L'ipertensione in gravidanza rappresenta una delle complicanze più significative e diffuse, interessando una quota considerevole di donne in gestazione e richiedendo un'attenzione medica costante. Sebbene l'ipertensione identifichi un aumento della pressione arteriosa oltre i limiti di guardia, è un fenomeno abbastanza frequente e, se riconosciuto e trattato subito, del tutto gestibile. È cruciale comprendere che un'elevata pressione arteriosa può essere gestita in modo che non diventi una minaccia per madre e feto, ma al contempo, patologie più severe come la preeclampsia, un tempo conosciuta come gestosi, sono da non sottovalutare. Per evitare conseguenze preoccupanti per la mamma e il bambino, è fondamentale diagnosticarla in tempo, soprattutto tenendo sotto controllo la pressione arteriosa e con regolari controlli delle urine.

La Pressione Arteriosa in Gravidanza: Valori Normali e Fisiologiche Oscillazioni
La pressione che il sangue possiede all’interno delle arterie viene sempre espressa attraverso due valori: la pressione sistolica, che è la pressione che ha il sangue quando il cuore si contrae (la cosiddetta "massima"), e quella diastolica, che è la pressione nelle arterie tra due contrazioni cardiache (la "minima"). I valori normali della pressione in gravidanza sono, generalmente, quelli che vengono raccomandati alla popolazione in generale, pur tenendo in considerazione le fisiologiche oscillazioni ormonali legate alla condizione gravidica. Secondo le linee guida dell’European Society of Cardiology e dell’European Society of Hypertension, i valori ottimali della pressione in gravidanza dovrebbero essere una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg.
Durante la gravidanza, per effetto degli ormoni e dell’incremento del volume sanguigno, la pressione tende fisiologicamente a diminuire fino alla metà del secondo trimestre. In particolare, la pressione arteriosa inizia a diminuire progressivamente dopo le prime settimane di gravidanza, stabilizzandosi intorno ai 75 mmHg (pressione diastolica) per tutto il resto del primo e secondo trimestre di gestazione. Negli ultimi due o tre mesi che precedono il parto, invece, i valori pressori ritornano ai livelli pregravidici, quindi attorno agli 85 mmHg per quanto riguarda la diastolica. Quando ci troviamo davanti a un valore di massima superiore ai 140 mmHg e di minima superiore ai 90 mmHG, possiamo parlare di ipertensione in gravidanza. Per definire la pressione alta, o ipertensione, in gravidanza si utilizza, secondo le linee guida nazionali e internazionali, il valore soglia di pressione massima sistolica/diastolica di 140/90 mmHg. È importante sapere che la postura influenza i valori della pressione in gravidanza. Quando la donna è in posizione supina (a pancia in su), l’utero preme sulla vena posta dietro la cavità addominale e questo può comportare un abbassamento della pressione, fino a una reazione vagale, una sindrome che riguarda il nervo vago.
Tipi di Ipertensione in Gravidanza: Cronica, Gestazionale e Preeclampsia
Quando si parla di ipertensione in gravidanza, va specificato che non ne esiste un’unica forma. Le patologie legate alla pressione in gravidanza rappresentano un problema di salute sia per le donne sia per i neonati.
Ipertensione Cronica
L’ipertensione cronica si verifica quando la pressione alta è una condizione preesistente alla gravidanza, che può presentarsi in forma uguale o aggravata durante la gestazione fin dalle prime settimane, e proseguire anche dopo il parto. Questa condizione è preesistente alla gravidanza e in genere la donna segue già una terapia con farmaci per abbassarne i valori. Tali terapie in genere possono essere continuate anche durante la gestazione, mentre devono essere sostituiti quelli che potrebbero essere dannosi per il feto. L’ipertensione cronica non gestita può evolvere in preeclampsia o eclampsia e diventare pericolosa.
Ipertensione Gestazionale
L’ipertensione gestazionale indica un’ipertensione legata allo stato di gravidanza. Generalmente insorge in fase avanzata, dopo la ventesima settimana. Si parla di ipertensione gestazionale quando i valori (misurati in due momenti distinti almeno a distanza di sei ore) sono superiori a 140 mm Hg (pressione sistolica, la massima) e a 90 mm Hg (pressione minima, diastolica). Come il nome stesso fa intuire, l'ipertensione gravidica scompare al termine della gestazione. Naturalmente, donne che presentano una pressione alta già prima della gravidanza tendono a mantenere il proprio stato di ipertese anche durante e dopo la gestazione.
