Quando un bimbo piccolo piange, tendiamo ad accettare di buon grado il suo pianto, perché sappiamo che sta esprimendo un bisogno nell'unico modo che conosce. Sono molteplici, nella vita di un bambino, le fonti di stress che creano la necessità di piangere. In realtà, alcune ricerche sembrano mostrare come il pianto in sé sia un modo molto efficace per ridurre la tensione, facendo abbassare la pressione sanguigna ed il ritmo cardiaco. Il pianto, dunque, è uno stato di eccitazione fisiologica attraverso il quale l’organismo, eliminando gli ormoni dello stress dal nostro corpo, lo riporta ad uno stato di equilibrio.

Il pianto come strumento comunicativo e biologico
W. Frey, un biochimico americano, ha analizzato la composizione chimica delle lacrime umane, scoprendo che quelle versate per un dispiacere o una forte emozione sono chimicamente diverse dalle lacrime indotte da un agente irritante come la cipolla. Ulteriori analisi hanno rivelato solo nelle lacrime indotte emotivamente la presenza di ormoni dello stress, prodotti nel corpo per far fronte a qualche evento percepito come minaccioso. Dare a nostro figlio il permesso di piangere tutte le volte che ne sente il bisogno può proteggerlo dal rischio di patologie future legate proprio allo stress: alcune ricerche hanno mostrato che le persone con livelli alti di cortisolo nel sangue hanno una maggiore incidenza di ipertensione e arteriosclerosi. Non solo; un grave effetto secondario di alti livelli di cortisolo risulta essere la soppressione del sistema immunitario ed una conseguente minore resistenza a malattie ed infezioni.
Tutti i lattanti e i bambini piccoli utilizzano il pianto come forma di comunicazione, si tratta dell’unico mezzo a loro disposizione per esprimere un’esigenza. Pertanto la maggior parte degli episodi di pianto è una risposta a fame, fastidio (ad esempio a causa del pannolino bagnato), paura o separazione dai genitori. Una volta che il bambino abbia imparato ad utilizzare il linguaggio verbale per esprimersi, gli episodi di pianto vanno ascritti alla funzione liberatoria, più che comunicativa.
SVILUPPO EMOTIVO, RELAZIONALE ed AFFETTIVO del BAMBINO, dalla nascita ai primi anni di vita
Cause comuni del pianto nei bambini
Per un neogenitore, uno degli aspetti più impegnativi nella cura del proprio bambino è capire perché piange. Capire il motivo del pianto e come farlo smettere può sembrare un compito arduo. In oltre il 95% dei casi non è presente alcun disturbo medico specifico responsabile del pianto eccessivo, eppure le cause possono essere molteplici:
- Fame: uno dei motivi più comuni per cui i bambini piangono, soprattutto nei neonati.
- Malattia: se il tuo bambino non sta bene, potrebbe piangere più del solito.
- Stanchezza: l’astenia è una causa comune del pianto nei bambini. Tra i 6 mesi e i 3 anni, il pianto notturno è spesso causato dalla difficoltà di riaddormentarsi dopo essersi svegliati durante la notte.
- Coliche: le coliche sono caratterizzate da periodi prolungati di pianto, spesso nel tardo pomeriggio o alla sera, senza cause identificabili e che si verifica per almeno 3 ore al giorno.
- Dentizione: i bambini iniziano a mettere i denti intorno ai sei mesi, il che può causare fastidio e un aumento del pianto.
- Eventi ambientali: l’essere esposto a litigi o l’esperienza della separazione dei genitori possono causare paura, confusione, senso di colpa. Anche la nascita di un fratellino o il semplice fatto che le cose non sempre vanno come vorrebbe possono scatenare un pianto intenso.

