Le ninne nanne sono melodie rassicuranti e dolci, cantate ai bambini per aiutarli ad addormentarsi. L'idea alla base di ogni ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induca i bambini a scivolare serenamente nel sonno. Questi canti, intrisi di storia e cultura, rappresentano un patrimonio universale, un filo conduttore che attraversa epoche e geografie, cullando generazioni. Dal genio di compositori classici ai semplici canti popolari tramandati oralmente, fino a diventare fulcro di narrazioni letterarie complesse, le ninne nanne incarnano un legame profondo tra l'infanzia, la tradizione e le emozioni umane più intime. In questa disamina approfondita, esploreremo le origini e le evoluzioni di queste melodie eterne, dai loro capolavori riconosciuti alle loro manifestazioni più umili e commoventi in ogni angolo del globo.
Il Capolavoro di Johannes Brahms: Wiegenlied, Opus 49, No. 4
Tra le ninne nanne più celebri e universalmente amate, spicca il "Wiegenlied" di Johannes Brahms, con il titolo ufficiale di Opus 49, No. 4. Composto nel 1868, da allora, cantato da genitori, suonato da un carillon o da un CD, una cassetta o un servizio di streaming, il delicato movimento oscillante e la dolce melodia del brano hanno fatto addormentare innumerevoli bambini. La sua origine è intrisa di una storia personale e affettuosa. Brahms scrisse questa composizione per Bertha Faber, una sua cara amica, in occasione della nascita del suo secondo figlio, Hans.
In una lettera che accompagnava la canzone inviata a Bertha, il grande compositore scrisse: "[La signora] Bertha si renderà conto che ho scritto Wiegenlied per il suo piccolo; troverà giusto, come me, che mentre lei canta ad Hans per addormentarlo, suo marito le canti e sussurri una canzone d'amore." Questa frase rivela la complessità e la stratificazione emotiva del brano. Quella che riconosciamo come la ninna nanna è la melodia principale della composizione cantata dalla voce solista. Poi c'è la parte suonata dal pianoforte che contiene un controcanto. È a questa contromelodia che Brahms si riferisce nella sua lettera come alla parte che Artur, il marito di Bertha, avrebbe potuto cantare a sua moglie mentre lei cantava a suo figlio.

Questa contromelodia non era una creazione originale di Brahms, ma si basava su un'opera precedente scritta nel 1840 dal compositore Alexander Baumann. L'opera originale si chiamava "S'Is Anderscht", ed era un duetto che raccontava la storia di un pastorello e della sua amante. La musica popolare e i racconti popolari surrogati erano di gran moda durante l'era romantica, e le Danze Ungheresi di Brahms rientrano in questa stessa categoria. Questa particolare canzone aveva un significato speciale per Brahms, poiché era stata uno dei favoriti di Bertha durante il suo soggiorno ad Amburgo, e lei glielo cantava durante le loro lunghe passeggiate. Brahms, dunque, modificò una canzone che gli ricordava il suo antico amore per Bertha, sapendo che lei l'avrebbe riconosciuta, aggiungendo così un ulteriore strato di intimità e ricordo alla composizione.
Le parole vere e proprie della ninna nanna provengono da una raccolta di canzoni popolari e poesie popolari intitolata "Des Knaben Wunderhorn" (Il corno magico del ragazzo), un'importante antologia di testi popolari tedeschi che fornì ispirazione a numerosi compositori romantici. La ninna nanna fu pubblicata nel novembre 1868 insieme ad altri quattro lieder, consolidando la sua posizione nel repertorio brahmsiano. La prima rappresentazione pubblica ebbe luogo a Vienna il 22 dicembre 1869, con la rinomata pianista Clara Schumann che suonò la parte del pianoforte, confermando la statura dell'opera. Quando scrisse il brano Brahms non avrebbe mai potuto immaginarne il grande successo che fu immediato. La canzone si diffuse, già ai tempi del compositore, in tutti i tipi di arrangiamenti. A un certo punto, in tipico stile brahmsiano, si lamentò con il suo editore della dilagante popolarità, quasi un'ironica frustrazione, e suggerì: "Perché non fare una nuova edizione in tonalità minore per bambini cattivi o malati?". Questa osservazione, seppur scherzosa, sottolinea il successo travolgente e forse inaspettato di una melodia destinata a rimanere nel cuore di milioni.