Preeclampsia (ex Gestosi)
La preeclampsia, conosciuta in passato come gestosi, è una delle complicanze più serie della gravidanza e colpisce circa il 3-5% delle donne incinte. Questa condizione compare generalmente in modo improvviso nella seconda parte della gravidanza, dopo le 20 settimane. Nelle società occidentali, in particolare, l'ipertensione in gravidanza rappresenta la seconda causa di decesso materno dopo il tromboembolismo, rappresentando circa il 15% di tutte le cause di morte in gravidanza.
La preeclampsia è una condizione in cui l’ipertensione si manifesta solo nell’ultimo trimestre di gravidanza, dopo la 27ma settimana, con valori pressori elevati associati a proteine nelle urine (proteinuria). In questo caso, l’ipertensione si manifesta con l’insorgenza di ipertensione arteriosa materna associata a danno multiorgano. È infatti una patologia multisistemica, ossia può interessare più organi, con possibile alterazione della funzione renale, della funzione epatica, segni neurologici, emolisi o trombocitopenia. Un tempo veniva chiamata anche gestosi (termine ora in disuso nella letteratura medica) ed è correlata alla presenza di un’ipertensione gravidica, o cronica e preesistente, e di un aumento dei livelli di proteine nelle urine (proteinuria) uguali o superiori a 0.3 gr nelle 24 ore. L'unica soluzione possibile per risolverla è il parto.
Preeclampsia come fattore di rischio materno-fetale
Cause e Fattori di Rischio della Preeclampsia
Le vere cause della preeclampsia non si conoscono ancora bene. Tuttavia, sappiamo che è collegata a un danno generalizzato alle pareti dei vasi sanguigni materni e della placenta, l'organo che porta l’ossigeno e le sostanze nutritive al bambino. Da un lato, il danno alle pareti dell'apparato vascolare materno porta alla produzione di sostanze nocive che danneggiano la circolazione della mamma. Non sappiamo ancora esattamente quali siano le cause scatenanti di questa condizione.
Un organo importantissimo per il buon esito della gravidanza è la placenta, che rappresenta l'interfaccia di comunicazione tra madre e feto. A questo livello, infatti, grazie ad un articolato sistema di vasi e microvasi sanguigni, tra il sangue dei due organismi avviene lo scambio di nutrienti, sostanze di rifiuto e gas, senza che vi sia contatto diretto tra i due fluidi. Quando la formazione della placenta non è completa o risulta difettosa, il prodotto finale non lavora come dovrebbe: le sue resistenze, non sufficientemente basse, inducono un incremento di pressione a monte, cioè nell'organismo materno. La preeclampsia, in particolare nelle forme precoci (prima delle 34 settimane di gestazione) e severe, si associa alla cosiddetta insufficienza placentare. L’insufficienza placentare è dovuta al fallimento del fisiologico processo di rimodellamento della circolazione uterina che pertanto presenta alte resistenze al flusso sanguigno, con conseguenti diversi gradi di ipoperfusione placentare. A ciò consegue restrizione di crescita fetale precoce (feto che non raggiunge il suo potenziale di crescita) e aumento del rischio di mortalità perinatale.
Sebbene l'eziologia della preeclampsia sia multifattoriale, ossia possa avere diverse cause, le condizioni che ne potrebbero favorire l’insorgenza possono essere tra le seguenti:
- Ipertensione preesistente alla gravidanza.
- Anamnesi familiare con presenza di gestosi o una precedente gravidanza con ipertensione o preeclampsia.
- Età inferiore a 20 anni o superiore ai 40 (con un'incidenza del 10% in più nel caso della primipara attempata e del 4% in più nel caso di gravidanze successive).
- Gravidanze multiple (come gemelli).
- Gestante nullipara, cioè che non ha mai avuto gravidanze, la quale è più a rischio rispetto alla donna che ha già avuto gravidanze fisiologiche.
- Obesità.
- Diabete mellito o patologie renali.