La gestione del pianto sproporzionato
A noi tutti genitori è capitato di assistere ad una crisi di pianto pensando che fosse assolutamente spropositata rispetto all'accaduto: un lecca-lecca alla fragola anziché all'arancia, un biscotto rotto o un’altra banalità simile. E’ ovvio che se nostro figlio piange perché un cane di amici gli sta abbaiando contro o perché ha appena assistito all'ennesima lite in casa, sarà poco appropriato suggerirgli di continuare a piangere perché gli fa bene! Se ci rendiamo conto che è turbato per una situazione contingente o perché è esposto ripetutamente a qualcosa che gli provoca stress, la prima cosa da fare è rimuovere la causa del disagio.
È importante sapere che la bambina sicuramente non piange senza motivo, dietro ad un atteggiamento del genere c’è sempre una causa e lei da genitore dovrà rassicurarla. Il pianto di un bambino ha la capacità di interferire con le funzioni cognitive dell’adulto, catturandone l’attenzione e spingendolo a rispondere. Nonostante oggi ci stiamo liberando dai residui pedagogici neri che vedevano il bambino come un individuo capriccioso da raddrizzare, sono ancora molti gli adulti che temono di viziare i figli se rispondono ai loro bisogni di contatto.
Strategie pratiche per consolare il bambino
Una volta finite tutte le lacrime versate, magari tra le nostre braccia, possiamo dare un nome all'emozione di nostro figlio, pronunciando parole del tipo "Forse sei triste perché si è rotto il tuo giocattolo nuovo." Quando, invece, non siamo certi della causa del disagio, meglio evitare di collegarlo a qualche fatto accaduto, e limitarsi a dire "Sei molto triste… e hai bisogno di piangere"; in tal modo, non si sentirà frainteso.
Per consolare un bambino, si possono adottare alcune strategie basate sulla co-regolazione emotiva:
- L'abbraccio rasserenante: Il contatto fisico agisce da calmante perché favorisce la secrezione degli ormoni del benessere, come l’ossitocina.
- Il canto: Il suono della voce dell’adulto di riferimento ha un potente effetto calmante, ricordando le competenze maturate in utero.
- Il rumore bianco: Suoni come il phon, l’aspirapolvere o la centrifuga della lavatrice riescono a creare uno scudo rispetto agli altri suoni e ricordano i suoni dell’utero materno.
- Il movimento: Dondolare il piccolo imita il movimento che i bambini hanno nel grembo materno, trasmettendo un ritmo che riconoscono istintivamente.
Riflessioni sul ruolo del genitore e segnali d'allarme
Il modo in cui reagiamo al pianto del nostro bimbo può essere frutto di un apprendimento avvenuto nella relazione con le persone che si sono prese cura di noi quando eravamo piccoli. Cosa facevano i miei genitori quando piangevo o facevo capricci? Il fatto di diventarne consapevoli è una gran cosa perché ci dà una nuova possibilità: quella di operare una scelta laddove non sapevamo che fosse possibile scegliere.
Se ti senti sopraffatta, non c'è nulla di male nel mettere il tuo bambino al sicuro nella culla o nel dondolo e prenderti un momento per te stessa. Tuttavia, è bene prestare attenzione a segnali d'allarme che suggeriscono la presenza di un disturbo medico, quali:
- Difficoltà respiratoria.
- Ecchimosi o gonfiore cranico.
- Movimenti anomali o contrazioni.
- Febbre, specialmente in bambini di età inferiore a 8 settimane.
- Vomito accompagnato da gonfiore addominale.
Se il pianto continua nonostante le misure ordinarie, è fondamentale rivolgersi a un pediatra per escludere condizioni come otiti, abrasioni corneali o patologie gastrointestinali più serie.

Analisi del comportamento: l'approccio scientifico
Quando un bambino urla e piange, va consolato o ignorato? Anche se questo problema è ancora dibattuto tra gli esperti di genitorialità, l’analisi del comportamento offre una soluzione chiara. In uno studio condotto da Robert Epstein, viene analizzato il "problema del pianto" per distinguere tra condizionamento operante e rispondente.
Se un bambino piange e viene sculacciato nel tentativo di fermarlo, e il pianto aumenta, la sculacciata non è necessariamente un rinforzo operante, ma può agire come uno stimolo incondizionato (UCS) che evoca una risposta incondizionata (pianto). Comprendere questa distinzione è cruciale per i genitori: spesso, ciò che interpretiamo come una richiesta manipolatoria di attenzione è, in realtà, una risposta fisiologica a uno stato di stress che il bambino non sa ancora gestire autonomamente. L'adulto che risponde con calma, presenza e, quando possibile, contatto fisico, sta agendo non per "rinforzare il vizio", ma per fornire quel contenimento emotivo necessario alla maturazione del sistema nervoso del piccolo.