La Ninna Nanna del Marinaro: Un Canto di Mare e Sogni Profondi
Nel vasto panorama delle ninne nanne, alcune evocano immagini potenti e contesti specifici, come la "Ninna Nanna del Marinaro". Questo canto non è solo una dolce melodia, ma un vero e proprio quadro poetico che avvolge il bambino in un abbraccio di fiducia e speranza, anche in assenza fisica del genitore.
Il testo recita:"Dormi, figlio del marinaro!Con La vela gonfiata dal ventobabbo viaggia sul mare amaro.Sopra: le stelle a cento a cento;sotto: il flutto sonnolentoche si colora di scuro e di chiaro.
Frange di spuma sopra l'ondapar che ripetano canzoni, strane.Anche il tuo babbo canta: risponderannorazzar di vetri, tinnir di campane,e sogna cose vicine e lontane:voci tra il buio dell'acque profonde.
Simili sono, bimbo, e sorellela sua barca e la tua culla,legni perduti sotto le stelle(ma qui c'è la mamma che ti culla,là c'è l'onda)."

Questa poesia dipinge con delicatezza l'immagine di un padre marinaio che solca il mare, spinto dal vento, sotto un cielo stellato e sopra un flutto "sonnolento". Le rime e le metafore creano un senso di continuità e protezione: le stelle sopra, l'onda sotto, entrambi elementi naturali che accompagnano il viaggio del padre e il sonno del figlio. La ninna nanna suggerisce che persino il mare, con le sue "frange di spuma", sembra cantare, e il babbo stesso intona canti che si mescolano ai suoni del porto, come "razzar di vetri, tinnir di campane". Egli sogna, collegando il suo viaggio fisico a un viaggio mentale di desideri e ricordi.
Il fulcro emotivo della composizione risiede nel potente paragone finale: "Simili sono, bimbo, e sorelle la sua barca e la tua culla". Entrambe sono "legni perduti sotto le stelle", vulnerabili ma protette in modi diversi. La differenza cruciale è che nella culla c'è la mamma che culla, mentre il padre è affidato all'onda. Questo evoca un senso di abbandono fiducioso, sia per il bambino che dorme cullato dal canto materno, sia per il padre che si affida al mare. È una ninna nanna che parla di attesa, di distacco e di profonda fiducia nel ritorno, un tema comune in molte culture marinare. Il materiale di questa ninna nanna, come specificato, può essere scaricato ed utilizzato liberamente, indicandone la fonte, ed è realizzato da poesie.reportonline.it, periodico telematico Trib. Foggia a/n 21p05 Direttore Resp. Roberto Forlani.
Quando la Ninna Nanna Diventa Racconto: "Chanson Douce" di Leïla Slimani
Il tema della ninna nanna, sebbene spesso associato alla tenerezza e alla protezione, può anche acquisire sfumature inquietanti e profonde quando esplorato attraverso la lente della letteratura contemporanea. Ne è un esempio lampante il romanzo "Chanson Douce", tradotto in italiano come "Ninna Nanna", vincitore del Premio Goncourt nel 2016 e pubblicato da Rizzoli nella traduzione di E. Cappellini. Questo libro narra una drammatica storia che va ben oltre la semplice melodia, scavando nelle complessità delle relazioni umane e della psiche.
La trama si concentra sulla figura di Louise, una tata assunta da una coppia di giovani professionisti parigini per accudire i loro due bambini. Miriam, la madre, è un'avvocata che, alla nascita dei figli, decide di dedicarsi esclusivamente alla famiglia. Lei e il marito Paul, un uomo in carriera nel settore discografico, non hanno mai voluto una babysitter, nonostante Mila, la prima figlia, fosse una bambina fragile, irritabile e richiedesse continue attenzioni. Con la nascita di Adam, a un anno e mezzo dalla sorellina, le dinamiche familiari si fanno faticose per Miriam, mentre Paul, che sta tutto il giorno fuori casa per lavoro, sembra non comprendere appieno il disagio della moglie.
