Le Bambine e i Bambini Inca Congelati: Storie Millenarie dai Ghiacci delle Ande

Le Ande, con le loro cime imponenti e i ghiacciai perenni, custodiscono segreti millenari, testimonianze silenziose di civiltà passate. Tra questi, spiccano le incredibili scoperte di mummie di bambini Inca, conservate in modo straordinario dal freddo intenso, che offrono uno sguardo senza precedenti sulle usanze religiose e la vita quotidiana di uno degli imperi più affascinanti della storia. Questi ritrovamenti non sono solo reperti archeologici, ma veri e propri ponti con un passato remoto, permettendo a ricercatori e al pubblico di confrontarsi direttamente con le vite e i destini di individui vissuti oltre cinquecento anni fa. La loro condizione eccezionale, spesso mantenuta intatta dalle condizioni estreme di alta quota, ha aperto nuove frontiere nella comprensione delle pratiche rituali e della cultura Inca, fornendo dettagli che non sarebbero mai stati ottenuti da resti meno conservati.

Mappa delle Ande con indicazione dei siti di ritrovamento di Juanita e Llullaillaco

Juanita, la "Signora di Ampato": Un Ritrovamento Eccezionale

In Perù, è una vera star, un po' come in Italia Ötzi, il celebre "uomo del Similaun". Il suo nome è "Juanita", ma è conosciuta anche come "Vergine congelata" o "Signora di Ampato". Parliamo della mummia di un'adolescente inca ritrovata tra i ghiacci delle Ande e oggetto di studi decennali da parte di antropologi e archeologi. Il suo eccezionale stato di conservazione l'ha resa la mummia meglio conservata mai trovata nelle Americhe. Pelle, organi, tessuti, sangue, capelli, stomaco e vestiti erano in perfette condizioni, cosa che ha dato anche un’idea del mondo inca di quell'epoca.

A ritrovare Juanita nel corso delle loro esplorazioni sul vulcano Ampato, a oltre 6.000 metri di altezza, erano stati nel 1995 gli antropologi Johan Reinhard e Miguel Zárate. Johan Reinhard fece molte scalate su molte catene montuose, inclusi l'Himalaya in Nepal, le Alpi e le Ande. Come archeologo, studiò Machu Picchu, Chavín e le linee di Nazca. Come parte del suo progetto di archeologia ad elevata altitudine, compì più di 200 ascensioni oltre i 5.600 metri in quattro Stati andini prima di trovare la Vergine congelata nel 1995. Gli scavi effettuati su molti picchi della regione di Arequipa, nel Perù meridionale, coinvolsero anche l'archeologo peruviano José Antonio Chávez. Nel settembre 1995, durante un'ascesa del monte Ampato (6.288 metri), Reinhard e Zárate trovarono all'interno di un cratere un involucro caduto dal sito inca sovrastante. A causa dello scioglimento dovuto alla cenere vulcanica del vicino vulcano Sabancaya in eruzione, molti siti funerari inca erano finiti nei crateri. Per loro meraviglia, l'involucro conteneva la mummia perfettamente conservata di una giovanissima donna. Inoltre trovarono disseminati lungo il fianco della montagna numerosi oggetti che erano stati lasciati come offerta agli dei Inca; tra questi oggetti c'erano statue e cibo. Dopo un paio di giorni, il tutto fu portato ad Arequipa.

Quei resti mummificati furono attribuiti a una persona di sesso femminile di età compresa tra i 14 e i 15 anni, vissuta alla metà del XV secolo. La mummia Juanita, o Signora di Ampato, era una ragazzina inca di circa 13/14 anni che venne sacrificata nel 1450 circa. Si ritiene che sia stata sacrificata tra il 1440 e il 1450 d.C., quando aveva tra i 13 e i 15 anni. Dall’analisi dei suoi capelli sappiamo che era stata destinata al sacrificio da almeno un anno. Dalle analisi svolte sul suo corpo, sappiamo che era in ottima salute ed era alta 1,58 centimetri, anche se altri studi indicano un'altezza di un metro e quaranta e un peso di trentacinque chili. Nella sepoltura, si trovavano poi una serie di reperti coevi legati alla tradizione religiosa inca con i quali la ragazza era stata inumata, tra cui statuette e cocci di ceramica, lame in osso e altri oggetti votivi. Il corpo stupì la comunità scientifica per l'ottimo stato di conservazione in cui si trovava. Tra maggio e giugno del 1996, fu esposto presso le sedi della National Geographic Society di Washington, in una teca climatizzata studiata dalla Carrier Corporation, la quale donò due di queste teche all'Università Cattolica. Nel numero di giugno 1996, il National Geographic conteneva un articolo dedicato alla scoperta di Juanita, e nel 2005 Reinhard pubblicò un racconto dettagliato della scoperta nel suo libro The Ice Maiden: Inca Mummies, Mountain Gods, and Sacred Sites in the Andes.