- Sindrome ovarica policistica.
- Artrite reumatoide, lupus e altre malattie autoimmuni.
- Trombofilie, problemi coagulativi ed ematologici.
Alcuni ricercatori hanno rilevato che la carenza di vitamina D (presente nel pesce azzurro, nell’olio di fegato di merluzzo e nel tuorlo d’uovo) è associata all’insorgenza di preeclampsia. Anche lo stile di vita è stato considerato nella patogenesi dei disordini ipertensivi in gravidanza.
Sintomi e Diagnosi dell'Ipertensione in Gravidanza
La preeclampsia è abbastanza subdola; spesso, infatti, la donna colpita non ha segnali specifici, e i sintomi legati alla pressione alta in gravidanza non sono sempre evidenti fin dall’esordio, ma possono comparire gradualmente. Non esiste un test unico per prevedere o diagnosticare la preeclampsia, diventa quindi fondamentale l’osservazione dei segni e dei sintomi correlati e la misurazione regolare della pressione.
L'ipertensione in gravidanza causa sintomi solo quando i valori pressori sono molto elevati, ovvero superiori ai 160 mmHG di pressione sistolica e ai 110 mmHG di pressione diastolica. Attenzione, quando si presenta una sintomatologia di questo tipo in gravidanza, siamo di fronte ad una ipertensione avanzata con seri rischi per la madre e il feto.
I sintomi principali che devono farla sospettare sono due: la pressione alta in gravidanza superiore a 140 di massima e a 90 di minima, e la presenza di proteine nelle urine con livelli oltre i 290 mg/l (proteinuria). Tra i sintomi che sembrano accompagnare spesso la preeclampsia, ricordiamo:
- Mal di testa persistente.
- Visione offuscata o sensibilità alla luce.
- Gonfiore a viso e mani (anche i piedi potrebbero gonfiarsi, tuttavia è un sintomo comune a moltissime gravidanze sane).
- Dolore addominale.
Altri sintomi della pressione arteriosa elevata in gravidanza possono includere tachicardia, nausea e malessere generale. In alcuni casi, può essere del tutto asintomatica.
Per diagnosticare l’ipertensione e individuarla in tempo, è opportuno sottoporsi a regolari misurazioni della pressione in corso delle visite mediche mensili. Visite e controlli periodici aiutano il ginecologo a monitorare la pressione sanguigna e il livello di proteine nelle urine, per ordinare e analizzare gli esami del sangue che rilevano i segni di gestosi e a monitorare lo sviluppo del feto più da vicino. Se opportuno, il medico consiglierà di controllare la pressione con regolarità anche a casa, possibilmente sempre alla stessa ora. Vanno intensificati i controlli prenatali e le ecografie per verificare la regolarità della crescita del feto. Il suo benessere va controllato contando i movimenti fetali e sottoponendosi a tracciati cardiotocografici già da circa la 30° settimana di gravidanza. Va controllato con regolarità anche l’aumento di peso corporeo. Si possono individuare alcune soluzioni per individuare l’ipertensione arteriosa in gravidanza, quali eseguire regolari esami del sangue e delle urine durante la gestazione, misurare spesso la pressione, in particolare quando si avverte un malessere generale e mal di testa, e non sottovalutare la comparsa improvvisa di gonfiori ed edemi.Un singolo valore di pressione alta o bassa non può rappresentare di per sé una diagnosi ed è importante non allarmarsi proprio per non influenzare quest'ultima. È indicato misurare la pressione in una condizione di riposo e seguire i consigli per un monitoraggio ottimale, ripetendo la rilevazione dopo circa 15 minuti. Se la pressione sanguigna risulta nuovamente al di fuori dei valori normali, è importante valutare se alcune condizioni particolari possono aver alterato la misurazione: attività fisica recente, strumento di misurazione non adeguato, disidratazione, digiuno.

Rischi e Complicanze dell'Ipertensione in Gravidanza per Madre e Feto
La pressione alta in gravidanza è pericolosa per la salute materna e fetale, tanto che in casi estremi può mettere a repentaglio la vita stessa di entrambi gli organismi. L’ipertensione può rappresentare un rischio in gravidanza per varie ragioni.
