurezza del trattamento. Le donatrici devono soddisfare criteri rigorosi che vanno oltre la semplice disponibilità. La donatrice deve essere giovane, con un'età compresa tra i 20 e i 35 anni (l’età anagrafica non può mai superare i 35 anni), e in perfetto stato di salute fisica e mentale.

Prima di procedere all’assegnazione, le candidate donatrici sono state valutate da specialisti, che hanno effettuato studi medici e ginecologici, con esami del sangue ed ecografie. Questi esami aiutano a studiare eventuali problemi genetici che potrebbero essere trasmessi dalla donatrice al futuro bambino, così come le malattie infettive (HIV, diversi tipi di epatite) e una valutazione della sua riserva ovarica e del livello di fertilità. Tutto questo è necessario per verificare che la donatrice sia idonea a donare. Per essere certi di avere un’alta percentuale di successo della tecnica, con un embrione sano, non deve avere malformazioni, né malattie genetiche, congenite oppure ereditarie. La sua funzionalità ovarica deve essere nella norma.

Inoltre, viene effettuata una valutazione psicologica per escludere patologie mentali e verificare che la donatrice sia pienamente consapevole del processo e delle sue implicazioni. L’atto dell’ovodonazione deve avvenire in maniera totalmente consapevole, volontaria e gratuito, ovvero deve esserci l’intenzione di voler aiutare un’altra donna, e una coppia, ad avere un figlio.

Un aspetto fondamentale nella selezione è il "matching", ovvero la corrispondenza tra donatrice e ricevente. La donatrice di ovuli viene scelta in base alle sue caratteristiche fisiche. Le cartelle cliniche di ogni donatrice includono fotografie, gruppo sanguigno e dati antropometrici al fine di individuare - in modo del tutto automatizzato - una corrispondenza fisica (ossia una somiglianza) tra la donatrice e la ricevente e/o il suo partner. Questa selezione basata sulle caratteristiche fisiche del ricevente è definita "corrispondenza fenotipica". Il fenotipo è un termine collettivo per tutte le caratteristiche fisiche, dall’altezza, peso, tono della pelle, capelli e colori degli occhi alle caratteristiche del viso. Alcune cliniche utilizzano tecnologie avanzate come "Fenomatch®", uno strumento scientifico che impiega la tecnologia biometrica per identificare le distanze dei punti facciali, consentendo una selezione molto accurata del donatore.

Processo di selezione della donatrice di ovuli

Un altro punto importante è la questione dell'identità della donatrice. La legge spagnola, ad esempio, prevede che la donazione di ovuli sia anonima, quindi non è possibile conoscere l’identità della donatrice. Allo stesso modo, la donatrice non avrà alcuna informazione sulla ricevente o sul futuro bambino, né conoscerà il risultato della donazione di ovuli.

3. Il Percorso del Trattamento di Ovodonazione: Dalla Preparazione al Trasferimento

Il trattamento di ovodonazione, pur sembrando complesso, è strutturato in fasi ben definite per massimizzare le probabilità di successo. Il processo di donazione di ovociti presso alcune cliniche dura solitamente tra le 4 e le 6 settimane, dalla selezione della donatrice al trasferimento degli embrioni. Questo tempo può variare a seconda della sincronizzazione dei cicli mestruali della ricevente e della preparazione del suo utero. Tecnicamente non esiste una lista d’attesa, né per l’avvio del trattamento di donazione di ovociti né per l’assegnazione della donatrice, poiché tutto si adatta ai tempi della ricevente.

Inizialmente viene eseguita una valutazione dettagliata di entrambe le donne per verificare che siano idonee al trattamento. La donatrice di ovuli inizia la stimolazione ovarica, che dura circa 10-12 giorni. Questa stimolazione consente di far maturare più follicoli e quindi di prelevare più ovuli. La paziente viene poi monitorata nel tempo tramite ecografie e prelievi per verificare i dosaggi ormonali. Nel momento in cui i follicoli raggiungono un diametro di circa 16-18 mm, possono essere prelevati. Segue la puntura ovarica per il prelievo degli ovociti, una procedura chiamata puntura follicolare (o prelievo ovocitario o pick-up). Nel frattempo, tramite una puntura transvaginale eco-guidata, vengono prelevati gli ovociti. La durata di questo intervento è di circa 20 minuti e generalmente non ci sono complicanze (se non qualche lieve dolore addominale simile a quello avvertito durante il periodo mestruale e qualche sanguinamento vaginale).