La Ricostruzione del Volto di Juanita: Un Ponte con il Passato

Così doveva apparire da viva “Juanita” una ragazza Inca vittima 500 anni fa di un rito sacrificale. A riprodurre le sembianze della giovane è stato un gruppo di scienziati polacchi e peruviani in collaborazione con uno scultore svedese specializzato nella ricostruzione facciale tridimensionale. Il busto in silicone della giovane donna, morta intorno a 500 anni fa, è stato realizzato da un team di ricercatori peruviani e polacchi, che per l'occasione hanno collaborato con Oscar Nilsson, archeologo e scultore svedese specializzato in ricostruzioni facciali in 3D. Inoltre, hanno studiato le caratteristiche etnologiche della popolazione che abitava l'area al tempo in cui la mummia era in vita. Per ridare un volto a “Juanita” sono state utilizzate “scansioni del corpo, studi sul DNA, caratteristiche etnologiche, età, carnagione”.

Il risultato, un busto in silicone che raffigura una ragazza dagli occhi nerissimi e gli zigomi pronunciati, è stato presentato in una cerimonia presso il Museo dei Santuari Andini dell'Università Cattolica di Santa Maria ad Arequipa. “Pensavo che non avrei mai saputo che volto avesse da viva”, ha detto Johan Reinhard, l'antropologo statunitense che trovò la mummia nel 1995: “Ora, 28 anni dopo, è diventata realtà grazie alla ricostruzione di Oscar Nilsson”. Ci sono volute “circa quattrocento ore di lavoro” per modellare il volto, ha dichiarato ad Associated Press Nilsson, archeologo e scultore svedese specializzato in ricostruzioni facciali in 3D di esseri umani antichi. Questa ricostruzione non è solo un esercizio artistico, ma un fondamentale strumento scientifico e didattico, che permette di visualizzare un individuo del passato con una sorprendente fedeltà, rendendo la storia più tangibile e comprensibile per un pubblico più ampio, dai semplici curiosi agli studiosi più esperti.

Busto ricostruttivo di Juanita

Il Sacrificio Capacocha: Rituali e Credenze Inca

La pratica del sacrificio umano, nota come capacocha o qhapaq hucha, era una parte importante della religione Inca ed era spesso usata per commemorare eventi importanti, come la morte di un Sapa Inca. Il Sapa Inca ("l'unico imperatore") era il monarca dell'Impero Inca nonché sovrano del precedente Regno di Cuzco e del successivo Stato Neo-Inca. Sebbene le origini della posizione siano mitiche e abbiano origine dalla leggendaria fondazione della città di Cuzco, sembra che sia nata storicamente intorno al 1100 d.C. Il sacrificio umano era anche usato come offerta agli dei in tempi di carestia e come modo per chiedere protezione. Questa cruenta pratica veniva effettuata per ingraziarsi gli dei nel corso di varie celebrazioni, connesse per esempio alla famiglia imperiale (incoronazioni, nascite), o a eventi politici come vittorie militari. Avvenimenti simili si tenevano spesso più di una volta l'anno e prevedevano la partecipazione di centinaia di bambini e adolescenti come Juanita, tra i 12 e i 16 anni, trasportati nei templi dai quattro angoli dell’Impero e brutalmente uccisi nel corso della cerimonia. Il sacrificio poteva avvenire solo con l’approvazione diretta dell’imperatore Inca.