Rischi per la Madre
Il danno alle pareti dell'apparato vascolare materno, causato dall'ipertensione, porta a due conseguenze principali: da un lato, si producono sostanze nocive che danneggiano la circolazione della mamma. I sintomi possono variare da disturbi della coagulazione e danni generalizzati agli organi, fino all'evoluzione in eclampsia, una patologia che si manifesta con convulsioni, perdita di coscienza e in alcuni casi emorragie cerebrali. L'ipertensione in preeclampsia colpisce organi interni materni tra cui i reni, il fegato e i polmoni, ma anche la placenta. Questa patologia rappresenta la seconda causa di decesso materno, dopo il tromboembolismo. Infatti, la gravidanza ipertesa predispone ad alcune complicazioni potenzialmente letali, quali il distacco della placenta, l’emorragia cerebrale, l’insufficienza epatica e renale, e la coagulazione intravasale disseminata. Le donne che hanno sofferto di pressione alta in gravidanza sono esposte ad un maggior rischio di tornare ad essere ipertese con il passare dell'età.
Rischi per il Feto
Anche il feto può subire seri danni dall’ipertensione gravidica, sia prima del parto che durante. L’ipertensione è data da un restringimento del calibro delle arterie, con la conseguenza che arriva meno sangue ad alcuni organi in particolare, e ciò succede anche a livello della placenta, che serve a fornire il nutrimento e l’ossigeno necessari al feto. Pertanto, rallenta la crescita fetale, con rischi di ritardo o arresto della crescita. In alcuni casi, l’ipertensione può dare un distacco di placenta, che si manifesta con un’emorragia dai genitali, e che mette in pericolo la vita fetale. I rischi principali sono quelli di ritardo o arresto della crescita, oltre ai rischi di una nascita prematura.
Gestione e Trattamento dell'Ipertensione in Gravidanza
La gestione dell’ipertensione in gravidanza dipende dalla sua gravità e dal tipo specifico. Soffrire di ipertensione durante la gravidanza è abbastanza frequente e non deve spaventare. Se riconosciuta e trattata subito, anche una pressione arteriosa troppo elevata può essere gestita in modo che non diventi una minaccia per madre e feto.
Monitoraggio e Controlli Regolari
Per individuare precocemente le condizioni di rischio, secondo l’agenda della gravidanza, pubblicata dal Ministero della Salute, la prima visita con il medico o l’ostetrica dovrebbe essere effettuata entro le prime 10 settimane, momento in cui viene monitorato il primo valore della pressione arteriosa. A partire da questo incontro, verrà poi stabilito quando e come misurare la pressione in gravidanza, in base alla storia clinica di ogni donna. Per questo, a Niguarda è attivo un percorso di sorveglianza multidisciplinare dedicato all’ipertensione in gravidanza, in cui si tengono monitorati i casi a rischio. Il monitoraggio della pressione in gravidanza non deve rappresentare un motivo di ansia per la donna, ma deve essere effettuato nelle modalità e nei tempi stabiliti fin dalla prima visita in gravidanza, attraverso informazioni rassicuranti ed esaustive. Se questo non accade, sarà compito del medico fornire raccomandazioni sui controlli da effettuare, come eventuali esami del sangue di approfondimento o consulenze specifiche, e sul monitoraggio della pressione da intraprendere a partire da quel momento.
Approcci Non Farmacologici
In caso di pressione diastolica compresa tra 90 e 99 mmHg, il trattamento è essenzialmente comportamentale, quindi mirato al controllo o all'eventuale riduzione del peso corporeo, alla moderazione del sodio alimentare e all'astensione da alcool, fumo e sforzi severi. Durante la gravidanza è raccomandato il riposo, privilegiando la posizione stesa sul fianco sinistro. Un’alimentazione sana che non favorisca l’aumento di peso è altresì importante. Per le donne con ipertensione cronica in gravidanza si applicano le stesse raccomandazioni sulla dieta e lo stile di vita delle donne non in gravidanza. Secondo le linee guida, alle donne in gravidanza con ipertensione cronica devono essere forniti consigli sulla gestione del peso corporeo, in merito all’esercizio fisico, a una sana alimentazione e alla riduzione del consumo di sale.
