L'Attitudine Materna nelle Vacche: Un Pilastro della Zootecnia Sostenibile

L'allevamento dei bovini da carne in Italia ha subito significative trasformazioni negli ultimi vent'anni, con un'evoluzione profonda del modello di gestione degli animali autoctoni. In questo contesto, l'Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (Anabic) ha dedicato sforzi considerevoli allo sviluppo di nuovi strumenti di selezione. Questi strumenti mirano a rispondere alle crescenti esigenze dei consumatori in termini di benessere animale, sostenibilità ed efficienza, concentrandosi su razze chiave come Marchigiana, Chianina, Romagnola, Maremmana e Podolica.

Mappa delle razze bovine autoctone italiane

L'Importanza dell'Efficienza Riproduttiva e della Longevità

L'efficienza riproduttiva delle fattrici rappresenta uno degli elementi di maggiore importanza nell'allevamento. La selezione di animali che iniziano presto la propria carriera riproduttiva e che partoriscono regolarmente, arrivando a produrre un vitello all'anno, contribuisce significativamente a migliorare la redditività. A parità di produzione, infatti, animali fertili consentono di ridurre la necessità di rimonta e il carico di bestiame aziendale. Parallelamente, è stata data altrettanta importanza alla longevità, con il calcolo e la pubblicazione del relativo indice genetico, elementi cruciali per la sostenibilità a lungo termine delle aziende zootecniche.

Metodi di riproduzione

L'Attitudine Materna: Un Carattere Fondamentale

Un'altra tematica affrontata con grande attenzione è stata quella dell'attitudine materna delle fattrici delle 5 razze Anabic. La capacità della madre di proteggere il vitello e provvedere autonomamente al suo svezzamento mediante il latte materno è una caratteristica fondamentale nell'allevamento dei bovini da carne, in particolare nei sistemi estensivi. Questa attitudine non solo garantisce la salute e la crescita ottimale del vitello, ma riduce anche l'intervento umano, favorendo un approccio più naturale e sostenibile. La selezione delle femmine avviene sia in base a criteri morfologici e dell'efficienza riproduttiva, sia in funzione dell'attitudine materna, ovvero la capacità di far crescere i propri figli nella fase di allattamento. Lo schema di selezione si avvale inoltre di accoppiamenti programmati dei migliori tori provati sulle migliori vacche indicizzate per la capacità materna, con il più largo ricorso possibile alla fecondazione artificiale (F.A.).

Il Temperamento degli Animali e il Benessere

Per il benessere animale è stato preso in considerazione il temperamento degli animali, che influenza la redditività delle aziende dei bovini da carne. Questo è dovuto alla sua relazione con caratteristiche di produttività, benessere degli animali e sicurezza del lavoro. Il temperamento è però un fenotipo complesso, spesso valutato misurando una serie di tratti comportamentali, che risultano dagli effetti di molteplici fattori ambientali e genetici e dalle loro interazioni. Il temperamento, valutabile già in giovane età, è strettamente legato alla capacità materna e al benessere. La selezione per un buon temperamento avviene tramite test comportamentali, sebbene i metodi attuali siano ancora variabili e soggettivi.

Valutazione del temperamento bovino

Efficienza Alimentare e Emissioni di Metano

Una particolare attenzione è stata rivolta anche ai caratteri legati all’efficienza alimentare e alle emissioni di metano, temi ai quali i cittadini sono molto sensibili e attenti. Grazie al progetto I-Beef, è stato installato al Centro Genetico di Perugia un impianto di rilevazione individuale dell'ingestione giornaliera effettuata su tutti i candidati riproduttori maschi sottoposti alla prova di performance test. Questo permette di identificare animali più efficienti che richiedono meno mangime per produrre la stessa quantità di carne, riducendo così l'impatto ambientale e i costi di produzione.

La Razza Romagnola: Storia, Morfologia e Attitudine Materna

La Romagnola, una delle razze autoctone italiane tutelate da Anabic, vanta una storia ricca e dibattuta sulla sua origine. La teoria autoctona la ritiene originaria dell'Italia peninsulare, identificandola con i bovini a corna lunghe raffigurati nelle pitture e nelle sculture etrusche. Al contrario, la teoria barbarica, tradizionale e condivisa dall'A.N.A.B.I.C., suggerisce che nel IV secolo d.C. le orde barbariche dei Goti, guidate da Aginulfo, giunsero in Italia con i loro bovini. Una parte di queste popolazioni si insediò nelle fertili terre della Romagna e dai loro bovini ebbe origine la razza Romagnola.