I bambini venivano scelti da tutto il vasto impero Inca e venivano selezionati principalmente in base alla loro “perfezione fisica”. Per una famiglia era un onore e un prestigio avere un suo membro sacrificato in questo modo. I prescelti per il sacrificio arrivavano a Cusco da varie parti dell’impero inca e poi da lì partivano per fare un pellegrinaggio sacrificale fino all’“Apu”, una Montagna Sacra, alla quale erano state “assegnate”. Questo viaggio non era solo fisico, ma profondamente spirituale, accompagnato da rituali e cerimonie che preparavano i bambini al loro destino divino. L'intero processo era intriso di un significato religioso profondo, credendo che queste offerte umane fossero un modo per mantenere l'equilibrio cosmico e garantire la prosperità dell'impero, in un'epoca in cui le forze della natura erano percepite come manifestazioni dirette della volontà divina.

Documentary : INCA Capacocha // Why are children sacrifices?

Le Circostanze Tragiche della Morte di Juanita

Successive analisi sulla "vergine congelata" chiarirono meglio le circostanze tragiche in cui era morta. Si crede che fosse partita da Cuzco, la capitale dell’impero inca, e che fosse arrivata viva in cima all’Ampato, dopo essere stata abbondantemente ubriacata e drogata. Lì era stata uccisa con un colpo alla testa con una “macana”, una sorta di “martello” con punte che veniva usato nelle cerimonie. La probabile causa della morte è un pesante colpo al lobo occipitale destro. Lo sostengono i ricercatori della Johns Hopkins University, che hanno eseguito una TAC che ha evidenziato una profonda fessura di cinque centimetri sul cranio della ragazza. Il radiologo Elliot K. Fishman ha concluso che è stata uccisa da un trauma contusivo alla testa. Ha osservato che la rottura dell'orbita dell'occhio destro e la frattura di 5 cm nel cranio sono lesioni "tipiche di qualcuno che è stato colpito da una mazza da baseball". Il colpo causò una massiccia emorragia, riempiendole il cranio di sangue e spingendole il cervello da un lato. Queste scoperte scientifiche hanno permesso di ricostruire con precisione gli ultimi istanti di vita di Juanita, offrendo una visione cruda e diretta della violenza rituale che faceva parte di queste pratiche.

Dall’analisi dei suoi capelli sappiamo anche che Juanita seguiva una dieta standard, che includeva patate e verdure, indicando che la sua salute generale era buona prima del sacrificio. Probabilmente Juanita è stata sacrificata come ringraziamento o offerta alla Pachamama, la Madre Terra, oppure in un culto collegato al Monte Ampato. In epoca inca, era frequente la “capacocha” che consisteva nel sacrificare individui sani, in particolare bambine, per placare gli dei in caso di epidemie, eclissi, disastri naturali come terremoti, eruzioni vulcaniche e nel caso della morte di un sovrano. La sua morte, quindi, non fu un atto casuale, ma un evento profondamente significativo e calcolato, ritenuto essenziale per il benessere della comunità e dell'Impero.

Rappresentazione di un sacerdote Inca durante un rito

Le Mummie di Llullaillaco: Altre Testimonianze Glaciali

Oltre a Juanita, altre scoperte hanno arricchito la nostra conoscenza dei sacrifici Inca ad alta quota. I Figli di Llullaillaco, noti anche come le Mummie di Llullaillaco, sono tre mummie di bambini Inca scoperte il 16 marzo 1999 da Johan Reinhard e dal suo team archeologico vicino alla cima del Llullaillaco, uno stratovolcano di 6.739 metri al confine tra Argentina e Cile. Il luogo di sepoltura era coperto da 1,5 metri di terra e roccia al momento della scoperta. Il sito in cui sono state trovate le mummie è stato descritto come “il sito archeologico più alto del mondo”. Uno stratovolcano è un vulcano di forma generalmente conica costituito dalla sovrapposizione di vari strati di lava solidificata, tefra, pomice e ceneri vulcaniche. I bambini venivano sacrificati in un rituale religioso Inca che si svolgeva intorno all’anno 1500.