Parallelamente, durante questo periodo, la ricevente viene sottoposta a una preparazione endometriale per garantire che il suo utero sia pronto a ricevere l’embrione. Il trattamento è semplice, in quanto consiste nel preparare l’utero della donna ricevente a ricevere l’embrione e quindi ad aumentare le possibilità di impianto. Questa preparazione dura circa 10 giorni. Per le pazienti che non vivono nel paese in cui si trova la clinica, il trattamento di preparazione endometriale per l’ovodonazione può essere seguito nel proprio paese d’origine, con un reparto specializzato che si occupa di visionare i risultati delle ecografie e delle analisi affinché tutto sia pronto per il giorno del trasferimento degli embrioni, evitando così inutili viaggi e rendendo il trattamento il più sopportabile possibile.

Una volta che gli ovuli sono stati fecondati con lo sperma del donatore o del partner, gli embrioni vengono coltivati per alcuni giorni prima di essere trasferiti nell’utero della ricevente. Molti centri trasferiscono solo embrioni allo stadio di blastocisti, ovvero al 5° o 6° giorno di sviluppo. Questo permette di monitorare lo sviluppo degli embrioni per un periodo di tempo ragionevole, raccogliendo informazioni preziose sulla loro morfologia e su altre caratteristiche, con l'obiettivo di selezionare l’embrione migliore. Molti programmi di donazione di ovociti garantiscono la presenza di blastocisti.

Questa fase si conclude con il trasferimento dell’embrione, una procedura semplice che generalmente non richiede anestesia, seguita da un breve periodo di riposo per ottimizzare le possibilità di impianto e di gravidanza. Circa 10 giorni dopo il trasferimento dell’embrione, sarà possibile eseguire un test di gravidanza sanguigno, noto anche come “beta” test, per controllare i livelli dell’ormone beta-hcg. Questo ormone è necessario per lo sviluppo della gravidanza, quindi i livelli danno un’indicazione della vitalità della gravidanza, poiché la sua presenza aumenta esponenzialmente con il passare dei giorni dopo il trasferimento dell’embrione.

Trattamento di ovodonazione. Raccolta degli ovociti della donatrice

4. Tassi di Successo dell'Ovodonazione: Un'Analisi Approfondita

I tassi di successo dell’ovodonazione sono significativamente elevati, rendendola una delle tecniche di PMA più efficaci. Nella clinica Vida Fertility, si ottiene un tasso di successo di oltre il 72% al primo tentativo con il trattamento di ovodonazione. In generale, l’ovodonazione offre circa il 90% di possibilità di gravidanza nelle donne con prognosi riproduttiva complicata, soprattutto quelle di età superiore ai 40 anni.

La percentuale di gravidanza per ovodonazione può raggiungere il 60% dopo un primo trasferimento di embrioni. Questo può aumentare fino al 90% nei tentativi successivi. Il tasso di consegna, o neonato a casa, dopo ogni trasferimento è vicino al 40%. La clinica spagnola Fertilab, ad esempio, riporta una percentuale di nascite nel primo ciclo dell’86,2%, un dato notevolmente superiore alla media spagnola del 68,5%.

Il successo dell’ovodonazione è dato dall’alta qualità degli ovociti, che vengono prelevati da donatrici esterne selezionate con cura. Le condizioni psicofisiche delle donatrici sono ottime e la loro età media è solitamente di 27 anni. È proprio l’età ad andare ad influenzare la fertilità femminile: il picco di fertilità di una donna si ha, in media, tra i 20 e i 25 anni e poi ha una decrescita nel tempo.

È importante confrontare questi dati con i tassi di successo ottenuti con l'utilizzo di ovociti propri. Se si confronta il valore dell’ovodonazione con quello dell’utilizzo di ovociti propri (sempre mediante la fecondazione in vitro eterologa), si ottiene una percentuale minore influenzata anche dall’età della paziente. Nelle donne di età inferiore ai 35 anni la percentuale di nascite nel primo ciclo è del 63,5%. La percentuale di nascite nel primo ciclo in donne di età compresa tra i 35 e i 39 anni è del 46,5%. Questo evidenzia come, nel caso del trattamento di fertilità con ovuli donati, l’età della donna ricevente non sia altrettanto importante quanto per i cicli omologhi, in quanto i gameti femminili donati presentano caratteristiche quantitative e qualitative ottimali per la massimizzazione dei risultati.