Per secoli, l'attitudine principale di questa razza fu quella del lavoro, richiedendo un bovino con anteriore ben sviluppato, struttura solida e arti brevi e robusti per affrontare le terre forti e tenaci. Un sostanziale impulso all'evoluzione verso il bovino romagnolo moderno venne dato con la costituzione, intorno alla metà del 1800, di un importante nucleo di miglioramento e selezione della razza presso l'azienda Torlonia di S. Mauro Pascoli. Grazie all'opera dell'ingegner Leopoldo Tosi, la razza compì in breve tempo enormi progressi, collezionando importanti affermazioni sia in Italia che all'estero, tanto che alla mostra di Parigi, nel 1900, la Romagnola venne premiata insieme alla Hereford come migliore razza da carne.

Bovini di razza Romagnola

La selezione iniziale fu per lo più fenotipica ma anche abbinata alla valutazione delle attitudini funzionali (mediante pesature alle età tipiche) e della capacità di trasmissione dei caratteri desiderati, soprattutto in occasione di raduni e mercati. La Romagnola presenta una struttura compatta, sviluppo armonico del tronco, dotato di diametri trasversi spiccati, alla ben espressa muscolosità e alla relativa brevità degli arti. La compattezza non implica grossolanità e deve accompagnarsi alla leggerezza e distinzione della testa e ad arti asciutti e puliti.

Il mantello è di colore bianco avorio con gradazioni di colore grigio più intense sul treno anteriore, particolarmente nei tori. L'aspetto del mantello cambia a seconda delle stagioni: d'inverno il pelame si infoltisce molto, assumendo un aspetto quasi lanoso e un colore più scuro, mentre d'estate il pelo diviene più corto e chiaro. Il colore del mantello varia anche in funzione del tipo di allevamento cui il bestiame è assoggettato, essendo solitamente più chiaro nei soggetti stallini rispetto a quelli bradi. Come in tutte le razze derivate podoliche, anche nella Romagnola il vitello nasce fromentino per diventare bianco verso i tre mesi di età.

Le parti che devono presentare pigmentazione nera includono la cavità orale, la zona perivulvare e perianale, il fiocco della coda e del pisciolare, il musello, gli unghioni, la punta delle corna e il fondo dello scroto. La cute è sottile, elastica e facilmente sollevabile. La testa è distinta, espressiva e leggera, non eccessivamente corta, a profilo rettilineo, con fronte piana, musello largo, corna leggere, non eccessivamente lunghe, a forma di lira e a sezione rotonda. È consentita la decornificazione. Il collo è corto, muscoloso, con gibbosità alquanto pronunciata nei tori, e muscoloso nelle femmine.

Il dorso è dritto, lungo, largo e muscoloso, regione di fondamentale importanza in quanto i muscoli che ne compongono la base anatomica danno tagli di prima qualità, ricchi di tessuto muscolare e poveri di connettivo. I lombi sono spessi, diritti, lunghi, larghi e muscolosi, con la linea dorso-lombare rettilinea. Il petto è largo e muscoloso, mentre il torace è ampio e profondo, con costato arcuato, coperto da masse muscolari. La groppa è lunga, larga, coperta di grandi masse muscolari, orizzontale o con lieve inclinazione anteroposteriore. Le natiche sono spesse, muscolose e marcatamente convesse. I piedi sono forti, ben serrati, con talloni alti, e la Romagnola è apprezzata per la solidità dei suoi arti e piedi.

La mammella è sviluppata, vascolarizzata, a base larga, con quarti regolari e spugnosa al tatto. I capezzoli sono ben diretti e di giuste dimensioni per l'allattamento. La vacca Romagnola è in grado di allevare il proprio vitello senza problemi fino allo svezzamento, anche a regimi alimentari poco favorevoli, evidenziando una spiccata attitudine materna. La razza Romagnola è registrata come “Presidio Slow Food”, con un disciplinare di allevamento che promuove la gestione tradizionale, inclusa la pratica del pascolo libero e l'alimentazione con prodotti esclusivamente naturali.

