Oltre il Mito dell’Istinto Materno: Tra Neuroscienze, Evoluzione e Identità

Il concetto di "istinto materno" è da secoli un pilastro della narrazione sociale, spesso utilizzato per definire l’essenza stessa della femminilità. Tuttavia, un’analisi approfondita, che spazi dalla neurobiologia alla sociologia, rivela un quadro molto più complesso e meno deterministico di quanto la tradizione patriarchale abbia voluto far credere.

rappresentazione stilizzata di connessioni neuronali che si intrecciano con simboli di accudimento

Le basi biologiche dell’accudimento

Tra i sistemi affettivi principali identificati dal neuroscienziato Jaak Panksepp - attesa, ansia-paura, collera, desiderio sessuale, cura-accudimento, panico-sofferenza e gioco-gioia - il sistema della cura rappresenta uno dei fattori più potenti ed essenziali. È una straordinaria tendenza istintiva, incarnata nel cervello materno e fondata su un insieme di impulsi cerebrali congeniti. Senza il "miracolo" dell’istinto materno, la prole non sarebbe in grado di sopravvivere.

L’impulso al "prendersi cura" proviene da sistemi del cervello innati ed è dovuto, in grande quantità, all’attivazione di dopamina, ossitocina ed altri oppioidi, sostanze chimiche cerebrali fondamentali nel promuovere la cura materna. Quando la madre ascolta i suoi figli piangere, si accendono nel suo cervello i meccanismi dell’ansia di separazione e della sofferenza, stimolando un’esperienza diretta del malessere dei piccoli. Queste reazioni neurochimiche non sono solo meccanismi di protezione, ma forniscono la base decisiva per la sopravvivenza di tutte le specie di mammiferi.

Moralità, empatia e l’eredità dei primati

La ricerca neuroscientifica ha fornito molte prove sul fatto che i comportamenti morali siano il frutto dell’evoluzione naturale. I modi di agire e di sentire in senso morale si sono evoluti anche nel mondo animale, in particolare tra i primati, da forme di socialità e pratiche di socializzazione come il "grooming". Frans de Waal ha dimostrato le straordinarie capacità cognitive e la sensibilità di animali come gli scimpanzé e i bonobo verso le esigenze e le sofferenze degli altri.

La morale non è altro che uno sviluppo della tendenza alle cure materne, che si realizza attraverso circuiti neurali coinvolti nei bisogni del piccolo. Questi stessi meccanismi cerebrali forniscono poi la base per altre relazioni di accudimento. Condividiamo con i bonobo e gli scimpanzé il 98,8 per cento del nostro DNA; pertanto, la moralità non è un’invenzione umana, ma un’estensione di impulsi altruistici già presenti nel regno animale.

diagramma evolutivo che mostra la connessione tra cure parentali e altruismo nei primati

Il mito sociale dell'istinto universale

Non ogni donna ha un’attitudine alla maternità. Che esista un "istinto materno" in ogni singola donna è un arbitrio sociale. Per quasi tutti i popoli antichi la maternità era l’obbligo di pressoché ogni donna, facilitato da modelli sacri come le dee madri. Oggi, anche nell’Occidente moderno, si ritiene che l’impulso psicologico alla maternità risponda ad una norma biologica. Ma se la maternità fosse un istinto biologico universale, tutte le donne sentirebbero un identico impulso a restare incinte e partorire.

Ogni donna nasce con una personalità distinta e ha la facoltà di scegliere, secondo la sua natura psicologica, se avere un figlio oppure no. Le culture religiose e tante teorie psicologiche colpevolizzano spesso l’impulso di vivere secondo scopi personali che non includono la maternità, trasformando questa insistenza in un codice psichico normativo che genera incertezza e patologia.

Exattamento e variabilità individuale

L’idea che l’organo determini la funzione e che la funzione domini l’individuo è biologicamente superata. Utilizzando il concetto di "exattamento" (exaptation) introdotto da Stephen Jay Gould, comprendiamo che un organo può nascere con una funzione e acquisirne nel tempo altre diverse. La sessualità, ad esempio, nata per la riproduzione, ha acquisito caratteri eterogenei svincolati dalla procreazione.

Inoltre, la specie umana evolve per gruppi, non solo per individui. Ciò implica che, secondo il principio di "variabilità individuale", esistano individui che non si riproducono perché non vi sono particolarmente predisposti dalla natura. Questi individui non sono anormali; alla specie interessa che sia il gruppo nel suo complesso a riprodursi.

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L’attrazione procreativa e il ruolo dei feromoni

Il desiderio di figli può avere una potentissima base biologica legata all'attrazione olfattiva. Ciascuno di noi possiede una "carta d’identità olfattiva" determinata dal sistema maggiore di istocompatibilità (MHC). I feromoni mediano l’attrazione tra partner, favorendo il riconoscimento di un individuo geneticamente compatibile. Questa attrazione può tradursi in un desiderio procreativo che trascende la semplice scelta razionale, rendendo il concepimento un atto profondamente radicato nella biologia del corpo.

Identità di genere e nuove forme di genitorialità

Oggi, con la possibilità di accedere a forme procreative inedite, dobbiamo chiederci se l’istinto materno sia un attributo esclusivamente femminile. La nozione freudiana di bisessualità originaria impone di pensare all'identità di genere come a un carattere acquisito e culturale, non solo anatomico. La mobilità dei confini dell'identità di genere, spesso definita attraverso il termine "queer", ci spinge a guardare oltre le categorie dicotomiche.

In una clinica psicoterapeutica moderna, è possibile scoprire un’attitudine genitoriale autentica sia in maschi che in femmine, in famiglie monogenitoriali come in famiglie omo o eterosessuali. L’importante è monitorare l’angoscia che il "totalmente nuovo" provoca, evitando di confondere il bisogno (che mira a un oggetto specifico) con il desiderio (che è legato a tracce mnestiche e fantasmi).

La complessità del post-partum

Il periodo post-parto è una fase di transizione significativa che coinvolge cambiamenti ormonali e psicologici profondi. Il calo del desiderio sessuale in questa fase è un fenomeno comune, spesso erroneamente attribuito solo all'istinto materno, mentre è il risultato di una combinazione di fattori biologici, come l'aumento della prolattina e la diminuzione degli estrogeni, e di fattori ambientali, come la fatica e lo stress legati alla cura del neonato. È essenziale che la comunicazione aperta tra partner e la cura di sé diventino pilastri fondamentali per superare questa fase di riassestamento.

infografica sui cambiamenti ormonali e psicologici nel post-partum

Oltre il senso di colpa

Parlare di istinto materno in Italia rimane spesso un tabù, soffocato da lotte ideologiche e moralismi. La sociologa Orna Donath evidenzia come il senso di colpa sia una condizione necessaria per la preservazione dell’ordine sociale, dividendo il mondo tra "buone madri" e "donne cattive". È tempo di riconoscere che la maternità non è un test della morale femminile, né un destino biologico inevitabile.

La biologia spinge alla trasmissione del codice genetico, ma questo è un impulso che riguarda tutti gli individui, non solo le donne. L'ossitocina, spesso citata come prova dell'istinto materno, è in realtà un ormone che promuove il legame sociale in generale, prodotto anche dagli uomini durante l'attività sessuale e le interazioni affettive. Liberarsi dal mito dell'istinto materno significa restituire a ogni donna la dignità di scegliere il proprio percorso, riconoscendo che la realizzazione personale può declinarsi in mille forme diverse, dall'arte alla carriera, fino alla costruzione di legami sociali che non passano necessariamente per la via della procreazione.

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