Nel 1999, Johan Reinhard e il suo team di ricercatori si recarono nelle alte Ande alla ricerca di luoghi di sacrificio rituale Inca. Tre giorni dopo l’inizio delle ricerche, la squadra di Reinhard ha scoperto una tomba contenente tre bambini mummificati: due femmine e un maschio. Sono state trovate anche diverse statue d’oro, conchiglie e argento, tessuti e ceramiche. Diverse volte la spedizione andò vicina al fallimento. Dopo un lungo processo di acclimatamento, incluso un mese trascorso ad esplorare una montagna a bassa quota nelle vicinanze, il team si è finalmente avvicinato alla cima del Llullaillaco dopo aver allestito una serie di campi durante la salita. Durante questa spedizione, i ricercatori hanno sfidato forti venti di oltre 110 chilometri all’ora e temperature estreme, che a un certo punto sono scese a -40 °C. Nel loro campo finale, a un’altitudine di 6.600 metri, scoppiò una tempesta che durò per quattro giorni. Secondo Reinhard, il team “stava per arrendersi” quando ha individuato uno strato artificiale nel sito che indicava che avrebbero dovuto continuare le indagini. Questa perseveranza ha portato a una delle scoperte archeologiche più significative del XX secolo.

Le mummie erano in condizioni eccezionali quando sono state trovate. Reinhard disse che le mummie “sembrano essere le mummie Inca meglio conservate mai trovate”, aggiungendo che le braccia erano perfettamente conservate, anche fino ai singoli peli. Gli organi interni erano ancora intatti e uno dei cuori conteneva ancora sangue congelato. Questa straordinaria preservazione ha permesso analisi biochimiche e mediche dettagliate, rivelando aspetti intimi della vita dei bambini, come la loro dieta, le loro malattie e persino il loro stato emotivo prima della morte.

Nel luogo di sepoltura di Llullaillaco sono state trovate tre mummie: La Doncella (la fanciulla), La Niña del Rayo (la ragazza del fulmine) e El Niño (il ragazzo).La mummia più anziana, una ragazza che si è trovata intorno ai tredici anni, è stata soprannominata La Doncella. È diventata ampiamente conosciuta come la “Fanciulla di Llullaillaco”. Durante un esame, è stata scoperta un’infezione batterica nei polmoni. Si ritiene che La Doncella fosse un’aclla, o Vergine Sole, una vergine scelta e santificata intorno ai dieci anni di età, per vivere con altre ragazze e donne che sarebbero diventate mogli reali, sacerdotesse e sacrifici.La Niña del Rayo aveva circa sei anni quando fu sacrificata. Il suo viso, una delle sue orecchie e parte della sua spalla sono stati danneggiati da un fulmine avvenuto dopo la sua morte, probabilmente indicando che la tomba fu colpita in un momento successivo. La sua testa era sollevata in alto ed era rivolta a sud-ovest. Indossava un abito tradizionale acsu marrone chiaro e la sua testa, insieme a parte del suo corpo, era avvolta in una spessa coperta di lana. Inoltre, tutto il suo corpo era avvolto in un’altra coperta, questa volta ricamata in rosso e giallo, a testimonianza della ricchezza e dell'attenzione dedicate ai sacrifici.Il corpo di El Niño, che aveva tra i quattro e i cinque anni quando fu sacrificato, era stato avvolto strettamente, poiché alcune delle sue costole e del bacino erano lussate. Apparentemente è morto sotto stress, poiché sui suoi vestiti sono stati trovati vomito e sangue. Sembrava anche che ci fosse un’infestazione di pidocchi nei suoi capelli. Fu l’unico bambino ad essere legato. El Niño fu sepolto con una collezione di piccoli oggetti, alcuni dei quali raffiguranti uomini finemente vestiti che guidavano carovane di lama, suggerendo forse il suo ruolo o quello della sua famiglia.Secondo un’analisi biochimica dei capelli de La Doncella, i bambini erano stati drogati con alcol e coca prima dell’inizio del rituale sacrificale. La Doncella aveva consumato significativamente più coca e alcol degli altri due, probabilmente per sedarla maggiormente data la sua età e consapevolezza. Sebbene tutti e tre i sacrifici avessero consumato quantità significative di queste sostanze prima del rituale, le differenze nelle dosi suggeriscono una preparazione personalizzata per ciascuno, forse in relazione alla loro età e alla loro resistenza psicologica.