La Vacca Maremmana: Adattabilità e Robustezza

La vacca Maremmana è stata tradizionalmente considerata una discendente delle antiche razze podoliche dell'Est Europa. Tuttavia, recenti studi interdisciplinari suggeriscono che bovini dalle lunghe corna, discendenti dal bove primigenio (o Uro) e impropriamente chiamati successivamente podolici, fossero presenti nella penisola italiana già migliaia di anni prima. Questa teoria è supportata da documenti storici (Plinio, Columella), studi sul DNA e il ritrovamento di materiale iconografico e reperti archeozoologici che attestano la presenza fin dall'antichità di bovini con caratteristiche simili a quelle che svilupperanno poi la Maremmana, la Romagnola e, più in generale, tutte le razze grigie italiane.

Le caratteristiche alimentari della Maremmana la legano strettamente all'Uro: così come l'Uro, anche la Maremmana si comporta da pascolatore-brucatore (selettore intermedio), mentre la maggioranza delle razze bovine moderne sono pascolatrici tipiche. Grazie a queste caratteristiche di frugalità e adattamento, la Maremmana riesce a sfruttare al meglio anche aree marginali, mantenendo il territorio e consentendo, allo stesso tempo, la redditività dell'allevamento, la sostenibilità ambientale e l'erogazione di servizi agro-ecosistemici.

L'allevamento è di tipo brado, con gli animali che vivono all'aperto per tutto l'anno, riparandosi nella macchia o pineta durante l'inverno. Le mandrie al pascolo vengono gestite, ancora oggi, dai Butteri in sella ai cavalli maremmani. In primavera le vacche vengono imbrancate con i tori, sulla base di precisi piani genetici. La stagione della monta dura circa quattro mesi, rispettando i tempi naturali e i modi della monta brada. L'alimentazione di questa razza, oltre all'erba di pascolo e la brucatura della macchia mediterranea e dei boschi, prevede un'integrazione di fieno e granaglie biologiche.

I bovini maremmani sono di taglia grande: la struttura ossea è leggera, gli arti sono molto solidi, gli unghioni sono duri, gli appiombi sono generalmente perfetti e i piedi sono forti e ben serrati, con talloni alti. Sono longevi, potendo raggiungere anche i 16 anni di età. Il dimorfismo sessuale in questa razza è rappresentato dal colore del mantello e dalla forma delle corna. Il mantello è di colore grigio, più scuro nei tori e più chiaro nelle vacche. Le corna sono un tratto caratteristico della razza: a forma di semiluna nei maschi e a forma di lira nelle femmine; negli adulti il colore delle corna è bianco-giallastro alla base e ardesia in punta.

I parti della Maremmana sono spontanei e stagionali, concentrati in primavera. Le vacche possiedono una spiccata attitudine materna, con tutto il latte destinato al vitello. I vitelli alla nascita hanno il mantello color fromentino, un elemento di rusticità legato al mimetismo e alla difesa dai predatori. I vitelli rimangono con la madre fino ai sei mesi d'età circa, poi vengono "spocciati", ovvero svezzati. La carne di vacca maremmana fa parte del presidio Slow Food: è di colore rosso intenso e molto saporita, presenta un'ottima capacità di ritenzione idrica durante la cottura.

La Razza Marchigiana: Dall'Attitudine al Lavoro alla Carne di Qualità

La razza Marchigiana è di origine meticcia, riconosciuta come entità etnica solo in epoca recente. I bovini marchigiani derivano dall'incrocio tra il bovino Podolico autoctono e il "Bovino dalle grandi corna" asiatico, giunto in Italia nel VI secolo d.C. con le invasioni barbariche, e venivano impiegati solo come razza da lavoro. Nella seconda metà del XIX secolo gli allevatori della Marchigiana decisero di migliorare il ceppo originario incrociando le loro vacche con i tori di razza Chianina per ottenere animali con una maggiore attitudine al lavoro e anche alla produzione di carne. Da questi incroci nacquero bovini aventi migliore muscolosità, mantello più bianco, testa più leggera e corna più corte e che, date queste caratteristiche, venivano chiamati "cornetti".

L'aumento di statura rese però i buoi inadatti al lavoro; per questo all'inizio del XX secolo vennero effettuati ulteriori incroci con i tori di razza Romagnola per ridurre la statura e migliorare la conformazione della razza. Questi numerosi incroci resero però i bovini marchigiani una popolazione più che una vera razza: dal 1928 venne quindi vietato ogni tipo di incrocio ed iniziò ufficialmente la selezione della Marchigiana che da razza "da lavoro" diventò una razza "da carne". La razza Marchigiana è diffusa quasi in tutta l'Italia, maggiormente nelle regioni Marche, Lazio, Abruzzo e Campania. Dagli anni '70 questa razza viene esportata in vari paesi, tra i quali Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Gran Bretagna, Australia.