Salvatore Zignale - Envie De Toi
Con il passare dei mesi, aumenta sempre più in Miriam la frustrazione. L'incontro fortuito con un collega dei tempi dell'università le offre la possibilità di tornare al lavoro, un'opportunità che Miriam decide di cogliere. Inizia così la ricerca di una tata che si occupi dei bambini e della casa. La scelta cade su Louise. Referenziata, intelligente, è subito accettata dai bambini, anzi è proprio Mila che la sceglie. Si staglia, dunque, tra le righe del romanzo, la figura di Louise, la sua personalità, la sua storia, i problemi economici e l'abisso di solitudine nel quale sta lentamente precipitando. Vedova da qualche anno, è stata abbandonata dall'unica figlia, che l'ha lasciata senza darle più notizie di sé. Inoltre, ha grossi problemi economici, con un affitto che non riesce più a pagare e un'ingiunzione del fisco.
I suoi problemi iniziano a sommergerla, fino a soffocarla, e questo produce lentamente delle ripercussioni sul piano emotivo e comportamentale che non sfuggono completamente a Paul e Myriam, i quali, però, non possono cogliere la gravità di quanto sta accadendo nella sua mente. Sul lavoro inizia a essere ossessiva, maniacale. Si aggrappa in maniera irragionevole alla famiglia che l'ha accolta come a un'ancora, come all'ultima possibilità che le consenta di sfuggire alla perdita della sua integrità mentale.
Il romanzo è scritto con uno stile semplice e scorrevole. Inoltre, nel primo paragrafo è presentata la dolorosa scena finale, un espediente narrativo che tiene alta la tensione e l'attenzione del lettore per tutto lo sviluppo della storia. Paul e Myriam sono descritti in maniera non banale, con aspetti e comportamenti a tratti contraddittori, così che si percepisce una complessità che li rende sufficientemente credibili. Meno articolata è l'evoluzione di Louise, la quale precipita nel baratro della disperazione e della follia senza che il lettore sia sufficientemente accompagnato nel tentativo di comprendere la profondità del disagio dal quale origina un epilogo così drammatico. Ma, in effetti, è la stessa difficoltà a comprendere l'accaduto, lo stesso senso di impotenza che assale l'ispettrice incaricata delle indagini, la quale si soffermerà più volte sulle registrazioni delle telecamere che mostrano Louise con i bambini al supermercato, poche ore prima della tragedia; tornerà nell'appartamento a cercare indizi, particolari, in un vano tentativo di dare un senso all'insensato. La ninna nanna, in questo contesto, diventa metafora di una promessa di sicurezza e pace tradita, un monito inquietante sulla fragilità della psiche umana e sui pericoli nascosti dietro le apparenze.
La Ninna Nanna Universale: Funzione, Classificazioni e Patrimonio Culturale
Al di là delle sue manifestazioni artistiche o letterarie specifiche, la ninna nanna è, nella sua essenza più pura, una melodia rasserenante cantata ai bambini per farli addormentare. È un atto primario di cura e amore, un rito che si ripete da millenni in ogni cultura. L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi, creando un ambiente di sicurezza e affetto indispensabile per il loro sviluppo.

Nel campo della musica classica, le ninne nanne scritte da famosi compositori prendono il nome di "berceuse", che è il termine francese per ninna nanna. Un esempio eminente è la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844, una composizione per pianoforte che evoca la dolcezza e la delicatezza del cullare. Queste "berceuse" elevano la ninna nanna a forma d'arte, pur mantenendone intatto lo scopo originario.
Riconoscendo il valore inestimabile di questo patrimonio intangibile, la Commissione europea ha creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità, con l'obiettivo fondamentale di preservarne la ricchezza culturale. Questo progetto sottolinea come ogni ninna nanna sia non solo un mezzo per indurre il sonno, ma anche un veicolo di lingua, tradizioni, valori e storia di un popolo. Ogni melodia e ogni testo racchiudono frammenti di identità collettiva, rendendo questi canti un tesoro da proteggere e tramandare.