Trattamento Farmacologico
Se la pressione diastolica raggiunge e supera i 100 mmHg, il trattamento è farmacologico e basato sull'utilizzo di farmaci come alfa-metildopa, nifedipina, clonidina o labetalolo. L’ipertensione cronica può essere curata adeguando la terapia con farmaci che abbassano la pressione in base alle nuove esigenze. Tali terapie in genere possono essere continuate anche durante la gestazione, mentre devono essere sostituiti quelli che potrebbero essere dannosi per il feto. La maggior parte dei farmaci per l’ipertensione possono essere dannosi per il bambino, ma è possibile individuarne alcuni adatti non solo quando si è in attesa ma anche durante l’allattamento. In caso di preeclampsia è previsto un trattamento anti convulsivo con il magnesio. Nelle forme lievi, il fisiologico calo pressorio che si manifesta durante i primi trimestri di gravidanza dà spesso la possibilità di ridurre - e talora sospendere - i farmaci antipertensivi, che andranno poi eventualmente ripresi negli ultimi due o tre mesi di gestazione. Alcuni farmaci utilizzati per la cura dell'ipertensione sono controindicati in gravidanza; pertanto, le donne in età fertile che soffrono di ipertensione cronica dovrebbero considerare i pericoli associati all'uso di ACE inibitori, diuretici e sartani, da evitare assolutamente se stanno cercando di rimanere incinte.
Gestione della Preeclampsia e Parto
In presenza di preeclampsia, il trattamento si fa più articolato, tanto da prevedere un attento controllo della paziente, l'eventuale ospedalizzazione con riposo a letto e l'accurato monitoraggio dei tempi del parto. Quando insorge la preeclampsia, infatti, l'unica soluzione possibile per risolverla è il parto. L’unico vero modo per risolvere la preeclampsia è espletare il parto prima che la situazione sia troppo grave per la madre e per il bambino; talvolta può essere necessario effettuare il taglio cesareo. In genere, si aspetta per arrivare ad un’età gestazionale che permetta al neonato di avere buone possibilità di sopravvivenza, facendo delle terapie per la pressione e per prevenire gli attacchi epilettici, tenendo controllata la situazione con l’ospedalizzazione, con esami frequenti sulla madre, con ecografie e monitoraggi cardiotocografici per valutare la salute del feto. Il parto dovrebbe avvenire entro la 40° settimana di gravidanza per evitare possibili complicanze. Questo evento dev'essere preso seriamente in considerazione difronte ad episodi di sofferenza fetale o ad un peggioramento delle condizioni materne. Nei casi più gravi, potrebbe essere necessario anticipare il parto per limitare le complicazioni materne.
Prevenzione dell'Ipertensione in Gravidanza
L’ideale sarebbe prevenire l’ipertensione adottando abitudini salutari prima della gravidanza, quando possibile. Se state pensando di concepire un figlio e soffrite di pressione alta, parlate prima con il medico o il ginecologo. Non fumare ed evitare gli alcolici, raggiungere e mantenere il peso forma, mangiare in modo sano e bilanciato e mantenersi attive sono alcune delle strategie per abbassare la pressione in vista del concepimento. Il primo incontro della futura mamma con il ginecologo dovrebbe avvenire entro le 10 settimane. In questo momento viene, infatti, preso il primo valore della pressione arteriosa sul quale poi basare tutte le altre misurazioni, tenendo sempre conto della storia clinica della donna.
La Pressione Bassa in Gravidanza: Un Breve Approfondimento
Rispetto alla pressione alta, la pressione bassa in gravidanza è una condizione che, nella maggior parte dei casi, risulta poco pericolosa per la salute della donna e del bambino. Ma quali sono le cause della pressione bassa nella donna in gravidanza? Nel primo e nel secondo trimestre, è causata dalla variazione dei livelli ormonali (in particolare del progesterone) e dall’aumento del volume sanguigno. Lo svenimento in particolare è un potenziale pericolo per la donna in gravidanza poiché può causare cadute e, se frequente, può creare disturbi nello scambio di ossigeno tra la madre e il feto. Generalmente non vengono raccomandati trattamenti farmacologici specifici per la pressione bassa in gravidanza, ma esistono dei rimedi che possono aiutare ad affrontare meglio i disturbi.

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