Bovini di razza Marchigiana al pascolo

Nel 1957 è stata fondata l'Associazione Nazionale Allevatori Bovini da Carne (ANABIC), che promuove il miglioramento genetico, valorizza e diffonde le razze bovine autoctone italiane e detiene il Libro Genealogico Nazionale unico. Il totale dei bovini marchigiani allevati in Italia è di 51.372 capi. La carne è di ottima qualità: rosata, tenera, a grana fine, con il giusto grado d'infiltrazione di grasso, contiene molte proteine e possiede bassi livelli di colesterolo. La Marchigiana vanta il riconoscimento IGP per la carne bovina in Italia con la denominazione “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” e possiede il marchio 5R.

La Marchigiana è caratterizzata da un notevole sviluppo somatico, muscolare e del treno posteriore. Il mantello è bianco e la pigmentazione della cute e delle mucose è nera e ben marcata; queste caratteristiche assicurano alla razza la nota resistenza alle irradiazioni solari. La testa è leggera, con profilo rettilineo, e le corna sono brevi (è consentita la decornificazione). La cute è fine e la giogaia e il pisciolare sono leggeri, a tutto vantaggio del valore commerciale dell'animale da macello oltre che della funzione termoregolatrice. Il tronco è lungo e cilindrico, con ottimo sviluppo delle masse muscolari, particolarmente nella natica e nella coscia. Le femmine hanno un’ottima attitudine materna e il loro peso varia dai 700 ai 900 kg. Nei maschi, il mantello presenta sfumature grigie nella parte anteriore del corpo.

L'ipertrofia muscolare nei bovini è causata dalle mutazioni della miostatina o fattore di crescita e differenziazione 8 (GDF8) e si riscontra in molte razze da carne, tra cui la Marchigiana (individuata per la prima volta nel 1993 nelle Marche). Il termine utilizzato per definire questo fenomeno genetico nei bovini è "Doppia groppa", in quanto porta l'animale ad avere una muscolatura ipersviluppata. Non si tratta quindi di soggetti geneticamente modificati ma spontaneamente mutati.

Nelle aziende zootecniche che allevano Marchigiana vengono rilevati i dati di facilità di parto, accrescimento e muscolosità dei giovani al fine di calcolare indici di valutazione genetica dei riproduttori. Il miglioramento genetico si concentra soprattutto sui maschi, i quali attraverso l'inseminazione artificiale sono in grado di avere un gran numero di figli durante la loro vita rispetto alle femmine. La selezione dei bovini di razza Marchigiana ha lo scopo di produrre soggetti con spiccata attitudine alla produzione della carne, salvaguardando la capacità di adattamento a sistemi di allevamento pascolativo e la buona attitudine materna.

Metodi di riproduzione

Selezione Genetica: Dalla Teoria alla Pratica

Spesso, parlando di genetica, si pensa a concetti che possono apparire astratti e teorici; è necessario, invece, tenere sempre ben presente che essa si basa su fondamenti molto concreti e tangibili. Dire genetica equivale a dire DNA, una molecola che si trova all'interno di tutte le nostre cellule. Tutte le informazioni del patrimonio genetico sono raggruppate in "vari libri" denominati cromosomi, all'interno dei quali ci sono le "pagine": i geni. Ogni individuo presenta lo stesso gene su due cromosomi omologhi che possono riportare la stessa informazione oppure due diverse varianti alleliche. Per lo stesso gene, "gli alleli" possono presentare molteplici varianti.

Gli alleli sono costituiti da due filamenti di DNA complementari e avvolti a doppia elica. In termini più scientifici, l'acido desossiribonucleico (DNA) è costituito da un doppio filamento di desossiribosio; su ciascun filamento sono disposti, con una sequenza precisa, 4 diversi nucleotidi rappresentati da delle basi azotate (Adenina, Timina, Guanina e Citosina). I due filamenti sono complementari e portano le basi rivolte l'una verso l'altra. In situazione normale, sono avvolti come una doppia elica.

Le informazioni custodite nel patrimonio genetico vengono prima trascritte in RNA (acido ribonucleico) per essere trasportate al di fuori del nucleo della cellula. Per quanto riguarda la selezione genetica, il DNA è la molecola che garantisce la trasmissione delle informazioni ereditarie. Ogni gamete, infatti (spermatozoo maschile e ovulo femminile) contiene solo uno dei due cromosomi omologhi descritti in precedenza.