Un Viaggio Culturale attraverso le Ninne Nanne d'Europa e del Mondo
Il progetto "Lullabies of Europe" ha permesso di riscoprire e valorizzare una miriade di ninne nanne, ognuna con le sue peculiarità linguistiche, tematiche e melodiche. Questo viaggio attraverso le culture rivela la straordinaria diversità e al tempo stesso l'universale scopo di questi canti.
Ninne Nanne Ceche: Tra Storia e Folklore
La Repubblica Ceca vanta una ricca tradizione di ninne nanne, molte delle quali sono state raccolte e preservate da importanti figure della rinascita nazionale e della cultura popolare.
- "Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi): Questa vivace ninna nanna fu raccolta in Moravia da František Sušil (1804-1868), prete e attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti in Moravia, Slesia e anche nei villaggi slavi dell'Austria, contribuendo in modo significativo alla conservazione del folklore. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, che è usato familiarmente per il nome maschile Jan, molto comune.
- "Ukolébavka" (Ninna nanna): Questa ninna nanna fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius (1592 - 1670). Questo libro è probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia, riconoscendo il ruolo cruciale del canto nel benessere del bambino.
- "Hajej můj andílku" (Angioletto mio): Questa è una delle ninne nanne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. La sua dolcezza la rende particolarmente amata.
- "Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino): Questa ninna nanna fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi, arricchendo il repertorio di melodie regionali.
- "Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo): Questa ninna nanna proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto viene influenzato dallo slovacco. I canti popolari di questa zona sono simili a quelli slovacchi al di là del confine, dimostrando le interconnessioni culturali regionali.
Ninne Nanne Danesi: Un Tesoro di Poesia e Storia
La Danimarca contribuisce con un insieme di ninne nanne che spaziano da classici intramontabili a composizioni moderne, riflettendo la sensibilità nordica.
- "Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma): Per i danesi, questa è una ninna nanna classica, profondamente radicata nella memoria collettiva.
- "Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante): Questa è una delle ninne nanne più popolari ed è considerata un classico delle ninne nanne danesi. Il tema tratta degli animali esotici, il contenuto ed il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta Harald H. Tuttavia, per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) con "kokosnød" (noce di cocco), un esempio di come le tradizioni culturali si adattino ai cambiamenti sociali.
- "Godnatsang" (Canzone della buona notte): I testi e la musica di questa ninna nanna, molto popolare, sono stati composti da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini in Danimarca, assieme a un suo collega, il musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma per bambini, rendendola un rito serale per molti piccoli. Questa ninna nanna presenta un tema riguardante il sonno.
- "Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans): Questa ninna nanna proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca e questo si deve probabilmente al fatto che fu scritta nel dialetto dello Jutland, limitandone la diffusione ma preservandone l'autenticità regionale.
- "Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle): Questa ninna nanna fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese Halfdan Rasmussen (1915-2002). La musica di questa ninna nanna fu composta da Hans Dalgaard (1919 - 81), combinando poesia e melodia in un connubio duraturo.
Ninne Nanne Inglesi: Echi di Secoli di Tradizione
Le ninne nanne di lingua inglese sono tra le più diffuse al mondo, spesso con origini antiche e melodie riconoscibili.
- "Lavender's blue" (La lavanda è blu): È una canzone tradizionale usata come ninna nanna. Non si sa quando fu scritta o da chi, ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninne nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra ed ha subito modifiche nel tempo, testimoniando la natura fluida del folklore orale.
- "By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’): Nell'inglese antico, le ninne nanne erano chiamate "Byssinge" ed il prefisso "by" significava sonnellino, suggerendo un'etimologia profonda. Questa gioiosa canzoncina è tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini e risulta familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninne nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. Nell'inglese odierno, la parola "bunting" potrebbe riferirsi a un tipo di uccello oppure a un panno soffice e spesso usato per avvolgere i neonati.
