L’evoluzione della tutela della genitorialità: congedi parentali e aumenti dei minimi tabellari

Il sistema di protezione della maternità e della paternità in Italia ha subito negli ultimi anni una profonda metamorfosi, passando da una visione puramente assistenziale a una struttura volta a favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Il cuore di questo cambiamento risiede in una complessa stratificazione normativa che, partendo dal Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (d.lgs. 151/2001), si è arricchita con il Jobs Act del 2015 e le recenti Leggi di Bilancio, che hanno introdotto meccanismi di sostegno economico sempre più incisivi.

rappresentazione grafica dell'evoluzione dei congedi parentali in Italia

Il quadro dei congedi di maternità e paternità

La legge prevede l’obbligo di astensione dal lavoro per la lavoratrice da due mesi prima la data presunta del parto, sino a tre mesi dopo. È tuttavia prevista la possibilità di astenersi in un momento antecedente i due mesi precedenti la data presunta del parto - in determinate condizioni di salute della lavoratrice - oppure il mese precedente la data presunta del parto ed i quattro mesi successivi, con diritto all’80% della retribuzione.

In caso di morte o di grave infermità della madre, nonché in caso di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino al padre, è invece il lavoratore padre ad avere la facoltà di assentarsi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice. Nel periodo di divieto, la lavoratrice deve essere adibita ad altre mansioni, con mantenimento di retribuzione e qualifica. Il recente d.lgs. 80/2015 ha stabilito che, in caso di parto prematuro, i giorni non goduti prima del parto si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche quando la somma dei periodi supera il limite di 5 mesi.

Il congedo parentale e l’aumento dell’indennità

A entrambi i genitori è riconosciuto il diritto di astenersi dal lavoro facoltativamente e contemporaneamente entro i primi anni di vita del bambino. La Legge di Bilancio 2025 ha ulteriormente modificato il “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”, aumentando l’indennità per il mese di congedo parentale precedentemente introdotto, elevandola dal 60% all’80% della retribuzione.

Congedo Parentale 2023 80% - Come funziona?

Questa misura, a carattere strutturale a partire dal 2025, si traduce nella possibilità per i genitori lavoratori dipendenti di beneficiare di tre mesi totali di congedo indennizzati all’80%. Tali mesi non sono aggiuntivi rispetto al monte complessivo di 10/11 mesi previsto, ma rappresentano un innalzamento della soglia di copertura economica. È fondamentale sottolineare che, secondo l'orientamento consolidato, la parità di retribuzione deve essere rispettata anche durante il congedo: nella retribuzione presa a riferimento per il calcolo dell’indennità devono essere considerati anche gli eventuali aumenti tabellari intervenuti tra l’inizio del periodo di riferimento e la fine del congedo.

Tutela del posto di lavoro e divieti di licenziamento

Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Il divieto di licenziamento si applica anche in caso di esito negativo della prova, facendo salvo il divieto di discriminazione. Le dimissioni presentate durante il periodo di gravidanza o nei primi tre anni di vita del bambino devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro. L’art. 12 del d.lgs. 80/2015 ha inoltre stabilito che la lavoratrice e il lavoratore che si dimettono nel predetto periodo non sono tenuti al preavviso.

Novità 2026: imposte sostitutive e detassazioni

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto ulteriori facilitazioni fiscali per sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori. Tra queste, la tassazione agevolata al 5% sugli incrementi retributivi derivanti da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, applicabile a redditi da lavoro dipendente non superiori a 33mila euro. Per quanto riguarda le indennità legate ai disagi lavorativi (lavoro notturno, festivo e turni), è stata prevista per l'anno 2026 un'imposta sostitutiva dell'IRPEF al 15%, entro un limite annuo di 1.500 euro, per i lavoratori con reddito non superiore a 40mila euro.

infografica sulle aliquote fiscali agevolate per il settore privato nel 2026

Gestione dei congedi e strumenti operativi

Dal 30 giugno 2025 è attiva la nuova funzionalità “Consulta contatori congedo parentale” all’interno del servizio online dell’INPS. Questo strumento consente ai genitori di verificare in autonomia i periodi di congedo richiesti e autorizzati, il totale dei giorni indennizzati e quelli senza indennità, permettendo una pianificazione più consapevole della cura familiare. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, entro il limite del 50%, resta una facoltà fondamentale per il genitore che, in alternativa al congedo parentale, desideri mantenere un legame lavorativo pur riducendo l'impegno orario.

La normativa attuale impone quindi una stretta sinergia tra le tutele contrattuali, che garantiscono l'adeguamento salariale pro-quota e la protezione dei minimi tabellari, e le indennità previdenziali, che devono riflettere gli aumenti retributivi maturati, garantendo una protezione effettiva contro la perdita di potere d'acquisto durante i periodi di assenza dal lavoro legati alla maternità e alla paternità.

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