L'Ex Maternità di Asti: Da Simbolo di Nascita a Centro di Cura Territoriale

Edificio storico ex Maternità Asti

L'antico edificio della Maternità di Asti, situato in via Duca d’Aosta, ha attraversato decenni di storia, diventando un emblema non solo della vita e delle nascite per migliaia di astigiani, ma anche delle sfide legate alla pianificazione e riqualificazione urbana e sanitaria. Originariamente un fulcro per la salute materno-infantile, dopo anni di abbandono e di tentativi falliti di riutilizzo, l'immobile è ora destinato a rinascere, trasformandosi in un moderno polo sanitario territoriale. Questo ambizioso progetto prevede la creazione di un Ospedale di Comunità, una Centrale Operativa Territoriale (COT) e una Casa di Comunità, ridefinendo il suo ruolo all'interno del sistema sanitario piemontese e restituendo alla città uno spazio significativo.

Dalle Origini alla Funzione di Culla degli Astigiani

La storia dell'edificio affonda le radici negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale. Fu tra il 1939 e il 1940 che la Maternità, così come la conosciamo oggi nella sua architettura razionalista, venne costruita in via Duca d’Aosta. Il progetto rispondeva a una visione illuminata del prof. Carlo Currado, pioniere della neonatologia e pediatria astigiana, che già nel 1937 aveva proposto l'istituzione di una struttura dedicata ai problemi della maternità e dell'infanzia, come descritto da Aris D’Anelli nel suo "Un ospedale una città" del 1996. Questa struttura imponente occupa una superficie di circa 9.000 metri quadrati, di cui 6.800 coperti, distribuiti su un seminterrato e tre piani fuori terra, con 1.700 metri quadrati per piano.

Tuttavia, il suo destino iniziale fu deviato dagli eventi bellici. Con lo scoppio della guerra nel giugno del 1940, l'istituto, appena terminata la sua costruzione, venne requisito e trasformato in ospedale militare. Solo nel 1946, a un anno dalla fine del conflitto mondiale, l'edificio fu restituito alla sua funzione originaria. Dopo importanti lavori di riadattamento, resi necessari dalle pessime condizioni in cui era stato lasciato dai militari, e grazie all'intervento finanziario e normativo dell’OMNI, Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, la Maternità dell’ospedale fu trasferita in questo edificio. Venti anni dopo, questa si trasformò in divisione di Ostetricia e Ginecologia, alla quale si aggiunsero la divisione di Pediatria con il reparto neonatologia e una sala dedicata ai nati prematuri. Furono gli anni del "baby boom", un periodo d'oro in cui alla Maternità nascevano più di 1.500 bambini l’anno. Più di mille l’anno, il che significa che almeno settantamila astigiani di città e dai paesi della provincia hanno visto la luce in quelle sale parto, sono stati abbracciati per la prima volta da mamme e papà e sono apparsi nelle loro culle numerate dietro il vetro del reparto nido. Quella grande vetrata c’è ancora, decorata da paperelle rosa e pesciolini azzurri, un ricordo tangibile di un'epoca di fervente attività. Sulla facciata, ancora incombe la scritta "Fondazione Antonietta Pittarelli Badoglio", un monito alla sua nobile storia.

Il Trasferimento e l'Inizio di un Lungo Abbandono

La fase di trasformazione della Maternità ebbe inizio nel novembre 2004, quando cominciò il trasferimento della struttura nella nuova sede al Fontanino. Questo processo si concluse alcuni mesi dopo, con lo spostamento anche del centro di sterilizzazione. L'intesa tra l’Asl e il Comune di Asti aveva ufficializzato questo spostamento dell’ospedale da via Botallo alla nuova sede al Fontanino, prevedendo anche che altre strutture, come l’ex macello di viale Pilone, passassero di competenza dall’Asl al Comune. Sulla carta, tutto era chiaro e previsto.