Nel caso di donazione di ovuli congelati, le percentuali di successo si riducono a causa della qualità degli ovuli dopo il processo di congelamento. Tuttavia, la tecnica utilizzata oggi nota come vitrificazione degli ovuli offre tassi di sopravvivenza vicini al 99%. Statistiche indicano che le possibilità di rimanere incinta con ovuli donati sono solo leggermente peggiori rispetto a un nuovo ciclo di trattamento, se si usano ovuli congelati. Il ruolo giocato dal laboratorio di fecondazione in vitro e dall’esperienza degli specialisti nella crioconservazione delle uova è cruciale, poiché le uova sono molto delicate. Il processo di congelamento e scongelamento è molto più difficile rispetto agli embrioni. Il tasso medio di sopravvivenza degli ovuli congelati di donne sotto i 32 anni è superiore al 90%.

Molte cliniche riportano tassi di successo della donazione di ovuli “cumulativi” nel range del 90% per 3 cicli. Generalmente, nella donazione di ovuli, il 65% delle pazienti rimane incinta dopo il primo ciclo, l’89% dopo il secondo ciclo e il 75% dopo il terzo ciclo di fecondazione in vitro (va notato che i dati specifici variano a seconda delle fonti, e percentuali per il terzo ciclo potrebbero talvolta essere inferiori rispetto al secondo se molti dei casi più favorevoli sono già riusciti). Le ricerche hanno evidenziato che il tasso di successo raggiunge il suo potenziale massimo effettuando sei cicli di fecondazione in vitro, utilizzando tutti gli embrioni prodotti in vari trasferimenti (a fresco e/o scongelamento).

Grafico comparativo dei tassi di successo ovodonazione vs ovociti propri per età

5. Fattori Determinanti per il Successo del Trattamento

Diversi elementi contribuiscono all'elevato tasso di successo dell'ovodonazione, rendendo fondamentale la scelta di una clinica con protocolli e tecnologie all'avanguardia.

Innanzitutto, la qualità degli ovuli donati è il fattore più critico. Come già menzionato, le donatrici sono donne giovani (generalmente tra i 18 e i 35 anni, con criteri di qualificazione che possono variare tra i paesi), selezionate dopo rigorosi esami medici, inclusi test per il livello di AMH, studi genetici (ad esempio, analisi del cariotipo) e test per infezioni. Si pensa che i migliori ovuli provengano da donatrici che hanno avuto almeno un bambino in precedenza, poiché tali uova avrebbero un potenziale maggiore, sebbene tali donatrici siano rare.

L'esperienza del team di embriologi e lo standard del laboratorio sono fattori cruciali che influenzano il successo. Cliniche all'avanguardia utilizzano tecniche di fecondazione in vitro avanzate come ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi), AH (assisted hatching), e la coltura di blastocisti con trasferimento di embrioni al giorno 5 o 6. Innovazioni come l’Embryoscope, un incubatore di ultima generazione che permette il monitoraggio continuo degli embrioni senza alterare le loro condizioni di sviluppo, e la FIV Genetic, che consente la selezione genetica degli embrioni (PGS - screening genetico preimpianto) per garantire il miglior impianto possibile, hanno rivoluzionato il campo della PMA. L’uso di apparecchiature time-lapse offre la migliore opportunità per selezionare embrioni di altissima qualità che, a loro volta, aumentano le possibilità di impianto e gravidanza. La nostra politica è quella di trasferire solo embrioni vitali (che hanno raggiunto lo stadio di blastocisti) e, ove indicato, competenti dal punto di vista genetico (assetto cromosomico euploide).

Un altro fattore determinante è la qualità del liquido seminale del partner. Anche se si utilizzano ovuli donati, il materiale genetico del partner maschile e la qualità del suo sperma sono fondamentali. È essenziale che il partner abbia avuto lo screening medico necessario: analisi dello sperma, test di frammentazione del DNA spermatico e, soprattutto, test genetici come l’analisi del cariotipo. Può succedere che, oltre agli ovuli donati, si debba considerare anche l’utilizzo di sperma di donatore in caso di gravi problematiche maschili. Statisticamente, circa il 36% dei programmi di fecondazione in vitro viene svolto a causa del “fattore maschile”.

Infine, la corretta preparazione medica della ricevente è indispensabile. Sebbene il trasferimento di embrioni non sia una procedura complicata, un adeguato iter medico dovrebbe comportare un’adeguata preparazione e un’approfondita consultazione con il medico che verificherà se non ci sono controindicazioni per la gravidanza. Il medico deve esaminare sia la storia medica della ricevente che quella del suo partner per verificare che nulla sia stato trascurato.