Le mummie di Llullaillaco nel loro stato di conservazione

L'Impero Inca e il Contesto dei Sacrifici

L’Impero Inca (“Le Quattro Regioni”) era il più grande impero conosciuto nell’America precolombiana. L’impero sorse nell’area intorno alla città di Cusco, sulle Ande nell’odierno Perù, nel XIII secolo. La civiltà Inca non si espanse molto geograficamente fino alla metà del XV secolo. Tuttavia, a partire dal regno di Pachacuti nel 1438, gli Inca dilagarono in tutto il Sud America lungo le Ande, conquistando le popolazioni locali lungo la strada e consolidando un enorme impero terrestre nell’arco di meno di un secolo. In questo contesto di rapida espansione e consolidamento del potere, i sacrifici umani, e in particolare la capacocha, assumevano un ruolo cruciale non solo come atti religiosi per placare le divinità e garantire l'ordine cosmico, ma anche come potenti strumenti di controllo sociale e affermazione dell'autorità imperiale. La selezione di bambini da diverse regioni dell'impero per essere sacrificati nelle "Apu" (montagne sacre) dislocate sul territorio, simboleggiava l'unione e la sottomissione di tutte le province al potere centrale di Cusco e del Sapa Inca. Questo rituale non era solo un'offerta agli dei, ma anche una dimostrazione della capacità dell'imperatore di mobilitare risorse e persone su vasta scala, rafforzando la sua legittimità divina e politica.

La Conservazione e il Dibattito Etico

La mummia Juanita si trova in un piccolo museo di Arequipa, il “Museo Santuario de Altura del Sur Andino”. La stanza è fredda per garantirne la conservazione. Le mummie di Llullaillaco rimangono esposte al Museo di Archeologia d’Alta Quota, un museo interamente dedicato all’esposizione delle mummie, a Salta, in Argentina. L’area che ora ospita la città di Salta faceva parte dell’Impero Inca tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, prima di essere conquistata dai conquistadores spagnoli alla fine del 1500. Per prevenire il deterioramento, un sistema di climatizzazione computerizzato mantiene condizioni ambientali simili a quelle di Llullaillaco, replicando l'ambiente freddo e secco che le ha preservate per secoli. Se un terremoto o un’altra emergenza dovesse causare la perdita di energia, l’aereo del governatore provinciale verrebbe utilizzato per trasportare le mummie in un altro luogo dove potrebbero essere “ricollegate”, evidenziando l'estrema importanza attribuita alla loro conservazione.

Le mummie sono state oggetto di controversie, soprattutto per quanto riguarda i diritti degli indigeni. Rogelio Guanuco, leader dell’Associazione Indigena dell’Argentina (AIRA), ha definito l’esposizione “una violazione dei nostri cari”, affermando che “Llullaillaco continua ad essere sacro per noi. Non avrebbero mai dovuto profanare quel santuario, e non avrebbero dovuto mettere in mostra i nostri figli come se fossero in un circo”. Fermín Tolaba, capo dei Lules, ha ribadito che le mummie “avrebbero dovuto rimanere nel loro territorio” e che “ora che [le mummie] sono già riesumate, [il museo] dovrebbe restituirle”. Questo dibattito sottolinea le profonde tensioni tra la ricerca scientifica e il rispetto delle tradizioni e delle credenze delle comunità indigene, per le quali questi resti rappresentano antenati sacri e non semplici oggetti da esporre.

Tuttavia, altri indigeni hanno sostenuto la ricerca, riconoscendo il valore educativo e la possibilità di mantenere viva la memoria delle loro culture ancestrali attraverso lo studio e l'esposizione di questi reperti unici. La discussione è complessa e tocca questioni di etica, proprietà culturale e interpretazione della storia. Indipendentemente dalla posizione, è innegabile che questi straordinari ritrovamenti hanno fornito e continuano a fornire dati inestimabili per la comprensione dell'Impero Inca, aprendo nuove vie di indagine sulla loro religione, società e pratiche funerarie. Si ritiene che la regione delle alte Ande, da cui sono state prelevate le mummie, sia la patria di almeno altri 40 siti di sepoltura rituale simili, suggerendo che il futuro potrebbe ancora riservare scoperte altrettanto significative, ma che richiederanno un dialogo continuo e sensibile tra scienza e cultura.

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