Con il trasferimento, l'ex Maternità, che ormai da 12 anni tutti chiamano "ex Maternità", ha intrapreso un lungo e travagliato percorso di abbandono. L'immobile, preda dei vandali da 18 anni, ha visto le sue condizioni deteriorarsi progressivamente. Una visita all'interno, accompagnati da un funzionario dell’Asl, rivela un viaggio nella memoria che stringe il cuore. Il piano terreno è il più devastato dai vandali. Nel salone d’ingresso che porta alle due rampe di scale ci sono abbandonati e impolverati i plastici dei vecchi progetti dell’ospedale al Fontanino. Alle pareti sono rimaste due sculture in marmo bianco che raffigurano giovani mamme con bambino. La porta antincendio delle sale travaglio è istoriata dai graffiti dei vandali. Poco oltre, verso destra, la luce filtra dalla vetrata policroma della cappella dove un Cristo benedicente pare aspettare. Nonostante il tetto appaia buono, le grondaie in ordine e tapparelle e finestroni in alluminio siano recenti (tranne quelli dell’ultimo piano ancora in legno), l'immagine complessiva era quella di un monumento alla mancata programmazione e all’insipienza, un risultato di scelte contraddittorie, colpevoli ritardi e logiche da libero mercato immobiliare insensibile al dovere storico e morale di salvare la casa che ha visto nascere la maggior parte degli astigiani viventi.

Anni di Proposte, Aste Infruttuose e Fallimenti Amministrativi

Da 12 anni a questa parte, il complesso che si affaccia sul parco Biberach, con i suoi 28.800 metri cubi, è stato al centro di numerose idee di nuovo utilizzo, spesso contraddittorie e mai concretizzatesi. Basta sfogliare i giornali di quegli anni per leggere di possibili trasferimenti dell’istituto Castigliano, di trasformazioni in residence, in un centro commerciale con annessi appartamenti, o persino in clinica.

La ex Maternità è stata messa sul mercato più volte, prima insieme ad altri immobili dell’Asl e poi da sola. Inizialmente stimata del valore di 6,624 milioni di euro, il prezzo fu poi ribassato a 5 milioni 961 mila 600 euro. Tuttavia, tutte le aste e le manifestazioni di interesse sono state finora inconcludenti. Nel 2004, l'assessore Fabrizio Brignolo e il sindaco Vittorio Voglino ipotizzarono una trasformazione in palazzina residenziale, pensando ancora a vendere tutto insieme. «Nessuna soluzione “spezzatino” - confermò Brignolo - ossia di una vendita separata dei fabbricati per facilitare un disegno organico e unitario.» Si parlò di cubatura spostata e di collegamento con l’Università che a breve avrebbe trovato spazio nell’ex caserma Colli di Felizzano. Tutto ciò doveva essere gestito da una società d’intervento con capitale pubblico e investimenti di privati la cui costituzione era ancora da venire.

Aprile 2006 segnò un altro capitolo: l’edificio della ex maternità tornò all’asta. Ma ecco il colpo di scena. I giornali titolarono “Stop all’asta. L’Asl non ne ha più bisogno”. Lo annunciò il nuovo direttore generale dell’Asl 19, Luigi Robino, bloccando la procedura di vendita all’incanto (già avviata) anche dell’immobile di via Duca d’Aosta perché dalla Regione erano stati anticipati i fondi per il completamento del nuovo ospedale. «C’è stata - spiegarono dai piani alti del Don Bosco - un’anticipazione di circa venti milioni di euro». Per la precisione si trattava di 19 milioni 967 mila euro.

Passarono le primavere e, con il cambio di poltrone in Comune, dalla giunta Voglino a quella di Galvagno, l’assessorato all’urbanistica guidato da Fabrizio Imerito, a metà giugno 2009, annunciò in Consiglio la novità sulla variante sul riuso degli immobili Asl dismessi con “possibilità di demolire l’ex Maternità di via Duca D’Aosta con premi di volumetria. Attenzione, si parla di possibilità e non di obbligo». Nello studio di fattibilità commissionato dall’Amministrazione comunale alla «3TI-Progetti Italia», costato 30 mila euro e finanziato dalla Regione, era infatti contemplata anche l’ipotesi di «eliminare» l’edificio, costruito tra il 1939 e il ’40, per realizzarvi un palazzo di civile abitazione con alloggi in edilizia convenzionata e autofinanziata da porre sul mercato, con un parcheggio sotterraneo da 40 posti. Si mormorò anche della possibilità di trasferirvi la clinica Sant’Anna, che andrà poi nella nuova sede del villaggio Bellavista. Bruno Verri, allora presidente del gruppo costruttori dell’Unione industriale, in quel periodo ricordò che l’Azienda sanitaria aveva già messo per tre volte all’asta l’edificio: e l’incanto era sempre andato deserto. «Un motivo ci sarà pure. Questo è un edificio costruito molti anni fa con uno scopo ben preciso e i costi per ristrutturarlo sono quanto di più antieconomico ci sia».