- "Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino): Questa è un'altra ninna nanna tradizionale e non sappiamo chi compose la musica o chi scrisse le parole. Si suppone che abbia origine nel nord America, poiché il tipo di uccello menzionato nella canzone, il tordo beffeggiatore, si trova nel continente americano, fornendo un indizio geografico sulle sue radici.
- "Twinkle twinkle little star" (Brilla brilla stellina): Questa è una delle più popolari filastrocche inglesi e combina la melodia di una canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman", con la poesia inglese "The Star" di Jane Taylor. La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, fu pubblicata nel 1806 in "Rhymes for the Nursery", una raccolta di poesie di Jane Taylor e di sua sorella Ann. Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima sia largamente conosciuta. La sua melodia è stata resa immortale anche da Wolfgang Amadeus Mozart, che scrisse dodici variazioni su "Twinkle, Twinkle, Little star", catalogate come Variazioni su "Ah! Vous dirai-je, Maman", K. 265/300e, elevando il semplice canto popolare a oggetto di studio e rielaborazione classica.
Ninna Nanna Scozzese: L'Eroismo delle Highlands
Anche la Scozia contribuisce con una ninna nanna che evoca immagini di storia e coraggio.
- "Scottish Lullaby" (Ninna nanna scozzese): Questa melodia tradizionale proviene dai fieri clan delle Highlands (regioni montagnose) scozzesi. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di "Guy Mannering" di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia. Il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio, infondendo nei bambini sin dalla tenera età un senso di appartenenza e fierezza.
Ninne Nanne Greche: Armonie Egee e Balcaniche
La Grecia, culla di civiltà, offre ninne nanne che riflettono la bellezza del paesaggio e la ricchezza della mitologia.
- "Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna): Questa ninna nanna proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso, situata a Sud-Est dell'Egeo. Quest'isola combina la bellezza delle montagne, l'aroma dell'origano e del timo con le acque cristalline. In questa ninna nanna, in particolare, le parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole ‘nani-nanì’, abbiamo qui anche il suono ‘e e è’ che è molto popolare e comune nelle ninne nanne greche.
- "Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio): La montuosa Kastoria, città greca situata nella Macedonia Occidentale, è il luogo di origine di questa ninna nanna. A Castoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame e questo spiega i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile, integrando il paesaggio rurale nel canto. Un altro interessante elemento di questa composizione è l'uso di diminutivi, per esempio pecorella, capretta, che aggiungono tenerezza al testo.
- "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli): Questa ninna nanna, originariamente creata nell'isola di Tasso (Egeo settentrionale), si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος’) è centrale. In molte ninne nanne greche ci si rivolge al Sonno al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, ‘Ύπνος’ era il dio del sonno, fratello gemello di Thanatos (la Morte), ma portatore di riposo e oblio, non di fine. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo che il sonno attraversa.
- "Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino): Questa ninna nanna nasce nell'Italia meridionale. Popolazioni di lingua greca hanno abitato quella parte dell'Italia fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nelle regioni del Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto, dando origine alla comunità dei Greci di Calabria e del Salento (Grecìa Salentina). Queste aree hanno una vasta produzione di rose e forse per questo, nella ninna nanna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento, unendo l'eredità culturale greca alla flora locale.
- "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne): Questa ninna nanna, di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, situata vicino alla città di Atene. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. Non vi sono informazioni circa l'anno in cui fu creata o su chi abbia composto le rime e la musica. La ninna nanna parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire. La madre culla il suo bambino cercando di farlo addormentare, sottolineando la necessità di parlare al bambino a bassa voce, per non svegliarlo e rispettare la sacralità del suo riposo.
Ninne Nanne Italiane: Melodie da Nord a Sud
L'Italia, con la sua ricchezza di dialetti e tradizioni regionali, offre un repertorio vastissimo di ninne nanne, ognuna con un sapore unico.
