Introduzione: Un Profilo nel Diritto Contemporaneo
La figura dell'Avvocato Santo Tutino si staglia nel panorama professionale italiano come quella di un esperto del diritto, profondamente radicato nel tessuto sociale e lavorativo del Friuli. La sua carriera, contraddistinta da un impegno pluriennale e da ruoli di responsabilità, è stata recentemente al centro di vicende giudiziarie che ne hanno evidenziato la tenacia e la determinazione nel difendere i principi in cui crede. Sebbene il cognome Tutino evochi anche figure storiche di notevole spessore intellettuale, in questa sede ci concentreremo primariamente sulla biografia dell'avvocato Santo Tutino, per poi esplorare la ricchezza delle informazioni fornite che delineano un'altra, affascinante figura omonima di epoche passate.

L'Avvocato Santo Tutino: Carriera, Ruoli e Vicende Giudiziarie Recenti
Santo Tutino, avvocato e consulente del lavoro, ha costruito la sua carriera nel Friuli, regione in cui vive da oltre 45 anni. La sua iscrizione all'ordine dei consulenti del lavoro di Udine risale al 1979, testimoniando un lungo percorso di dedizione al mondo del diritto e della consulenza. La sua professionalità e il suo impegno sono stati riconosciuti con l'elezione a “Console provinciale dei maestri del lavoro di Udine”, un ruolo che ha assunto con la chiara intenzione di proseguire e migliorare il cammino tracciato dai suoi predecessori.
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Impegno Professionale e Riconoscimenti
Come console provinciale, Santo Tutino ha dichiarato l'intento di "proseguire sul cammino tracciato dal console Caporale, e migliorarne i tratti", riconoscendo la difficoltà di tale impresa. Ha sottolineato come chi lo ha preceduto abbia "sempre lavorato per il bene degli associati, mantenendo sempre i contatti con le Istituzioni, con le altre associazioni, e soprattutto promuovendo il contatto con i giovani, attraverso percorsi formativi e di conoscenza nelle scuole primarie e secondarie, traslando ai giovani il sapere lavorativo degli esperti". Questo impegno si concretizza nell'attività che i maestri del lavoro svolgono nelle scuole della regione, in particolare riguardo a un "progetto sperimentale di collaborazione con l’Amministrazione regionale", volto a trasmettere competenze e valori alle nuove generazioni. Ogni anno, inoltre, i maestri del lavoro ricordano la tragedia dei minatori di Marcinelle, dove persero la vita 252 uomini, tra cui molti friulani, "obbligati a emigrare per inviare a casa le rimesse che con sudore guadagnavano estraendo il carbone", mantenendo viva la memoria di un capitolo doloroso della storia lavorativa italiana ed europea.

La Vicenda Giudiziaria per Calunnia
Nel contesto della sua attività professionale, l'Avvocato Santo Tutino è stato coinvolto in una significativa vicenda giudiziaria che lo ha visto imputato, insieme al figlio Simone, per concorso in calunnia. La questione ha avuto inizio il 9 ottobre 2013, quando tre militari della Guardia di finanza si recarono presso lo studio legale in cui padre e figlio svolgevano la loro attività, in via Vittorio Veneto.Secondo la Procura, i due "professionisti del diritto" non avrebbero potuto "attendere una valutazione erronea sulla differenza che esiste tra una verifica fiscale e una perquisizione". Tuttavia, secondo la difesa, proprio quelle "conoscenze specifiche" li avrebbero "spinti a segnalare i comportamenti anomali dei tre militari della Guardia di finanza".
Al centro del procedimento, due atti "fotocopia" che il pm Marco Panzeri ha equiparato ad altrettante denunce. Il primo, un'"istanza di autotutela che entrambi presentarono all'Agenzia delle entrate, il 25 giugno 2014, con richiesta d’inoltro alla Procura di Udine e alla Procura militare di Verona", volta a "segnalare il comportamento tenuto dai militari in occasione di quella che avevano definito «una perquisizione abusiva»", durante la quale "avevano illecitamente asportato files memorizzati sui pc installati nello studio, copiandoli su loro chiavette Usb e su computer personali". Successivamente, un "esposto che il solo avvocato presentò in Procura il successivo 1° agosto, proponendo i medesimi rilievi".

Le "accuse che sapevano essere false", secondo il magistrato, trovavano conferma nei "contenuti del processo verbale di verifica che Simone sottoscrisse, «come professionista, nell’interesse di Santo», a fine ispezione". Da questa verbalizzazione, il giudice ha ritenuto provato il dolo, ovvero "un’accusa formulata contro i finanzieri sapendoli innocenti" e "con una chiara impronta ritorsiva".
Il giudice monocratico Angelica Di Silvestre, al termine di tre anni d'istruttoria dibattimentale, ha ritenuto Santo e Simone Tutino colpevoli e, concesse le attenuanti generiche, li ha condannati rispettivamente "a 1 anno e 10 mesi di reclusione e a 1 anno e 6 mesi (sospesi con la condizionale)". La sentenza ha stabilito anche il "risarcimento dei danni a favore dei tre finanzieri, tutti della tenenza di Palmanova, costituitisi parte civile con l’avvocato Enrica Lucchin: 2.500 euro l’uno da parte del padre e 1.500 euro l’uno dal figlio". Il pm Marco Panzeri aveva richiesto pene più alte, calcolate in 2 anni e 2 mesi per Santo e 2 anni per Simone. La difesa, rappresentata dagli avvocati Massimo Cescutti per il padre e Francesca Tutino (sorella di Simone) per il fratello, aveva chiesto l'assoluzione con la formula più ampia o, in subordine, il minimo della pena con concessione dei benefici.
L'avvocato Francesca Tutino ha evidenziato come gli unici in grado di testimoniare ciò che realmente accadde quel giorno fossero soltanto i tre finanzieri e Santo Tutino, sottolineando che il pm Panzeri aveva inizialmente aperto un fascicolo contro i finanzieri, poi archiviato. Ha inoltre insistito sull'"entrata in scena del fratello soltanto in un secondo momento, quando quella che «era cominciata come una perquisizione, in quanto delegata nell’ambito di un procedimento penale a carico di un professionista che aveva avuto contatti anche con quello studio - aveva osservato a sua volta l’avvocato Cescutti -, aveva poi mutato modalità operative»". Simone, ha arringato la sorella, "fu chiamato nella sua qualità di consulente e non ha mai voluto incolpare nessuno, limitandosi a segnalare un controllo a loro avviso anomalo". L'avvocato Cescutti ha concluso la difesa del padre, definendolo "un gentiluomo" e contestando l'impossibilità di stabilire un interesse nel denunciare falsità. L'esito scontato di questa vicenda è l'appello, come affermato da Santo Tutino: "La sentenza, che mi aspettavo