Tre anni e un’elezione dopo, con la giunta Brignolo in carica, altre dichiarazioni sul tema evidenziarono lo stallo. «Con questi chiari di luna e a quelle cifre gli immobili Asl resteranno invenduti ancora a lungo. Sempre che con certi prezzi non si voglia semplicemente fare della “finanza creativa”» disse nel 2013 Fabrizio Imerito, ex assessore all’Urbanistica e ora capogruppo di Forza Italia, prendendo posizione dopo l’annuncio di un nuovo protocollo approvato da Comune e Asl che puntava a far uscire la pratica da un “pericoloso stallo”. Nel presentare l’accordo, il direttore generale dell’Asl (ex assessore regionale) Valter Galante precisò il valore degli immobili, risultato di una nuova perizia. In tutto circa 32 milioni: nel dettaglio, il vecchio ospedale avrebbe valuto circa 22 milioni, l’ex Maternità 6,5 mentre l’ex Mutua di via Orfanotrofio 2,7 milioni. Rispetto alle stime fatte nel 2007, l’incremento era del 60 per cento. Ma il prezzo venne poi ribassato a 23,6 milioni in vista della seconda asta del maggio 2014. Se ne fece una terza il 1° dicembre 2014, sperando in offerte anche solo per i singoli immobili. Ex ospedale, vecchia Maternità, uffici di via Orfanotrofio rimasero ancora senza compratori. Nell’aprile 2015 si intraprese la strada della manifestazione di interesse con possibilità di trattare il prezzo. Arrivò una richiesta solo per via Orfanotrofio. Il resto languiva. L’Asl doveva tenere sempre presente l’«asticella» dei 20 milioni di euro, somma che la Regione aveva a suo tempo anticipato per completare il Massaja. Da Torino erano intenzionati a far confluire gli edifici in un fondo immobiliare per trattare con grandi investitori. A oggi l’ospedale di via Botallo è ancora sul mercato a una valutazione di 15 milioni 723 mila 990 euro; l’ex Maternità ha una quotazione di 5 milioni 961 mila 600 euro. Intanto, gli anni passavano impietosi e i ladri vandali, nonostante la porta d’ingresso fosse stata murata, cominciavano a spogliare ciò che era stato lasciato. Quadri e altre opere d’arte erano stati messi al sicuro, ma molto restava in quei locali.

La Lezione della Pandemia e l'Opportunità del PNRR: Una Nuova Vita per l'Ex Maternità

La crisi pandemica ha rappresentato un punto di svolta, evidenziando in modo inequivocabile la necessità di strutture territoriali adatte e sufficientemente capienti, oltre a mettere in luce le conseguenze di decenni di tagli subiti dalla sanità. Come sottolineato dal presidente della Regione Alberto Cirio, «la pandemia ha dimostrato la grave mancanza di un sistema ramificato in grado di curare i cittadini a casa propria o attraverso servizi di prossimità». Questo scenario ha accelerato l'approvazione del Piano di potenziamento del sistema sanitario regionale, che ha identificato nell'ex Maternità di Asti un sito ideale per la riqualificazione.

Pianta del nuovo polo sanitario di Asti

Adesso non ci sono più dubbi: l’ex Maternità di Asti diventerà il nuovo Ospedale di Comunità, la Centrale Operativa Territoriale (COT) e la Casa di Comunità, grazie a un investimento di circa 10 milioni di euro. Nello specifico, l'investimento complessivo per le tre strutture è di 7,5 milioni di euro, di cui 4,5 milioni derivanti dai fondi del PNRR e i restanti 3 milioni necessari per completare gli interventi di tipo tecnologico (centrale termica ed elettrica ed impianti vari) finanziati dalla Regione. «Assicuro il pieno sostegno della Sanità regionale al progetto dell’Asl di Asti - dichiara l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi -, un’iniziativa che va nella corretta direzione di avvicinare e organizzare al meglio i servizi sanitari sul territorio, ridando ossigeno all’ospedale e spazi adeguati agli ambulatori.» L'assessore aggiunge: «Questo progetto va quindi nella direzione di rafforzare la sanità territoriale, dotandola finalmente di una sede adeguata ai servizi offerti, recuperando un edificio inutilizzato da molti anni e restituendo all’ospedale spazi per poter svolgere le funzioni di presa in carico per le acuzie, con una migliore divisione dei flussi dei cittadini.» Con un investimento di oltre 32 milioni di euro per Asti, che supera i 430 milioni per tutto il Piemonte, si potrà finalmente realizzare questo obiettivo. L'obiettivo è di giungere all’approvazione definitiva del Piano entro la fine di febbraio. Il vicepresidente Fabio Carosso e l'assessore Marco Gabusi commentano: «Dopo anni di tagli, la Regione torna a investire sul nostro territorio. Veniamo da due anni di pandemia che hanno messo in evidenza le conseguenze di decenni di tagli subiti dalla sanità della nostra provincia.»