L’Institut Marquès, ad esempio, evidenzia come il 90% dei loro trattamenti preveda il trasferimento di un singolo embrione, cosa non comune in altri centri, pur mantenendo tassi di successo ben al di sopra della media. Ciò contribuisce a ridurre i parti multipli, che comportano maggiori rischi.

6. I Bambini Nati da Ovodonazione: Genetica, Somiglianza ed Epigenetica

Affrontare l'ovodonazione significa anche confrontarsi con aspetti emotivi e psicologici legati alla genetica e alla somiglianza. Ipotizzare che i vostri figli nati dall'ovodonazione abbiano il carico genetico di qualcun altro non è facile. Tuttavia, la donazione di ovuli è spesso la soluzione definitiva per molte coppie che vogliono diventare genitori.

I bambini nati per ovodonazione avranno la dotazione genetica del padre, ma non della madre, poiché l'ovulo proviene da una donatrice anonima. È del tutto normale mettere in discussione tutto ciò che verrà, immaginare situazioni che non si sono ancora verificate e proiettare sentimenti al riguardo. Tuttavia, l'esperienza insegna che tutte le mamme minimizzano queste emozioni con la nascita del bambino. È allora che i dubbi vengono messi in secondo piano e ci si concentra sull’esperienza della maternità. Per facilitare la decisione, molte coppie chiedono consigli psicologici che le aiutino a capire cosa comporta la donazione di ovuli e che permettano loro di essere chiari sulla strada che sceglieranno per diventare genitori senza rimpianti o conseguenze emotive future. Dovrebbero comprendere il concetto di madre e padre come la persona che alleva ed educa un bambino e non come la persona che fornisce il materiale genetico.

Il fatto di non contribuire con parte della genetica materna può portare a chiedersi come sarà il futuro figlio e cosa erediterà. È qui che l’epigenetica svolge un ruolo importante. Epigenetica è una parola greca e il suo significato è chiaro: significa letteralmente essere al di sopra (epi) del genoma. Pertanto, non possiamo spiegare chi siamo basandoci unicamente sulla sequenza del nostro DNA. L'epigenetica è lo studio dei cambiamenti ereditari del fenotipo che non comportano alterazioni nella sequenza del DNA. Secondo essa, il fenotipo può anche essere determinato dal nostro ambiente - e non solo dall’ereditarietà genetica.

Esistono marcatori epigenetici molto importanti nelle prime fasi dello sviluppo umano, come la gravidanza e l'infanzia. A ciò si aggiunge l'influenza della famiglia e, in particolare, del legame materno. Nel corso della vita del bambino, molti fattori plasmeranno il suo aspetto, il suo carattere e i suoi valori. La madre ricevente farà parte di ognuna di queste fasi e il bambino le assomiglierà in molti modi.

Diagramma sull'epigenetica e l'influenza ambientale

Per quanto riguarda la somiglianza fisica, i responsabili della scelta del donatore in una clinica considerano innanzitutto la compatibilità del gruppo sanguigno con il ricevente. Vengono poi confrontate caratteristiche fenotipiche come la razza, il peso, l’altezza, il colore dei capelli e degli occhi. Pertanto, ci sono spesso delle somiglianze tra la madre e il futuro bambino. Quindi, anche se i geni provengono dal donatore, il bambino potrebbe comunque assomigliare alla madre - il ricevente. Inoltre, sebbene la genetica sia importante per lo sviluppo del bambino, anche l’educazione e l’ambiente giocano un ruolo importante nella formazione della personalità e del carattere.

7. Rischi e Sicurezza nella Gravidanza da Ovodonazione

La gravidanza ottenuta tramite ovodonazione, sebbene derivi da un processo di riproduzione assistita, segue un decorso simile a una gravidanza naturale in termini di monitoraggio e sintomi.

È importante sottolineare che, anche se le donatrici di ovuli sono donne giovani e sane che si sottopongono a numerosi test medici e psicologici, la gravidanza con ovodonazione non è esente da possibili rischi o complicazioni, esattamente come qualsiasi altra gravidanza. Per questo motivo, è fondamentale effettuare i consueti controlli stabiliti dal sistema sanitario, indipendentemente dal modo in cui la gravidanza è stata raggiunta. Allo stesso modo, i sintomi che una donna sperimenta mese per mese durante la gravidanza sono gli stessi che si manifestano in una gravidanza ottenuta con l'ovodonazione come in una ottenuta in modo naturale. Nel momento in cui la madre comincia a notare i primi sintomi della gravidanza, sente il bambino come suo e l'importanza della genetica viene messa in secondo piano.