Molto spesso, distinguere tra valutazione genetica e produzione del soggetto è difficile, soprattutto quando queste non coincidono in animali con indici alti e produzioni limitate o viceversa. Nel patrimonio genetico di un animale ci sono molti geni che influenzano la produzione di latte (carattere poligenico). Per ogni gene, in ogni individuo, troviamo due alleli che possono essere identici (geni omozigoti) o differenti (geni eterozigoti). Ogni variante allelica conferisce all'animale una certa "capacità di produrre", ma la sua potenzialità genetica non è data solo dalla somma degli effetti di questi singoli alleli (effetti genetici additivi), ma anche dall'effetto di interazione tra i due alleli dello stesso gene (effetto di interazione) e dall'effetto di interazione tra alleli di geni differenti (effetto di epistasi). Questa potenzialità produttiva genetica deve essere poi tradotta effettivamente in latte; in tale passaggio intervengono molti altri fattori di origine non genetica quali, ad esempio: l'alimentazione, l'età al parto, il tipo di stabulazione, il clima, ecc.

A livello di popolazione, delle differenze osservabili tra i soggetti, è possibile misurare quanto dipende dalle loro differenze genetiche attraverso un parametro definito ereditabilità. Maggiore è l'ereditabilità di un carattere, più è facile fare miglioramento genetico. Pensando al valore genetico in un bovino, quello che interessa sono le informazioni che l'animale trasferisce alla sua discendenza, non potendo modificare l'assetto genetico di un animale.

Struttura del DNA e ereditabilità dei caratteri

Va sottolineato che, inoltre, nei gameti non troviamo esattamente uno dei 2 cromosomi omologhi presenti nel genitore, ma in seguito a un fenomeno denominato crossing over, si trova una mescolanza di frammenti provenienti dai due filamenti originali. Quanto descritto fino a questo punto sono gli aspetti conosciuti e ampiamente studiati. La disponibilità di tutte queste informazioni renderebbe molto facile il calcolo del vero valore riproduttivo degli animali. Gli indici genetici, denominati tecnicamente stima dei valori riproduttivi (EBV - Estimated Breeding Values), possono essere definiti in vari modi. È di primaria importanza definire innanzitutto quali siano gli alleli favorevoli per le condizioni di allevamento della razza in questione in Italia. Il secondo elemento da considerare è la misura dell'intensità con la quale animali diversi "spingono" al raggiungimento degli obiettivi stessi.

Per aumentare i ricavi, gli obiettivi specifici della razza riguardano la resa in formaggio ottenibile da ogni vacca e, parallelamente, incrementarne la qualità. Gli elementi che incidono sulle spese di produzione sono molteplici. Partendo da tali informazioni è possibile determinare l'importanza relativa di ciascun carattere nella costituzione dell'ITE (Indice Totale Economico). I valori attualmente in uso e in vigore dal 2016 sono riportati in tabelle specifiche.

La selezione per la variante genetica della k-caseina utilizza un metodo semplice ma efficace. L'indice "kg di proteina" è rivalutato del 5% se l'animale ha un genotipo per la k-caseina di tipo BB, che è il genotipo più favorevole nella caseificazione. Successivamente al calcolo dell'ITE è possibile suddividere la popolazione in fasce di merito denominate fasce di rank (o ranghi). Dire che un animale è rank 99 significa che fa parte del miglior 1% della popolazione per ITE.

Ogni anno sono scelti circa 90 tori, nati da tori autorizzati e da vacche o manze rank 99, da avviare al performance test. All'età di circa 1 anno, 80 mediamente risultano essere idonei ad essere avviati alle prove di progenie. All'età di circa 5 anni si può ottenere la prima valutazione genetica del toro, determinando se il riproduttore è utile o meno al miglioramento genetico della razza. Lo stesso metodo e metro è utilizzato per i tori esteri per i quali è disponibile la valutazione genetica internazionale. Anche per questi riproduttori viene calcolato l'ITE. In Italia, l'utilizzo esclusivo di tori autorizzati per la fecondazione delle vacche è un requisito indispensabile dettato dalla Legge 15 gennaio 1991, n. 30 che disciplina la riproduzione animale.