Il Nuovo Polo Sanitario: Ospedale, Centrale e Casa di Comunità

Il progetto di riconversione prevede che l'ex Maternità si faccia in tre, ospitando un Ospedale di Comunità, una Centrale Operativa Territoriale (COT) e una Casa di Comunità. Le tre strutture occuperanno circa un terzo dell'intero immobile e saranno realizzate tra il piano rialzato e il primo piano dell’ala sud dell’immobile.

Gli operai stanno terminando il cantiere per la creazione della COT, la centrale operativa territoriale, che fungerà da collegamento cruciale tra i presidi sanitari e la medicina territoriale. Per l’Ospedale e la Casa di Comunità, invece, sono stati consegnati i progetti esecutivi e firmato il contratto con l’impresa che si è aggiudicata l’appalto, la Vittadello di Limena (Padova). I lavori dovranno essere ultimati entro marzo 2026.

L’Ospedale di Comunità sarà una struttura della rete territoriale a ricovero breve, destinata a pazienti che necessitano interventi sanitari a bassa intensità clinica, intermedia tra la rete territoriale e l’ospedale. Saranno previsti 20 posti letto, dedicati a pazienti che richiedono cure di bassa intensità clinica ma che devono essere seguiti costantemente, un numero tipicamente compreso tra i 20 e i 40 posti letto.

La Casa di Comunità, invece, mira a ridurre il numero dei ricoveri ospedalieri offrendo servizi di cura e diagnostici direttamente sul posto. Questa rappresenta un presidio essenziale per rafforzare la sanità territoriale e garantire una maggiore prossimità delle cure ai cittadini.

La Centrale Operativa Territoriale (COT), già in fase avanzata di realizzazione, avrà il compito fondamentale di coordinare tutti i servizi sanitari e sociali offerti sul territorio, facilitando la comunicazione e l'integrazione tra l'ospedale, i medici di medicina generale, i servizi specialistici e l'assistenza domiciliare.

Una Vasta Gamma di Servizi per la Salute della Donna e della Famiglia

La riattivazione dell'ex Maternità come polo sanitario territoriale non si limiterà a fornire assistenza di base, ma si configurerà come un centro multidisciplinare, con particolare attenzione alla salute femminile e ai bisogni della famiglia, molti dei quali storicamente legati alla sua funzione originaria. I servizi che verranno offerti sono molteplici e spaziano dalla prevenzione alla cura, dal supporto psicologico all'accompagnamento lungo le diverse fasi della vita.

Tra gli ambulatori specialistici previsti, figurano:

  • Ambulatorio patologie uro-ginecologiche e del pavimento pelvico: per la diagnosi e cura di problematiche specifiche legate al sistema urinario e riproduttivo femminile.
  • Ambulatorio sorveglianza gravidanze oltre il termine: per monitorare la salute di madre e feto in gravidanze che superano la data prevista.
  • Ambulatorio pianificazione preconcezionale in presenza di patologia materna: per supportare le donne con patologie preesistenti nella programmazione di una gravidanza sicura.
  • Valutazione benessere pelvico post partum: per il recupero e il monitoraggio della salute del pavimento pelvico dopo il parto.
  • Percorso accompagnamento alla nascita e alla genitorialità: un programma completo di sostegno per le future madri e i futuri genitori.
  • Ambulatorio infertilità primo livello: per le prime indagini e l'orientamento di coppie con difficoltà a concepire.
  • Gestione dolore pelvico cronico e Gestione dolore pelvico cronico post partum: per offrire sollievo e strategie di gestione del dolore persistente.
  • Ambulatorio ginecologia adolescenziale e Gestione problematiche ginecologiche adolescenziali: per affrontare le specifiche esigenze di salute delle giovani donne.
  • Servizio endocrinologia ginecologica: per la diagnosi e la cura di disturbi ormonali che influenzano la salute riproduttiva.
  • Ambulatorio endometriosi: dedicato alla gestione di questa complessa patologia.
  • Ambulatorio menopausa: per accompagnare le donne in questa fase della vita, gestendo i sintomi e prevenendo le complicanze.
  • Ambulatorio vaccinale Papilloma Virus (HPV): per la prevenzione delle infezioni da HPV.
  • Ambulatorio malattie sessualmente trasmissibili: per la diagnosi, cura e prevenzione delle MST.
  • Diagnosi e cura sanguinamenti uterini anomali: per affrontare problematiche legate a flussi mestruali irregolari o emorragie.
  • Ambulatorio pubertà precoce: per il monitoraggio e la gestione dei casi di pubertà anticipata.
  • Gestione Disturbi Comportamento Alimentare (DCA) e Gestione disagi adolescenziali (es. disturbi alimentari, bullismo): per offrire supporto psicologico e medico agli adolescenti.