Una preoccupazione comune tra i futuri genitori è il rischio che il bambino possa ereditare malattie dalla donatrice. Tuttavia, poiché le donatrici di ovuli sono state studiate a fondo attraverso un rigoroso screening medico e genetico, il timore che il bambino possa avere una malattia ereditaria dovrebbe scomparire. Per rassicurare la madre, si può optare per tecniche non invasive come il triplo screening, anziché l'amniocentesi, la quale è un test invasivo che può rappresentare un rischio per lo sviluppo del bambino e non è necessaria in assenza di indicazioni specifiche.

8. Il Contesto Italiano e l'Ovodonazione

Il panorama della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in Italia ha subito un'importante evoluzione negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda l'ovodonazione. La sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014 ha segnato indubbiamente una svolta, superando il divieto di ricorrere ai gameti di un donatore esterno e permettendo di attuare anche in Italia questa pratica, evitando così alle coppie di dover cercare soluzioni all’estero. Questo cambiamento normativo ha aperto nuove prospettive per molte coppie con problemi di infertilità.

Secondo la Relazione 2024 sullo stato di attuazione della Legge 40/2004, presentata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Camera dei Deputati, i dati sono eloquenti: dal 2021 al 2022, il numero di bambini nati grazie a queste tecniche è aumentato, raggiungendo un totale di 16.718 nati vivi negli ultimi dodici mesi monitorati dal censimento. Questo incremento è accompagnato da un aumento anche nel numero di coppie trattate e nei cicli effettuati, segno di un crescente ricorso a queste pratiche da parte delle famiglie italiane. Le tecniche di PMA, sia con gameti della coppia sia con gameti donati, hanno visto un incremento significativo. Le coppie che si sono sottoposte a trattamenti sono aumentate da 86.090 a 87.192, e i cicli effettuati sono passati da 108.067 a 109.755.

Un aspetto interessante della relazione è il cambiamento nelle tecniche di PMA utilizzate. Sebbene il numero di bambini nati grazie a PMA sia aumentato, si osserva anche una diminuzione del numero di embrioni trasferiti in utero. Questo ha portato a una diminuzione dei parti gemellari e trigemini, che, sebbene rimanendo in linea con la media europea, evidenziano un cambiamento verso pratiche più conservative e mirate. In termini di cicli di trattamento, i dati mostrano un aumento significativo per quanto riguarda le tecniche a fresco, mentre si registra un incremento anche per le tecniche che utilizzano gameti donati. Le coppie trattate con ovociti donati sono aumentate da 12.053 a 13.093, e i cicli effettuati da 14.122 a 15.131, con un incremento dei nati da 3.719 a 3.805.

Tuttavia, un fattore di preoccupazione è l’età media delle donne che ricorrono a queste tecniche, che si attesta a 36,7 anni, un valore superiore rispetto alla media europea di 35 anni. Questo dato suggerisce che molte donne si avvicinano alla maternità in età avanzata, il che può comportare rischi aggiuntivi sia per la madre che per il bambino, oltre a rendere più frequente il ricorso all'ovodonazione.

Un altro aspetto critico emerso dalla Relazione è la disparità territoriale nella distribuzione dei centri di PMA. Le regioni del Nord Italia offrono un numero significativamente più alto di cicli di trattamento rispetto a quelle del Sud, dove l’accesso a questi servizi rimane limitato. Questa disparità evidenzia la necessità di un intervento mirato per garantire che tutte le coppie, indipendentemente dalla loro residenza, possano accedere a percorsi di PMA adeguati e tempestivi. Il Ministro Schillaci ha sottolineato l’importanza di migliorare l’accessibilità a queste tecniche, garantendo un’offerta uniforme nelle strutture pubbliche e private convenzionate, al fine di ridurre le differenze regionali nell’offerta.

Un’analisi più approfondita dei centri di PMA rivela che, sebbene ci sia un numero maggiore di centri privati rispetto a quelli pubblici e convenzionati, la maggior parte dei cicli di trattamenti di II e III livello si effettua all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. In particolare, il 62,7% dei cicli di trattamenti di II e III livello con gameti della coppia è effettuato in centri pubblici o privati convenzionati. Questo indica un affidamento significativo da parte delle coppie nei confronti del sistema pubblico, sottolineando l’importanza di garantire risorse e supporto a queste strutture.