- "Nana Bobò": Questa è una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone, testimoniando gli scambi culturali della Serenissima Repubblica. Colei che canta, augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. Un elemento interessante è l'assenza della madre, andata alla fontana a prendere dell'acqua, suggerendo un contesto comunitario di cura.
- "Fai la Nanna, Mio Simone": "Fai la nanna, mio Simone" è un esempio delle ninne nanne tradizionali italiane. Questa canzone proviene dalla Toscana e presenta, all'inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla, riflettendo la transizione dal gioco al sonno.
- "Ninna nanna sette e venti": "Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi. Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…" Questa dolce e melodica ninna nanna fa parte del ricco folklore e delle villotte friulane. Si descrive un ambiente domestico intimo, dove altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino, mettendo in risalto la devozione materna.
- "Stella stellina": Composta da Lina Schwarz, è una delle ninne nanne più popolari in tutta l'Italia. Quando si chiede a persone anziane se avessero ascoltato questa canzoncina nella loro infanzia, la risposta è quasi universalmente positiva, a dimostrazione della sua diffusione e del suo impatto generazionale.
- "Fate la nanna, coscine di pollo": Molte madri italiane conoscono questa ninna nanna toscana che viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo, un'immagine giocosa e tenera.
- "Ninna nanna dei suoni e dei colori": Questa è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo "Languages from the Cradle", che mira a valorizzare l'importanza del plurilinguismo sin dalla primissima infanzia, evidenziando come la ninna nanna sia anche un primo veicolo linguistico.
Ninne Nanne Rumene: Tra Tradizione e Affetto Filiale
La Romania offre un repertorio di ninne nanne che riflettono la vita rurale e l'affetto profondo verso i bambini.
- "Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio): Questa è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna e se ne possono ascoltare diverse versioni. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena che contribuì grandemente a far conoscere la musica popolare rumena all'estero.
- "Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio): Questa ninna nanna è usata in tutte le regioni della Romania. Inizia con le tipiche parole che inducono al sonno: "nani, nani". La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente, esprimendo un desiderio di riposo profondo. In rumeno, la parola "domani" corrisponde a "mâine", ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, "mâni", che aggiunge un tocco di autenticità storica.
- "Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino): Il titolo di questa ninna nanna è dato dal terzo verso della prima stanza invece che dal primo, poiché la quarta ninna nanna di questa selezione comincia con le stesse parole e si è voluto riservare a quest'ultima il titolo tratto dal primo verso. "Culcă-Mi-Te Mititel" è un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po' più grandi, continuano a prendersene cura, un'immagine bucolica di crescita e responsabilità.
- "Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma): Questa è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: "nani" è una parola tipica delle ninne nanne; "maică/maichii" significa "mamma mia/della mamma". In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole "della mamma", per dimostrare affetto e vicinanza.
- "Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto): Inizia con le parole "haia, haia" che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno. In rumeno, il numero venti si dice "douăzeci", ma nella ninna nanna si può ascoltare "douăzăşi", il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato, un dettaglio linguistico che ne rivela l'origine.
Ninne Nanne Turche: Benedizioni, Desideri e Metafore Profonde
Le ninne nanne turche sono spesso intessute di auguri, desideri e immagini poetiche, riflettendo una cultura ricca di simbolismo.
- "Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme): Questa ninna nanna è inclusa nella categoria più estesa delle ninne nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri. In queste ninne nanne perlopiù è espresso il desiderio che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica "tıpısh tıpısh", per rendere il suono dei passi della bambina, aggiungendo un tocco di vivacità. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bambine in segno di benedizione, un rito che lega la ninna nanna a pratiche culturali più ampie.
- "Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà): Questa è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda, dimostrando che la tradizione delle ninne nanne continua a evolversi e a includere nuove voci e prospettive, anche paterne.
- "Dandini Dandini Dastana" (Dandini Dandini Dastana): Quasi tutti in Turchia conoscono la prima strofa di questa ninna nanna. È possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti (Karabaş, 1999:62), tuttavia, il significato è metaforico: "dana" (vitello) rappresenta il figlio, "bostan" (orto) è la vita, "bostancı" (giardiniere) sta per il padre e "lahana" (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio, un elemento spirituale e protettivo. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninne nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli, esprimendo un amore incondizionato e sublime.