Particolare attenzione sarà dedicata ai servizi legati alla gravidanza e al parto:

  • Punto nascita: con un numero di parti annui superiore a 500, garantendo esperienza e volume.
  • Analgesia epidurale gratuita H24 7/7 giorni: per un parto più confortevole e sicuro.
  • Parto in acqua: opzione per un'esperienza di parto più naturale.
  • Tecniche non farmacologiche e naturali gestione dolore da parto: per offrire diverse modalità di coping durante il travaglio.
  • Diagnosi prenatale non invasiva con translucenza nucale e duo test e Diagnosi prenatale non invasiva con test DNA fetale (NIPT): per screening precoci e sicuri di anomalie cromosomiche.
  • Diagnosi prenatale invasiva con amniocentesi e villocentesi: per diagnosi più approfondite quando necessario.
  • Ambulatorio medicina fetale: per la cura e il monitoraggio del feto in situazioni complesse.
  • Ambulatorio prevenzione parto pretermine: per ridurre il rischio di nascite anticipate.
  • Ambulatorio gravidanze gemellari: per la gestione specialistica di gravidanze multiple.
  • Ambulatorio depressione in gravidanza e nel puerperio: per affrontare i disturbi dell'umore legati alla maternità.
  • Sostegno allattamento al seno: per promuovere e supportare l'allattamento naturale.

Non mancheranno i servizi per la gestione delle interruzioni volontarie di gravidanza, sia nel primo che nel secondo trimestre, con un Servizio di supporto psicologico per donne che richiedono interruzione volontaria di gravidanza. Sarà inoltre presente un Centro raccolta sangue cordone ombelicale, per una preziosa risorsa biologica.

A completare l'offerta, saranno disponibili servizi di supporto trasversali come l'Assistenza psicologica, il Servizio di mediazione culturale e il Servizio di assistenza sociale, elementi essenziali per garantire un'assistenza olistica e inclusiva. Verranno inoltre offerti Servizi convenzionati per i genitori (es. pasti) e Spazi dedicati per attività ludiche/studio, per supportare la famiglia nel suo complesso.

Questi servizi si inseriscono in un quadro più ampio di attenzione alla salute della donna, come evidenziato anche dal riconoscimento "Bollino Rosa". Gli ospedali con il Bollino Rosa sono facilmente identificabili grazie alla targa (esibita in ogni ospedale in luoghi visibili) che li distingue per i servizi offerti al genere femminile. La nuova configurazione dell'ex Maternità contribuirà a rafforzare questa rete di eccellenza, fornendo un punto di riferimento fondamentale per la comunità astigiana.

Una Visione Regionale per la Sanità Territoriale

Il progetto di recupero dell'ex Maternità di Asti si inserisce in una strategia più ampia della Regione Piemonte per rafforzare la sanità territoriale. Il presidente della Regione Alberto Cirio ha sottolineato che «oggi nasce la medicina territoriale in Piemonte», con un enorme investimento che supera i 430 milioni di euro per l'intero Piemonte. L'obiettivo è quello di costruire un sistema sanitario più robusto e capillare, capace di affrontare le sfide future e di rispondere in modo più efficace ai bisogni dei cittadini.

La riconversione dell'ex Maternità non è solo il recupero di un edificio storico, ma rappresenta un passo concreto verso una sanità più vicina alle persone, più integrata e più resiliente, un impegno che la Regione Piemonte sta portando avanti con determinazione per colmare i vuoti evidenziati in passato e costruire un futuro migliore per la salute di tutti i suoi abitanti.

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