“Grazie ai costanti investimenti in ricerca e sviluppo”, ha scritto Antonio Pellicer, professore di ostetricia e ginecologia, fondatore dell’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI), “la fecondazione eterologa rappresenta oggi una grande possibilità per le coppie infertili”. I tassi di successo nei centri specializzati sono notevoli: si parte da un’84% di probabilità di gravidanza al primo tentativo, per arrivare a un’impressionante percentuale del 99% al terzo tentativo. Questi risultati sono frutto di un continuo perfezionamento delle tecniche e della personalizzazione delle cure.

9. Chiariamoci sui Tassi di Successo: Le Diverse Metodologie di Presentazione

Quando si valutano i tassi di successo della fecondazione in vitro con ovuli donati, è fondamentale comprendere le diverse metodologie di presentazione dei dati, poiché queste possono influenzare la percezione dell'efficacia del trattamento. Non è possibile dare una risposta universale e una percentuale che sia valida per tutte, dal momento che bisogna tenere in considerazione numerose variabili.

La prima distinzione importante è tra:

  • Gravidanza biochimica: Viene diagnosticata sulla base di esami di laboratorio, di solito 1 settimana dopo il trasferimento dell’embrione (il "beta" test). Questo tipo di statistica è spesso utilizzato dalle cliniche in vitro perché mostra ottimi risultati, ma non include i casi con trasferimenti di embrioni falliti e include solo i cicli di successo.
  • Gravidanza clinica: Viene diagnosticata sulla base di esami del sangue di laboratorio ed ecografia a 6 o 12 settimane. I risultati più frequentemente presentati si riferiscono a gravidanze diagnosticate a 6 settimane, dove l’ecografia mostra un sacco gestazionale visibile nell’utero. Qui le statistiche sono migliori di quelle per 12 settimane.
  • Tasso di nati vivi: Questo è il dato più significativo per i pazienti, indicando la percentuale di cicli che portano alla nascita di un bambino sano. Dare alla luce un bambino sano dopo il trattamento di fecondazione in vitro con ovuli di donatrice è un risultato raramente presentato in modo diretto da alcune cliniche. Il motivo è semplice: queste sono le statistiche più basse di tutte, ma le più importanti.

Il tasso di nati vivi di bambini sani dai programmi di donazione di ovuli è (in media) inferiore del 10-20% rispetto alla percentuale di gravidanze cliniche (a 6 settimane) ottenute per trasferimento di embrioni. Questo deriva dal fatto che il ciclo di una ricevente di ovociti potrebbe non essere completato a causa, ad esempio, di embrioni poveri o di mancata fecondazione.

Molte cliniche presentano anche tassi di successo cumulativi, che indicano la percentuale di pazienti che sono rimaste incinte dopo un certo numero di cicli di fecondazione in vitro (di solito 3 tentativi). Questi dati possono apparire molto elevati, ad esempio nel range del 90%, ma si riferiscono a più tentativi, non al singolo ciclo. Il tasso di successo per la fecondazione in vitro con ciclo fresco di ovociti donati è in media del 65.9%; mentre il tasso di successo per i nati vivi è di circa il 10% in meno (55.6%), secondo dati del CDC (Centers for Disease Control and Prevention).

Le cliniche sono sensibili alla condivisione di informazioni che ritengono possano giovare a un’altra clinica. Questo settore è molto competitivo. I tassi di successo degli ovuli donati indicano la percentuale di efficacia del trattamento della fertilità nella fecondazione in vitro con ovuli donati. In altre parole, mostrano i tassi di gravidanza utilizzando ovuli donati: il numero di pazienti dopo il trattamento di fertilità (1 ciclo di fecondazione in vitro) rimangono incinte o (a seconda del metodo di presentazione) danno alla luce un bambino. Tali dati sono generalmente presentati come la stessa percentuale indipendentemente dall’età della donna, perché, nel caso del trattamento di fertilità con ovuli donati, l’età della donna ricevente non è molto importante.

Nella valutazione dei risultati, è importante considerare la trasparenza e la sicurezza di ogni clinica. Per questo, è consigliabile consultare fonti affidabili e registri nazionali che raccolgono i dati di varie cliniche, come quelli pubblicati da SART (USA), SEF (Spagna) e HFEA (Regno Unito), che includono oltre il 90% delle cliniche in vitro di ciascun paese.

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