Quanto descritto fino a questo punto è quanto operato dall'associazione di razza per attuare il miglioramento genetico, ma un altro protagonista fondamentale del progresso genetico è l'allevatore con le sue scelte aziendali. Le prime sono quelle che l'allevatore prende periodicamente. Una variazione troppo frequente di questi obiettivi non permette di vederne i risultati che impiegano qualche anno per essere evidenti. Tali decisioni si devono basare su elementi oggettivi che nascono da un'analisi accurata del livello genetico della propria mandria, in modo da poterne identificare i punti di forza e quelli deboli. In seguito, è necessario determinare la scala di priorità degli obiettivi che si vogliono perseguire per il futuro. Partendo da questi elementi, ad ogni giro indici sarà necessario identificare i riproduttori che soddisfano queste richieste e di conseguenza acquistare un numero di dosi adeguato, né troppo basso, per assicurarsi la probabilità di avere almeno una nascita di una femmina, né una quantità eccessiva.

Per la scelta del singolo accoppiamento il procedimento è analogo: prima vanno identificati i punti deboli di ogni vacca e poi in funzione di questi va scelto il toro a lei complementare e cioè che è in grado di contro-bilanciare i deficit dell'animale da fecondare. Non bisogna dimenticare però che "con la genetica si migliora solo quello che è genetico", cioè i punti deboli della vacca vanno identificati analizzando la sua valutazione genetica e non il fenotipo. Quest'ultimo, infatti, è influenzato anche dalla componente ambientale, rendendo inconsistente una scelta basata sui dati fenotipici come, ad esempio, per i caratteri morfologici, scegliere un toro le cui figlie sono famose campionesse nelle mostre. Tale programma, infatti, è in grado di restituire un'analisi genetica e fenotipica approfondita dell'azienda, permettendo di scegliere un gruppo di tori che rispettano le richieste dell'allevatore e suggerendo per ogni bovina della stalla qual è il toro più adatto.

Controllo della Consanguineità e Variabilità Genetica

Per chi opera abitualmente con le razze bovine cosmopolite, vista la consistenza del patrimonio bovino di tali razze, il controllo della consanguineità sembra un problema lontano e di secondaria importanza. Negli ultimi decenni, tuttavia, è aumentata l'attenzione del mondo scientifico e zootecnico verso le problematiche relative al mantenimento di un certo livello di variabilità genetica anche all'interno di grandi popolazioni bovine, dove il processo di miglioramento genetico è un potente strumento in grado di cambiare la struttura genetica della popolazione, aumentando la frequenza dei geni ritenuti favorevoli.

La variabilità genetica è, infatti, un elemento indispensabile quando si desidera portare a compimento un programma di selezione basato sui riproduttori: senza variabilità non è possibile scegliere gli animali "diversi". Esistono molti parametri in grado di misurare la variabilità genetica in una popolazione. La consanguineità è sicuramente un parametro molto importante, ma nella valutazione della variabilità genetica non deve essere l'unico considerato. La consanguineità è la probabilità di trovare, in un determinato locus (spazio fisico sul DNA in cui si trova un gene), due alleli identici per discendenza mendeliana. Un livello di consanguineità elevato può avere effetti indesiderati sulle produzioni zootecniche. È noto a tutti come le tare genetiche siano un danno per la redditività dell'allevamento. Nei bovini esistono evidenze per le quali, al crescere della consanguineità, può essere associata una diminuzione delle performance produttive e riproduttive degli animali, fenomeno conosciuto come "depressione da inbreeding".

Va in primo luogo evidenziata la difficoltà di valutare l'effetto dell'incremento del livello di consanguineità nelle popolazioni bovine, e anche quando ciò fosse possibile, per determinare con certezza quali sono i rischi dell'incremento del livello di consanguineità, è necessario non valutare questo dato in senso assoluto, ma in relazione al miglioramento genetico della popolazione. La consanguineità non è certamente l'unico criterio da poter utilizzare per controllare la variabilità genetica nella popolazione. Seguire solo questo criterio potrebbe essere insufficiente. Il controllo e la gestione della consanguineità e della variabilità genetica è un'operazione molto complessa che probabilmente richiede alcune rinunce anche dal punto di vista selettivo.

Caratteri per la Valutazione Genetica

Per effettuare una valutazione genetica è necessario che esistano registrazioni fenotipiche che possono essere sia oggettive, come ad esempio la quantità del latte prodotto, sia soggettive, come ad esempio la difficoltà di parto. Devono essere caratteri ereditabili, in altre parole, devono essere caratteri controllati dai geni. Più è elevata l'ereditabilità del carattere, più è possibile effettuare stime accurate dei valori genetici.