- "Sen bir güzel meleksin" (Sei un magnifico angelo): Questa ninna nanna, come la precedente, si inserisce nel filone delle ninne nanne turche che esaltano la bellezza e la purezza del bambino, paragonandolo spesso a figure angeliche o elementi naturali di grande splendore.
Le Ninne Nanne nella Letteratura per l'Infanzia e le Riflessioni Contemplative
Oltre a essere un veicolo di tradizione orale e musicale, la ninna nanna si manifesta anche nella letteratura per l'infanzia, dove il suo ruolo può essere interpretato e reinterpretato. Il libro "Ninnananna ninna-o. Ediz." ne è un esempio. Viene descritto come "un libro da leggere e da guardare quando arriva l'ora di andare a dormire, per farsi cullare dalla più classica delle ninnenanne e scivolare dolcemente nel sonno." Alcuni lo considerano "bello come tutti i libri coi buchi della Coccinella", apprezzandone l'aspetto ludico e interattivo. Tuttavia, vi sono anche critiche, come quella che lamenta una mancanza di "sonorità" in alcune pagine o l'interpretazione di testi tradizionali.
Un commento significativo riguarda la trasformazione di una frase della ninna nanna, originariamente "a chi lo do" (riferito al bambino), modificata in "dove andrà" da un lettore per la propria figlia, perché "sa molto più di libero e felice". Questa modifica riflette una sensibilità contemporanea verso l'autonomia e la libertà del bambino, e la consapevolezza che anche un testo innocuo può veicolare messaggi indesiderati. In questo contesto, l'illustratrice per bambini e ragazzi Giovanna Mantegazza, che si occupa di editoria per l’infanzia dal 1978 e ha una passione per rime e filastrocche all’insegna del gioco, della fantasia e del sorriso, ha sostituito l'immagine dell'uomo nero con "nuvolette trenini e giostre immaginarie" in alcune sue opere, dimostrando un adattamento creativo dei temi tradizionali per un pubblico moderno e meno incline a figure spaventose. Giulia Orecchio è un'altra illustratrice menzionata nel contesto dell'editoria per l'infanzia.

Le ninne nanne, nella loro essenza, invitano alla fiducia e al lasciarsi andare, come l'immagine poetica dell'addormentarsi su una barca, lasciando che siano gli altri a condurre. Questa metafora risuona con la promessa che Gesù fa a Pietro in Giovanni 21,15-19: "In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà". Così talvolta ci pare che le cose stiano morendo, che giungano come ad una loro ineluttabile conclusione. E invece è solo la notte della fiducia, un momento di abbandono che precede una nuova fase.
Questa riflessione ci porta all'Isola di Man, un avamposto vichingo in mezzo alle terre celtiche, dove giunse Maughold. Nel 1974 era morto Ned Maddrell, l'ultimo locutore della lingua locale, le cui origini si perdono nei lontani e sanguinari scontri tra norvegesi e irlandesi. Risultava così definitivamente estinta una cultura. Eppure su quel sonno vegliava una donna… E non c'è sempre una donna vicino ad un bimbo che dorme? L'anziana Mona Douglas (1898-1987) sarebbe diventata la principale forza trainante per la sorprendente rinascita della lingua dell'isola di Man. Nel 1977 inventa il festival interceltico Yn Chruinnaght, avvio del risveglio linguistico sull'isola. Questa storia di risorgimento culturale, alimentato dalla dedizione di una donna, si lega intrinsecamente all'immagine della ninna nanna, un canto che custodisce la memoria e la speranza. Certo è che, davanti alle difficoltà, alle prove che sopraggiungono, talvolta, anche noi dovremmo avere il coraggio di cantare una di quelle antiche ninne nanne che ci vengono proprio dall'isola di Mann e che la Douglas con amore raccolse, trovando in esse conforto e la forza per affrontare l'ignoto.