Un esempio molto esplicativo è quello della k-caseina che è un carattere determinato da un singolo gene (carattere monogenico), che non è influenzato dalla componente ambientale e che, quindi, si può dire abbia ereditabilità uguale a 1. In questo caso il fenotipo coincide esattamente con il genotipo e quindi osservando che tipo di k-caseina è presente nel latte di una bovina è possibile conoscere direttamente ed esattamente il genotipo dell'animale. Al contrario, è difficile ottenere stime accurate per i caratteri a bassa ereditabilità, come ad esempio i caratteri legati alla fertilità.

Praticamente, è chiaro che, oltre alle caratteristiche sopradescritte, è necessario che un carattere abbia un significato economico per gli allevamenti italiani perché ne venga stimato un indice genetico. Effettuare una valutazione genetica ha un costo per il sistema allevatori perché è necessario registrare i dati fenotipici ed effettuare una serie di elaborazioni statistiche. Per gli animali con genitori sconosciuti sono utilizzati i cosiddetti gruppi genetici (Phantom groups); cioè genitori fittizi ai quali è attribuito il valore medio dei genitori di un gruppo di soggetti. I gruppi genetici sono costruiti separatamente per padri di toro, padri di vacche, madri di toro e madri di vacche. Sono distinti, inoltre, in funzione dell'anno di nascita e dello stato di origine dei figli.

L'equazione elementare per la stima degli indici genetici è quella vista in precedenza, cioè fenotipo = genetica + ambiente. Per l'applicazione di questa equazione è necessario dire che la componente genetica è determinata dalla matrice di parentela e dai valori riproduttivi degli animali, mentre la componente ambientale è rappresentata dalla somma degli effetti dei vari fattori che sono registrati. Tra i fattori ambientali rientrano tutti quegli elementi che influenzano la manifestazione del carattere, ma che non sono di origine genetica. Questi variano, evidentemente, in funzione del carattere per il quale si esegue la valutazione genetica.

In prima analisi vanno distinti modelli definiti Sire model, cioè modelli che analizzano esclusivamente la trasmissione di alleli in linea maschile fino a giungere alla stima degli indici genetici per i soli tori. Per quanto concerne la tipologia di dati fenotipici, è possibile distinguere dati con registrazioni continue come ad esempio la produzione di latte (modelli lineari), dati categorici come ad esempio la difficoltà di parto la cui registrazione del dato ammette quattro possibili categorie (modelli categorici o treshold model) e i dati troncati che non sono disponibili in modo completo per tutti gli animali (survival model). Tra questi ultimi, ad esempio, ci sono i dati relativi alla longevità che sono incompleti nel momento in cui gli animali sono ancora in vita.

Si usano, inoltre, modelli differenti in funzione della frequenza delle registrazioni fenotipiche: per caratteri con una registrazione sola, come ad esempio i morfologici, si utilizzano modelli a registrazione singola, mentre per caratteri per cui sono effettuate più registrazioni durante la vita dell'animale si utilizzano modelli a ripetibilità. Tra questi ultimi troviamo i modelli utilizzati per i caratteri produttivi per i quali è possibile utilizzare un dato per ogni lattazione (modelli a lattazione) o un dato per ogni controllo funzionale (modelli test-day o a controlli giornalieri).

Essendo delle stime, gli indici genetici sono descritti anche da un valore di attendibilità che indica il grado di precisione di questa stima. Questo valore dipende da: ereditabilità del carattere, profondità del pedigree (cioè il numero di progenitori noti), numero di discendenti con registrazioni fenotipiche, numero di rilevazioni fenotipiche per ogni soggetto e numero di allevamenti. Se la progenie di un individuo è concentrata in un numero ridotto di allevamenti, e quindi in ogni allevamento abbiamo molte sorelle o mezze sorelle, il livello di gestione di questi allevamenti influenza la stima degli indici, rendendola meno precisa.

Benessere Animale e Gestione dell'Allevamento

Il successo dell'allevamento del bovino da carne dipende dalla comprensione e dalla gestione dei requisiti e delle sfide specifiche di ciascun tipo di attività. Che si tratti di allevamenti linea vacca-vitello, al pascolo o intensivo, la definizione di obiettivi chiari di crescita e l'attuazione di pratiche di gestione efficaci sono essenziali.

Gli abbeveratoi di grandi dimensioni, che consentono una portata fino a 15-20 l/min, sono il sistema che andrebbe preferito. Gli abbeveratoi sono preferibili alle tazze per garantire un adeguato accesso all'acqua. Tuttavia, il rischio di problemi di riposo e zoppia è comunque maggiore nei sistemi a pavimenti rigidi ricoperti da tappeti rispetto ai pavimenti pieni con lettiera, e i pavimenti rigidi non offrono un'area di riposo confortevole come i pavimenti pieni con lettiera di paglia.

La principale raccomandazione per prevenire o ridurre la SARA (Acidosis Ruminale Subacuta) è quella di somministrare meno concentrato e più fibra strutturata. Un'ulteriore raccomandazione è quella di garantire una transizione graduale dalle diete a base di foraggio alle diete con più concentrati nelle prime 4 settimane dopo l'inizio della fase di ingrassamento per prevenire disturbi digestivi. Inoltre, quando si fornisce un'alimentazione ad libitum, si raccomanda di lasciare abbastanza spazio alla mangiatoia per consentire l'accesso simultaneo a tutti i membri del gruppo.

Secondo l'EFSA, la mancanza di accesso all'esterno nei bovini può causare diversi problemi di benessere, tra cui limitazione del movimento, stress da caldo, incapacità di esprimere comportamenti naturali (gioco, esplorazione, foraggiamento), sottostimolazione sensoriale e stress sociale. Fornire aree esterne adiacenti alla stalla, facilmente accessibili e ben curate, offre più spazio per muoversi, stimoli sensoriali variabili e la possibilità per gli animali di ritirarsi dalle interazioni sociali indesiderate, riducendo lo stress. La mancanza di stimoli e di opportunità per esprimere comportamenti naturali può causare problemi comportamentali, come ridotta masticazione e ruminazione, assenza di comportamenti esplorativi, di gioco e di conforto, oltre a sottostimolazione sensoriale e stress sociale. L'EFSA conclude quindi che i gruppi di bovini da ingrasso dovrebbero rimanere il più possibile stabili e il mescolamento dovrebbe essere evitato. Per gruppi di otto animali, ciò corrisponde a una superficie per sdraiarsi di circa 11 m²/animale.

Durante l'inverno, i bovini possono subire stress da freddo, specialmente sotto 0 °C in condizioni avverse. In caso di alte temperature, è essenziale fornire ombra ben ventilata per tutti gli animali ed evitare manipolazioni. Il fango nei recinti compromette il movimento, il riposo e il comportamento naturale e aumenta il rischio di zoppia.

I metodi con fasce o anelli elastici per la castrazione o decornificazione sono sconsigliati per i lunghi tempi di guarigione. Si raccomanda comunque di intervenire tra 1 e 8 settimane per favorire la guarigione. È essenziale usare sempre analgesici: la combinazione di anestesia locale e FANS è ritenuta la più efficace. Il taglio della coda è una pratica vietata in quasi tutti gli Stati membri dell'UE, utilizzata per prevenire lesioni o necrosi della punta della coda causate da spazi ristretti e pavimentazioni inadeguate. Questa procedura può causare stress, lesioni ai tessuti molli, problemi di movimento e riposo. I suoi effetti negativi possono essere evitati migliorando spazio disponibile e condizioni del pavimento.

L'incidenza di distocia e tagli cesarei varia a seconda delle razze bovine da carne. Per prevenirla, si ricorre spesso al taglio cesareo programmato (fino al 90% dei casi nei Blu Belga DM), ma anche questo comporta rischi (emorragie, infezioni, aderenze). Nelle razze non ipermuscolari, il rischio di distocia può essere ridotto tramite selezione genetica per tratti come facilità di parto, ridotta natimortalità e buona conformazione pelvica, anche se l'ereditarietà di questi tratti è bassa o moderata. La selezione è complicata, soprattutto per i tratti a bassa ereditabilità o difficili da misurare, come i comportamenti materni. Anche tratti ereditabili come la morfologia della mammella non sono ancora inclusi nei programmi di selezione dei bovini da carne sebbene siano associati alla sopravvivenza e ai tassi di crescita dei vitelli.

Per supportare queste decisioni è stato sviluppato un albero decisionale, ma persistono lacune di conoscenza, ad esempio sul benessere durante il trasporto, l'ingrasso o i periodi di attesa in caso di recupero parziale. I macelli dovrebbero standardizzare e ampliare la raccolta di ABM (Animal Based Measures) per monitorare il benessere degli animali in modo più efficace.

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